Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

venerdì 13 gennaio 2012

Venerdì della I settimana del Tempo Ordinario

Da Il  Vangelo del Giorno

Quanto più l'uomo sta dalla parte di Dio, tanto più egli diventa realistico; 
quanto più chiari si mostrano i confini della realtà, 
tanto più chiara diventa anche la contrapposizione a ciò che è santo: 
le belle maschere del demonio 
non ingannano più colui che le osserva partendo da Dio. 
Con quanta maggior forza diventa visibile e potente ciò che è santo, 
tanto meno il demonio può nascondersi.

Joseph Ratzinger, Liquidazione del diavolo 




Dal Vangelo secondo Marco 2,1-12.


Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati». Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?». Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua». Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!». 


IL COMMENTO


Cose malvage pensate nel cuore. Il nostro pensar bene di Dio e della vita si infrange sullo scandalo di una paralisi. Il potere che esigiamo da Dio è quello di scioglierci dai nodi dell’esistenza. Crediamo? Senza dubbio. Ma in un totem che risolva il contingente, quelle situazioni che ci angosciano e che vorremmo cancellare. Le cose malvage pensate nel cuore altro non sono che il nostro modo di tentare Dio per trascinarlo su cammini che non gli si addicono. Un taumaturgo piegato ai nostri desideri.


E non lo conosciamo. E non ci conosciamo. Vi è una sola paralisi: il peccato. E Dio si confronta con il peccato, dove si cela il male, il mistero dell’iniquità. Vorremmo capire i perchè di tante atrocità, di tante ingiustizie. Ma rifiutiamo di accettare che esista una radice del male; il pensiero unico che domina la nostra cultura esclude anche la possibilità di prenderla in considerazione. Mentre il peccato è accovacciato alla nostra porta, insinuato nel nostro cuore. Da esso sgorgano tutti gli abomini. Adagiati nel peccato pensiamo cose malvage. Non riconoscerlo, guardarlo con supponenza, sorvolarne la serietà e la drammaticità è dare del bestemmiatore a Gesù. Significa essere nemici della sua Croce. Ignorare il peccato è ignorare Dio, il suo potere, il suo amore. Restare appiattiti sulle sue conseguenze, cercando come eluderle o sbianchettarle, dimenticando la Rivelazione che indica nel peccato la radice di ogni male, anche quelli che chiamiamo malattie o disastri naturali, conduce a pensare male di Dio, o a escluderlo dalla vita; non possiamo accettare un Dio che sembra non agire contro le ingiustizie, e preferiamo dimenticarlo, o cercare comunque e ad ogni costo un capro espiatorio su cui riversare il dolore e il risentimento. Il giustizialismo e l'indignazione di questi tempi nascondono negli armadi gli scheletri di una società che ha legittimato l'omicidio più efferato, quello perpetrato sulle creature più indifese. Il cortocircuito demoniaco stringe come un cappio mortale le nostre vite, cadute nell'illusione che si possa vincere il male con un male più grande travestito da bene. La paralisi non indica il disordine del peccato, è piuttosto un incidente cui ribellarsi: agli occhi degli scribi quel paralitico non è uno schiavo di cui avere misericordia, ma un'occasione di scandalo di fronte alla quale reagire con la malvagità che colma i loro cuori. E così, per loro, chiudersi alla misericordia diviene la bestemmia contro lo Spirito Santo, il peccato che non potrà essere perdonato.


La Scrittura ci rivela che la morte è entrata nel mondo per invidia del demonio e ne fanno esperienza quelli che gli appartengono. E il male si spande. Anche sugli innocenti. Ma noi, che innocenti non siamo, ne siamo schiavi, paralizzati, stesi sul letto della solita vita, dei soliti peccati. Vi è un solo cammino per guarire: guardare in faccia la Verità, lasciarci giudicare dalle Parole d’amore di Gesù. In Lui i peccati sono rimessi e sperimentiamo la vera liberazione, perchè il mistero del male si svela nel perdonoA Boezio che si chiedeva “Si Deus est, unde malum? et si non est, unde bonum ?”, San Tommaso d'Aquino poteva rispondere capovolgendo i termini: “Si malum est, Deus est”, perchè l'esistenza di Dio è affermata e argomentata proprio a partire dalla realtà del male (Contra Gentiles, 1. III, c.71). Il perdono ci fa accettare le conseguenze dei nostri peccati e, in esse, le conseguenze dei peccati di ogni uomo. Da questa attitudine nasce l'umiltà e spariscono i pensieri malvagi, i giudizi, la malizia. Sulla roccia della Verità si infrangono le onde del male, e sorge un pensiero nuovo, di pazienza e misericordia. Nella Verità si dischiude la porta della vita davanti ad ogni peccatore, a ciascuno di noi: lasciarsi amare, riconciliare, perdonare. Accettare d’essere peccatori, e gettarsi tra le braccia del Signore. Ai Suoi piedi, piangendo e implorando. Aiutati e accompagnati dalla Chiesa. Nella liturgia eucaristica, prima di accostarci alla comunione, ripetiamo con il Celebrante: "Oh Signore, non guardare ai nostri peccati, ma alla fede della tua Chiesa". Come Gesù che è mosso dalla fede degli amici del paralitico a compiere il miracolo del perdono riconsegnando forza e vigore alle membra paralizzate.


Per questo abbiamo bisogno della comunità, dei pastori e dei fratelli, del Popolo santo che è capace, per amore del povero e del debole, di scoperchiare i tetti "nel punto dove è Gesù". E' la Chiesa che apre per noi un cammino distruggendo pareti e tetti che ci accerchiano e ci impediscono di andare a Cristo. E' la comunità che "cala il lettuccio su cui giace il paralitico", dove ci troviamo noi oggi, con le nostre vite senza senso e allegria, e, senza giudicare e senza esigere, con tenerezza e pazienza, ci conduce al trono della misericordia. Occorre dunque lasciarci calare sino ai piedi di Gesù, scendere dalle altezze dei nostri sogni e delle alienazioni. Per conoscere il potere di Dio, la Sua vittoria sul peccato e sulla morte. Per essere liberati e tornare a casa, nella storia di ogni giorno con il letto che è la memoria dei nostri peccati e la consapevolezza della nostra debolezza. A noi la memoria di quello che siamo, a Gesù l’amore e il perdono. Solo così potremo vivere risanati, abbandonati alla sua fedeltà senza nulla presumere di noi stessi.





Sant'Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa 
Commento al Vangelo di San Luca 5, 11-13 ; SC 45 (trad. it)


Vedendo la loro fede, Gesù lo perdona


        «Vedendo la loro fede, Gesù dice al paralitico 'I tuoi peccati sono perdonati'». Il Signore è grande: a causa degli uni, perdona agli altri; accetta la preghiera dei primi e perdona ai secondi i loro peccati. Perché allora oggi il tuo prossimo non può far nulla per te, se presso il Signore il suo servo ha diritto d'intervenire e ottenere?


        Voi che giudicate, imparate a perdonare; e voi che siete malati, imparate a chiedere. Se non sperate il perdono direttamente per le vostre gravi colpe, ricorrete a chi può intercedere per voi, ricorrete alla Chiesa che pregherà per voi. Per riguardo a lei, il Signore vi accorderà il perdono che avrebbe potuto rifiutarvi. Non dimentichiamo la realtà storica della guarigione del paralitico; ma prima di tutto riconosciamo in lui la guarigione dell'uomo interiore, a cui sono stati perdonati i peccati...


        Il Signore vuole salvare i peccatori; mostra la sua divinità attraverso la conoscenza dei segreti e le azioni prodigiose. «Che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire: Alzati e cammina?» In questo modo fa vedere un'immagine completa della resurrezione, poiché, guarendo la ferita dell'anima e del corpo..., l'uomo intero è guarito.


San Pietro Crisologo (circa 406-450), vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa
Discorsi 50, CCL 24, p. 276-282. PL 52, 339


« Vista la loro fede »


“Venne nella sua città ; ed ecco che gli fu presentato un paralitico che giaceva su un lettuccio” (Mt 9,1). Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico : « Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati ». Il paralitico, pur avendo udito questo perdono, resta muto. Non risponde con nessun ringraziamento. Desiderava infatti la guarigione del corpo più della guarigione dell’anima. Piangeva i mali passaggeri del suo corpo ammalato mentre non piangeva i mali eterni della sua anima, ancor più malata. Riteneva infatti la vita presente più preziosa della vita futura.


Cristo a ragione, tiene conto della fede di coloro che gli presentano il malato, senza tenere in nessun conto la sciocchezza di costui. Grazie alla fede altrui, l’anima del paralitico verrà guarita prima del suo corpo. «Vista la loro fede », dice il Vangelo. Notate bene, fratelli, che Dio non si preoccupa di quanto vogliono gli uomini insensati. Non si aspetta di trovare la fede dagli ignoranti, non presta riguardo agli sciocchi desideri di un infermo. Invece, non rifiuta di portare aiuto alla fede altrui. Questa fede è un regalo della grazia, e si accorda con la volontà di Dio.


Sant'Agostino (354-430), vescovo d'Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa 
Esposizione sul salmo 36, no. 3, §3


« Si recarono da lui con un paralitico »


Possiamo, fratelli, sollevare costui che ha perduto in tutte le sue membra interiori la facoltà di compiere opere buone, quasi fosse un paralitico, e aprire il tetto di questa Scrittura, e presentarlo al Signore?


Io intravvedo un certo paralitico nell'anima. E vedo questo tetto (della Scrittura), e sotto il tetto riconosco Cristo nascosto. Farò, per quanto posso, ciò che si loda in coloro che, aperto il tetto, presentarono a Cristo il paralitico, affinché Egli gli dicesse: « Confida, figlio, ti sono rimessi i tuoi peccati ». Perché così salvò l'uomo interiore dalla paralisi, rimettendo i peccati, e rinsaldando la fede.


