Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

martedì 4 agosto 2015

Dall'abisso dell'incredulità al Cielo della fede adulta.

 "San Giovanni Maria Vianney"
Giovanni (Lione, Francia, 1786 – Ars 4 agosto 1859), «curato» di Ars per un quarantennio, attirò moltitudini di persone di ogni estrazione sociale con le sue catechesi e con il ministero della riconciliazione. Uomo di austera penitenza, unì alla profonda vita interiore, incentrata nell’Eucaristia, un generoso impulso caritativo. E’ modello della cura d’anime nella dimensione parrocchiale.
 
 Il Curato che cambiò Ars tra altare e confessionale

Martedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario

Dall'abisso dell'incredulità al Cielo della fede adulta



αποφθεγμα Apoftegma

In Cristo, Parola definitiva della sua rivelazione, 
Dio si è fatto conoscere nel modo più pieno: 
egli ha detto all'umanità chi è. 
E questa autorivelazione definitiva di Dio 
è il motivo fondamentale per cui la Chiesa è per sua natura missionaria
Essa non può non proclamare il vangelo, 
cioè la pienezza della verità che Dio ci ha fatto conoscere intorno a se stesso.



Giovanni Paolo II, Redemptoris missio


Pietro dà oggi voce a ciascuno di noi: Se sei tu... come dire, chi sei Signore, puoi davvero camminare sulle acque con una carne simile alla mia? Sei un fantasma, un'illusione, un'invenzione? E' la domanda che sorge prepotente di fronte agli eventi della storia, quelli che accolgono il cammino della Chiesa, come quelli che ci attendono nel dipanarsi dei giorni. E' la domanda che risuona nei territori di missione, soprattutto dove l'annuncio del Vangelo sembra sbattere contro un muro di indifferenza che spesso si fa ostilità e atroce persecuzione. Si tratta di una domanda seria, quella di una fidanzata innamorata che vuol conoscere il suo futuro sposo. Ma può nascondere la tentazione più grande, la stessa affiorata sulle labbra del tentatore, all'inizio e al culmine della missione di Gesù, tra il deserto e il Golgota: se sei Figlio di Dio... Se sei tu... Domanda ineludibile, crocevia fondamentale nel cammino della Chiesa e di ciascuno di noi. La conversione quotidiana a cui siamo chiamati, infatti, passa attraverso lo "scrutinio" di questa domanda. Rispondervi è questione di vita o di morte, per la Chiesa, per noi, per il mondo. Ma, per poterla porre con sincerità e non accademicamente, con il distacco e la superficialità dei sapienti di questo mondo, occorre avere obbedito con i discepoli all'ordine di Gesù, essere saliti sulla barca della Chiesa salpando verso il mare della storia e avere sentito in faccia le frustate del vento contrario. Occorre aver avuto paura per le onde che riempiono d'acqua la barca, e aver visto il Signore camminare accanto ad essa. Accanto, e non dentro con gli apostoli. Si tratta infatti di un'immagine che descrive bene il passaggio alla fede adulta a cui Pietro e tutti noi siamo chiamati. La predicazione ci annuncia Gesù risorto capace di camminare sul mare della morte. Ascoltiamo e vediamo, ma Lui è ancora "fuori" dalla nostra vita, che invece sembra affondare. Non ti trovi oggi in questa situazione? Sì, Gesù è risorto, ma io? Il matrimonio fa acqua, i figli non parliamone, la salute poi... E questa missione che non sembra dar alcun frutto, questo ufficio che è una routine insopportabile, le bollette che non riesco a pagare, e tutto tra i sorrisi beffardi e il rifiuto di chi mi sta intorno... Ed è proprio qui che sorge la domanda decisiva. Non ti scandalizzare se stai dubitando! Falla accidenti questa domanda, Gesù sta camminando accanto a te proprio per questo! E' tutto vero o è pura fantasia? Se sei tu chiamami, che abbia un sigillo, qualcosa che mi tolga il dubbio dal cuore. Chiamami Signore! E Gesù chiama Pietro, e chiama da venti secoli la sua Chiesa, e oggi anche ciascuno di noi: "Vieni!". E, come Pietro, come i suoi successori, come la teoria infinita di santi, conosciuti e sconosciuti, andiamo, ancora una volta obbedendo ad una sua Parola, e camminiamo, come Lui, sulla morte. Ma non basta: occorre sperimentare la verità. Pietro, per essere Pastore universale, deve scendere al fondo di se stesso e scoprire che, la domanda fondamentale, l'unica che schiuda alla rivelazione sull'autentica identità di Gesù, è quella che riguarda se stesso: chi sono? E non basterà quella volta sul mare di Galilea; dovrà scendere ancora, e scoprire sino in fondo il suo cuore adultero, traditore, apostata, complice dell'assassinio di Cristo; lui, che era convinto di non abbandonare mai quel profeta galileo che tanto amava, per conoscere Gesù e affidarsi completamente a Lui doveva giungere al capolinea della propria miseria. 

