Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

giovedì 2 aprile 2015

Amati sino alla fine.

Giovedì Santo

L'ANNUNCIO
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi».Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi».   (Dal Vangelo secondo Giovanni 13, 1-15)


Amati sino alla fine



αποφθεγμα Apoftegma

Ti sei donato a me senza riserve,
pieno di soavità hai fatto piccola la tua grandezza;
così che non tremassi nel vederti,
nell'aspetto pure come me perchè potessi riceverti

Ode VII di Salomone
Oggi Dio si inchina dinanzi a ciascuno di noi mettendosi ai nostri piedi. Basterebbe questo per rimanere schiantati. La nostra superbia si può infrangere solo su quest'amore inimmaginabile. L'amore sino alla fine.

Gesù è l'unico che va con noi sino in fondo. Lui non lascia le cose a metà, il suo amore non si spegne, non si raffredda, non sfugge il pericolo, non rinuncia per la vergogna, non muta per opportunismo, non esige cambiamenti e attitudini particolari, sa pazientare e attendere, non si aspetta contraccambio ma guarda tutto di noi con speranza invincibile. Se ti prende per mano e ti promette di amarti sino alla fine, sarà esattamente così.
Perché l’amore di Gesù è incastonato nella dinamica dell'esodo; è un amore pasquale che lo conduce sino a inginocchiarsi dinanzi ai nostri delitti. In quante pozzanghere piene del fango del giudizio, dell’invidia, della maldicenza, dell’avarizia abbiamo posato i nostri piedi. 
Quanta polvere abbiamo calpestato, secca come l’amore per la moglie o per il marito. Quanti chilometri abbiamo percorso per allontanarci da Lui e dai fratelli. Quante piaghe sotto i nostri piedi, quante sofferenze che non abbiamo potuto lenire, quante relazioni che non siamo stati capaci di ricostruire.
Ma oggi Gesù è in ginocchio per perdonarci, per lavare ogni macchia e inviarci in un autentico esodo che dimentichi e lasci dietro le spalle le schiavitù antiche. Lui è oggi prostrato davanti a noi, per lavare i nostri piedi affinché ci facciano entrare nella Pasqua.
Lui è oggi di fronte a noi come il Buon Pastore che fascia le ferite, lava e rinfranca i nostri piedi dolenti, per prepararci e condurci al fine per cui siamo nati, i pascoli erbosi del Paradiso, la Terra preparata quale premio di ogni fatica quotidiana, il riposo che ci attende al termine dei combattimenti del deserto.
L'amore che ci porta sino alle acque del battesimo, dove rinnovare, giorno per giorno, l'alleanza con Lui. La misericordia che prepara la mensa del suo corpo e del suo sangue, la fonte della vita piena che trabocca di gioia come un calice di vino squisito.
Nel gesto di Gesù possiamo allora guardare con fiducia e speranza alla nostra vita: al passato nel quale Dio è stato tante volte fedele; al presente, dove si abbassa al punto di inginocchiarsi per riconsegnarci l'amore perduto; al futuro, dove compirà, passo dopo passo, negli eventi che ci attendono, la sua volontà in noi.
Gesù, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, dopo i tanti prodigi mostrati sino ad ora, ci ama sino alla fine, oggi e sino all'eternità.
Comprendiamo allora come la sua ora di passare da questo mondo al Padre, coincida con la stessa nostra ora, quella di passare dalla schiavitù del peccato e della carne, alla libertà dei figli di Dio. Con il Vangelo di oggi si inaugura la grande cena di Gesù, e in ogni suo gesto, in ciascuna sua parola risuona il racconto dell'antico Esodo del Popolo, che, in Lui, non solo è memoriale che riattualizza gli eventi del passato, ma si compie definitivamente. E' questo il senso più profondo dell'amore sino alla fine: in Cristo l'Esodo trova il suo compimento.
I Rabbini hanno interpretato la parola Pesach con pe sachla bocca parla, esprimendo così l'importanza di raccontare l'evento con le parole. "Come un semplice parlare di questi grandi eventi non basta, così neanche il segno da solo è sufficiente. Unicamente l'unità tra il fatto e l'articolazione in parole del suo significato conferisce alla notte pasquale il potere di riprodurre nell'assemblea gli antichi prodigi" (Daniel Lifschitz).