Ma vi erano là uomini che non avevano occhi capaci di vedere che il paralitico interiore era già guarito, e credettero che il Medico che lo curava bestemmiasse. « Chi è questi - dicono - che rimette i peccati? Costui bestemmia. Chi può rimettere i peccati, se non il solo Dio? » E poiché egli era Dio, intendeva ciò che essi pensavano. Pensavano queste cose di Dio, ma non vedevano il Dio presente. Compì allora quel medico qualcosa anche nel corpo del paralitico, in modo da risanare l'interiore paralisi di coloro che tali cose avevano detto. Compì cose che essi potessero vedere, e dette loro modo di credere.


Orsù, chiunque tu sia, tanto infermo e debole di cuore da attenerti agli esempi umani e voler perciò rinunziare alle opere buone, ed essere come colpito da una interiore paralisi, fatti forza per vedere se possiamo, aperto questo tetto, presentarti al Signore.


Ieri >>>

Giovedì della I settimana del Tempo Ordinario



Ho alzato le mani al cielo, verso la grazia del Signore.
Egli ha gettato lontano da me le mie catene.
Il mio protettore mi ha innalzato secondo la sua grazia e la sua salvezza.
Mi sono spogliato dell’oscurità e ho rivestito la luce ;
le mie membra non provano più né pena, né angoscia, né dolore.
Ero disprezzato e riprovato agli occhi della moltitudine.
Mi hai dato forza e soccorso.
Hai posto la luce alla mia destra e alla mia sinistra.
Tutto in me sia luce !
Ho rivestito l’abito del tuo Spirito,
e mi hai spogliato della tunica di pelli.
La tua destra mi ha innalzato e ha cacciato lontano da me la malattia.
La tua verità mi ha irrobustito e la tua giustizia mi ha santificato.
Sono stato giustificato dal tuo amore dolcissimo,
e il tuo riposo è per me nei secoli dei secoli !
Alleluia !

Ode di Salomone




Dal Vangelo secondo Marco 1,40-45.


Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi guarirmi!». Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!». Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: «Guarda di non dir niente a nessuno, ma và, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro». Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte. 


IL COMMENTO



La compassione gioca brutti scherzi. Anche a Gesù. Nel Vangelo di Marco ricorre il cosiddetto “segreto messianico”, il silenzio che Gesù impone perchè non fosse rivelata la sua identità confidata invece agli apostoli, e non fossero divulgati i suoi miracoli. Gesù vi riconosceva il piano del Padre che mirava senza indugio a Gerusalemme, al rifiuto e alla Croce. Niente che obbligasse a credere: i segni, i miracoli, dovevano costituire il linguaggio in codice che indicava le tracce della salvezza incipiente, codice che solo i piccoli, i poveri, i peccatori avrebbero decifrato. Ad esso Gesù si voleva adeguare.

Ma la compassione lo trascina in qualcosa di diverso. Mentre il segreto sulla sua identità di Figlio di Dio è stato mantenuto dagli apostoli e non sarebbe stato svelato pubblicamente che nella Passione dinanzi al Sommo Sacerdote, per i miracoli la cosa è andata diversamente. La fama di Gesù infatti si andava estendendo "al punto non poteva più entrare pubblicamente in una città". La fama che derivava dalla sua compassione. Questa parola traduce in italiano l'ebraico rahamin, che rimanda all'amore viscerale di una madre (rehem = utero, seno materno). La compassione svela dunque il cuore materno di Gesù. Un cuore da cui sgorga un amore capace di dare alla luce, di creare e ricreare. La guarigione del lebbroso scaturisce dunque dalle stesse viscere del Signore, laddove vibra l'amore sconfinato di una madre, e più di una madre. "Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti porto tatuato sulle palme delle mie mani" (Is. 49,15 s.).

Il lebbroso, reietto, impuro e impossibilitato ad avvicinarsi a chiunque, sente che con Gesù può infrangere le regole. Sa che in quell'Uomo si cela un cuore di madre, di sua madre. Non può temere, si fa audace sino a varcare il limite imposto dalla legge, che può solo attestare il male e cercare di arginarlo. Passa Gesù, e quel lebbroso intuisce che il Tempio, il culto, la vita del Popolo Santo, tutto quanto gli era stato interdetto secondo la Legge, è di nuovo lì, accanto a lui. La vita santa del Popolo santo è venuta a cercarlo, sorprendentemente, stravolgendo ogni regola: la santità cerca l'immondizia, per accoglierla e trasformarla. Quell'uomo distrutto, disprezzato, solo, sa che Gesù può salvarlo, ridonargli la purezza perduta, forse mai assaporata. E' la fede che riconosce, intimamente, il cuore materno di Gesù. Può fidarsi perchè è proprio da Lui che egli stesso proviene; la pelle straziata, le membra squassate, non possono cancellare la verità: non c'è nessuno al mondo che gli provochi gli stessi sentimenti. Lui assomiglia a Gesù, anche se i tratti somatici sono ormai sconvolti. Loro due hanno molto in comune, non sono estranei.

Forse, in quell'impeto misterioso che la fede sa muovere, quel lebbroso ha visto Gesù sulla via del Calvario, e lo ha visto come se si fosse guardato in uno specchio, senza apparenze d'uomo, disprezzato, rifiuto degli uomini, come uno davanti al quale ci si copre il volto (Cfr. Is. 53). Lo ha visto come un altro se stesso, come se stesso, lebbroso e crocifisso. Era ora dinazi all'uomo dei dolori, che conosce bene il patire; quel Profeta di Nazaret era il Sommo Sacerdote dal quale aveva sognato di andare un giorno a presentare la sua carne guarita come prescriveva la Legge. Il Sommo sacerdote di cui aveva bisogno, Santo, perfetto e separato dagli uomini, ora era lì, accanto a lui; non si trovava nel Tempio ad aspettare per certificare, ma gli era accanto, dentro alla sua solitudine. Era il Sommo Sacerdote che sapeva compatire le sue infermità, perchè sarebbe stato lui stesso, di lì a poco, provato in ogni cosa, anche nella sua lebbra, eccetto il peccato. Quel lebbroso si poteva dunque accostare con piena fiducia la trono della Grazia, per ricevere misericordia e trovare Grazia ed essere aiutato al momento opportuno (cfr. Eb. 4, 15-16).

Per questo sgorga dal cuore del lebbroso prostrato l'invocazione che è una professione di fede: "Se vuoi puoi guarirmi". Mi hai amato, pensato e creato Tu, sono tuo, se vuoi puoi ancora avere misericordia; tu conosci le mie sofferenze, come solo una madre può conoscere. Sono carne della tua carne, e Tu, con questa stessa carne, distruggerai la morte. Distruggila ora in me, tu puoi, se vuoi. E le viscere di Gesù si commuovono, come per un figlio, e le sue mani toccano quelle carni straziate. Quelle mani che lo portavano, da sempre, tatuato, quale figlio carissimo e preziosissimo. Quelle mani che saranno trapassate dai chiodi a far scaturire il sangue che laverà ogni peccato ed ogni lebbra.

Ma la compassione gioca un brutto scherzo a Gesù. Seppur intimato severamente di non dire nulla ma di andare finalmente ai sacerdoti per testimoniare l'avvento del Messia attraverso ll segno compiuto in lui, il lebbroso comincia, ebbro di gioia, ad annunciare la Buona Notizia. L'esperienza travolgente non può essere contenuta, prorompe in grida di lode. Il lebbroso diviene apostolo, annunciatore, araldo, e senza aver studiato… la Buona Notizia la portava nella carne, era luce e sale e lievito perchè recava in sé l'opera di Dio compiuta in lui, il Mistero Pasquale incarnato.

In Lui era stata vinta la lebbra, la solitudine, il peccato, la morte. Era la sua vita a parlare, era la sua carne rigenerata a gridare la vittoria di Gesù. Le parole avrebbero solo spiegato, dato ragione di un fatto, un avvenimento incontrovertibile. E' questa la missione della Chiesa, e di ogni apostolo: far presente nella propria concreta esistenza la Buona Notizia. Mostrare i segni e i prodigi che accompagnano la parola della predicazione. E non sono cose che si imparano, sono fatti, esperienze, vita. E' la fede che si fa notizia. Certo è necessario approfondire, studiare, ma la prima e fondamentale formazione di ogni apostolo è sul campo, quello della propria vita. Si può essere finissimi esegeti, acuti teologi, accorti liturgisti, ma senza fede si resta come cembali tintinnanti.

Così la compassione di Gesù ha dischiuso le porte all'evangelizzazione, senza averla prevista e preparata a tavolino. Anzi, sorprendendo e spiazzando anche Gesù. Quel miracolo doveva restare segreto, avrebbe poi pensato Lui ad inviare i suoi discepoli. Ma il lebbroso disobbedisce, non può tacere, è ridiventato bambino, ed i bambini non sanno mantenere i segreti. E così si apre una falla nel piano di Dio. Può sembrare assurdo e paradossale, ma il Vangelo ce lo mostra così. Gesù è costretto a fare i bagagli e scappare nel deserto. Va a rifugiarsi da dove il lebbroso era scappato ormai libero dalla sua lebbra. La compassione ha condotto Gesù per un cammino che non sembra avesse previsto. Perchè è proprio la compassione che guida i suoi passi, la natura divina che muove la sua natura umana. Gesù è come il vento, si lascia portare e non si oppone alla sconfinata misericordia del Padre che scuce le trame della sua stessa volontà per aprirle all'infinita urgenza dell'amore.

In questo Vangelo si ode l'eco della voce di Maria a Cana che spinge Gesù ad anticipare la sua ora. Come gli sposi di Cana hanno fatto scoccare, anticipata, l'ora di Gesù, che si sarebbe compiuta sul Golgota, così nelle carni del lebbroso la stessa ora si fa urgente e presente, accolta e anticipata dalla misericordia. E quell'ora giunta improvvisa e fuori tabella svela la libertà intrisa d'amore di Gesù. Il suo cuore brucia di compassione e guarda un orizzonte senza limiti, esattamente come il Padre.