Ma quell'esperienza nel mare era necessaria, come per te e per me. Il punto è che non gli bastava restare nella "barca" dove la Parola di Gesù gli aveva "ordinato" di entrare; non gli era stata sufficiente la chiamata a "precederlo all'altra riva". Come a noi tante volte non basta la predicazione. Perché? Perché non era entrato nella barca con una fede adulta, ma, come tutti noi, stava nella comunità dubitando; "uomo di poca fede" lo era già prima di salire sulla barca. Gesù lo aveva "obbligato" ad entrarvi, e il verbo originale greco è molto più violento di come appare in italiano. E, come noi, quando le onde cominciano a "strozzare" la sua vita, secondo l'originale, l'incredulità gli impedisce di abbandonarsi alla Parola di Gesù che gli appare come una violenza. Ci accade spesso, vero? Quando la storia ci "obbliga" violentemente alla chemioterapia, alla disoccupazione, al restare soli, E ci sembra proprio che ci stia "torturando". Come Pietro e gli apostoli, strappati al successo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, perché essere cristiani non è questo, ma è entrare nella morte per risuscitare con Cristo! E' sperimentare il perdono dei peccati, che possiamo conoscere solo quando la storia ci "tortura", e riconoscere in essa l'amore di Dio! E questo non ci piace, e resistiamo, e la viviamo come un'ingiustizia. Altro che fede, nella "violenza" con cui Dio ci "obbliga" per strade che non sopportiamo non può esserci amore. Niente da fare, non riusciamo a discernere che proprio quei passaggi "obbligati" sgretolano "torturando" l'uomo vecchio e orgoglioso per far posto all'uomo nuovo e santo... Per questo, quando ha visto Gesù arrivare camminando sul mare in tempesta, lo ha creduto un "fantasma". Ma Gesù non lo ha rifiutato, anzi, come non rifiuta oggi noi con i nostri dubbi. Ci sta assecondando, e ci chiama ancora, per fare l'esperienza che il nostro cuore incredulo esige. Sino a sperimentare di non avere fede... Pietro pensava che, camminando sull'acqua, avrebbe ottenuto una prova tangibile che Gesù non fosse un fantasma; invece, ha avuto la prova della propria incredulità. Eppure proprio qui è cominciata la fede. C'è da preoccuparsi invece, quando la fede si dà per scontata; nelle parrocchie, nei seminari, nei monasteri. Basta essere in parrocchia, fare qualche servizio, e questa sembra fede. Ah sì? Vediamo quando si alza il vento e le onde si increspano, laggiù, lontano "qualche miglio" dalle sicurezze della terraferma. Vediamo nella sofferenza, nel disprezzo, nei fallimenti, vediamo dov'è la fede... Pietro invece, proprio nella sua debolezza ha conosciuto la potenza di Cristo. Affondando nella sua paura, nello scandalo della propria debolezza, Pietro ha toccato la mano tesa e crocifissa di Gesù che rivestiva di forza il suo niente facendolo risuscitare. Questo avrebbe testimoniato al mondo! La consapevolezza della sua povertà, infatti, aveva cancellato quel "se" che lo turbava: è questa l'esperienza decisiva senza la quale non si diventa cristiani. Se non l'hai fatta, se sei prete o vescovo, madre o padre, catechista o non so che, se vai a messa e preghi tanto e non hai questo sigillo dentro, beh, non potrai seguire Cristo sino al Calvario; continuerai a dubitare, incatenato al "se", incapace di passare alla certezza del "sei tu". Per questo non riesci a perdonare, ad amare l'altro così com'è; per questo ti disprezzi e giudichi gli altri; per questo i tuoi figli finiscono dentro situazioni pericolose, tra canne e sesso, menzogne e crisi. C'entra poco l'età... A quindici anni come a ottanta, a trenta come a cinquanta, il "se" impedisce la libertà di seguire il Signore. Ma coraggio, perché quella notte, sul mare di Galilea, Pietro ha compiuto profeticamente il salto nella fede che caratterizza i figli di Dio. Ha fatto l'esperienza della Pasqua, che davvero Cristo è risorto, che è vivo, che la morte è vinta. Ha toccato la mano di Dio, un appoggio saldo che gli ha impedito di affogare. Ha sperimentato che c'è qualcuno che lo poteva tirar fuori dalla morte. Così anche noi e i nostri figli dobbiamo scendere i gradini che conducono alle acque del battesimo, che significa inoltrarsi nell'abisso della propria incredulità per poter gridare a Cristo: "Signore salvami!". Possiamo essere padri, madri, fidanzati, operai e dirigenti, amici e studenti solo conoscendo la nostra debolezza: "Dio vi lascia in quelle tenebre per la sua gloria; qui è il vostro grande profitto spirituale. Dio vuole che le vostre miserie siano il trono della sua misericordia e le vostre impotenze il seggio della sua onnipotenza". (S. Pio da Pietrelcina). Solo un prete che sa di non avere nulla di speciale per poterlo essere, sarà libero di spendersi nella volontà di Dio senza seguire la propria. Solo un padre o una madre che hanno conosciuto la loro totale inadeguatezza, potranno affidare a Dio se stessi e i figli, docili alla storia di salvezza che Lui prepara per tutti. Allora nessun "se" ci ingannerà e, in virtù del cammino fatto nella barca, finalmente ci "prostreremo davanti" a Lui abbandonando il nostro orgoglio, per professare la nostra fede "esclamando: Tu sei veramente il Figlio di Dio!". E la fede ci farà "approdare a Genèsaret", che significa arrivare come figli di Dio risuscitati alle nostre città, al lavoro, a scuola, in famiglia, dove accogliere "la gente del luogo", i nostri figli per esempio. In noi, infatti, essi "riconosceranno Gesù" e saranno proprio loro a "diffondere la notizia in tutta la regione". E proprio perché brillerà sui nostri volti la luce della Pasqua fatta carne nella notte dell'incredulità e della paura. E così la Chiesa compirà la sua missione di sale, luce e lievito, e gli uomini "porteranno" a Cristo vivo in essa "tutti i malati" per "pregarlo di poter toccare almeno l'orlo del suo mantello", ovvero di ascoltare l'annuncio del Vangelo, perché "quanti lo toccheranno guariranno". 



