Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

mercoledì 4 maggio 2016

IL PESO DELLA VERITA'

Il Vangelo del giorno

Mercoledì della VI settimana del Tempo di Pasqua





αποφθεγμα Apoftegma

La verità consiste nell'aver bisogno del perdono.
Una comunione concorde tra gli uomini 
può darsi in generale solo sotto la Grazia del perdono.
La verità è che siamo colpevoli, che siamo peccatori
e che possiamo vivere solo se Dio è perdono,
 solo se ci viene perdonato.

Card. Joseph Ratzinger






QUI IL FILE MP3 AUDIO DA SCARICARE 






L'ANNUNCIO

Dal Vangelo secondo Giovanni 16,12-15.

"Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l'annunzierà.
Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l'annunzierà".







IL PESO DELLA VERITA'




La Verità "pesa". La conoscenza della verità, infatti, spesso è un peso difficile da portare, anche perché oggi è considerata un deragliamento verso il fondamentalismo intollerante che attenta alla libertà altrui: "La non verità, il restare lontani dalla verità, sarebbe per l’uomo meglio della verità. Non è la verità a liberarlo, anzi egli dovrebbe piuttosto esserne liberato. L’uomo sta a suo agio più nelle tenebre che nella luce; la fede non è un bel dono del buon Dio, ma piuttosto una maledizione. Stando così le cose, come dalla fede potrebbe provenire gioia? Chi potrebbe avere addirittura il coraggio di trasmettere la fede ad altri? Essa sembra essere piuttosto il guscio della soggettività, in cui l’uomo può sfuggire alla realtà e nascondersi ad essa." (Joseph Ratzinger). Occorre vivere secondo coscienza, ci viene ripetuto. Scriveva J.G.Fichte: “La coscienza non erra mai e non può mai errare”, poiché è “essa stessa giudice di ogni convinzione, non conosce alcun giudice sopra di sé”. La coscienza decide in ultima istanza, ed è per natura inappellabile: "dal momento che i giudizi di coscienza si contraddicono, ci sarebbe dunque solo una verità del soggetto, che si ridurrebbe alla sua sincerità... la coscienza è l’istanza che ci dispensa dalla verità e si trasforma nella giustificazione della soggettività, che non si lascia più mettere in questione, così come nella giustificazione del conformismo sociale, che, come minimo denominatore comune tra le diverse soggettività, ha il compito di rendere possibile la vita nella società" (J. Ratzinger). Si tratta anche della nostra esperienza, la superficialità del "carpe diem", del cogliere l'attimo, rinunciando alla possibilità di conoscere la verità. La "dittatura della coscienza", lungi dall'aver liberato l'uomo, lo costringe a nuove e più schiavizzanti catalogazioni, alla sottomissione a marchi ideologici indelebili. Li vedete i nostri figli? E il pensiero unico che rimbalza ovunque? Non ci "pesa" dirci cristiani, con parole e gesti? L'ambiente circostante, infatti, prima ti assorbe e poi si trasforma in uno spietato aguzzino che esige la coerenza del proprio status, pena il rifiuto, l'esclusione e l'espulsione. Quando si cade - fumando una sigaretta o mangiandoti una bistecca alla brace - infrangendo le dure regole tracciate dalla "tolleranza che non tollera" sbandamenti da quanto ha stabilito sia tollerabile, è già troppo tardi, non si hanno vie d'uscita. Di norma l'intollerabile del tollerante è Gesù Cristo e coloro che gli appartengono. La coscienza collettiva moderna tollera tutto, ma non la Croce. La tolleranza intollerante è l'abito culturale indossato dall'Anticristo, l'anti-verità: "Il Cristo col suo moralismo ha diviso gli uomini secondo il bene e il male, mentre io li unirò coi benefici che sono ugualmente necessari ai buoni e ai cattivi” (Vladimir Sergeevic Solovev). L'Anticristo aborriva “l'assoluta unicità” di Cristo: "Egli è uno dei tanti; o meglio è stato il mio precursore, perché il salvatore perfetto e definitivo sono io, che ho purificato il suo messaggio da ciò che è inaccettabile all’uomo d’oggi". E non accettava che Cristo fosse vivo: “Lui non è tra i vivi e non lo sarà mai. Non è risorto, non è risorto, non è risorto. È marcito, è marcito nel sepolcro...”. La "coscienza tollerante" moderna parte da qui: Cristo è marcito nel sepolcro, e con Lui ogni pretesa di verità. Per questo essa diviene un peso difficile da portare e l'uomo, nella sua debolezza, preferisce disfarsene. 