Lebbrosi sanati, anche noi siamo chiamati alla stessa libertà. L'esperienza del potere di Gesù Cristo su ogni nostra lebbra pone la nostra vita sul candelabro. L'audacia della fede nella quale possiamo vincere l'orgoglio nascosto che ci fa paurosi e incapaci di implorare aiuto, ci svela la nostra più intima vocazione. L'urgenza della nostra salvezza captata dal cuore materno di Gesù ci sospinge nell'arena delle urgenze del mondo. Non possiamo restare aggrappati ai nostri sogni, ai nostri progetti, anche a quelli più santi. Sognare è giusto, fare progetti è divino, ma noi siamo di Dio, la sua libertà è il nostro tesoro, la stessa che ha mosso Gesù ad anticipare la sua ora, a cedere all'urgenza dell'amore e giocarsi la vita ancor prima dello stesso piano di Dio. Possiamo sognare e progettare il nostro futuro lasciandolo nelle sue mani; possiamo ogni giorno sognare con Lui, progettando e desiderando con le sue mani, con i suoi occhi, con il suo cuore. Non ci sarà tolto nulla, anzi, i sogni, i desideri e i progetti si dilateranno all'infinito, togliendoci il respiro ed inondandoci di gioia e di pace.

La compassione infatti spariglia e ci schiude orizzonti impensati. Mentre siamo chini sulle nostre sofferenze, ci intristiamo alla ricerca della volontà di Dio che non riusciamo a trovare, o siamo prigionieri di progetti che non riusciamo a realizzare, anche oggi Gesù giunge alla nostra vita, la tocca, la ricrea, ne fa un prodigio. La nostra vita è dentro un'urgenza più grande dei nostri pensieri. Lasciamoci accompagnare da Gesù sulle strade della libertà, quella che rimette tutto di noi a Dio. Che faccia di noi quel che vuole, che la sua compassione ci trasformi in segni di misericordia per ogni uomo, ovunque, in qualsiasi momento. Anche ora, al lavoro, a casa, o a migliaia di chilometri. Che la compassione possa anche oggi giocarci lo scherzo di una vita nuova abbandonata alla volontà di Dio.


L’AMORE MISERICORDIOSO NEL VECCHIO TESTAMENTO



San Giovanni della Croce (1542-1591), carmelitano, dottore della Chiesa
Fiamma d'amore viva, strofa 2

« Gesù stese la mano e lo toccò »

O vita divina, tu dai la morte solo per dare la vita, ferisci solo per guarire. Mi hai ferito per guarirmi, o mano divina! Hai ucciso in me ciò che mi teneva nella morte! Ero allora privo della vita di Dio, in cui ora, invece, mi trovo a vivere! Debbo questo favore alla liberalità della tua generosa grazia verso di me quando mi hai fatto sentire il tocco di Colui che è « irradiazione della tua gloria e impronta della tua sostanza » (Eb 1,3), cioè il tuo Figlio unigenito, nel quale, come tua Sapienza, tu tocchi « da un confine all'altro della terra con forza per la sua purezza » (Sap 8,1).

O tocco delicato, o Verbo, Figlio di Dio, che con la delicatezza del tuo essere divino penetri sottilmente la sostanza della mia anima e, toccandola tutta con delicatezza, l'assorbi completamente in te e adoperi mezzi del tutto divini per colmarla di soavità « mai sentita in terra di Canaan né mai viste in Teman » (Bar 3,22)! O tocco delicato, divinamente delicato del Verbo, tanto più delicato in me in quanto tu facevi sobbalzare i monti e spaccavi le rocce sul monte Oreb con l'ombra del tuo potere e la forza che lo precedeva, ti facesti sentire dal profeta « nel soffio leggero del vento » (1Re 19,11-12)!

O soffio leggero, che sei così fine e delicato, dimmi: come puoi toccare così sottilmente e delicatamente, o Verbo, Figlio di Dio, pur essendo così terribile e potente? O felice, mille volte felice, Signor mio, l'anima che tocchi così delicatamente e dolcemente... « Tu nascondi queste anime nel segreto del tuo volto, che è il tuo divin Figlio, lontano dagli intrighi degli uomini » (Sal 30,21).


Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità 
Lettera alle sue collaboratrici del 10/04/1974

«Mosso a compassione, Gesù stese la mano, lo toccò»

        I poveri sono assetati di acqua, ma anche di pace, di verità e di giustizia. I poveri sono nudi ed hanno bisogno di vestiti, ma anche di umana dignità e di compassione per i loro peccati. I poveri non hanno casa ed hanno bisogno di un riparo fatto di mattoni, ma anche di un cuore gioioso, pieno di amore e misericordia. Sono malati ed hanno bisogno di cure mediche, ma anche di una mano che venga in loro aiuto e di un sorriso che li accolga. 

        Gli esclusi, i prigionieri, gli alcolisti, i moribondi, chi è scartato, non amato, chi è solo e abbandonato, gli emarginati, gli intoccabili, i lebbrosi..., coloro che sono nel dubbio e nella confusione, coloro che non hanno ricevuto la luce di Cristo, gli affamati della parola e della pace di Dio, le anime tristi e afflitte..., coloro che sono un peso per la società, che hanno perso ogni speranza e fiducia nella vita, hanno dimenticato come si sorride e non sanno più cosa significa ricevere un po' di calore umano, un gesto d'amore e d'amicizia – tutti, si rivolgono a noi per avere un conforto. Se noi voltiamo loro le spalle, voltiamo le spalle a Cristo.



mercoledì 11 gennaio 2012

Commento al vangelo di domenica 15 gennaio 2012

Il commento di Don Fabio Rosini al Vangelo  di Domenica prossima

VANGELO

Gv 1, 35-42
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
http://www.youtube.com/watch?v=G8754uKtiTE&feature=youtu.be

domenica 8 gennaio 2012

Domus Galileae & Vieni dal Libano mia sposa...


Ensayo de orquesta del Seminario Redemptoris Mater de Medellìn conformada por hermanos de las comunidades de camino neocatecumenal y Seminaristas
Canto Vem do Líbano, tirado do livro bíblico Cântico dos Cânticos. 
Salmista: Marcelo Duarte (comunidade 6 Catedral N.S. do Desterro - Jundiaí-SP - Brasil)

mercoledì 4 gennaio 2012

Video: la “Sinfonia degli Innocenti” di Kiko Arguello, eseguita a Betlemme

www.youtube.com/watch?v=VhKkLKl_Smk

Una composizione musicale, celebrativa e catechetica, in onore della Vergine Maria, sul dolore di chi non ha colpa. E’ “La sofferenza degli Innocenti” la sinfonia composta da Kiko Argüello tra gli iniziatori del Cammino neocatecumenale. Presenti all’esecuzione a Betlemme circa 1700 tra arabi cristiani, ortodossi, anglicani e musulmani. I musicisti, 180 giovani spagnoli e italiani, hanno anche replicato il concerto a Gerusalemme, al Teatro del Municipio, alla presenza di rabbini ed esponenti del mondo ebraico.

Un omaggio a Maria, la Vergine cui una spada ha trafitto il cuore, secondo la profezia di Simeone; alla Madre che, insieme a suo Figlio, ha patito per la salvezza del mondo; a Colei che si è sottomessa allo scandalo della sofferenza degli innocenti nella sua propria carne: questo è espresso nei quattro movimenti della sinfonia di Kiko Argüello che con la musica e con le voci rievoca il Getsemani, ovvero la sofferenza di Gesù dinanzi al Calice del Padre; il lamento di Maria sotto la Croce e poi il perdono invocato dal Cristo crocifisso per tutti gli uomini. E infine, quella spada contro la Vergine, quella spada che rappresenta il male del mondo che colpisce gli innocenti, dinanzi al quale tutti siamo chiamati alla conversione. Così Kiko Argüello, che introduce la sua sinfonia spiegandone anche la genesi, a partire da un’esperienza personale: quella di aver trovato nella gente schiacciata, abbandonata, violentata e offesa in tutto il mondo l’immagine del Cristo crocifisso:
“Ma Dio si è fatto uomo per prendersi lui la sofferenza di tutti gli innocenti. E’ Lui l’innocente totale, l’agnello condotto al macello senza aprire bocca. Colui che porta su di sé i peccati di tutti”.
Dunque, la sofferenza degli innocenti non è il silenzio di Dio, e il dolore non è senza speranza. Non c’è infatti — dice Kiko — solo la spada a trafiggere il cuore della Vergine, ma c’è anche il Calice che Gesù beve per la nostra redenzione. Ed è per questo che il concerto si chiude con il canto del “Resurrexit”. La celebrazione a Betlemme si conclude con una preghiera comune per la pace nel mondo, per tutti gli innocenti che soffrono. Ma le ultime parole lasciate alla platea sono quelle del patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal che si sofferma, attualizzandolo, sul tema della serata: quello della sofferenza.
“Noi, Chiesa di Gerusalemme, abbiamo vissuto questo mistero della sofferenza. Questo grido di sofferenza e di dolore fa parte della nostra vita. Siamo Chiesa del Calvario e della Croce, ‘Via Crucis’ che non ci dà l’impressione di finire molto rapidamente. Eppure, il Calvario che è nostro, non è lontano: appena dieci metri da una tomba vuota. Siamo Chiesa del Calvario, però allo stesso tempo siamo Chiesa e della gioia e della resurrezione e dell”Alelluja’ e della speranza, e nessuno ci potrà trattenere dal cantare il nostro ‘Alleluja’!”.

martedì 3 gennaio 2012

Buon Anno al suono delle CAMPANE :-) Messaggio della Regina della Pace del 2 gennaio 2012