QUIGLI APPROFONDIMENTI


Vita e aneddoti del santo curato d'Ars 


lunedì 3 agosto 2015

Nell'eremo con Gesù.

Lunedì della XVIII settimana del Tempo Ordinario

Nell'eremo con Gesù


αποφθεγμα Apoftegma

Chiediamoci: come seguo io Gesù? 
Gesù parla in silenzio nel Mistero dell’Eucaristia 
e ogni volta ci ricorda che seguirlo vuol dire uscire da noi stessi 
e fare della nostra vita non un nostro possesso, 
ma un dono a Lui e agli altri.

Papa Francesco


Come "le folle", anche noi abbiamo "saputo" dove è andato Gesù con la "barca" della sua Chiesa; abbiamo cioè ascoltato e accolto l'annuncio del Vangelo e lo abbiamo "seguito" camminando "a piedi" dalle nostre "città". E su questo cammino ci siamo fidanzati e poi sposati, ci siamo aperti alla vita, abbiamo studiato e lavorato, qualcuno ha accolto la chiamata al sacerdozio o alla vita consacrata. Insomma, abbiamo cercato di compiere la volontà di Dio. Ma poi, il rapporto tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fidanzati e amici ha cominciato a farsi difficile se non impossibile, il ministero ha rivelato le sofferenze che suppone, e siamo arrivati anche noi nel "luogo deserto". Fratelli, il nostro matrimonio non è oggi un vero e proprio "eremo", secondo l'originale greco reso con "luogo deserto"? Nelle diverse circostanze della nostra vita, non stiamo sperimentando la solitudine propria degli "eremiti"? Probabilmente, quando abbiamo accolto la predicazione e abbiamo deciso di vivere nella volontà di Dio seguendo le orme del Signore non abbiamo compreso davvero quello che significava... Non ci siamo fidanzati nel desiderio di rinchiuderci in un eremo; non ci siamo sposati per restare soli; non siamo diventati preti o suore per non essere ascoltati e compresi. Ed è proprio con questi pensieri che il demonio ha spesso buon gioco con la nostra mente e il nostro cuore. Perché per tutti arriva "la sera", il momento in cui la carne esige il contraccambio per aver obbedito e seguito il Signore; arriva cioè la fame perché intorno scopriamo di non avere nulla di cui saziarci, e l'uomo vecchio che si era nascosto così bene, esce allo scoperto, come accadde al Popolo di Israele nel deserto, e comincia a mormorare in noi, desiderando il cibo di cui si nutre l'uomo che si corrompe dietro alle passioni ingannatrici: agli e cipolle, affetto e stima, successo e prestigio, attenzioni e lodi, e poi denaro e cose, piacere e consolazioni. E invece nulla di tutto questo. Abbiamo seguito il Signore che ci aveva parlato nella sua Chiesa promettendoci una vita nuova e felice, e niente, dopo tanto cammino ci accorgiamo che quello che abbiamo creduto essere comunione e felicità si è rivelato un "eremo" inospitale e senza cibo. Il coniuge si chiude in se stesso proprio quando ne avremmo più bisogno, i figli ci sfuggono spezzando i sogni e le speranze riposte su di loro, il fidanzato si rivela un egoista, gli amici ci volgono le spalle infilati nei propri problemi. Che fare allora? Beh, il demonio ha la soluzione giusta! Non resta che scappare dall'eremo e "andare nei villaggi a comprare da mangiare". Ma occorrono soldi, sforzi, compromessi. Occorre tornare al mondo e abbandonarsi ai suoi costumi e ai suoi valori, perché "nei villaggi" nessuno ti regala nulla. Quanti di noi, pur avendo seguito il Signore, anche nel presbiterato e nella vita religiosa, al sopraggiungere della sera buia di delusioni e problemi, all'apparire della Croce, si è lasciato sedurre dal demonio ed è tornato sui propri passi, sino all'Egitto dal quale l'amore di Dio lo aveva liberato, sperimentandovi delusioni più cocenti, perché lucidamente cercate nell'illusione di scamparle. 
