Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

venerdì 3 giugno 2016

Sacro Cuore di Gesù

Preghiere al Sacro Cuore di Gesù, 3 giugno 2016

O Cuore amatissimo di Gesù, 
perché ti sei fatto squarciare dalla lancia,
se non per mostrarmi l'eccesso dell'amor tuo 
e per essere l'abitazione dell'anima mia? 
E quando entrerò io in Te e solennemente protesterò:
“Questo è il mio eterno riposo; 
qui abiterò perché mi sono scelto io
stesso questa dimora?”.

Gesù mio, introduci quanto prima quest'anima mia 
attraverso la ferita
dell'aperto costato nel segreto del tuo amabilissimo
e amantissimo Cuore, affinché essa si purifichi, 
si abbellisca e tutta si
infiammi nella tua carità; 
in modo che, dimentica delle terrene
sollecitudini, pensi solo ad amar Te, 
mio Dio crocifisso.

- San  Bonaventura - 





Litanie al Sacro Cuore di Gesù

Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà
Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici
Padre celeste, Dio abbi pietà di noi
Figlio redentore del mondo, Dio
Spirito Santo, Dio
Santa Trinità, un solo Dio
Cuore di Gesù, Figlio dell'Eterno Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, formato dallo Spirito Santo nel seno della Vergine
Maria Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, sostanzialmente unito al Verbo di Dio Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, maestà infinita Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, tempio santo di Dio Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, tabernacolo dell'Altissimo Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, casa di Dio e porta del cielo Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, fornace ardente di amore Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, fonte di giustizia e di carità Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, colmo di bontà e di amore Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, abisso di ogni virtù Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, degnissimo di ogni lode Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, re e centro di tutti i cuori Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, in cui si trovano tutti i tesori di sapienza e di scienza Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, in cui abita tutta la pienezza della divinità Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, in cui il Padre si compiacque Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, dalla cui pienezza noi tutti abbiamo ricevuto Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, desiderio della patria eterna Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù,paziente e misericordioso Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, generoso verso tutti quelli che ti invocano Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, fonte di vita e di santità Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, ricolmato di oltraggi Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, propiziazione per i nostri peccati Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, annientato dalle nostre colpe Padre abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte Padre abbi pietà di noi



Signore libera dal male

Signore Gesù Cristo,
redentore degli esseri umani,
ci volgiamo al tuo Sacro Cuore
con umiltà e onestà,
con venerazione e speranza,
con un profondo desiderio
di darti gloria, onore e lode.
Signore Gesù Cristo, Salvatore del mondo,
ti ringraziamo per tutto ciò che tu sei
e per tutto ciò che fai per il piccolo gregge,
Signore Gesù Cristo, figlio del Dio vivente,
ti lodiamo per l'amore che ci hai rivelato
con il tuo Sacro Cuore,
trafitto per noi è diventato la fonte
della nostra gioia,
la sorgente della nostra vita eterna.
Raccolti insieme nel Tuo Nome,
che è più in alto di tutti gli altri nomi,
ci consacriamo al Tuo Sacro Cuore,
nel quale dimora la pienezza della verità
e della carità.
Signore Gesù Cristo,
Re dell'amore e principe della Pace,
regna nei nostri cuori e nelle nostre case.
Allontana tutti i poteri del male
e portaci a dividere la vittoria
del Tuo Sacro Cuore.

Tutti noi diciamo e diamo gloria e lode a Te,
al Padre ed allo Spirito Santo, unico Dio vivente
che regnerà per sempre.
Amen.