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COME E PIÙ DI UNA PREDICA LE CAMPANE!
Meditazioni sparse sul significato spirituale delle campane 
di don Emanuele Cuccarollo 
Lisiera, 12 giugno 2011 
Inaugurazione del restaurato concerto campanario della Parrocchia di Santa Lucia in Lisiera

“Laudo Deum verum,
plebem voco,
congrego clerum,
defunctos ploro,
pestem fugo,
festa decoro”

Lodo il vero Dio – chiamo il popolo – riunisco il clero – intercedo per i defunti – scaccio la peste – adorno le feste. (da una delle glosse poste su una campana)
1 LAUDO DEUM VERUM 
Uno dei compiti principali delle campane è da sempre stato quello di suonare L’Ave Maria” o Angelus, tre volte al giorno (mattino, pomeriggio, vespro) per invitare tutto il popolo cristiano alla preghiera cattolica per eccellenza. “Il Verbo si è fatto carne” sembra richiamare la campana mentre suona l’Ave Maria e il suono stesso della campana ha una valenza simbolica che esprime questo avvenimento.
L’incarnazione del Verbo come il “segno” della campana (chiamato appunto non a caso “segno”, da signum: primo nome accertato della campana in ambito latinofono. Si diceva: “Svegliati, che è già suonato il primo segno” o “affrettati, che sta suonando l’ultimo segno”) è un avvenimento puntuale la cui
risonanza si protrae nel tempo e raggiunge anche noi oggi sia nel suo aspetto di particolarità storico geografica (Hic verbum caro factum est è scritto ai piedi dell’altare della grotta di Nazareth e della Santa Casa di Loreto) sia nella sua influenza (risonanza) nell’oggi (noi adesso viviamo le conseguenze di quel fatto puntuale di 2000 anni perché esso contrassegna definitivamente anche il nostro oggi).
Fonderia Francesco D’Adda e figli di Crema, nel 1948.
PRIMA
2 PLEBEM VOCO CONGREGO CLERUM
Uno dei simbolismi fondamentali delle campane è quello di rappresentare da sempre la voce di Dio o la Parola di Dio: “Della voce di Colui che, primo ed unico, ha il diritto di dire annunciare preavvisare ammonire rimproverare chiamare richiamare unire riunire salutare salvare2”.
Come la Parola di Dio è annunciata a tutti ma non tutti la accolgono così la campana: la sentono tutti ma non tutti la ascoltano. Le campane suonano ma non sono ascoltate, Dio parla e il suo popolo è indifferente.”Ecco io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me3”.
La campana sembra obbedire al comando di Gesù di annunciare a tutti la sua Parola: “Quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti4”.
Il Vescovo di Mende Durandus, nel 1286 paragonava la campana ad un predicatore.
La durezza del metallo rappresenta la forza d’animo del predicatore, secondo le parole «ti ho dato una fronte più dura della loro».
Il battaglio di ferro “Che colpendo l’una e l’altra faccia della campana produce il suono” rappresenta la lingua del predicatore che é adorna di scienza e che fa risuonare l’uno e l’altro testamento.
Il colpo della campana rappresenta il fatto che il predicatore deve saper vincere i vizi che ha dentro di se, correggendosi, prima di riprendere quelli degli altri.
La catena con cui il battaglio sta sospeso alla campana è la meditazione. La mano che stringe il battaglio rappresenta la moderazione della lingua. Il legno dell’armatura che sorregge la campana, rappresenta il legno della Croce di Nostro Signore.
Il ferro che unisce la campana al legno, rappresenta la carità del predicatore, che indissolubilmente legato alla croce esclama: «lontano da me il pensiero della gloria, tranne che nella croce del Signore»(Gal 6,14).

I morsetti che ferrano insieme il legno dell’armatura sono gli oracoli dei profeti. Il martello esterno, affisso all’armatura da cui la campana viene percossa, rappresenta l’anima retta e giusta del predicatore, che seguendo con zelo i divini comandamenti, li inculca con i suoi frequenti rintocchi nelle orecchie dei fedeli5”.
Ma la campana da sola (come la predica da sola) non basta per convertire i cuori e per salvare: “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna6”.
La campana è un richiamo della voce di Dio che parla ancora ma questa voce ha bisogno di una carne per incontrare gli uomini: questa carne, la carne di Cristo, è la Chiesa, i credenti che vivono di lui, del suo amore, del suo corpo. Senza questo amore la loro presenza nel mondo sarebbe solo una voce nell’aria mentre Cristo è un corpo nel mondo, è una vita.
Ecco perché le campane cessano di suonare il venerdì santo: è l’unico momento in cui si ricorda che il corpo di Cristo ci è stato sottratto per un breve tempo.
Si potrebbe immaginare analogamente che in una comunità cristiana dove la gente smetta di comunicarsi con Cristo nell’eucaristia ovvero di riunirsi come suo Corpo nell’assemblea domenicale e di conseguenza cessi il flusso della carità sorgiva di Cristo tra la gente, cesserebbero di suonare anche le campane perché nessuno sarebbe mosso a farlo ed esse avrebbero già perduto il loro significato, la loro stessa necessità di essere.
Ne è prova il fatto che con l’avvento della secolarizzazione e quindi la diminuzione dei praticanti si è passati velocemente dalla nobile tradizione dei suonatori di campane all’uso delle campane elettriche.
Non credo che si tratti solo di una scelta di comodità. Un gruppo di persone che suona le campane e lo fa con gusto, bellezza e passione è un’espressione significativa della carità di un popolo, del popolo di Dio, e ciò caratterizza l’identità di quel popolo.

SECONDA
SECONDA
3 DEFUNCTOS PLORO

Da molti secoli, ormai, le campane scandiscono il tempo di questo popolo. Esse accompagnano i momenti centrali della vita di ciascuno e della comunità e diventano quasi un motivo di unità, di senso di appartenenza di questo popolo: un richiamo continuo che Dio c’è, è in mezzo a noi e ci chiama in ogni momento della giornata, in qualsiasi stato noi ci trovassimo.
“Orologio e richiamo alla preghiera, la campana segnava anche gli altri eventi della vita: di quella individuale e di quella sociale. La nascita, ma ancor più la morte; il viatico e l’agonia; i matrimoni e – meno – i battesimi. Anche l’annuncio della morte si chiama, almeno da noi, “Ave Maria”: “è morto il tale, gli hanno suonato un’ave Maria”. Altrove… si chiama transito, che è pure un bel nome cristiano.
Probabilmente la catechesi plurisecolare aveva indotto la gente a segnarsi col segno della croce, e a invocare per la fine di un povero cristiano la misericordiosa assistenza di colei che migliaia di volte al giorno, in ogni paese, si sentiva dire: “Prega per noi peccatori adesso, e nell’ora della nostra morte7”.
TERZATERZA
5 PESTEM FUGO,
Nella civiltà contadina, quando era diffusa una concezione cosmologica di tipo sacrale, la campana volgeva anche funzioni di liberazione dal male, dalla peste, dalla carestia, dalla guerra, dai temporali, dagli spiriti maligni. “Campane a terra, perduta la guerra” ripeteva la gente verso la fine della prima guerra mondiale quando il regio esercito iniziò a requisire le campane dei nostri paesi per fondere cannoni.
Le campane come pochissimi altri oggetti liturgici (la chiesa, l’altare il calice), venivano in passato consacrate con l’olio con un rito pontificale assai complesso che solo il vescovo poteva eseguire. In questo rituale il vescovo diceva: “ubicumque sonuerit hoc tintinnabulum procul recedat virus inisdiarum, umbra phantasmatum, incursio turbinum, percussio fulminum, laesio tonitruorum, calamitas tempestatum, omnisque spiritus procellarum”…”per invocationem sancti Tui nominis, omnis infestatio immundi spiritus abigatur, terrorque venenosi serpenti procul pellatur
 (Ovunque il suono di questa campana giungerà, si allontani subito la potenza di coloro che tendono insidie, l’ombra dei fantasmi, l’incursione dei turbino, la percussione dei fulmini, le calamità delle tempeste…e ogni spirito di battaglie…ogni infestazione dello spirito immondo sia distrutta e sia allontanato il terrore del serpente velenoso).
 Il rito terminava con la lettura dell’accoglienza fatta a Gesù da Marta e Maria in Betania, forse per esprimere che ora, grazie al suono di quelle campane, è possibile vivere l’amicizia e la pace che Gesù respirava nella casa di Betania (= casa dell’amico) anche “tra le nostre case” (=parrocchia). E infatti l’ultima nota della rubrica del rito dice del vescovo vadit in pace…evidentemente ha lasciato la comunità ad una buona custodia, il suono delle campane, e può tornarsene in episcopio serenamente.

QUARTA
6 FESTA DECORO
Il suono delle campane per antonomasia è quello della Pasqua. Durante il canto del gloria nella veglia di Pasqua si squarcia il silenzio del sabato santo con il suono sfrenato delle campanelle in chiesa e della campane a festa sul campanile. Il suono delle campane è quello che meglio può esprimere la gioia del credente che incontra Cristo Risorto. Il suono delle campane è infatti il miglior simbolo che possa esprimere l’allegria dei primi testimoni della Pasqua, della Maddalena, dei discepoli di Emmaus, dell’incredulo Tommaso che tocca con mano, di Pietro che si sente chiedere “Mi ami tu?” da colui che amava sopra ogni cosa e che credeva scomparso per sempre dalla sua vita. 
Come il presepe a Natale così le campane a Pasqua sono il simbolo più immediato del fatto che Dio si è fatto carne, è sceso dal cielo, è entrato nella nostra vita, tra le nostre case, ha condiviso tutto della nostra vita e ci ha liberato dal male con il sacrificio della sua vita e ora è in mezzo a noi e continua ad agire così perché è risorto. 
Le campane della Pasqua che fanno volare tortore, colombe e rondini in turbini danzanti di gioia sono i sentimenti del credente che incontra il Crocifisso Risorto come Dominatore buono delle circostanze liete e tristi della vita. Per questo l’augurio più bello in questo giorno in cui inauguriamo il restauro delle campane di Lisiera è che per la presenza di Cristo nel mondo il nostro cuore non cessi di risuonare di gioia contagiosa. Questo augurio ve lo porgo con le bellissime parole di papa Giovanni Paolo II pronunciate nella parrocchia di “Santa Maria del Rosario” di Roma a ricordo della visita alla fonderia di campane di Agnone: “E’una bella cosa ascoltare il suono delle campane che cantano la gloria del Signore da parte di tutte le creature. E poi ciascuno di noi porta in se una campana molto sensibile: questa campana si chiama cuore. 
Questo cuore suona, suona e mi auguro sempre che il vostro cuore suoni sempre delle belle melodie; melodie di riconoscenza, di ringraziamento a Dio e di lode al Signore e che superi sempre le melodie cattive di odio, di violenza e di tutto ciò che produce il male nel mondo”.