Fratelli, accettiamo la verità: abbiamo camminato dietro al Signore conservando l'Egitto nel cuore. Non sono bastati anni di seminario e di ministero, di fidanzamento e di matrimonio; non sono bastati i milioni di passi deposti sulle orme nel Signore accompagnati dalla Chiesa. La "sera" ci smaschera, come ha smascherato gli apostoli che da tanto erano accanto a Gesù. Eppure proprio la "sera" nella quale stai vivendo oggi è il "luogo" della tua salvezza. Conseguenza dei tuoi peccati e non di un inganno di Dio come vorrebbe farti credere il demonio, in essa puoi finalmente incontrare la "compassione" di Gesù e rinnegare davvero te stesso, gettando all'anatema l'Egitto che ti sei nascosto in un angolo di cuore. Gesù, infatti, "è partito" per "ritirarsi in disparte" a causa della Verità per la quale Giovanni Battista ha perduto la vita. Quel "luogo deserto" è immagine delle conseguenze di solitudine, infecondità e morte di chi pensa e fa ciò che "non gli è lecito". E' vero dunque, come ci dice il demonio, che in quel posto non c'è vita; ma non è vero che sia stato Gesù a portarci a morire, anzi. Gesù prende su di sé le conseguenze della superbia con cui l'uomo ha tagliato con Dio illudendosi di poter decidere da solo cosa sia "lecito" e cosa non lo sia. Ma ti rendi conto? Gesù è già lì, al fondo del tuo dolore, della tua solitudine! Gesù si è "ritirato" per te e per me nel sepolcro dove è sepolto il tuo matrimonio, la relazione con quel parente o quel fratello. Gesù è sceso nella tua morte prima di te, spinto in essa dai tuoi peccati, dal tuo aver fatto lecito quello che per la tua anima era illecito. Gesù è già al capolinea deserto dei tuoi adulteri, dei tuoi furti, delle tue concupiscenze e avarizie! Gesù è venuto nella nostra solitudine per colmarla del suo perdono; nella nostra sofferenza per averne "compassione". Per questo, nel nostro eremo, il Signore ci annuncia che "non occorre" andare da nessuna parte a cercare pane e salvezza! Fratelli, la realtà che stiamo vivendo è l'"eremo", identico a quello dei monaci del deserto e delle suore di clausura, nel quale il nostro Sposo ci attende per moltiplicare la sua vita in noi. Non c'è altro matrimonio che questo, non esistono figli diversi, perché il suo amore si riversa pienamente nell'eremo e nella sera che stiamo vivendo. Appoggiamoci alla predicazione della Chiesa per non dubitare che, proprio nel deserto dove è impossibile vivere Gesù ha il potere di "moltiplicare" la vita, di farci risorgere con Lui! In qualunque situazione ci troviamo, se è vero che siamo peccatori, la cosa di gran lunga più importante è che Lui è con noi e per noi! Per questo ci dice oggi: "voi stessi date loro da mangiare". Sì, "non occorre" altro che "portare" a Lui quello che abbiamo già ricevuto nella Chiesa, la sua Parola (i "cinque pani" segno dei "cinque" rotoli della Torah) deposti nelle nostre mani macchiate dai peccati; e i "due pesci", segno della nostra vita così com'è, la natura umana corruttibile, unita alla natura divina che si dona a noi nei sacramenti che ci amministra la Chiesa. E' il grande mistero che ci confonde e ci umilia: le nostre mani sono quelle che sono, le nostre forze tante volte spese a servizio della menzogna; ma è in esse che, ogni giorno, il Signore depone se stesso, Parola fatta carne, per moltiplicare la vita nella morte di chi ci è accanto. Consegniamoci a Cristo allora, così come siamo, e vedremo la "folla" delle situazioni inestricabili, le relazioni affamate di amore e pienezza, le debolezze di cui sono immagini le "donne" e i "bambini", obbedire alla Parola creatrice di Gesù e "distendersi" sui prati "d'erba" fresca che segnano l'anticipo del Paradiso. L'eremo del matrimonio, infatti, non è la prigione dove sentirsi condannati alla schiavitù, ma il pascolo verde dove i coniugi, deboli e affamati, non cercano l'uno nell'altro quello che non si possono dare, ma dove insieme si consegnano a Cristo perché sazi d'amore i loro cuori. Solo dopo aver "mangiato" di Cristo, e "saziati" del suo amore, potranno consegnarsi mutuamente senza esigersi nulla, perché in loro "avanzerà" vita, amore e misericordia. Non cercheranno nell'altro l'alimento con cui saziarsi, ma, al contrario, divenuti apostoli di Cristo, come le "dodici ceste" che ne sono immagine, nella sovrabbondanza dell'amore di Dio, si lasceranno "portare via" tempo e idee, criteri e progetti, perché ormai in essi la vita ricevuta non si esaurisce più. Così in ogni altra relazione, in ciascun evento della vita, quando "si fa sera", sapremo che è giunto il momento di abbandonarsi alla "benedizione" di Gesù, che trasforma in "bene" ogni nostro male; Lui saprà "alzare con gli occhi" anche la nostra carne "verso il Cielo", "spezzandoci" come pane consegnato alla Chiesa e da questa ad ogni uomo, cominciando dai più vicini e intimi. 
    