Con il segno della lavanda dei piedi e le parole pronunciate durante la cena, Gesù obbedisce al comando di raccontare gli eventi prodigiosi dell'Esodo mostrando contemporaneamente la novità assoluta e sorprendente del suo potere di compiere le parole e i segni.
E' questa l'esperienza che ci attende oggi, in questo Santo Giovedì. Immergerci nel mistero d'amore che il nostro cuore attende da una vita. Incontrare Colui che stiamo cercando senza posa da quando siamo nati. Lasciarci sorprendere e trafiggere dall'amore di Gesù.
Chiunque oggi si senta vuoto, solo, sfiduciato, triste, angosciato, ribellato, schiavo di peccati dai quali non può uscire. Chiunque di noi insomma, traditi dal marito forse, con un figlio malato senza possibilità di guarire, senza lavoro, ciascuno oggi può stupirsi di un amore mai conosciuto. 
Un amore che ama sino alla fine di noi stessi, sino agli angoli bui e irrisolti delle situazioni che ci tolgono pace e gioia. Sino alla fine di ogni nostro fallimento. Sino alla fine del peggior lato del nostro carattere. Sino all'ultima nostra debolezza. Sino alla fine dell'ultimo peccato inanellato. Un amore che brucia e cancella, che salva tutto quanto sembra perduto, che ricrea tutto quanto sembra morto e imputridito.
Un amore che colma l'esistenza di senso e vita nuova. Un amore fatto pane da mangiare per essere saziati; fatto vino, da bere e colmare ogni sete. Che guarisce, dona pace e gioia e risuscita e per farci camminare  nella vita per inginocchiarci a nostra volta dinanzi a chiunque appaia nelle nostre ore mendicando esattamente quello che abbiamo mendicato noi.
L'amore di Dio in Cristo Gesù, per fare della nostra vita un miracolo d'amore capace di uscire e andare a cercare i nostri fratelli, per lavare i loro piedi. Celebriamo in casa il memoriale di questo amore. Prendiamoci del tempo prezioso, prima di partecipare alla celebrazione in Chiesa e raduniamoci in famiglia. Proclamiamo il Vangelo e laviamoci i piedi gli uni gli altri, chiedendoci sinceramente perdono. Il padre alla madre e ai figli, la madre al padre e ai figli, i figli ai genitori e ai fratelli.
Sarà un passaggio forte del Signore, la porta sulla notte delle notti. E non solo: andiamo a cercare il parente, il vicino di casa, il collega che abbiamo giudicato, le persone verso le quali abbiamo rancore o che sappiamo che nutrono dei risentimenti verso di noi. Preghiamo, chiediamo al Signore la Grazia di umiliarci davanti a loro, come Lui, senza peccato, si è umiliato dinanzi a noi.
Gesù è innamorato, di te, di me, di ogni uomo. Questa sera vuole riconciliarsi con noi, e donarci il perdono ad amici e nemici. Il mondo non conosce il potere dell’amore di Cristo! Non può far altro che separarsi, divorziare, fare causa. Ma non noi, raggiunti dall’umiliazione di Dio.
Oggi può ricominciare una vita nuova con tuo marito, con tua moglie. Oggi, nel perdono, può ristabilirsi una relazione autentica tra genitori e figli, fidanzati, colleghi, amici. Oggi ci possiamo fare pane nel Pane, vino nel Vino, amore nell’Amore, e così sperimentare il compimento e la pienezza della nostra vita, del nostro essere preti, mariti, mogli, padri, madri, figli.
Oggi è il giorno per contemplare questo amore: "forte come la morte è l'amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore! Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio" (Ct. 8,6-7). E’ gratuito, nulla possiamo fare per averlo  nulla possiamo dare in cambio. Per questo, lo stupore di fronte alla gratuità disintegra l'orgoglio di Pietro, il nostro, incapace di ricevere un dono così sconvolgente.
Coraggio allora, lasciamoci lavare i piedi da Gesù. Anche oggi, infatti, depone le sue vesti, “offre” la sua vita, si spoglia della sua dignità per farsi uno con ciascuno di noi, per raggiungerci laddove siamo caduti. Nudo per rivestirci della sua dignità, in ginocchio per deporci nel Cielo.
Continua a leggere...» 