 – San Giovanni Paolo II, papa - 


Buona giornata a tutti. :-)
leggoerifletto

giovedì 2 giugno 2016

MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE A MIRJANA

Il coraggio di guardare il cielo

MEDJUGORJE : MESSAGGIO DELLA REGINA DELLA PACE A MIRIJANA- 2 GIUGNO 2016





Cari figli,come Madre della Chiesa, come vostra Madre, sorrido guardandovi venire a me, radunarvi attorno a me e cercarmi. Le mie venute tra voi sono una prova di quanto il Cielo vi ama. Esse vi indicano la via verso la vita eterna, verso la salvezza. Apostoli miei, voi che cercate di avere un cuore puro e mio Figlio in esso, voi siete sulla buona strada. Voi che cercate mio Figlio, state cercando la buona strada. Egli ha lasciato molti segni del suo amore. Ha lasciato la speranza. È facile trovarlo, se siete disposti al sacrificio e alla penitenza, se avrete pazienza, misericordia ed amore per il vostro prossimo. Molti miei figli non vedono e non sentono, perché non vogliono farlo. Le mie parole e le mie opere non le accolgono, ma mio Figlio, attraverso di me, invita tutti. Il suo Spirito illumina tutti i miei figli nella luce del Padre Celeste, nella comunione tra Cielo e terra, nell’amore vicendevole; perché amore chiama amore e fa sì che le opere siano più importanti delle parole. Perciò, apostoli miei, pregate per la vostra Chiesa, amatela e fate opere d’amore. Per quanto sia tradita e ferita, essa è qui perché proviene dal Padre Celeste. Pregate per i vostri pastori, per vedere in essi la grandezza dell’amore di mio Figlio. Vi ringrazio.



IL DISCERNIMENTO PER CAMMINARE VERSO IL CIELO E' POSSIBILE SOLO IN CRISTO ATTRAVERSO LA COMUNITA'

Giovedì della IX settimana del Tempo Ordinario



αποφθεγμα Apoftegma

Centro dell’esistenza, 
la Legge di Dio chiede l’ascolto del cuore, 
un ascolto fatto di obbedienza non servile, 
ma filiale, fiduciosa, consapevole. 
L’ascolto della Parola 
è incontro personale con il Signore della vita, 
un incontro che deve tradursi in scelte concrete 
e diventare cammino e sequela. 

Benedetto XVI, Catechesi del 9 novembre 2011


 










L'ANNUNCIO



Dal Vangelo secondo Marco, 12,28-34 

In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi”. Allora lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.











IL DISCERNIMENTO PER CAMMINARE VERSO IL CIELO E' POSSIBILE SOLO IN CRISTO ATTRAVERSO LA COMUNITA'
Ci svegliamo un giovedì di giugno, stiamo per infilarci in uno dei tanti normalissimi giorni dell'anno, e forse non immaginiamo che oggi può diventare un giorno decisivo. Vediamo perché. Nel Vangelo appare di nuovo qualcuno che "si accosta a Gesù" per fargli una domanda. Ma stavolta sembra che ci sia qualcuno che cerchi davvero una risposta: "qual'è il primo di tutti i comandamenti?". In mezzo a tante domande trabocchetto finalmente ecco l'unica importante, alla cui risposta “nessuno oserà più interrogarlo”, neppure noi. Il termine "comandamento" ne traduce diversi ebraici che tra l’altro significano "una parola che affida un incarico". Secondo la tradizione di Israele, i comandamenti sono sempre "parole di vita, il cammino che conduce alla riuscita della vita attraverso il compimento della missione affidata. Lo vediamo anche in italiano: “co - mandare”, ovvero “mandare, inviare con” un incarico. La domanda dello “scriba” può significare: "Che cos'è decisivo e fondamentale nella vita? Quale è il cuore della missione che mi è affidata? Tra le tante che sento ogni giorno, qual'è la Parola che mi guida verso il Regno di Dio?". La nostra vita, infatti, è come una freccia scoccata dall'arco verso un obiettivo ben preciso. "Chet", uno dei termini ebraici che esprime il concetto di “peccato” significa "fallire il bersaglio"; in greco è tradotto con “hamartia”, che significa letteralmente “direzione sbagliata di vita”. Il peccato è dunque il fallimento dei propri obiettivi, un cammino contrario al compimento della propria vita. S. Agostino considera il peccato come un "bene che non ha raggiunto il suo fine". Secondo il Concilio Vaticano II è “una diminuzione per l’uomo stesso, impedendogli di conseguire la propria pienezza”. E’ quello che diciamo tante volte, magari senza accorgercene: “che peccato!”… Allora, chiedendo a Gesù quale sia il primo dei comandamenti, lo scriba è l’immagine di quella parte del nostro intimo che non è contaminata dalla menzogna. Anche oggi dovremo affrontare situazioni difficili e relazioni complicate, e potremmo reagire ribellandoci a Dio, oppure potremmo “ascoltare” questo Vangelo e convertirci, ovvero lasciare che “lo scriba saggio” che è in noi si “avvicini” a Gesù per chiedergli: “Signore, ti prego illuminami, che cosa c’è dietro a quello che mi accade? Qual’è il fondamento sul quale appoggiare i miei pensieri, le mie parole e i miei gesti per compiere la missione alla quale oggi mi chiami?”. Scopriremmo allora che questo giorno non è uno dei tanti usciti alla roulette della vita, ma è unico e irripetibile, e che ci è donato per fondare noi stessi sull’amore di Dio e così compiere l’incarico concreto che ci è affidato. Se sapremo porre umilmente a Gesù la domanda giusta e accogliere altrettanto umilmente la sua risposta, sapremo anche noi come lo scriba “rispondere saggiamente”, cioè amando, agli eventi e alle persone che oggi ci chiederanno risposte concrete in parole e gesti.