QUI IL COMMENTO COMPLETO E MOLTI APPROFONDIMENTI



L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Matteo 14,13-21

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Monday of the Eighteenth Week in Ordinary Time

Hermitage with Jesus






αποφθεγμα  apophthegm

Ask yourself as I follow Jesus? 
Jesus speaks silently in the Mystery of the Eucharist 
and each time reminds us that following him means out of ourselves 
and make our lives not our possession, 
but a gift to Him and to others.

Pope francesco





As "the crowds," we also "knew" where Jesus went with the "boat" of his Church; that is, we have heard and received the proclamation of the Gospel and we "followed by" walking "walk" from our "city". And on this path we got engaged and then married, we are open to life, we have studied and worked, someone has accepted the call to the priesthood or consecrated life. In short, we have tried to fulfill the will of God.  But then, the  relationship between husband and wife, between parents and children, between boyfriends and friends began to be difficult if not impossible, the ministry revealed the suffering that supposed, and we we arrived in the "desert place". Brethren,  our marriage is now a real "retreat", according to the original greek made ​​with "the wilderness"? In different circumstances of our life, we are not experiencing the solitude of their  " hermits "?  Probably, when we welcomed the preaching and we decided to live in the will of God in the footsteps of the Lord we have not really understood what it meant ... Not we got engaged in the desire to shut ourselves up in a hermitage,  there were married to be alone; we have not become priests or nuns for not being heard and understood. It is with these thoughts that the devil has often good game with our minds and our hearts.  Because for all comes "in the evening", the time when the meat demands recompense for obeying and following the Lord; that hunger comes around because we discover that we do not have anything to be satisfied, and the old man who had hidden so well, comes out, as happened to the people of Israel in the desert, and begins to murmur at us, wanting food She feeds the man who is corrupt to the deceitful lusts: garlic and onions, affection and esteem, success and prestige, attention and praise, and then money and things, pleasure and consolation.  But nothing like this. We followed the Lord had spoken to us in His Church and promised a new and happy life, and nothing, after all this way, we realize that what we believed to be communion and happiness has been a "hermitage" inhospitable and without food. The spouse quits himself just when we need it most, the children escape us breaking the dreams and the hopes placed on them, the boyfriend reveals a selfish, friends we turn away tucked into their problems.  What then ? Well, the devil has the solution! We just have to get away from the hermitage and "go to the villages to buy food." But it takes money, effort, compromise. We must return to the world and indulge in its customs and its values, because "in the villages" nobody gives you anything. How many of us, by following the Lord, even in the priesthood and religious life, the arrival of the dark night of disappointments and problems, the appearance of the Cross, has been seduced by the devil and came back to where they started, up to ' Egypt from which the love of God had delivered him, sperimentandovi more bitter disappointments, because clearly the illusion of looking scamparle. 