Ma non è così! La verità non è marcita nel sepolcro! Lo Spirito Santo effuso nei nostri cuori ce la svela compiendola, perché Egli insegna difendendo, perdonando. La verità tutta intera è essenzialmente perdono, quello che il mondo non conosce, la salvezza che l'Anticristo, il padre della menzogna, vuole sottrarre all'umanità. In ebraico la parola verità è 'emet, derivato dalla stessa radice da cui la parola fede. La radice 'mn ha il significato fondamentale di sicuro, attendibile, capace di portare un peso. In questa luce si comprendono le parole di Gesù: è la stessa verità che porta il suo stesso peso. E' la verità che, svelandosi, porta la sua drammatica e liberante oggettività. In altre parole significa che mentre il peccato è smascherato appare simultaneamente il perdono capace di distruggerlo e di consegnare la possibilità di una vita nuova. Quando nella Chiesa incontriamo il Signore, quando Egli prende dimora in noi attraverso il suo Spirito, si svela anche tutto ciò che non gli appartiene, come quando si accende la luce in una stanza. Ma in quella stanza piena di disordine, polvere e spazzatura che è la nostra vita c'è anche Lui con il suo perdono. Apparendo accanto a Cristo e come suo nemico, il peccato si manifesta allora come il nostro stesso nemico; da esso lo Spirito Santo ci difende, come ha difeso il Signore nel Getsemani e sulla Croce. Per questo la "verità tutta intera" alla quale conduce lo Spirito Santo è capace di liberare davvero strappandoci dalla menzogna che ci tiene schiavi perché, rivelando la Verità, la estirpa alla radice. Scriveva Sant'Agostino che "Non c’è vera confessione dei peccati che non sia lode di Dio, non c’è vera lode di Dio che non sia anche confessione dei peccati. "Non si ha nessuna pia e salutare confessione dei peccati se non si rende lode a Dio con il cuore, o anche con la bocca e la parola" (S. Agostino). Nella confessione dei propri peccati l'uomo può dar gloria a Dio, può portare "il peso" (significato del termine "gloria") della Verità perché ne diviene partecipe per aver ricevuto lo Spirito Santo. Confessare i peccati, infatti, è testimoniare il suo amore, il "mio" di Gesù che lo Spirito "prende" da Lui per annunciarlo ai suoi discepoli e a ciascuno di noi. Così, attraverso la predicazione della Chiesa, il Paraclito ci difende e consola annunciandoci e compiendo in noi "quanto è proprio del Padre", ovvero il suo perdono rigenerante rivelato nel Figlio. Che meraviglia! Sai quali sono le "cose future" che lo Spirito vuole annunciarti? Che in ogni istante Dio ti ama e fa di te un figlio unico e irripetibile, nonostante le debolezze e contraddizioni: "Proprio questo è il dramma dello Spirito Santo, il dramma della Chiesa e anche il nostro: lo sforzo di trarre lo Spirito dal fango. E non è rifuggendo il fango che ci facciamo Spirito, ma solo sopportando il fango che è in noi e negli altri; sottoponendolo alla nuova forza vitale, al respiro di Gesù Cristo, nello Spirito Santo che ancora oggi trasforma il mondo." (J. Ratzinger).








QUI IL COMMENTO COMPLETO E GLI APPROFONDIMENTI

martedì 3 maggio 2016

VEDERE IL VOLTO DEL DIO VERO SPLENDERE NELLA COMUNIONE DELLA CHIESA

Il Vangelo del giorno




3 Maggio. Santi Filippo e Giacomo. Apostoli



αποφθεγμα Apoftegma

Guardate alla forma d'una pietra squadrata: 
il cristiano deve essere simile ad essa! 
Di fronte a qualsiasi tentazione il cristiano non cade. 

Anche se è spinto e, quasi, capovolto, egli non cade. 
Una pietra di forma quadrata, infatti, 
da qualunque parte tu la giri, sta dritta... 
Siate, dunque, squadrati in questo modo, 
cioè pronti a qualsiasi tentazione. 
Qualunque cosa vi colpisca, non abbia a rovesciarvi!... 


S. Agostino

QUI IL FILE MP3 AUDIO DA SCARICARE 





L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Giovanni 14,6-14 

In quel tempo, Gesù disse a Tommaso: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre; fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”.
Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?
Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è in me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.
Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò”.