Gesù infatti ci risponderà che “il primo dei comandamenti” è un fatto, una verità che Dio stesso ha rivelato compiendola: Lui è l’unico Signore della nostra vita. Se questo fondamento scompare, l’amore verso di Lui e verso il prossimo che ne consegue diventa incomprensibile e quindi impossibile. Come si fa ad amare chi non si conosce? E tu lo conosci Dio? E’ facile rispondere: basta vedere se nella tua vita è “il primo” e “l’unico Signore”. No vero? Allora “ascolta!”: Dio ti ama così come sei! Ti ama oggi che ti sei svegliato schiavo di te stesso e della tua paura di morire. Ti ama infinitamente, come nessuno ti ha mai amato. Lo credi? Forse no, non sino in fondo almeno, perché non abbiamo ancora accettato di essere anche noi i peccatori che hanno crocifisso Cristo. Agiamo “per ignoranza” come quelli che scelsero Barabba, incapaci di comprendere che “il primo di tutti i comandamenti” si stava compiendo dinanzi a loro in quel Messia che si faceva Agnello. Ma non potevano comprenderlo senza riconoscere di essere peccatori, e che proprio per loro era necessario quell’Agnello, “l’unico” che potesse prendere su di sé i loro delitti e perdonarli. Perché l’amore a Dio e al prossimo è “il primo di tutti i comandamenti” solo per chi ha sperimentato di non poter amare a causa dei propri peccati e ha accettato di aver bisogno che Cristo lo perdoni e lo colmi del suo amore. Così è stato per lo scriba che ha compreso che l’amore “val più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Egli certo ricordava il Salmo 40: “Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto. Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa. Allora ho detto: Ecco, io vengo, sul rotolo del libro di me è scritto, che io faccia il tuo volere. Mio Dio, questo io desidero, la tua legge è nel profondo del mio cuore”. Sapeva quindi di non poter fondare la propria vita sugli “olocausti”, e che i “sacrifici” offerti per il peccato non potevano di cambiare il suo cuore. Per questo Gesù dice allo scriba che ha “risposto con sapienza” e che “non è lontano dal Regno di Dio”. Non vi era ancora entrato, ma “aprendo gli orecchi” per “ascoltare” la Parola perché si incidesse nel suo cuore, era giunto alle sue porte. Voleva compiere la volontà di Dio e in questo “desiderio” incontra nel suo intimo Gesù che, come leggiamo nella Lettera agli Ebrei, aveva lo stesso “desiderio”. Proprio perché era “impossibile cancellare i peccati con i sacrifici… entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato”. Con la sua saggia risposta lo scriba aveva deposto il suo desiderio nel desiderio di Gesù. Per entrare nel Regno non gli restava che accogliere lo Shemà compiuto per lui da Gesù, il “comandamento” che, nell’amore perfetto a Dio e al prossimo, “valeva più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Coraggio fratelli, oggi si schiude dinanzi a noi il Regno di Dio! Possiamo entrarvi attraverso la porta che è Cristo crocifisso, attraverso cioè gli eventi che ci crocifiggono perché solo in essi Egli potrà compiere in noi il “comandamento più grande”: amare Dio che “non vediamo”, quando sperimentiamo perfino l’abbandono del Padre, amando il prossimo che “vediamo”, debole e peccatore per dire con Cristo “Padre perdonali perché non sanno quello che fanno”.