A. Elberti. E' la Pasqua del Signore. Giovedì Santo


Louis Bouyer. L'Eucarestia I. Liturgia giudaica, liturgia cristiana
Louis Bouyer L'Eucarestia II Parola di Dio e Berachà
Louis Bouyer L'Eucarestia III. Le Berachà giudaiche
Louis Bouyer L'Eucarestia IV Dalla berachà giudaica all'eucarestia cristiana

H. U. Von Balthasar. Mysterium Paschale. La Consegna

La lavanda dei piedi. L'interpretazione della lavanda dei piedi nel IV Vangelo
La lavanda dei piedi come rito del Giovedì Santo
La lavanda dei piedi in Occidente
Lavanda dei piedi e peccato originale in S. Ambrogio

J. Jeremias. Questo è il mio corpo

F. Manns . Il cenacolo
Visita al Cenacolo

Ratzinger - Benedetto XVI. Giovedì Santo: Il presbitero: Stare davanti a Lui e servirLo sino al martirio
Ratzinger - Benedetto XVI. Giovedì Santo: il Signore s'inginocchia davanti ai nostri piedi per farci creature nuove
Ratzinger - Benedetto XVI. OMELIE NELLA SANTA MESSA DEL CRISMA
Ratzinger - Benedetto XVI. Il Papa: Al centro della Pasqua vi è la Croce. Omelia per il Giovedì Santo
Ratzinger - Benedetto XVI. OMELIE NELLA SANTA MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE
Papa Giovanni Paolo II Omelia nel Cenacolo (2000)
P. Cantalamessa. Due testi sul Giovedì Santo

Giovedì Santo: Fino alla fine...


Santa Messa “nella Cena del Signore” Omelia di Papa Francesco.



Santa Messa “nella Cena del Signore”

 nella casa circondariale Nuovo Complesso Rebibbia di Roma.

Omelia di Papa Fancesco - 

Pope Francis' Homily at Mass of the Lord's Supper (ITA/ENG)



Santa Messa “nella Cena del Signore” nella casa circondariale Nuovo Complesso Rebibbia di Roma. Omelia di Papa Francesco: "Anche io ho bisogno di essere lavato dal Signore. Pregate per me. Perché possa diventare più schiavo di tutti, di voi, e dell'amore di Dio"

*

Il Papa ai detenuti: 