Brothers, we accept the truth: we walked back to the Lord preserving  Egypt  in the heart. Not enough years of seminary and ministry, engagement and marriage; They were not enough for the millions of steps deposed footsteps in the Lord accompanied by the Church. The "evening" there unmasks, as has unmasked the apostles that they were so close to Jesus.  And yet the "evening" in which you are living today is the "place" of your salvation. Consequence of your sins and not a deception of God as he would like you to believe the devil in it can finally meet the "compassion" of Jesus and really deny yourself, throwing anathema Egypt that you hid in the corner of heart.  Jesus, in fact, "she left" to "come away" to  cause the Truth to which John the Baptist lost his life. The "desert place" is the image of the consequences of loneliness, infertility and death of those who think and do what "he is not permitted." It 's true, then, as it tells the devil, that in that place there is no life; but it is true that Jesus was to take us to die, indeed. Jesus takes upon himself the consequences of the pride with which he cut the man with God under the illusion of being able to decide for himself what is "lawful" and what is not.  But do you realize? Jesus is already there, in the depths of your pain, your loneliness! Jesus has "withdrawn" for you and me in the grave where you buried your marriage, your relationship with that relative or that brother. Jesus fell to your death before you, pushed it from your sins, from your having made ​​lawful what was unlawful for your soul. Jesus is already at the terminus of the desert your adulteries, your theft of your lusts and avarice!  Jesus came into our solitude to fill her of his forgiveness; in our suffering to have "compassion".  Therefore, in our retreat, the Lord tells us that he "does not need" to go anywhere to look for bread and salvation! Brothers, the reality we are experiencing is the '"hermitage", identical to that of the desert monks and nuns, in which our Bridegroom awaits us to multiply his life in us. There is no other marriage than that, there are several children, because his love is poured out fully in the hermitage and in the evening we are experiencing. A ppoggiamoci the preaching of the Church for not doubt that, right in the desert where it is impossible to live Jesus has the power to "multiply" the way and let us rise with Him  in whatever situation we are in, if it is true that we are sinners, it far more important it is that He is with us and for us! For this tells us today: " you give them something to eat . "  Yes, "not necessary" but "bring" to Him what we have already received in the Church, His Word (the "five loaves" sign of the "five" Torah scrolls) placed in our hands stained by the sins; and "two fish", a sign of our life as it is, the corruptible human nature, coupled with the nature of God who gives himself to us  in the sacraments that administers the Church.  And 'the great mystery that confuses and humiliates us: the Our hands are those that are, many times our forces expenses in the service of lies; but it is in them that, every day, the Lord lays himself, the Word made ​​flesh, to multiply their lives in the death of those around us. Consegniamoci in Christ then, as we are, and  we will see the "crowd" of inextricable situations, relationships are hungry for love and fulfillment, the weaknesses of which are images of the "women" and "children", obey the creative Word of Jesus and " unwind "the meadows" grass "fresh that mark the advance of Paradise. L 'hermitage of marriage, in fact, not the prison to feel condemned to slavery, but the green pasture where spouses, weak and hungry, not looking into each other what you can give, but where together we deliver Christ because satiated love their hearts.  Only after "eating" of Christ, and "filled" of his love, will no duty to provide mutually surrender nothing, because their "advance" life, love and mercy. Will not seek another food with which to satiate, but, on the contrary, it becomes apostles of Christ, as the "twelve baskets" that are image, in an abundance of God's love, will they "take away" time and ideas , policies and projects, because by now they received life does not end more. So in any other relationship, in every event of life, when "it is evening," we will know that it is time to abandon the "blessing" of Jesus, which turns into "good" all our evil; He will "raise his eyes" our flesh "to Heaven", "spezzandoci" as bread delivered to the Church and by this to all men, beginning with the closest and most intimate. 