QUI IL COMMENTO COMPLETO E GLI APPROFONDIMENTI

mercoledì 1 giugno 2016

VIVI NEL DIO CHE VIVE ARDENDO NELL'AMORE CHE NON HA FINE

Il Vangelo del giorno

Mercoledì della IX settimana del Tempo Ordinario



.



αποφθεγμα Apoftegma

Solo se la verità è Persona, 
essa può portarmi attraverso la notte della morte. 
Noi ci aggrappiamo a Dio – a Gesù Cristo, il Risorto. 
E siamo così portati da Colui che è la Vita stessa. 
In questa relazione noi viviamo anche attraversando la morte, 
perché non ci abbandona Colui che è la Vita stessa.

Benedetto XVI










L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Marco 12,18-27. 

Vennero a lui dei sadducei, i quali dicono che non c'è risurrezione, e lo interrogarono dicendo:
«Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello.
C'erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza; allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna. Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l'hanno avuta come moglie».
Rispose loro Gesù: «Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe? Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore».







VIVI NEL DIO CHE VIVE ARDENDO NELL'AMORE CHE NON HA FINE

A Gerusalemme Gesù è sotto indagine, come spesso nella nostra vita. Ieri la questione politica del "tributo a Cesare", oggi quella religiosa della "risurrezione". E in entrambi i casi Gesù risponde invitando i suoi interlocutori a guardare a Dio. E' Dio, infatti, che gli rende testimonianza. Ma i sadducei non “vanno” a Gesù per “credere e avere in Lui la vita”, perché “non conoscono le Scritture, né la potenza di Dio”. Infatti, non riscontrando nella Torah passi che affermino esplicitamente l'esistenza dell'uomo dopo la morte, negavano la resurrezione. Costituivano la classe nobile di Israele e appartenevano alla casta sacerdotale; alcuni loro membri avevano scritto la Torah, e per questo accettavano come ispirati solo i primi cinque libri della Legge. Ovvio che non accettassero i profeti che li richiamavano allo Spirito che dà vita alla Legge; avrebbe significato accettare di convertirsi… Ma proprio per questo rifiutavano “il potere di Dio” che, con la sua fedeltà e la sua misericordia infinita, si manifesta pienamente nella debolezza. E chi non ne ha l’esperienza “non conosce le Scritture”. Come appunto i sadducei che “non avevano letto nel libro di Mosè” ciò che lo Spirito Santo vi aveva scritto “a proposito del roveto” nel quale “Dio” stesso “parlò a Mosè” rivelandosi come “il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”. Ma per i sadducei Abramo, Isacco e Giacobbe erano morti e sepolti sotto terra, come purtroppo anche loro. Si, perché essendo ricchi proprietari terrieri, per loro la loro vita era la terra, e si sa, “la terra è bassa e non vede cielo”… Non avevano tempo per “pensare alle cose di lassù” ma solo alla Legge, perché regolasse bene “le cose di quaggiù”, della terra appunto, che era il loro unico orizzonte. Avevano chiuso gli occhi sul Cielo, e ciò appare anche nel modo di “avvicinarsi a Gesù per interrogarlo” che evidenzia il loro “grande errore” nel discernere. “Non conoscendo il potere di Dio” nella loro vita pongono a Gesù una domanda che esprime tutta la loro disperazione di fronte alla morte, che nascondono dietro l’ironia. Prendono infatti spunto dal precetto del levirato registrato in Dt. 25,5-10 secondo il quale l’israelita era obbligato a sposare la moglie di un suo fratello morto senza nessun erede maschio, perché il suo nome “non si estingua in Israele” e non se ne perdesse l’eredità… Il denaro dunque, e quindi il “possesso”: “Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l'hanno avuta come moglie”. Eccolo il “grande errore”! Se non c’è resurrezione, ogni relazione con le persone e le cose sarà solo di possesso. Ma se esiste la vita eterna allora cambia la prospettiva della vita terrena: se essa è orientata al Cielo in ogni relazione vi risplenderà un suo riverbero. Per questo Gesù pone davanti ai sadducei suo Padre, ovvero un Dio che è Padre, che ha una relazione con gli uomini che ha creato, nonostante i loro peccati. Il Dio che Israele ha imparato a conoscere proprio attraverso l’esperienza della sua Parola con la quale si è rivelato comunicando con loro, come accadde anche nell’episodio del “roveto”: proprio da quel roveto, che pur bruciando non si consuma, Dio rivela il suo Nome. Egli cioè lega la sua identità, il suo essere a quel roveto che persiste vivo nonostante lo avvolgano le fiamme. 