Note
2 Pietro Nonis in AA.VV, 9 secoli di campane, simbolo arte cultura storia nella vita della gente, Piovan
Editore, Monselice 1986, p. 208
3 Ap 3, 20
4 Mt 10, 27.
5 DURANDUS. Vescovo di Mende 1286. Cit. in E.MORRIS, Tintinnabula, Londra 1959.
6 1 Cor 13, 1
7 Pietro Nonis in AA.VV, 9 secoli di campane, op.cit. p. 213-214
QUINTA

Le campane di Scannabue - Fraz. di Palazzo Pignano (CR)



Aggiornamento:

Campane: che ruolo hanno nella Liturgia e come sono realizzate?


SIAMO NOI... TV2000
Come disse Giovanni Paolo II, "le campane cantano la gloria del Signore". Ma come funzionano le campane? Che ruolo hanno nella Liturgia e come sono realizzate? Lo scopriamo con Don Emanuele Cuccarollo, Parroco di Lisiera - Bolzano Vicentino (VI) ed Emanuele Allanconi della Fonderia Allanconi.
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domenica 1 gennaio 2012

Commento spirituale inviato dal Diacono Gabriele della Parola di Domenica 01 Gennaio 2012


Dio mandò il suo figlio perché ricevessimo l’adozione a figli.

Prima Lettura   Nm 6,22-27

Il libro dei Numeri, che fa parte del Pentateuco, è un libro interessante perché mostra l'organizzazione del popolo d'Israele, anche nelle sue strutture tribali politiche. In questo breve brano leggiamo la benedizione che veniva impartita dai sacerdoti alla conclusione di tutte le feste liturgiche d'Israele e all'inizio di un nuovo anno.
"Il Signore si rivolse a Mosè dicendo: - Parla ad Aronne e ai suoi figli e riferisci loro" la Parola sostiene innanzitutto che benedire non significa inventare, ma riferire quello che  dice il Signore, perciò la più grande benedizione non è quella fatta da un fiume di parole umane, ma da una pioggia di Parola di Dio. Nella benedizione per due volte compare la parola volto: "Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace". Nella mentalità semitica vedere il volto significava vedere la persona, ma vedere il volto di un re o di un dignitario significava anche essere ammessi alla sua presenza. Allora, la benedizione più bella da impartire  agli uomini di oggi è quella di far riscoprire loro la presenza operante di Dio nella loro vita, ponendo su di loro il nome di Dio: "Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò", che significa far riscoprire loro l'appartenenza fondamentale della vita: essere di Dio, dei consacrati a Dio. La consacrazione fondamentale del cristiano avviene nel Battesimo, quando egli viene unto con il sacro crisma, da quel momento diventa un consacrato a Dio. Le consacrazioni religiosa, matrimoniale e sacerdotale sviluppano questa consacrazione fondamentale.
Nel capitolo IV del Catechismo della Chiesa cattolica leggiamo il senso delle benedizioni, uno dei sacramentali più in uso nella Chiesa. "I sacramentali sono segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti dalla Chiesa effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l'effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita. I sacramentali sono istituiti dalla Chiesa per la santificazione di alcuni stati della vita o alcuni ministeri ecclesiastici. […] Comportano sempre una preghiera, spesso accompagnata da un determinato segno, come l'imposizione della mano, il segno della, l'aspersione con l'acqua benedetta (che richiama il Battesimo). Essi derivano dal sacerdozio battesimale: ogni battezzato è chiamato ad essere una "benedizione" e a benedire. Per questo anche i laici possono presiedere alcune benedizioni". Che cosa vuol dire benedire? Impetrare su una persona la presenza, la potenza, l'azione di Dio. Possiamo tutti benedire in forza del sacerdozio battesimale, imponendo la mano, tracciando la croce o aspergendo con l'acqua. La potenza della benedizione è legata alla fede di chi la impartisce e di chi la chiede e ha effetti duraturi. Il catechismo dice ancora: "Alcune benedizioni hanno una portata duratura: hanno per effetto di consacrare delle persone a Dio e di riservare oggetti e luoghi all'uso liturgico […]". Si possono benedire l'altare, la chiesa, gli oli santi, i vasi, le vesti sacre, le campane, i frutti della terra, l'olio, il vino. Il Catechismo continua: "Quando la Chiesa domanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto siano protetti contro l'influenza del maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo. Gesù l'ha praticato; è da lui che la Chiesa deriva il potere e il compito di esorcizzare. In una forma semplice, l'esorcismo è praticato durante le celebrazioni del Battesimo. L'esorcismo solenne, chiamato "grande esorcismo", può essere praticato solo da un presbitero e con il permesso del vescovo. In ciò bisogna procedere con prudenza, osservando rigorosamente le norme stabilite dalla Chiesa. L'esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall'influenza demoniaca mediante l'autorità spirituale che Gesù ha  affidato alla sua Chiesa. Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto psichiche, la cui cura rientra nel campo della scienza medica. È importante, quindi, accertarsi, prima di celebrare l'esorcismo, che si tratti di una vera presenza del maligno".




Seconda Lettura    Gal 4,4-7

Nella lettera ai Galati, considerata tra quelle più autentiche dell'apostolo, Paolo usa due espressioni molto forti: "O stolti Galati, chi vi ha cambiato la testa? Avete iniziato così bene nello Spirito e ora volete ritornare alla carne?" e ancora "proprio voi, Galati, ai vostri occhi fu rappresentato al vivo Cristo crocifisso". Gli esegeti spiegano questa espressione con il fatto che forse la Chiesa dei Galati ebbe un forte  annuncio della passione di Gesù, come se essi fossero stati compartecipi di questo evento salvifico.
Prima della riforma del Concilio Vaticano II, il primo Gennaio si celebrava la festa della Circoncisione di nostro Signore Gesù Cristo, mentre la Madre di Dio veniva festeggiata l'11 ottobre, giorno nel quale papa Giovanni aprì il Concilio Vaticano II. La festa della divina maternità di Maria sorse dal pronunciamento del Concilio di Efeso, il quale dichiarò che Maria era madre di Dio, mentre i nestoriani affermavano che ella era solo Madre di Cristo. Paolo VI volle introdurre questa festa il primo Gennaio, unendola alla giornata della pace.
Paolo, nella sua essenzialità, descrive la biografia terrena di Gesù, dice infatti: "Nato da donna, nato sotto la legge", mettendo così in evidenza la divina maternità di Maria e l'appartenenza di Gesù al popolo ebreo. Potremmo domandarci perché Dio Padre, che è libertà assoluta, ha voluto che il Figlio, entrando nel mondo, si vincolasse a una struttura umana, religiosa e storica, Lui che sarebbe stato il maestro della libertà interiore. Allora la Parola rivisita la nostra storia, perché tutti noi siamo legati ad una struttura storica, religiosa, culturale. Tutti, venendo al mondo, ci leghiamo ad una struttura, entriamo nel mistero di una storia, quasi in un cammino già preordinato e predeterminato.
Gesù è nato nella storia per salvarla e per renderla una strada aperta versa un'altra storia, la storia di Dio. Egli, visitando la storia, ne assume tutta la concretezza, l'opacità, la pesantezza, ma bucandola, crea una storia di salvezza, e Gesù diventa il crocevia, il punto di snodo di due storie, la storia umana e la storia di Dio. Gesù ha sposato le due storie: egli è nato da donna e sotto la legge per riscattare quelli che erano sotto la legge e perché l'umanità ricevesse l'identità nuova, quella che non proviene dalla donna e dalla legge, ma che proviene dallo Spirito e che fa gridare ciascuno nel proprio cuore la verità fondamentale di Dio: l'Abbà, il Dio Padre.
Questa Parola ci aiuta a capire il ruolo profetico che i cristiani hanno per dare respiro alla storia. Oggi, infatti, il cristiano più che spiegare le verità della fede, deve spiegare, illuminare ed evangelizzare il peso della vita che, altrimenti, per molti  diventa insopportabile. Ecco la sfida profetica dei prossimi anni. La Parola ci domanda se siamo veramente capaci di vivere l'identità originante, sanante e vera della nostra vita: l'essere figli adottivi non della storia, non della donna, non della legge, ma figli di Dio. Se viviamo questa identità di figli, non siamo più schiavi. Oggi la storia che viene dalla legge e dalla donna non basta più, perché è una storia che non dà risposte sufficienti e non salva, per questo molta gente sta franando nella vita. Da qui viene l'urgenza in questo nostro tempo di evangelizzare il peso della vita, facendolo diventare dono, ricordando che Gesù ha detto: "Ho portato la vita e la vita in abbondanza". Si sta diffondendo sempre più il malessere sottile della vita, per cui la gente non ha più la forza, la voglia, nemmeno la creatività spirituale di riappropriarsi della vita, e solo la potenza profetica della Parola guarisce questo malessere. Allora il cristiano deve presentarsi come profeta e deve dire che, oltre alla legge e alla vita umana, c'è un'identità che, mossa dallo Spirito, grida Abbà, Padre, allora la vita viene rivisitata, riaccolta e ancora rischiata.