QUThe COMMENT THE COMPLETE AND MANY INSIGHTS





ANNOUNCEMENT
From the Gospel according to Matthew 14,13-21
At that time, having heard [of the death of John the Baptist], Jesus went away from there in a boat and went off to a deserted place by themselves. 
But the crowds, having known and followed him walk from the city. Fell out of the boat, he saw a large crowd, he had compassion on them and healed their sick.
When it was evening, the disciples came to him and said: "The place is deserted, and it is now late; send the crowds away to go into the villages and buy food. " But Jesus said to them, "They need not depart; you give them something to eat. " They said, 'Here we have only five loaves and two fish. " And he said, "Bring them here." 
And he commanded the multitude to sit down on the grass, taking the five loaves and the two fish, raised his eyes to heaven, said the blessing, broke the loaves, and gave them to the disciples, and disciples to the crowd. 
All ate and were satisfied, and they took up the broken pieces, twelve baskets full. Those who ate were about five thousand men, besides women and children.

domenica 2 agosto 2015

Messaggio del 2 agosto 2015 della Regina della Pace...



medjugorje





Messaggio dato a Mirjana alla croce blu


Cari figli, io come madre che ama i suoi figli, vedo quanto è difficile il tempo che state vivendo. Vedo le vostre sofferenze, ma voi dovete sapere che non siete soli. Mio Figlio è con voi. È onnipresente: è invisibile però lo potete vedere solo se lo vivete. 

La luce che illumina la vostra anima e vi dona la pace è Lui. Lui è la chiesa che dovete amare e pregare sempre e lottare per essa ma non solo con le parole ma con le opere d’amore. Figli miei, fate in modo che tutti conoscano mio Figlio, fate in modo che sia amato, perché la verità è in mio Figlio nato da Dio, Figlio di Dio. Non perdete tempo riflettendoci troppo, vi allontanerete dalla verità con un cuore semplice accettate la Sua parola e vivetela. Se vivete la Sua parola, pregherete. Se vivete la Sua parola, amerete, con un amore misericordioso. Amerete gli uni e gli altri. Quanto più amerete, tanto più sarete lontani dalla morte. Per coloro che vivranno la parola di mio Figlio e coloro che ameranno, la morte sarà la vita. Vi ringrazio. Pregate per poter vedere mio Figlio nei vostri pastori, pregate per poterLo abbracciare in essi.


medjugorjetuttiigiorni.blogspot.it

leggoerifletto: La profezia di San Francesco d'Assisi



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La profezia di San Francesco d'Assisi