pregate perché Dio lavi le mie sporcizie

E’ la forte commozione che ha segnato la Messa in Coena Domini, inizio del triduo pasquale, che il Papa ha celebrato nel carcere romano di Rebibbia, dove ha lavato e baciato i piedi a 12 detenuti, sei uomini e sei donne, tra stranieri e italiani. Francesco si è inginocchiato davanti a loro, dopo aver parlato a braccio ai trecento presenti nella chiesa “Padre Nostro” della casa circondariale Nuovo Complesso, e dopo essere stato a lungo salutato da centinaia di persone che lo attendevano nel cortile. 
“Gesù ci amò, Gesù ci ama, ma senza limite, fino alla fine, al punto di dare la vita per noi, per ognuno di noi”. Parla così Francesco, mentre i suoi  occhi scrutano la platea, incrociano lo sguardo di chi ha il volto segnato dalla sofferenza, ma anche dalla durezza, e che si illumina e si ammorbidisce, si commuove fino alle lacrime, alla vista del Papa e all’ascolto delle sue parole. A questi uomini e donne, la cui vita è circondata da sbarre, Francesco ricorda che l’amore di Gesù non delude mai:
"L’amore di Gesù per noi non ha limiti: sempre e di più, sempre e di più. Non si stanca di amare. A nessuno. Ama tutti noi, al punto di dare la vita per noi: sì, dare la vita per noi; sì, dare la vita per tutti noi, dare la vita per ognuno di noi e ognuno di noi può dire: “Dare la vita per me “. Ognuno: ha dato la vita per te, per te, per te, per me, per lui … per ognuno, con nome e cognome. E il suo amore è così: personale. L’amore di Gesù non delude mai, perché Lui non si stanca di amare, come non si stanca di perdonare, non si stanca di abbracciarci … Questa è la prima cosa che volevo dirvi: Gesù ci amò, a ognuno di noi, fino alla fine".
E poi, in questo giovedì in cui Gesù è a tavola con i discepoli, fa ciò che loro non capiscono, lavare i piedi, un’abitudine a quel tempo per chi arrivava in una casa con i piedi sporchi della polvere, ma a farlo erano gli schiavi non i padroni di casa:
"…non c’erano i sampietrini, in quel tempo, no? Era la polvere del cammino. E all’entrata della casa, le si lavavano i piedi. Ma questo non lo faceva il padrone di casa: lo facevano gli schiavi. Era lavoro di schiavi. E Gesù lava come schiavo i nostri piedi, i piedi dei discepoli, e per questo dice: “Questo che io faccio, tu ora non lo capisci – dice a Pietro – lo capirai dopo”. Gesù, è tanto l’amore che si è fatto schiavo per servirci, per guarirci, per pulirci.  E oggi, in questa Messa, la Chiesa vuole che il sacerdote lavi i piedi di dodici persone, in memoria dei Dodici Apostoli. Ma nel cuore nostro, dobbiamo avere la certezza, dobbiamo essere sicuri che il Signore, quando ci lava i piedi, ci lava tutto, ci purifica, ci fa sentire un’altra volta il suo amore".
“Nella Bibbia, prosegue il Papa, c’è una frase, nel profeta Isaia, tanto bella: 'ma può una mamma dimenticarsi di un suo figlio? Se una mamma si dimenticasse del suo figlio io mai mi dimenticherò di te'. Così è l'amore di Dio per noi". E prima di inginocchiarsi di fronte ai 12 detenuti per lavare loro i piedi, è Francesco a rivolgere una richiesta ai presenti:
"E io laverò, oggi, i piedi di dodici di voi, ma in questi fratelli e sorelle siete tutti voi: tutti, tutti. Tutti quelli che abitano qui. Voi rappresentate loro. Ma anche io ho bisogno di essere lavato dal Signore, e per questo pregate durante questa Messa perché il Signore lavi anche le mie sporcizie, perché io diventi più schiavo di voi, più schiavo nel servizio della gente, come è stato Gesù".
La commozione segna il viso di chi è tra i banchi, è visibile su quello di chi attende che Francesco inizi il rito, e poi il Papa si inginocchia, ai piedi di sei uomini e sei donne, di varie nazionalità, e lava e bacia loro i piedi, anche quelli di un bimbo in braccio alla sua mamma. Nel cortile sono in centinaia ad ascoltare la cerimonia, sono loro che hanno accolto per primi il Papa al suo arrivo,  detenuti, volontari, agenti penitenziari, impiegati, rimasti fuori dalla chiesa. Lo salutano, intrecciano le loro dita con le sue, lo baciano, e lui, Francesco, con il suo sorriso aperto, e anche emozionato, li ricambia, ringraziandoli per “l’accoglienza tanto calorosa e sentita”, benedicendo  rosari e fotografie, anche di chi non c’è più, come il detenuto morto suicida solo pochi giorni fa, e che il cappellano del carcere don Sandro Spriano, ricorda durante la messa. Alla fine della celebrazione, il forte abbraccio del Papa a tutti i presenti e il lungo applauso che lo accompagna sino all’uscita. Radio Vaticana
*

Vatican Insider
(Iacopo Scaramuzzi) Messa in coena Domini al carcere di Rebibbia, inizia il rito da una ragazza nigeriana con il bambino in braccio. «Dio ama ciascuno con nome e cognome». Il Papa ha celebrato la Messa «in coena Domini» del Giovedì santo, con la quale ha inizio (...)