VEDERE IL VOLTO DEL DIO VERO SPLENDERE NELLA COMUNIONE DELLA CHIESA



I nostri occhi cercano il Padre: "Se quello che i mortali desiderano potesse avverarsi, per prima cosa vorrei il ritorno del padre": così Telemaco, il figlio di Ulisse, testimoniava nell'Odissea l'angoscia di un figlio alla ricerca di suo padre. In fondo la vita non vi e' altro che l'attesa di nostro Padre, e ogni atto che compiamo nasconde l'esigenza insopprimibile. E' orfano chi non può vedere suo Padre. Abbiamo tutti un urgente bisogno di vedere il volto di nostro Padre, di conoscere le nostre radici, di scoprire un punto di appoggio per la nostra vita. La nostra e' una generazione di orfani cui e' stata preclusa la visione decisiva. Come si può vivere senza Padre? Impossibile, devastante. Nella vita morale regna il caos del relativismo, ogni opinione diviene via, verita' e vita. L'esito e' sotto i nostri occhi. Morte, coniugata in aborto, droga, divorzio, anoressia, bulimia... “Se l’occhio non fosse solare, non potrebbe riconoscere il sole” (Goethe). Il processo che conduce alla conoscenza del Padre e' un processo vitale di assimilazione, un catecumenato, nel quale, passo dopo passo, il catecumeno giungeva ad accogliere in pienezza l'elezione ad essere cristiano, e, come San Francesco, poteva spogliarsi dell'uomo vecchio che si corrompe dietro le passioni ingannatrici e rivestire l'uomo nuovo, il figlio di Dio: «Non avete ricevuto uno spirito di schiavitu', per ricadere nel timore, ma uno spirito che vi rende figli, col quale gridiamo: Abba, Padre!» (Rm 8,15). Il figlio e' libero, ha imparato a vedere il Padre attraverso la sofferenza che sorge dai passi della propria storia, quelli che conducono, a poco a poco, come in un catecumenato, a compiere la volonta' di Dio. Vedere il Padre e' vedere Cristo, l'unico che ha compiuto la volontà di Dio. Vederlo e' imparare da Lui, lasciarsi attirare nella sua stessa vita che ci trascina nel passaggio dalla morte alla vita attraverso le ferite della Croce. Gesu' e' via, verità e vita, perche' percorre per noi e con noi la via dolorosa, quella che attende ogni giorno i nostri passi. Verità e vita perche' via autentica, che non rigetta nessuna sofferenza, che conduce al luogo che Lui ci ha preparato, l'intimita' incorruttibile con la fonte della vita eterna, l'intimita' con nostro Padre. Con Gesù nella Chiesa si impara ad essere figli e ad obbedire dalle cose che patiamo, passando dall'infantilismo che fa "del proprio “piacere” la misura ultima del bene e del male", alla maturita' di chi puo' soffrire per compiere il bene autentico. Gesu' e' via, verita' e vita perche' ci insegna a vivere nel Getsemani, il luogo dove scaturisce, puro e abbandonato, il grido liberante: "Abba', Padre! Tutto ti è possibile, allontana da me questo calice! Non però quello che io voglio, ma quello che tu vuoi". Vedere il Padre con gli stessi occhi di Cristo, il nostro sguardo nello sguardo di Lui, nel quotidiano Getsemani che costituisce la nostra vita. I rapporti con i genitori, con il coniuge, con il figlio, con il fidanzato, con gli amici. La sessualità e lo studio, il lavoro e lo svago, tutto vissuto come figli nel Figlio, smettendo di "pensare la vita in termini infantili, quasi fosse un paradiso terrestre dove tutto è facile, senza fatica, dove nulla è richiesto". Vedere il Padre ci basta, perchè è sapere che esiste una volontà buona, giusta, bella e piena per la propria vita, ed essa coincide con il dono totale di sè. Vedere il Padre è non appropriarsi di nulla e nessuno, è rispettare e accogliere chi ci è vicino. Vedere il Padre è lasciarsi ferire dall'amore che nulla esige per sè ma tutto dona. Vedere il Padre è sapersi amati oltre ogni morte e dolore, di un amore più forte di qualunque peccato. 


Vedere il Figlio è dunque vedere il Padre, e questo è quanto basta ad ogni uomo per essere felice, in qualunque circostanza. Ed il volto di Cristo si incarna pienamente nella Chiesa, corpo vivente e visibile del Signore. Così chiunque fissi e guardi la Chiesa può vedere Gesù, e, in Lui, il Padre, l'approdo di ogni vita, il destino di ogni uomo. La missione della Chiesa, e di ciascuno di noi, non è dunque altro che essere quello che già siamo, per incendiare il mondo con la luce di Cristo. Essere suoi. Essere uno con Lui. Rimanere nel suo amore. Che Dio ce lo conceda, è questa davvero la Grazia più grande da implorare al Padre nel nome di Cristo: lo Spirito Santo che ci faccia intimi a Gesù, una sola carne e un solo spirito con Lui. Per noi, per il mondo. Perchè i figli, i genitori, gli amici, chiunque abbiamo a cuore possa vedere Dio, e credere in Lui. Quante volte soffriamo, ci scoraggiamo, perchè gli altri non si accorgono di Dio, non ne vogliono sapere. Certo, ognuno è libero, ma per esserlo davvero una volta almeno nella vita deve poter vedere Dio, toccare il suo amore. Poi potrà rifiutarlo. Per questo siamo stati chiamati nella Chiesa. Per questo prima di tutto, prima ancora che pregare per i figli, o per chiunque, è fondamentale chiedere a Dio d'essere suoi sino in fondo. E' l'evidenza di Dio in noi che aprirà al mondo lo sguardo su Dio. E' questo il fondamento della missione della Chiesa, dell'educazione, della testimonianza, della nostra stessa esistenza: "È necessario che ogni cosa risalga alle sue origini. Perciò tra tante e tanto grandi chiese, unica è la prima fondata dagli apostoli e dalla quale derivano tutte le altre. Così tutte sono prime e tutte apostoliche, perché tutte sono una. La comunione di pace, la fraternità che le caratterizza, la vicendevole disponibilità dimostrano la loro unità. Titolo di queste prerogative è la medesima tradizione e il medesimo sacro legame. Che cosa poi gli apostoli abbiano predicato, cioè che cosa Cristo abbia loro rivelato, non può essere altrimenti provato che per mezzo delle chiese stesse che gli apostoli hanno fondato, e alle quali hanno predicato sia a viva voce, sia in seguito per mezzo di lettere" (Tertulliano, Sulla prescrizione degli eretici, 20, 1ss). Esistiamo perche' Gesù possa prendere dimora in noi, e fare di noi, giorno dopo giorno, la comunione di pace e di vita eterna che, come una lettera viva, giunga al mondo intero. Lui il nostro luogo, e con Lui nel Padre, nostra eterna dimora. E noi sua dimora, qui ed ora, nella nostra carne, ed eternamente, in un vincolo d'amore che nulla e nessuno potrà mai distruggere. Anche oggi, e in ogni istante. Che Dio ce lo conceda, al di là di ogni ostacolo frapposto dalla nostra debolezza.

lunedì 2 maggio 2016

Medjugorje - Messaggio del 2/05/2016 dato a Mirjana...