Vangelo  Lc 2,16-21

Nei Vangeli leggiamo vari episodi che raccontano un'annunciazione: l'annunciazione a Zaccaria, che sarebbe diventato padre di Giovanni Battista, avvenuta per opera dell'arcangelo Gabriele nel tempio, quella a Maria della divina maternità, quella ai pastori e a Giuseppe. Questo Vangelo, letto in chiave spirituale, si rivela molto profondo, perché mette in evidenza il ruolo dei primi cristiani, che non furono quelli nati dopo la Pentecoste, ma furono i pastori. Essi sono il primo modello di credenti, perché, come Abramo, "andarono senza indugio" dove Dio si era rivelato, conservando come primo colore della loro fede l'itineranza. La radice della fede è sempre abramitica. Andando senza indugio, trovarono il segno che aveva indicato loro l'angelo: Maria, Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. Essi trovarono il segno storico di Dio, ma non videro la Sua gloria, ebbero cioè un impatto con un'apparizione storico sacramentale della presenza di Dio e videro un segno, uguale a mille altri, rappresentato da una famiglia normale, in una stalla. Dopo aver visto questo segno, riferirono ciò che del bambino era stato loro detto, allora la fede è vedere Dio nascosto nella mediazione del sacramento e riferire, perché la fede comporta un annuncio, una trasmissione. Per diventare annunciatore della fede si deve, però, essere raggiunti dall'angelo di Dio, cioè dalla presenza, dalla potenza di Dio, si deve accettare il segno che Dio affida e lo si deve annunciare. Ecco la dinamica del credente: partire, vedere, annunciare.
"Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano". I pastori, persone emarginate dal culto e dalla vita civile, diventano i primi credenti, i primi missionari del Verbo. Anche oggi dobbiamo andare, trovare, vedere, riferire e quando riferiremo le opere di Dio, tutti quelli che ci udranno, si stupiranno del Suo amore e della Sua fedeltà.
Luca, però, ci presenta un altro modello di credente: Maria che "da parte sua serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore". Il termine meditare ha come primo significato nella lingua greca quello di mettere insieme. Maria, da parte sua, serbava nell'interiorità della sua vita queste cose e metteva insieme i vari pezzi. Allora il credente deve saper serbare nel cuore.
Oggi il nostro cristianesimo è sempre più ininfluente o i cristiani sono sempre meno interessanti, perché forse nascono da un grembo di rumore e di superficialità, si sono lasciati rubare la dimensione spirituale interiore e, quando un cristiano ne è privo, annuncia cose sue, o annuncia cose di Dio senza convinzione. Oggi le persone hanno bisogno di interiorità, di profondità, devono essere raggiunte non dallo stupore di un istrione, ma dalla profondità del cuore.
"I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto": il credente non è solamente un uditore, ma sa vedere anche le grandi opere di Dio nella vita delle persone.
"Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù" Gesù fu circonciso per essere solidale fino in fondo con il popolo di Abramo e perché nella sua carne si imprimesse il segno del popolo dei padri, proponendosi come la continuità nella diversità. L'apostolo Paolo ci ricorda in Rm 2, 28-29 "La circoncisione non è quella visibile nella carne; la circoncisione è quella del cuore, nello spirito e non nella lettera; la sua gloria non viene dagli uomini ma da Dio". La Parola deve circonciderci il cuore, perché solo da un cuore circonciso può uscire un annuncio convincente della Parola.
Il Vangelo riporta poi il nome attribuito al bambino, di solito nella Bibbia il nome evoca la personalità di chi lo porta, e il nome di Gesù significa Dio salva.

mercoledì 28 dicembre 2011

Da sempre Signore "ecco sto alla porta e busso ..."

L'uomo che si priva della preghiera è simile a colui che si recide con un coltello i tendini e i nervi dei propri arti. Cade a terra, incapace di fare il minimo movimento. Così è l'anima di colui che non prega: atrofizzata, paralizzata.–San Giovanni Crisostomo

Pretendere di entrare nel cielo senza prima entrare in noi stessi per meglio conoscerci e considerare la nostra miseria, per vedere il molto che dobbiamo a Dio e il bisogno che abbiamo della sua misericordia, è una vera follia.–Santa Teresa d'Avila

Colui che stima il suo tempo troppo prezioso per poterlo perdere ad ascoltare gli altri, in realtà non avrà mai tempo né per Dio né per il prossimo; ne avrà soltanto per se stesso e per le proprie idee. –Dietrich Bonhoeffer

C'è un mistero, c'è un contenuto nascosto nella storia (...) Il mistero è quello delle opere di Dio, che costituiscono nel tempo la realtà autentica, nascosta dietro le apparenze.–Jean Danièlou
Da SEGNI DEI TEMPI >>> http://www.segnideitempi.org/

Un Volto da contemplare "www.reginamundi.info/VoltoGesu/"



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«Il tuo volto, Signore, io cerco» (Sal 27[26], 8). L'antico anelito del Salmista non poteva ricevere esaudimento più grande e sorprendente che nella contemplazione del volto di Cristo. In lui veramente Dio ci ha benedetti, e ha fatto «splendere il suo volto» sopra di noi (cfr Sal 67[66], 3). Davanti a questo Mistero non possiamo che prostrarci in adorazione e contemplazione.

Vi proponiamo questo “Volto da Contemplare” attraverso una carrellata di Opere di incommensurabile bellezza, custodite, come preziosi tesori, nei più prestigiosi musei del mondo.
Le immagini sono accompagnate da una meditazione tratta dalla Lettera Apostolica “Novo Millennio Ineunte” di Giovanni Paolo II.
Per meglio gustare le immagini vi consigliamo di digitare il tasto “F11” della vostra tastiera (Per uscire, ridigitate “F11”).
Tutte le immagini sono scaricabili. 



   Cliccate per accedere...http://www.reginamundi.info/VoltoGesu/

 

 

>>> Un Volto da contemplare <<<

Non finiremo mai di indagare l'abisso di questo mistero. È tutta l'asprezza di questo paradosso che emerge nel grido di dolore, apparentemente disperato, che Gesù leva sulla croce: « Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? » (Mc 15,34). È possibile immaginare uno strazio più grande, un'oscurità più densa? In realtà, l'angoscioso «perché» rivolto al Padre con le parole iniziali del Salmo 22, pur conservando tutto il realismo di un indicibile dolore, si illumina con il senso dell'intera preghiera, in cui il Salmista unisce insieme, in un intreccio toccante di sentimenti, la sofferenza e la confidenza. Continua infatti il Salmo: « In te hanno sperato i nostri padri, hanno sperato e tu li hai liberati [...] Da me non stare lontano, poiché l'angoscia è vicina e nessuno mi aiuta » (22[21], 5.12).
Il grido di Gesù sulla croce, carissimi Fratelli e Sorelle, non tradisce l'angoscia di un disperato, ma la preghiera del Figlio che offre la sua vita al Padre nell'amore, per la salvezza di tutti. Mentre si identifica col nostro peccato, « abbandonato » dal Padre, egli si « abbandona » nelle mani del Padre. I suoi occhi restano fissi sul Padre. Proprio per la conoscenza e l'esperienza che solo lui ha di Dio, anche in questo momento di oscurità egli vede limpidamente la gravità del peccato e soffre per esso. Solo lui, che vede il Padre e ne gioisce pienamente, misura fino in fondo che cosa significhi resistere col peccato al suo amore. Prima ancora, e ben più che nel corpo, la sua passione è sofferenza atroce dell'anima.

Come nel Venerdì e nel Sabato Santo, la Chiesa continua a restare in contemplazione di questo volto insanguinato, nel quale è nascosta la vita di Dio ed offerta la salvezza del mondo. Ma la sua contemplazione del volto di Cristo non può fermarsi all'immagine di lui crocifisso. Egli è il Risorto! Se così non fosse, vana sarebbe la nostra predicazione e vana la nostra fede (cfr 1 Cor 15,14). La risurrezione fu la risposta del Padre alla sua obbedienza, come ricorda la Lettera agli Ebrei: « Egli nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà. Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono » (5, 7-9).
È a Cristo risorto che ormai la Chiesa guarda. Lo fa ponendosi sulle orme di Pietro, che versò lacrime per il suo rinnegamento, e riprese il suo cammino confessando a Cristo, con comprensibile trepidazione, il suo amore: « Tu sai che io ti amo » (Gv 21,15.17). Lo fa accompagnandosi a Paolo, che lo incontrò sulla via di Damasco e ne restò folgorato: « Per me il vivere è Cristo, e il morire un guadagno » (Fil 1,21).
A duemila anni di distanza da questi eventi, la Chiesa li rivive come se fossero accaduti oggi. Nel volto di Cristo essa, la Sposa, contempla il suo tesoro, la sua gioia. « Dulcis Iesu memoria, dans vera cordis gaudia »: quanto è dolce il ricordo di Gesù, fonte di vera gioia del cuore! Confortata da questa esperienza, la Chiesa riprende oggi il suo cammino, per annunciare Cristo al mondo, all'inizio del terzo millennio: Egli « è lo stesso ieri, oggi e sempre » (Eb 13,8).
(Giovanni Paolo II - da Lettera Apostolica “Novo Millennio Ineunte”)

lunedì 26 dicembre 2011

I SEGNI DEI TEMPI - Una mangiatoia ed un bimbo. Dio. Un segno nella notte & - Il Messaggio del 25 Dicembre 2011

BUON NATALE


PRESENTAZIONE Don Antonello Iapicca 


Mi chiamo Antonello Iapicca, sono un presbitero italiano missionario in Giappone, a Takamatsu, da molti anni. Ora mi trovo in una zona di 200.000 abitanti dove non vi è presenza cattolica, annunciando il Vangelo insieme a due famiglie missionarie, una italiana e una spagnola. 
Un segno nella notte. 

"Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello". 
(San Francesco)

Il segno. Una mangiatoia ed un bimbo. Dio. Un segno nella notte, la nostra. L'oscurità di tante vite rapprese in un grumo di fatti, sensazioni, affetti, gioie, dolori, speranze confuse in un groviglio senza senso. Si fa, si disfa. Senza un perchè. E' questa la notte più profonda, la vita come una matassa senza capo né coda. E Dio sa quanto sia difficile, impossibile, sbrogliarle queste matasse. La notte di una vita senza senso, perchè senza un segno ad indicarne il Destino. La notte dei pastori, transumanti con i loro armenti sulle vie della storia, cercando un pascolo, un riposo, un segno. Noi, pastori di questo tempo, le ore sbiadite sui cammini incerti alla ricerca di gioia, di pace, di cibo. E nulla a saziarci lì dove abbiamo davvero fame, tutto scivola, e ci lascia più vuoti di prima. La notte dei nostri desideri inappagati. In questa notte brilla una Luce. Ed è un bimbo. Un segno. Il segno. Un bambino avvolto in fasce, un bambino in una mangiatoia. Un Uomo in una tomba. Dio dentro alla nostra vita, buia, agonizzante, discesa, senza accorgersene, in un sepolcro. Dio è in una grotta, a Betlemme, come la nostra vita. La Luce brilla nelle tenebre, laddove s'è spenta la nostra speranza. Nella morte è sceso il Creatore, oggi, ora. Lì dove siamo è deposto il segno. Dio con noi. E noi con Lui. Nulla gli è estraneo, tutto di noi è per Lui. E' questo il segno, il senso della nostra vita. Essere per Lui. Di Lui. Sempre. Nulla anonimo, nulla insignificante. Tutto santo, tutto ordinato. Anche quel che sembra sconclusionato, inutile, insensato, anche il peggio di noi è per Lui. Tutto di noi, passato, presente, futuro sono la greppia dove Lui desidera essere adagiato. E' Lui il segno, il senso che dà valore e consistenza eterna ad ogno nostro secondo, ad ogni nostro micron di mente, cuore e vita. Un bambino ci è dato, un segno. Siamo Suoi. Da sempre. Per sempre. Auguri, che siate quel che già siete. Con Lui deposto in una mangiatoia - la nostra vita - anche noi siamo deposti in una greppia - la nostra storia. L'augurio più vero, più santo, essere, restare in Lui nella magiatoia dei nostri giorni, crocifissi con Lui perchè sia Lui a vivere in noi, Lui il segno per ogni uomo, la nostra vita aggrappata a Lui il segno di salvezza, e di gioia e d'amore per questa generazione. Buon Natale, ovvero, buona vita perduta nel Signore Gesù, vita eterna nell'eterno Dio che s'è fatto bambino per noi. Auguri davvero, con tutto il cuore.
Antonello Iapicca Pbro








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giovedì 22 dicembre 2011

Buon Natale ... DA GiuM@

http://digilander.libero.it/giardinoangeli/pps/4_candele.pps




 Oggi, nella città di Davide,
è nato per voi un Salvatore,
che è Cristo Signore.
 Questo per voi il segno:
 troverete un bambino
avvolto in fasce,
adagiato in una mangiatoia
(Lc 2,11-12).

Santo Natale e felice anno nuovo 2012 nel Signore Dio
Santa Navidad y feliz año nuevo 2011 en el Señor Dios
Sant Nadal i feliç any nou 2011 en el Senyor Déu
Merry Christmas and happy new year 2011 in the Lord God
Joyeux Noël et bonne année 2011 dans le Seigneur Dieu
Santo Natal e feliz ano novo de 2011 no Senhor Deus
Beata Nativitas et bonum annum 2011 in Domino Deus


Gesù è nato, come uno di questi piccoli
che si vedono nelle nostre famiglie.
Gesù è nato! Guardate sulle sue labbra
il sorriso di Dio!
Gesù è nato! Rendetevi conto:
Dio è qui sulla terra dove noi abitiamo,
sulla terra dove noi viviamo,
sulla terra dove noi amiamo.
Gesù è nato, Dio è qui e resterà sempre con
noi, attraverso giorni e notti, per sempre.
Gioirà e riderà con noi,
Le sue lacrime scenderanno come le nostre,
Si prenderà cura di chi soffre,
Stenderà le sue braccia sulla croce e si vedrà
Dio che offre il suo amore al mondo intero.
Grazie Gesù,
perché vieni ad abitare nel nostro mondo,
nel nostro cuore, nella nostra vita!
Aiutaci a fare di questo Natale
un momento indimenticabile,
In cui, ancora una volta,
il tuo cuore batta insieme al nostro,
e chi ci incontra possa riconoscere
che tu sei il Signore della nostra vita!

natale

buon natale

>>> BUON NATALE!<<<

giovedì 15 dicembre 2011

Les Enfants de Medjugorje 2011



Questo testo può essere divulgato a due condizioni: 1) non cambiare alcuna parola del testo, 2) citare l’origine "Enfants de Medjugorje" assieme al nostro sito in francese
www.edm.eu.com


Les Enfants de Medjugorje 2011

12 dicembre 2011
Nostra Signora di Guadalupe, patrona delle Americhe
Cari figli di Medjugorje,
lode a Gesù e Maria!
1. Il 2 dicembre 2011, Mirjana
ha ricevuto la sua apparizione mensile alla Croce Blu, circondata da una folla ridotta a causa della stagione. Dopo l’apparizione, ci ha trasmesso il seguente messaggio:

"Cari figli, come Madre sono con voi per aiutarvi con il mio amore, preghiera ed esempio a diventare seme di ciò che avverrà, un seme che si svilupperà in un forte albero ed estenderà i suoi rami nel mondo intero. Per divenire seme di ciò che avverrà, seme dell’amore, pregate il Padre che vi perdoni le omissioni finora compiute. Figli miei, solo un cuore puro, non appesantito dal peccato può aprirsi e solo occhi sinceri possono vedere la via per la quale desidero condurvi. Quando comprenderete questo, comprenderete l’amore di Dio ed esso vi verrà donato. Allora voi lo donerete agli altri come seme d’amore. Vi ringrazio". La Madonna ci ha domandato una volta ancora di pregare per i nostri sacerdoti.

2. La foto può sorprendere alcuni.
Questa statua del Bambino Gesù ha una storia poco banale. Un francescano di Cava dei Tirreni (vicino a Salerno) va in Israele nell’ottobre 2010 e trova questa statua e la acquista subito. Tornato in Italia mette il pacchetto in una stanza del convento e va a dormire. La mattina dopo, una voce molto dolce lo sveglia: "Aprimi, soffoco!". Spaventato, pensa che questa sia la voce di sua madre defunta. Poi apre il pacchetto che aveva portato da Israele. Ed ecco che la statua aveva pianto lacrime di sangue! Chiama il suo vescovo che proprio quel giorno era al convento. Anche lui constata le lacrime ancora fresche lungo il volto di Gesù. Vengono subito chiamate le autorità, l’esperto, ecc. Dopo lunghe analisi, il fatto viene dichiarato autentico senza trucchi. Il sangue è vero sangue umano, ha le stesse caratteristiche del sangue della Sindone di Torino. Un anno dopo, il 24 ottobre 2011, la statua viene esposta alla venerazione dei fedeli.
Natale è vicino e noi abbiamo già preparato la mangiatoia. Il bambino Gesù ci verrà deposto e riuniremo le nostre famiglie per venerarlo, adorarlo e meravigliarci della sua venuta fra noi. Eppure, un anno fa, questo bambino piangeva lacrime di sangue! Cosa vuol dire? Quale messaggio vuol darci? Perché soffocava dentro la sua stretta scatola? Gesù ha detto: "Quello che fate al più piccolo dei miei, lo avete fatto a Me". Allora cosa abbiamo fatto o cosa abbiamo dimenticato di fare?
Abbiamo ingentilito la storia di Natale, aggiunto delle ghirlande alla stalla e attaccato delle piccole lampade (non c’era alcuna luce nella stalla), abbiamo reso il tutto molto piacevole a guardarsi. Ma ci dovremmo domandare: ‘Se Tu ci parlassi oggi cosa ci diresti? Perché piangi? Quale nuova angoscia mortale ti fa versare lacrime di sangue? In quale nuovo Getsemani è immerso il tuo adorabile piccolo cuore che è solo amore?’
Ciascuno darà la sua risposta. Ma queste lacrime non devono passare inosservate, ci scuotono! Sì, cosa abbiamo omesso di fare? Perché ora più che mai abbiamo l’occasione di asciugare il volto di questo Bambino! Noi possiamo TUTTI asciugare almeno una delle lacrime di sangue. E questo con una semplice preghiera fatta col cuore, abbandonando un peccato grave, con la risoluta decisione di perdonare a qualcuno, con un digiuno offerto per una madre che pianifica l’aborto, con una visita ad un vicino distrutto dalla solitudine, con un aiuto discreto ad una madre di famiglia che non arriva alla fine del mese… Il Bambino Gesù è così umile, che prende tutto , anche il più piccolo gesto di affetto! Il 25 dicembre, non è forse il Suo compleanno? Non ha diritto al primo posto nelle nostre celebrazioni ed ai più bei regali sotto il nostro albero di Natale?
‘Piccolo Bambino Gesù, per la Tua innocenza, vieni a guarire i nostri cuore soffocati dalle vane preoccupazioni del mondo! Non vogliamo più lasciarti gemere nella tua scatola chiusa,‘distratti’ lontano da Te. Al contrario ti spalanchiamo le nostre porte! Vogliamo prenderti con noi in ogni momento ed in ogni luogo, portarti sui nostri cuori feriti come il figlio prediletto del quale siamo fieri! Perché "Tu sei il più bello fra i figli degli uomini e sulle tue labbra è diffusa la grazia" .Non avere paura, Bambino Gesù, noi non ti faremo più alcun male, resta con noi; senza di Te siamo perduti! Tu sei la nostra gioia e la nostra gloria!