*

Here is a translation of the Holy Father's homily during the Mass of the Lord's Supper at the Roman prison in Rebibbia.
* * *
This Thursday, Jesus is at table with the disciples, celebrating the feast of Passover. The passage of the Gospel that we have heard says a word that is precisely the center of what Jesus did for all of us: "He loved his own in the world and he loved them to the end. (Jn. 13,2). Jesus loved us. Jesus loves us. But without limits, always to the end. The love of Jesus for us has no limits, it is always more. He never tires of loving anyone. He loves all of us to the point of giving His life. Yes, He gives his life for all of us, He gives his life for each one of us. And each one of us can say: "He gave His life for me." He gave his life for you, for you, for you, for me for each one, with first and last name, because His love is like that: personal.
The love of Jesus never deceives because he never tires of loving, as He also never tires of forgiving, He never tires of embracing us. This is the first thing I wanted to tell you: Jesus loved each one of you "to the end."
And then He does something that the disciples did not understand: He washed their feet. In that time, it was common; it was customary because the people, when they would arrive to a house, their feet were dirty with dust from the road. There weren't any Sampietrini [stone pavement] in that time!
And at the entrance of the house, they would wash their feet. But it was not done by the head of the household; it was done by the slaves. It was the work of slaves. And Jesus cleans our feet, the feet of the disciples, like a slave. And He says to them: "What I am doing, you do not understand now," he says to Peter, "but you will understand later.” (Jn. 13:7)
Jesus, has so much love that He made Himself a slave in order to serve us, to heal us, to clean us. And today, in this Mass, the Church wants the priest to wash the feet of 12 persons, in memory of the 12 disciples there. But in our heart, we must have the certainty, we must be sure that the Lord, when he washes our feet, He washes everything, He purifies us! He makes us feel once again His love.
In the Bible there is a sentence from the prophet Isaiah that is very beautiful. It says: "Can a mother forget her own child? Though a mother may forget her child, I will not forget you!" (Is. 49:15) That is how the love of God is for us.
And I will wash today the feet of 12 of you, but in these brothers and sisters, there are all of you. Everyone, everyone! All those who live here. You represent them, but I also have a need to be cleaned by the Lord. And for this, pray during this Mass so that the Lord may also clean my filth, so that I may become more your slave, more of a slave in the service of people, as Jesus was. Now, we will begin this part of the ceremony.
[Translation by Junno Arocho Esteves]


Kairòs

mercoledì 1 aprile 2015

Vittorio Viola: La liturgia del Triduo Pasquale

Sono davanti a noi i giorni più preziosi dell'anno,
questa grande settimana...Santa settimana 
dentro la quale ci ha portato la liturgia
della Domenica delle Palme...