Il coraggio di guardare il cielo



Medjugorje - Messaggio del 2/05/2016 dato a Mirjana alla Croce Blu


 


«Cari figli, il mio Cuore materno desidera la vostra sincera conversione e che abbiate una fede salda, affinché possiate diffondere amore e pace a tutti coloro che vi circondano. Ma, figli miei, non dimenticate: ognuno di voi dinanzi al Padre Celeste è un mondo unico! Perciò permettete che l’azione incessante dello Spirito Santo abbia effetto su di voi. Siate miei figli spiritualmente puri. Nella spiritualità è la bellezza: tutto ciò che è spirituale è vivo e molto bello. Non dimenticate che nell’Eucaristia, che è il cuore della fede, mio Figlio è sempre con voi. Egli viene a voi e con voi spezza il pane perché, figli miei, per voi è morto, è risorto e viene nuovamente. Queste mie parole vi sono note perché esse sono la verità, e la verità non cambia: solo che molti miei figli l’hanno dimenticata. Figli miei, le mie parole non sono né vecchie né nuove, sono eterne. Perciò invito voi, miei figli, a osservare bene i segni dei tempi, a “raccogliere le croci frantumate” e ad essere apostoli della Rivelazione. Vi ringrazio».

Si respirava già l’aria della Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia ieri al Divino Amore