3 – I santi vi aspettano!
Non dimenticate di tirare a sorte il nome di un santo, a Natale o a Capodanno, sarà il vostro compagno di strada per il 2012! Esempio: Qualcuno estrae S.Vincenzo de’Paoli (festeggiato il 27 settembre) e riceve una parola da vivere proprio per lui: "Il Signore interviene quando scartando tutti i mezzi umani, ci ordina di compiere ciò che supera le nostre forze". Riceve così una missione: "Prega per quelli che si scoraggiano davanti alle difficoltà" (vedi PS2).
4 – Alcune notizie da Medjugorje.
Almeno quattro veggenti sono già stati a Roma per testimoniare davanti alla Commissione, anche Padre Jozo Zovko, e sono tornati contenti. Jelena Vasilj, la ragazza che ha le locuzioni interiori, si sta piano piano rimettendo da una trombosi, non è più in pericolo di vita, ma preghiamo per la sua pronta guarigione. Padre Jozo è adesso a Zagabria, assieme a Padre Ljubo, che molti pellegrini hanno conosciuto a Medjugorje. Vicka ha ripreso le sue testimonianze ai pellegrini presso suor Kornelia, ma solamente ogni tanto a causa della salute ancora cagionevole.
5 – Una Famiglia sulla nostra strada.
Recentemente sister Briege McKenna, ci ha rallegrato con la sua presenza. Si tratta di quella suora che con il Padre Kevin Scallon percorre il mondo intero per fare amare Gesù-Eucarestia ed esercitare il suo dono di guarigione. Anche il Padre Kevin ha da raccontarci …
Un giorno, mentre andava da suo nipote per celebrare il Natale, gli si fermò la macchina alle 9 di sera. Impossibile farla ripartire, ed aveva ancora un’ora di strada da fare. Era la vigilia di Natale, e da quando era partito da Dublino non aveva incontrato né una macchina e neppure un’anima. Al riverbero della luna vide una piccola casa proprio vicino a dove si era fermato. Una luce brillava alla finestra. Decise di domandare a quelli di casa se poteva fare una telefonata per chiamare il nipote. Aprì la piccola cancellata di legno bianco, seguì lo stradello di ingresso e bussò alla porta perché non c’era campanello. Subito aprì la porta un giovane che lo accolse con calore. Sbirciando nell’interno, Padre Kevin vide una giovane donna con un bimbo in braccio che appogiava la testolina del bambino alla sua guancia. La donna sorrise a Padre Kevin mentre lui domandava al marito se poteva telefonare. Questi gli rispose "qui non abbiamo telefono, ma se tornate al villaggio a piedi, c’è un biciclettaio che vi lascerà telefonare. Non potete sbagliarvi di casa, si trova alla destra del supermercato". Il sacerdopte ringraziò la coppia ed augurò loro un felice Natale. "Posso lasciare la macchina davanti a casa vostra?" domandò all’uomo. "Certo, la sorveglierò" rispose. E così che in una bella notte al chiaro di luna, il sacerdote tornò a piedi in città fino al negozio di biciclette. Mentre camminava non smetteva di pensare all’incontro con questa coppia ed al lor Bebé, soprattutto a questo strano odore nella casa. Non era odore di Irlanda. Perché gli ricordava il suo recente viaggio in Terrasanta? E perché la casa era illuminata solo da delle candele? Il biciclettaio aprì la porta e ascoltò il prete che gli esponeva il suo problema. Gli permise di chiamare il nipote e mentre aspettavano, sua moglie gli offrì del thé e una torta di Natale, che Padre Kevin apprezzò molto. Parlarono del tempo e di come Natale fosse tranquillo quest’anno ecc. Il nipote arrivò in meno di un’ora. Salutarono il biciclettaio e sua moglie e si fermarono alla macchina guasta per accorgersi che si era rotta la cinghia del ventilatore. La lasciarono lì, e ripartirono. Il giorno dopo con un meccanico tornarono alla macchina ed una volta riparata, Padre Kevin volle salutare la giovane famiglia che aveva incontrato la sera prima. Si diresse verso la piccola cancellata di legno bianco. Ma non trovò che un’aia e più lontano un campo e nessuna casa a perdita d’occhio. Durante il viaggio di ritorno, il nipote non fece che parlare mentre Padre Kevin invece rimase silenzioso. Era la festa della Santa Famiglia.

Cara Gospa, che questo Natale sia il più bel Natale della nostra vita fino ad oggi! Per questo entra nelle nostre case, nelle nostre stanze, nei nostro cuori! Vieni a deporvi il tesoro dei tesori, il Tuo Neonato ed insegnaci ad adorarlo come Tu lo adori!

Suor Emmanuel +
Tradotto dal francese
PS1 - NOTA BENE Cerchiamo traduttori professionisti per tradurre dall’italiano in inglese (americano); in francese; in spagnolo; in portoghese. E’ tempo dedicato alla Gospa!
PS2 – Non dimenticate il vostro Santo dell’anno!
Ricevete un compagno per l’anno 2012. Abbiamo bisogno di questa presenza celeste al nostro fianco, sempre benevola e disponibile! Vi proponiamo una lista di santi perché possiate prepararla: separate un santo dall’altro, e mettete i foglietti in un recipiente. Dopo aver pregato, ognuno titi a sorte il santo che lo accompagnerà nel 2012. Nel convento di Suor Faustina, il tirare a sorte i santi per l’anno nuovo era già una tradizione! (Vedi §359 del Diario) Chi desidera la lista dei santi me la chieda pure.
PS3–Preghiera a Gesù Bambino.
"Bambino Gesù, Dio bambino, sei venuto così piccolo, così vulnerabile, così povero, e così debole per noi. Ti offro le paure della mia debolezza, della mia vulnerabilità, della mia piccolezza e della mia povertà. Depongo tutto quello che sono nel Tuo Cuore Innocente e Puro. Sì, mi consacro a Te, Bambino Gesù. Re d’amore, mi consacro alla Tua Innocenza ed alla Tua purezza. Sì il vero Amore, la vera Bellezza, Tu sei Colui che non sospetta nulla. L’innocenza del Tuo sguardo ci salverà! Bambino Gesù salvami con la Tua Innocenza!" (JM Hammel)
PS4
Suor Emmanuel terrà un insegnamento a Roma il 15 dicembre allae ore 21.oo nella Chiesa di S Maria dei Miracoli in Piazza del Popolo.
PS5
- CD di Suor Emmanuel (Euro 6,00) - AVVISO: per ogni CINQUE CD/DVD acquistati presso VOCEPIU’, una copia omaggio del libro "Maryam, la fanciulla profeta" di Suor Emmanuel.
ULTIME FORTI NOVITA’ di Suor Emmanuel:
13930
Cosa dice Maria sulla sofferenza, 19508 Bambini aiutate il mio cuore a vincere !, 19509 Parola della Madonna sulla famiglia
Altri insegnamenti: 01001
Bambino Gesù, mio Dio, mio bambino, 01002 La Divina Misericordia – Coroncina rivelata a Suor Faustina, 10076 Ascoltate i miei messaggi, 12616 Liberazioni e guarigioni per mezzo del digiuno, 12617 Dal terrore alla gioia, 12618 Il sorprendente segreto delle anime del purgatorio, 13288 Quando la morte ci separa da quelli che amiamo, 13289 Quando l’amore passa attraverso la morte, 13291 Gli angeli, realtà e supporto, 13292 Shalom, pace, il primo dono di Gesù risorto, 13911 Consacra la tua morte, 13914 I segni, conferma ed avvertimenti, 13915 La gioia effetto della fiducia in Dio, 13916 Tristezza, sconforto, stress … Benedite!, 13917 Marylin Monroe o Santa Teresina, 13918 LUI ha vinto la nostra angoscia, 13921 Maryam, la piccola araba (prima parte), 13925 Maryam, la fanciulla profeta dei nostri giorni (seconda parte), 13926 Superare le prove alla scuola di San Giuseppe, 16556 Famiglia non ti lasciare distruggere, 18522 La confessione: riconciliazione con se stessi, con il prossimo e con Dio, 18527 La più bella Messa della mia vita, 16584 Una famiglia per guarire "dentro" (di Pascal Maillard, fratello di suor Emmanuel), 16585 Prepararsi ad un matrimonio di "successo" (di Padre Tim Deeter presentato da suor Emmanuel),19014 Pregare con il cuore, 19015 La preghiera che ottiene tutto,
19145
Adorazione, l’abbraccio di Dio., 19515 Il miracolo del Rosario, misteri gaudiosi, 19516 I misteri della luce, 19518 I misteri dolorosi, 19519 Misteri gloriosi, 18146 Vogliate bene ai sacerdoti, 19528 Le 24 ore della Gospa
MP3 di Suor Emmanuel
(Euro 9,00) 03014 Rosario completo , 03030 Maryam, la piccola araba, La fanciulla profeta
DVD di Suor Emmanuel
(Euro 15,00) Dvd 046 Dall’angoscia alla gioia
Libro di Suor Emmanuel "
Il meraviglioso segreto delle anime del purgatorio", pagine 78, Euro 5,00
"Maryam, la fanciulla profeta"
, pagine 108, Euro 4,00
Questi prodotti possono essere acquistati nelle librerie cattoliche oppure ordinati alla cooperativa VOCEPIU’ Corso Manusardi 5, 20136 Milano, tel 02/58301229 fax 02/58301439, e-mail info@vocepiu.it.

PS6 - Regalate i Libri di Suor Emmanuel
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