Quinta catechesi quaresima

 La liturgia del Triduo Pasquale

 celebrata da Mons. Vittorio Viola, Vescovo di Tortona

Quarta catechesi quaresima

Terza catechesi quaresima: video integrale

Seconda catechesi di Quaresima

Quaresima con il Vescovo Vittorio: Prima catechesi




Una prova schiacciante



Una prova schiacciante –

 Padre Andrea Gasparino

Gesù crocefisso! Come posso guardarti
con tranquillità, con indifferenza?
Gesù crocefisso! Ma esiste un’altra prova
più schiacciante del tuo amore?
Gesù crocefisso, parla,
scuoti il mio torpore, ma per sempre!
Povera la Madre tua,
crocefissa senza nemmeno una croce,
crocefissa con te
senza poter far nulla per te,
crocefissa accanto a te
mentre ti aiuta a sopportare.
Cristo, sei nato tra i poveri,
hai voluto il posto più povero per nascere,
hai voluto per primi intorno a te
i disprezzati;
ora vuoi morire tra i ladri.
Certo,non dai alcun valore
alle valutazioni umane;
sembra che per te debbano essere
tutte capovolte, tanto sono fallaci.
Penso a quando issarono la croce:
che tortura fu la tua!
Gesù, non riesco a pensare
alla tua posizione, al respiro spasimante,
al peso del tuo corpo,
a quelle mani inchiodate.
Ma perché hai scelto proprio
la morte più terribile?
Lo so perché:
volevi dare una prova che sfidasse i secoli,
per chiamare all’amore gli uomini.
Grazie per la scritta sul capo:
mi dici che sei venuto e sei morto
per essere re, mio re:
vuoi regnare nel mio cuore.

- Padre Andrea Gasparino -


Fonte: “Davanti al crocefisso. Preghiere, invocazioni, litanie” a cura di L. Guglielmoni, F. Negri, Ed. Paoline



Nascondetevi sotto le ali della misericordia di Dio; egli è più capace di perdonare di quanto voi lo siate di peccare.

- S. Caterina da Siena -



Fa piacere trovarsi in una barca come la Chiesa, squassata dalle tempeste, quando si è sicuri di non andare a fondo.

- Blaise Pascal -



Il cosmo
come calice
d'argilla
raccoglie
le lacrime
di un Dio
che si dissangua.
Domani
sul deserto
degli uomini
germoglierà la vita.

- Patrizio Righero - 


Buona giornata a tutti. :-)leggoerifletto

Consegnati con Cristo.

QUI MOLTI APPROFONDIMENTI PER PREPARARE IL TRIDUO PASQUALE

Mercoledì Santo

L'ANNUNCIO
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo. Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?”. Ed egli rispose: “Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”. I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”. Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?”. Ed egli rispose: “Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”. Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: “Tu l’hai detto”. (MT 26,14-25)


Mercoledì Santo. Commento


Consegnati con Cristo



αποφθεγμα Apoftegma

Isacco domandò al padre: «Dov’è l’agnello per l’olocausto?»
Abramo rispose: «Il Signore provvederà».
Isacco tremò perché comprese l’intenzione del padre.
Tuttavia si fece forza e disse al padre suo:
«Se è vero che il Santo, benedetto Egli sia,
mi ha scelto, allora la mia anima è donata a lui».
E Isacco stesso si legò volontariamente.

Midrash ai Salmi 116,6
"C'è un tempo per ogni cosa", ci ammonisce severa la sapienza del Qoelet. Un tempo favorevole per essere consegnato, compiere la missione, realizzare l'opera assegnata, e dare così senso e pienezza alla vita. Il tradimento di Giuda segna, per Gesù, l'arrivo di questo tempo. Il momento è prossimo, Gesù lo sa, e per questo si offre liberamente. Quanti di noi nel tradimento dell'amico più caro riconoscono il proprio momento, il "top" della vita? Quanti intravvedono nella consegna di se stessi il meglio che può capitare, l'attimo propizio, "eukairôs" secondo l'originale greco, per realizzare completamente la propria esistenza? Il Vangelo di oggi ci rivela che il momento favorevole coincide con quello in cui siprepara la Pasqua, ed è legato al luogo dove essa è celebrata. Certo, qualcuno tradisce Gesù, lo consegna e lo uccide, ma è solo l'aspetto visibile della vicenda. Nell'ombra, nascosta agli occhi della carne, scorre una trama che ha per protagonista Gesù stesso: "Quando pensiamo al ruolo negativo svolto da Giuda dobbiamo inserirlo nella superiore conduzione degli eventi da parte di Dio. Il suo tradimento ha condotto alla morte di Gesù, il quale trasformò questo tremendo supplizio in spazio di amore salvifico e in consegna di sé al Padre. Il Verbo “tradire” è la versione di una parola greca che significa “consegnare”. Talvolta il suo soggetto è addirittura Dio in persona: è stato lui che per amore “consegnò” Gesù per tutti noi. Nel suo misterioso progetto salvifico, Dio assume il gesto inescusabile di Giuda come occasione del dono totale del Figlio per la redenzione del mondo" (Benedetto XVI). Nella Passione è Gesù dunque che conduce gli eventi. Il suo amore lo porta ad attirare a sé, a "far intingere nel proprio piatto la mano" del proprio assassino. A prendersi la sua vita! E' l'amore, sine glossa. Esso sboccia, maturo, nell'attimo favorevole stabilito dal Padre, la Pasqua. 