Una ‘mini Gmg’ al Divino Amore

Oltre 35mila giovani riuniti ieri nel santuario romano in preparazione all’evento di Cracovia. Circa 300 le ‘alzate’ per l’evangelizzazione nel mondo, benedette dal card. Pell che ha chiesto preghiere per il suo lavoro nelle finanze vaticane
Kiko Argüello incontra i giovani al Divino Amore
CHIESA & RELIGIONE
Si respirava già l’aria della Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia ieri al Divino Amore, dove si è svolto l’incontro del Cammino Neocatecumenale con i giovani di tutta Italia e da numerose città d’Europa. Incontro che ha voluto rinvigorire l’invito del Papa a partecipare al grande evento di luglio in Polonia e anche in ‘obbedienza’ al card. Dziwisz che all’iniziatore Kiko Argüello ha detto: “Mi aspetto almeno 250mila giovani del Cammino. Non possono essere meno di Madrid”.
Tutti i ragazzi e le ragazze appartenenti a questa diffusa realtà ecclsiale hanno quindi voluto dare il loro assenso presentandosi ieri nel santuario tanto caro ai romani. Molti di loro agitavano bandiere dei paesi d’appartenenza (in particolare i polacchi sventolavano un maxi striscione con scritto: ‘Vi aspettiamo a Cracovia’); tanti erano lì dal mattino, stesi sul prato, pronti ad affrontare un acquazzone che sembrava annunciato ma che non è arrivato perché, ha detto padre Mario Pezzi, “la Madonna ci ha voluto proteggere dall’acqua”.
C’erano poi le famiglie: con tanti o con pochi figli, anziane oppure con carrozzine e bambini appena nati; a fianco ad esse, i giovani intenti a suonare, cantare e danzare, mentre gruppi composti anche da 300 persone, assiepati nelle colline circostanti, cercavano la stazione radio per ascoltare la traduzione simultanea (l’incontro è stato seguito anche in streaming su Youtube da Cina e Giappone).
In tutto erano 35mila i presenti, come annunciato dal grande palco da Kiko che ha subito voluto ribadire la natura “vocazionale” dell’incontro. “Il Signore – ha affermato – ci ha scelto per un’opera nella Chiesa. E oggi Cristo ti chiama, come a Matteo ti dice ‘seguimi’. Magari sei venuto qua pensando: Vado a questo incontro e voglio che il Signore mi chiami. Oppure sei fidanzato, stai studiando… però come gli apostoli puoi gettare le reti e seguirlo”.
Le reti le hanno gettate 180 ragazzi ‘alzatisi’ per il seminario, 150 ragazze per il monastero o l’itineranza, e circa 250 famiglie per la missio ad gentes. Tutti hanno ricevuto la benedizione del cardinale George Pell, prefetto della Segreteria per l’Economia, venuto a presiedere l’incontro.
Lo stesso cardinale ha voluto esprimere il suo stupore per questo appuntamento così partecipato: “Questi incontri sono una manifestazione della realtà e dell’attività dello Spirito Santo” ha detto. Di qui il grazie alle famiglie e ai giovani per il loro “coraggio”, perché “quando si risponde alla chiamata di Dio, quando si cerca la volontà di Dio, ci sono sempre delle difficoltà”. Di questo coraggio però “c’è tanto bisogno oggi”, ha affermato il cardinale, assicurando che “in questa vita raccoglieremo 100 volte di più di ciò Gesù ci ha promesso”.
Sempre ai giovani il prefetto delle finanze vaticane ha chiesto preghiere: “Sto lavorando col denaro del Vaticano. Forse per i miei peccati…”, ha scherzato. “Abbiamo bisogno di preghiere, ci sono stati progressi ma rimane ancora da fare. Come ho detto tempo fa, è più facile organizzare il denaro del Vaticano che provocare una conversione. Poi, però, alcuni media hanno stravolto questa mia affermazione scrivendo che io avessi detto: ‘È più facile provocare una conversione che organizzare il denaro del Vaticano’. Un lapsus freudiano…”. In ogni caso, ha aggiunto Pell, “non è un lavoro difficilissimo, né il più importante della Chiesa”, ma “abbiamo bisogno di preghiere”.
Le stesse preghiere, il porporato le ha chieste per Papa Francesco e le ha assicurate da parte sua a “tutti quelli che vogliono rispondere alla chiamata di Dio”. Con ZENIT ha poi voluto esprimere la sua allegria “perché questi incontri sono in qualche modo straordinari. Nella storia della Chiesa ci sono poche occasioni così, questi miracoli della grazia… Certamente – ha aggiunto – sono momenti incoraggianti, un buon segno per la Chiesa e per l’Europa che ha bisogno di speranza e anche di famiglie e di figli”.
L’obiettivo, d’altronde, è proprio questo: portare in zone d’Europa e del mondo ormai secolarizzate l’annuncio del kerygma – “una luce”, ha detto Kiko – attraverso comunità cristiane “che si amano” e che “facciano presente Gesù Cristo”. “Alla gente secolarizzata non importano i templi ma gli importa come ci relazioniamo”; gli importa, cioè, vedere, assaporare, toccare questo amore di Cristo “che ti permette di camminare sull’acqua, sulla morte, sul mare”, ha affermato l’iniziatore del Cammino Neocatecumenale.
Questo annuncio oggi è urgente, ha rimarcato, specie in un mondo segnato da “corruzione generalizzata”, da “gente che ruba”, da droga, femminicidio, tratta delle bianche, pedofilia, abusi in tutto il mondo, famiglie separate e donne abbandonate. Per non parlare della persecuzione cristiana in Siria e nel mondo.
“L’uomo è libero, questo è il mistero di Dio”, ha detto Kiko. E sempre per quella antica tentazione di volersi sostituire a Dio, “fa quello che gli pare”. Invece “Dio cosa fa? Dio non può far niente davanti a questo male?”, ha domandato. “Dio fa una cosa enorme: sta qui crocifisso, si fa uomo e fatto uomo si lascia uccidere. Dio però vince la morte. Perché la morte non poteva assumere Dio. E la Resurrezione è una bomba, un Big bang impressionante”.
Forse, ha detto Kiko, “Cristo poteva morire in un’altra maniera? Sì, ma ha fatto così per mostrare questo amore infinito. Perché Dio ci ama in modo inimmaginabile” e vuole la salvezza di tutti. Salvezza che – affermava San Paolo – si realizza “attraverso la stoltezza della predicazione”.
Per questo il Cammino Neocatecumenale, da oltre 40 anni, impiega tutte le sue forze per l’opera di evangelizzazione nelle periferie. Di Roma, di Madrid, come del mondo. “Abbiamo un carisma immenso per l’evangelizzazione” ha sottolineato Argüello, “non c’è cosa più grande che annunciare il Vangelo. Si fa parte della creazione di un nuovo uomo, di una nuova realtà. Il kerygma prepara l’uomo a ricevere lo Spirito di Cristo. Muove lo spirito, perché non c’è cosa più terribile per un cristiano che installarsi”. È come l’acqua che “quando si stagna, si ferma, puzza”. 
Allora non si può stare fermi e tralasciare questo importante compito che il Signore oggi affida a tutti, soprattutto ai giovani chiamati ad essere “apostoli umili, santi e missionari” e alle donne perché “il genio femminile è fondamentale per la Chiesa”.
“Con Cristo possiamo fare tutto, senza Cristo niente” ha affermato l’ex pittore spagnolo. E in ultimo ha ringraziato la Madonna, in questo santuario a Lei dedicato. Lo ha voluto fare attraverso un canto e un ricordo: quello dell’8 dicembre 1959, giorno dell’Immacolata Concezione, quando “alle tre del pomeriggio, ha riempito la mia stanza di luce e mi ha detto: ‘Devi fare comunità cristiane come la Santa Famiglia di Nazareth che vivano in umiltà, semplicità e lode”

Tutti vogliono tornare alla NATURA ma pochi ci vogliono andare a piedi.