Dopo aver convocato i suoi fratelli poco prima della sua morte (1226), Francesco ha avvertito su tribolazioni future, dicendo: 
“Fratelli agite con forza e fermezza in attesa del Signore. 
Un periodo di grandi tribolazioni e afflizioni in cui grandi pericoli e imbarazzi temporali e spirituali accadranno; la carità di molti si raffredderà e l’iniquità dei malvagi abbonderà. 
Il potere dei demoni sarà più grande del solito, la purezza immacolata della nostra comunità religiosa e altri saranno appassiti al punto che ben pochi fra i cristiani vorranno obbedire al vero sommo Pontefice e alla Chiesa Romana con un cuore sincero e perfetta carità.
“Nel momento decisivo di questa crisi, un personaggio non canonicamente eletto, elevato al soglio pontificio, si adopererà a propinare sagacemente a molti il veleno mortale del suo errore. 
Mentre gli scandali si moltiplicheranno, la nostra congregazione religiosa sarà divisa tra altre che saranno completamente distrutte, perché i loro membri non si opporranno, ma consentiranno all’errore. 
Ci saranno così tante e tali opinioni e divisioni tra la gente, e tra i religiosi e i chierici che, se quei giorni malefici non fossero abbreviati, come annunciato dal Vangelo, anche gli eletti cadrebbero nell’errore (se fosse possibile), se in tale uragano non fossero protetti dall’immensa misericordia di Dio. 
Così la nostra Regola e il nostro modo di vita saranno violentemente attaccati da alcuni. 
Delle tentazioni terribili sorgeranno. 
Coloro che supereranno la grande prova riceveranno la corona della vita. 
Guai a quelli tiepidi che metteranno ogni loro speranza nella vita religiosa, senza resistere saldamente alle tentazioni consentite per provare gli eletti. Coloro che nel fervore spirituale abbracceranno la pietà con la carità e zelo per la verità, subiranno persecuzioni e insulti come se fossero scismatici e disobbedienti. 
Perché i loro persecutori, spronati da spiriti maligni, diranno che in questo modo prestano grande onore a Dio nell’uccidere e rimuovere dalla terra degli uomini tanto cattivi. 
Allora il Signore sarà il rifugio degli afflitti e lui li salverà, perché hanno sperato in Lui. 
E poi per rispettare il loro Capo, agiranno secondo la Fede e sceglieranno di obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, acquistando con la morte dalla vita eterna, non volendo conformarsi all’errore e alla perfidia, per assolutamente non temere la morte. 
Così alcuni predicatori terranno la verità in silenzio e negandola la calpesteranno.


“La santità di vita sarà derisa da coloro che la professano solo esteriormente e per questa ragione Nostro Signore Gesù Cristo invierà loro non un degno pastore, ma uno sterminatore.“



“ Se avrò occasione di parlare con l’Imperatore , lo supplicherò che per amore di Dio e per istanza mia, emani un editto, al fine che nessuno catturi le sorelle allodole e faccia loro del danno. 
E inoltre, che tutti i podestà delle città e i signori dei castelli e dei villaggi, siano tenuti ogni anno, il giorno della Natività del Signore, a incitare la gente che getti frumento e altre granaglie sulle strade, fuori delle città e dei paesi, in modo che in un giorno tanto solenne gli uccelli, soprattutto le allodole , abbiano di che mangiare…”

- San Francesco - 






Saluto alla Beata Vergine Maria

Ave, Signora, santa regina
Santa genitrice di Dio, Maria
che sei vergine fatta Chiesa
ed eletta dal santissimo Padre celeste,
che ti ha consacrata
insieme col santissimo suo Figlio diletto
e con lo Spirito Santo Paraclito;
tu in cui fu ed è
ogni pienezza di grazia e ogni bene.
Ave, suo palazzo,
ave, suo tabernacolo,
ave, sua casa.
Ave, suo vestimento,
ave, sua ancella,
ave, sua Madre.
E saluto voi tutte, sante virtù,
che per grazia e illuminazione dello Spirito Santo
venite infuse nei cuori dei fedeli,
perché da infedeli
fedeli a Dio li rendiate.


- San Francesco d’Assisi - 


Buona giornata a tutti. :-)





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