Per questo, come già duemila anni fa, riconoscendo che "è giunto il suo tempo", Gesù invia i discepoli a preparare concretamente la Pasqua presso la sala dove, come ogni famiglia o gruppo di famiglie, dopo il sacrificio comune dell'agnello al Tempio, si sarebbero recati per celebrare il Seder. Come loro, abbiamo solo bisogno di un "tale" che ci indichi "dove preparare la Pasqua", immagine dei pastori e dei catechisti che ci conducono alla comunità, il luogo dove, mentre Giuda vende Gesù, possiamo nutrirci della vita di Cristo e imparare ad offrirci. Perché senza Cenacolo non c'è PasquaE sappiamo che preparare la sala e la Pasqua significa, fondamentalmente, cercare Hametz, il lievito vecchio di menzogna e malizia che il demonio ha impastato con la nostra vita. Cerchiamolo allora, alla luce della Parola che ci viene annunciata in questi giorni santi: mettiamoci umilmente sotto la sua luce, sovrapponiamo le nostre attitudini, i pensieri e i gesti a quelli di Gesù. Tutto quello di noi che non c'entra con la sua umiltà, la sua mitezza, il suo amore, è hametz, lievito che avvelena la nostra vita. Gettiamolo via allora, confessandoci e andando a chiedere perdono a chi abbiamo fatto del male. Purifichiamo il nostro cuore nella misericordia di Dio e poi andiamo a cercare i frammenti malvagi che abbiamo lasciato intorno a noi, e che hanno fermentato di divisioni la famiglia, la comunità, le varie relazioni: avviciniamoci alle persone a cui abbiamo fatto male, a quelle che abbiamo giudicato, e inginocchiamoci dinanzi a loro chiedendo perdono. Avviciniamoci anche a coloro che hanno qualcosa contro di noi, e che il lievito del demonio ci ha impedito di accettare e amare. Non potremo fare Pasqua se non ci umilieremo anche dinanzi a loro, come dice il Signore: "quando ti rechi al Tempio per un sacrificio e ti ricordi che qualcuno ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta e va prima a riconciliarti con il fratello". Infatti, "perché Pesach sia un'esperienza significativa piena di efficacia e non un semplice ricordo, essa richiede un'azione concreta: l'obbedienza ai precetti pasquali. I saggi di Israele sottolineano che i padri furono redenti dall'Egitto in virtù della loro obbedienza ai comandamenti dati da Mosè per la Pasqua. Non furono liberati per merito di una grande fede, e neanche per una loro azione morale o sociale, ma per una semplice e "stupida"obbedienza alla parola di un altro, Mosè, che parlava a nome di Dio. Il Midrash racconta che furono soltanto i più poveri, così abbrutiti da non avere altra speranza di questa notte promessa, che obbedirono, mentre tutti gli altri Israeliti perirono con i primogeniti o rimasero in Egitto" (Daniel Lifschitz...). Gli "azzimi di sincerità" con i quali ammonisce San Paolo di celebrare la Pasqua, sono l’umiltà di riconoscere i propri peccati, anche quelli nascosti, accettare la propria povertà e debolezza, per riconoscere il bisogno di liberazione; e obbedirealla Chiesa che ci invita a confessarci e a chiedere perdono: senza questa attitudine del cuore non si può uscire dall'Egitto.