By leggoerifletto

Il grillo e la moneta - don Bruno Ferrero

Un saggio indiano aveva un caro amico che abitava a Milano. 
Si erano conosciuti in India, dove l'italiano era andato con la famiglia per fare un viaggio turistico. L'indiano aveva fatto da guida agli italiani, portandoli a esplorare gli angoli più caratteristici della sua patria. 
Riconoscente, l'amico milanese aveva invitato l'indiano a casa sua. 
Voleva ricambiare il favore e fargli conoscere la sua città. L'indiano era molto restio a partire, ma poi cedette all'insistenza dell'amico italiano e un bel giorno sbarcò da un aereo alla Malpensa. 
Il giorno dopo, il milanese e l'indiano passeggiavano per il centro della città. L'indiano, con il suo viso color cioccolato, la barba nera e il turbante giallo attirava gli sguardi dei passanti e il milanese camminava tutto fiero d'avere un amico così esotico. Ad un tratto, in piazza San Babila, l'indiano si fermò e disse: "Senti anche tu quel che sento io?". 
Il milanese, un po' sconcertato, tese le orecchie più che poteva, ma ammise di non sentire nient'altro che il gran rumore del traffico cittadino. "Qui vicino c'è un grillo che canta", continuò, sicuro di sé, l'indiano. "Ti sbagli", replicò il milanese "io sento solo il chiasso della città. E poi, figurati se ci sono grilli da queste parti". 
"Non mi sbaglio. Sento il canto di un grillo", ribatté l'indiano e decisamente si mise a cercare tra le foglie di alcuni alberelli striminziti. 
Dopo un po' indicò all'amico che lo osservava scettico un piccolo insetto, uno splendido grillo canterino che si rintanava brontolando contro i disturbatori del suo concerto. "Hai visto che c'era un grillo?", disse l'indiano. "È vero", ammise il milanese. "Voi indiani avete l'udito molto più acuto di noi bianchi...". "Questa volta ti sbagli tu", sorrise il saggio indiano. "Stai attento...". 
L'indiano tirò fuori dalla tasca una monetina e facendo finta di niente la lasciò cadere sul marciapiede. Immediatamente quattro o cinque persone si voltarono a guardare. "Hai visto?", spiegò l'indiano. "Questa monetina ha fatto un tintinnio più esile e fievole del trillare del grillo. Eppure hai notato quanti bianchi lo hanno udito?". 

Giuseppe è uomo che sa ascoltare le voci degli angeli che noi, spesso, non riusciamo più ad ascoltare. Ci vuole un udito ‘particolare’ per sentire la voce di Dio che ci parla ogni giorno. Solo chi sa pregare e fare silenzio è capace di sentirla. 

- don Bruno Ferrero - 
da: "Il canto del grillo", Elledici 1990





"Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore. L’animo umano si diletta nel silenzio della natura, che si rivela solo a chi lo cerca..."

- Charlie Chaplin -




Madre santissima, salute dei malati,
tu hai generato Colui che ci ha guarito dal peccato:
senza di Lui quel male, per noi incurabile,
ci avrebbe devastato!
Tu sei la Madre di Colui che sana le ferite del male
e che con la sua morte e risurrezione
apre per noi le porte della grazia,
fonte di salute dell’anima e del corpo.
Tu sei nostra Madre: a te ricorriamo fiduciosi.
ricordati di noi che siamo nella prova!
Lascia, o Madre tenerissima,
che preghiamo con te il Figlio tuo,
e per la comune invocazione del Suo nome
Egli ci liberi dal male che ci consuma
e ci conceda vita e salute.
Tu che, docile sotto la croce,
hai offerto la tua sofferenza,
insegnaci ad unire il nostro dolore,
con te e come te,
a quello del tuo Figlio Gesù
nostro unico Salvatore.
Amen.

l'icona sacra è presso la Basilica Santa Maria Maggiore Ravenna



Buona giornata a tutti. :-)

Kiko Argüello e Carmen Hernández, hanno ringraziato papa Francesco per la pubblicazione del documento Amoris Laetitia

AmorisLaetitiaLev
Gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello e Carmen Hernández, hanno ringraziato papa Francesco per la pubblicazione del documento Amoris Laetitia sull’amore nella famiglia.

L’Esortazione Apostolica firmata il 19 marzo dal Sommo Pontefice ha scatenato una tempesta di polemiche e una molteplicità di interpretazioni, dividendo l’opinione dei cattolici tra chi legge nel documento una rottura col passato (nel senso di una rivoluzione positiva rispetto ad un passato da dimenticare o, al contrario, come una discontinuità nociva rispetto alla tradizione) e chi lo considera perfettamente inserito nel solco del magistero della Chiesa Cattolica e dunque in linea con gli insegnamenti degli ultimi pontificati e la Dottrina Sociale della Chiesa.
In questo contesto, gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale, in una nota diffusa dall’agenzia ACI Prensa, hanno ribadito il loro sostegno al Sommo Pontefice ringraziandolo le parole di Amoris Laetitia, assicurando il sostegno della preghiera ed incoraggiandolo ad “andare avanti”.
L’equipe internazionale responsabile del…
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domenica 1 maggio 2016

Ecco chi sono i cristiani: non quelli che fanno pie pratiche nel chiuso delle sagrestie o delle proprie egoistiche e curatissime dimore, ma coloro che mettono rose e gerani alle loro finestre e li mostrano a tutti perchè la propria città, la propria piazza, la propria via, il proprio palazzo profumino di bellezza. Così, essere cristiani è una questione di profumo, di estetica, di bellezza, non solo di generosità. Perchè l'etica e l'estetica non sono più separabili, come la bontà dal suo profumo.



Dio è profumo


nardo-270
È scoppiata la primavera, finalmente! Si inonda l'aria di nuovi profumi. L'inverno, che sembrava interminabile, lascia il campo a questa nuova esplosione di Vita, che ci ricorda che la morte è preparazione alla vita. Gesù è risorto. Sembra una frase fatta, ormai non fa vibrare più nulla. Invece di pronunciarla stancamente nel Credo e nelle litanie, dovremmo farla nostra, viverla sulla nostra pelle, svuotando i nostri sepolcri, rotolando via le nostre pietre tombali che non fanno più circolare vita, che rinchiudono e soffocano nei nostri circoli chiusi che puzzano di morte.  Il sepolcro che le donne trovano vuoto, la mattina del giorno dopo il sabato, indica un vuoto di morte ed un pieno di vita. Gesù ha vissuto con una tale passione e intensità la sua esistenza che nulla di morto è rimasto nel sepolcro, perchè in lui tutto aveva il profumo della vita. 
Dio è profumo. Nel Cantico dei Cantici, il libro biblico che più di tutti gli altri canta l'amore umano come scintilla di quello divino, inizia così: “Mi baci con i baci della tua bocca... profumo che si spande è il tuo nome...” (Ct 1,1.3). L'altro nome di Dio è profumo, olio profumato versato. Perchè l'olio profumato è come Dio, fragranza incontrollabile che si spande e profuma la Vita, arriva a tutti, non conosce risparmio, non può essere “catturata”, sfruttata... Una volta liberata la sua fragranza è libera di contagiare tutti, buoni e cattivi, si libera nell'aria e dona gioia, vita, leggerezza, piacevolezza. Il profumo è “democratico”, non conosce preferenze, non lo si può indirizzare verso alcuni e verso altri no. Si diffonde di suo. Si sente subito, è oltre ogni intelligenza, è immediato, come per gli animali che si riconoscono annusandosi. Si attacca al corpo, alla pelle, anche dopo giorni e giorni ne senti la fragranza. 
Gesù fu unto sulla testa con olio di preziosissimo nardo profumato prima della sua sepoltura da una donna anonima, a Betania (cf. Mc 14). Quel profumo Gesù lo porterà con sé fin dentro i meandri più bui della sua Passione. Forse Gesù avrà sentito ancora su di sé le mani gentili e “sacerdotali” di quella donna che, con larghissimo spreco d'amore, lo hanno “consacrato” messia, unto, cioè profumato, sacerdote, re e profeta dell'amore che si dona senza calcolo e con sovrabbondanza! Forse il gesto sproporzionato di quella donna e quel profumo intenso tra i capelli lo aiuteranno a confermare nei momenti più difficili la scelta di donarsi con spreco e di profumare la sua morte di Vita!
E noi che profumo siamo? Non si legge più nei nostri occhi, nel tono di voce, che siamo i “profumati”. “Cristiani” vuol dire unti,. Che senso ha parlare, di risurrezione, se non emaniamo questo stesso profumo di Vita? Se anche la nostra vita non sboccia, non si rinnova, non segue la legge della natura e delle stagioni, degli inverni e delle primavere di risurrezione? 
A Palermo, nel quartiere che “puzza” di mafia chiamato Zen, c'è una bellissima forma di resistenza allo strapotere delle cosche, da parte delle donne del quartiere: esse mettono i fiori nei loro balconi. La mafia dice di abbellire l'interno delle case, di cui godono i privati, ma non l'esterno dei palazzi, perchè degli interni delle case godono solo i privati.Ecco chi sono i cristiani: non quelli che fanno pie pratiche nel chiuso delle sagrestie o delle proprie egoistiche e curatissime dimore, ma coloro che mettono rose e gerani alle loro finestre e li mostrano a tutti perchè la propria città, la propria piazza, la propria via, il proprio palazzo profumino di bellezza. Così, essere cristiani è una questione di profumo, di estetica, di bellezza, non solo di generosità. Perchè l'etica e l'estetica non sono più separabili, come la bontà dal suo profumo.
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LO SPIRITO DI VERITA' CI TESTIMONIA L'AMORE DI CRISTO PER NOI RENDENDOCENE TESTIMONI

Il Vangelo del giorno

Lunedì della VI settimana del Tempo di Pasqua




αποφθεγμα Apoftegma

L'uomo di per sé è tentato di opporsi alla volontà di Dio,
di avere l’intenzione di seguire la propria volontà,
di sentirsi libero solo se è autonomo;
oppone la propria autonomia contro l’eteronomia di seguire la volontà di Dio.
Questo è tutto il dramma dell'umanità.
Ma in verità questa autonomia è sbagliata
e questo entrare nella volontà di Dio non è un’opposizione a sé,
non è una schiavitù che violenta la mia volontà,
ma è entrare nella verità e nell'amore, nel bene.
E Gesù tira la nostra volontà,
che si oppone alla volontà di Dio,
che cerca l'autonomia,
tira questa nostra volontà in alto, verso la volontà di Dio.

Benedetto XVI, Catechesi di mercoledì 20 aprile 2011





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L'ANNUNCIO

Dal Vangelo secondo Giovanni 15,26-27.16,1-4.

Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio. Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma io vi ho detto queste cose perché, quando giungerà la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato. Non ve le ho dette dal principio, perché ero con voi.