Per questo la figura di Giuda è così importante. Smaschera la reale intenzione del cuore perché il suo tradimento, come una lama, mette a nudo il lievito vecchio; lui stesso, lievito malvagio, illumina dove si nasconda il suo gemello che è in noi, come in uno specchio. Rispondiamo al male con il cuore di Giuda? Oppure, all'apparire del nemico sulla scena della nostra vita, l'agnello mansueto, il Servo di Yahwè incarnato in noi, si rivela mansueto e umile da non resistere al malvagio? Come per Gesù, è Giuda che ci fa presente lo scoccare della nostra ora. La storia che ogni giorno incarna Giuda per noi, ci prepara all'evento decisivo, al momento propizio. Fallirlo significherebbe restare in Egitto, con tutti quelli che Dio ha legato a noi nel suo misterioso disegno di salvezza. La vita è seria, i giorni, le ore, e forse i mesi, gli anni, non sono che una lunga preparazione per la nostra Pasqua. Il matrimonio difficile, il figlio caduto nella spirale della droga, la figlia separata, la malattia, il lavoro che ci umilia, quell'insulto giunto all'improvviso e che non ti aspettavi. Tutto ci prepara, come in un catecumenato spirituale, alla Pasqua, alla libertà autentica, alla vita che è Cristo risorto. Essa, infatti, è preparata per noi che a Lui apparteniamo. Essa consiste nel camminare nei giorni in attesa del momento favorevole per essere consegnati. Per donarci a chi ci è vicino e reclama la nostra vita, a Giuda che ci vende alla morte. E sono proprio a quelli che intingono la loro mano nel nostro piatto, i nostri intimi, i nostri amati. Sapendo che quell'uno che ha tradito Gesù lo siamo stati tutti, non ci stupiremo se anche oggi "uno ci tradirà"; un cristiano, infatti, non si aspetta dall'altro che quello che anche Lui ha fatto a Cristo: incomprensioni, persecuzioni, gelosie. E così la vita sarà un cammino che unirà i momenti favorevoli nei quale donare la nostra anima a Cristo, e in Lui offrire tutto noi stessi a ogni uomo. In Lui trasformati, in Lui consegnati, nel suo amore che ci fa Pasqua viva per ogni fratello
Coraggio, perché questo è possibile proprio in questa Pasqua! La vita eterna effusa in noi sgorga dalla "profonda commozione" di Gesù dinanzi a ogni tradimento, perché adulterando e disprezzando la propria vocazione, la propria umanità, si tradisce Cristo. Ogni istante buttato lontano da Lui significa tradirlo. Ma in ogni istante buttato o immerso nel peccato, giunge sempre la commozione di Gesù. Quella di oggi, quella della notte di Pasqua, intrisa delle lacrime di Cristo per te e per me. Una vita commossa, ecco la vita di Gesù: Lui non giudica nessuno, neanche il peccatore più incallito; Lui vede gli uomini schiavi del demonio e del peccato, si commuove, cioè il suo intimo si" muove-con" noi, e sente sin dentro le sue viscere il male che ci fa male. Il male di tutti, di ogni secondo di tutta la storia in tutti i luoghi della terra, entra dentro Gesù, e lo "muove" a "compassione". Sì fratelli, non c'è peccato che Gesù non "patisca-con" te. Non c'è sofferenza, solitudine, umiliazione, ingiustizia, frustrazione, che non "muova-con" il tuo anche il suo cuore, al punto di "patire-con" te ogni frammento della tua storia di oggi, di ieri e di domani. Gesù non è indifferente neanche al più piccolo dettaglio della tua vita, ma ogni tuo dolore lo "muove" verso di te e il tuo Egitto, per "muovere-con" Lui anche te nella Pasqua che ti strappa alla schiavitù per farti passare alla libertà. Solo chi ha fatto Pasqua con Cristo è cristiano, perché ha la sua vita dentro, e può offrirsi liberamente all'altro, caricandosi dei suoi peccati. Coraggio fratelli, siamo chiamati ad essere, in questa generazione, le lacrime della commozione di Cristo sparse per amore, che annunciano speranza e salvezza al mondo. 
QUI IL COMMENTO COMPLETO E MOLTI APPROFONDIMENTI

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