LO SPIRITO DI VERITA' CI TESTIMONIA L'AMORE DI CRISTO PER NOI RENDENDOCENE TESTIMONI


Esiste una certa forma di intendere e vivere la religione tipica di chi non ha mai conosciuto Dio e il suo Figlio Gesù Cristo, e "lo vuole uccidere, credendo così di rendere culto a Dio". San Paolo scrive: "chi non ha lo Spirito di Cristo non gli appartiene". Non conta essere circonciso e appartenere al Popolo eletto, come non basta essere battezzato. Appartenere a qualcuno implica la sua conoscenza, che, secondo la Scrittura, significa una rapporto esistenziale profondo, quale è l’amore sponsale: una conoscenza che coinvolge l'intero essere. Lo Spirito Santo Consolatore inviato da Cristo dischiude la soglia di questa conoscenza e rivela così la Verità: uno Spirito, una Verità. Conoscere la Verità significa essere ricolmi del Consolatore e permanere nell'intimità divina. Si tratta di un'esperienza esistenziale, una conoscenza da cui sgorgano, "naturalmente", una visione delle cose, un discernimento e un agire conseguenti. Chi non ha lo Spirito di Cristo, ovvero non ha la sua vita dentro, non vive da figlio di Dio. Non assomiglia a suo Padre perché "non lo conosce". Anche se profondamente religioso, anche se teologo o impegnato come nessun altro nel sociale. Anche se anima le messe parrocchiali e fa catechismo ai bambini. Anche se è onesto e paga le tasse, e rispetta il codice della strada. Anche se è fedele a sua moglie e dialoga con i suoi figli. Conoscere il Padre e il Figlio implica aver ricevuto dall'alto lo Spirito Consolatore e vivere nella Verità, la più assurda, quella sulla quale tutti inciampano e si scandalizzano: la Verità che risplende sulla Croce dove Gesù ha rivelato suo Padre. Chi "ha conosciuto" il Figlio "è stato con Lui sin dal principio" della propria vita nuova che ha avuto inizio sulla Croce ne riconosce le sembianze d'amore nei fatti della storia. La Croce, infatti, disegna la vita di Cristo, e chi gli appartiene vive con Lui crocifisso, come un morto in questo mondo perché la sua vita è nascosta con il Signore in Dio. Chi è di Cristo "conosce" intimamente la Verità della Croce, il segreto di un'intimità che ogni istante vince la morte, che fa vivere ogni situazione, anche le più terribili, dolorose e fallimentari, come un passo verso il Cielo. Chi appartiene a Cristo ripete nel suo intimo in piena confidenza il grido dello Spirito Santo sgorgato all'apice dell'angoscia del Getsemani: "Abbà, Papà". Lo Spirito ha condotto la sua natura umana a compiere la volontà del Padre, custodendo in essa la Verità che prevedeva la Croce. 




Si tratta di una conoscenza reale, esistenziale, che si realizza sull'aspro terreno del Giardino degli Ulivi, il crinale decisivo, la soglia fondamentale che Gesù ha attraversato con la sua carne, introducendola nell'obbedienza alla volontà di Dio, diversa e in antitesi a quella umana, pienezza dell'intimità di amore con suo Padre: "Questo entrare nella volontà di Dio non è un’opposizione a sé, non è una schiavitù che violenta la mia volontà, ma è entrare nella verità e nell'amore, nel bene. E Gesù "tira" la nostra volontà, che si oppone alla volontà di Dio, che cerca l'autonomia... Gesù "tira" in alto la nostra volontà, tutta la nostra avversione contro la volontà di Dio e la nostra avversione contro la morte e il peccato, e la unisce con la volontà del Padre: “Non la mia volontà ma la tua”. In questa trasformazione del “no” in “sì”, in questo inserimento della volontà creaturale nella volontà del Padre, Egli trasforma l'umanità e ci redime. E ci invita a entrare in questo suo movimento: uscire dal nostro “no” ed entrare nel “sì” del Figlio. La mia volontà c'è, ma decisiva è la volontà del Padre, perché questa è la verità e l'amore" (Benedetto XVI). Coraggio fratelli, possiamo oggi entrare finalmente nella Verità, e abbandonare ogni ipocrisia nel matrimonio come in qualunque altro frangente della nostra vita. Nella Chiesa, infatti, possiamo entrare in questo "movimento" del Signore e passare dal nostro "no" al "sì" libero del Figlio alla volontà del Padre. Perché la Verità si incarna sempre nella libertà di chi ha "conosciuto" l'amore di Dio, e lo sa riconoscere nella persecuzione di chi, arroccato sugli schemi religiosamente corretti, si "scandalizza" di fronte alla Croce. Anche a noi accadrà come a Gesù: ci insulteranno, rifiuteranno, emargineranno perché non potranno accettare che l'amore accetti l'ingiustizia, paghi e senza giudicare, si lasci rubare lo stipendio, perdoni le ingiurie e non si difenda dalle calunnie. Anche oggi incontreremo qualcuno che, anche in parrocchia, darà voce alla tentazione del demonio che cercherà di dissuaderci dal nostro modo vivere mettendo Dio al di sopra di tutto, del lavoro, della scuola, degli stessi affetti; non vi "scandalizzate", per la religiosità mondana i "cristiani" sono eretici come Gesù! Ci "scacceranno dalle sinagoghe", insinuandoci il dubbio che con la nostra vita non stiamo "dando culto a Dio". E' molto sottile questa tentazione, con cui il demonio cerca di rubarci la primogenitura. Coraggio, perché il Signore ce lo annuncia e profetizza "prima che avvenga" perché ci abbandoniamo a Lui, aprendo il nostro cuore allo Spirito Santo che, proprio sulla Croce, "renderà testimonianza" dell'amore di Dio a tutti. 



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