Così è Dio, che si rivela vivo nel suo amore che si fa storia di salvezza tra le fiamme del mondo; vivo nella sua fedeltà che non si esaurisce, e chiama, elegge e trascina con sé nel compimento del suo amore, generazione dopo generazione, “Abramo, Isacco e Giacobbe”. Vivo in Mosè, che da quel “roveto” Dio chiama per liberare, attraverso di lui, il suo Popolo dalla schiavitù dell’Egitto. Dio e Mosè, Dio in Mosè, per compiere la Pasqua, l’esperienza che ha costituito Israele come Popolo, il suo fondamento che persiste nel tempo diventando contemporaneo per ogni generazione di Israel, che proprio a partire da questa esperienza di liberazione ha iniziato a credere nella risurrezione. E solo dopo questa esperienza Mosè è salito sul Sinai per ricevere la Torah. La Legge, dunque, nasce e si fonda proprio sull’esperienza della risurrezione fatta nella Pasqua. Capite dunque perché i sadducei fossero “in grande errore”: fondavano tutto sulla Legge alla quale però avevano tolto il fondamento. Ovvio che la loro domanda crollasse come un castello di sabbia… E proprio per questo il Vangelo di oggi è rivolto a noi che siamo ogni giorno insidiati dai vecchi e nuovi sadducei che vorrebbero indurci a dubitare della risurrezione per vivere spiaccicati sulla terra, seguendo i desideri della carne. Per noi che troppo spesso ci lasciamo sedurre dal demonio e assediamo Gesù e i suoi ministri, cercando con vani ragionamenti mondani la giustificazione per le passioni con cui usiamo il coniuge e la sessualità, e legittimare così la chiusura alla vita. Ma fratelli, Cristo è risorto! Lui è la Verità, cioè la resurrezione, la Via, cioè la Legge, e la Vita, cioè la vita eterna. Ascoltiamo oggi la predicazione della Chiesa, perché per credere e appoggiare la nostra esistenza sul “potere” di Cristo è fondamentale “conoscere le Scritture” nella retta interpretazione della Chiesa! Che cosa ci dicono oggi? Che quel “quando risusciteranno dai morti” riguarda anche noi: Gesù cioè ci sta dicendo che “quando” il suo perdono ci “risusciterà dalla morte” nella quale ci hanno condotto i nostri peccati, “non prenderemo moglie né marito, ma saremo come angeli nei cieli”. Sì, tu ed io , perdonati, saremo liberi dalle passioni e dalle concupiscenze, e potremo amare senza possedere nulla e nessuno, senza cioè chiedere alla moglie, al marito e ai figli la felicità che non ci possono dare. Nella Chiesa, infatti, Cristo ci rialza dalle cadute e sazia il nostro cuore trasfigurando nella sua resurrezione ogni relazione, perché, sapendo che “il tempo si è fatto breve e passa la scena di questo mondo”, possiamo vivere anche il matrimonio e la sessualità “come se non fossimo sposati” secondo la carne, cioè nella libertà e nel dono di se stessi che ne fanno una primizia della vita celeste.



QUI IL COMMENTO COMPLETO 


APPROFONDIMENTI


Benedetto XVI. Questa è la vita eterna

San Giustino. Credo la risurrezione della carne


VIVI NEL DIO CHE VIVE ARDENDO NELL'AMORE CHE NON HA FINE

Il Vangelo del giorno

Mercoledì della IX settimana del Tempo Ordinario



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αποφθεγμα Apoftegma

Solo se la verità è Persona, 
essa può portarmi attraverso la notte della morte. 
Noi ci aggrappiamo a Dio – a Gesù Cristo, il Risorto. 
E siamo così portati da Colui che è la Vita stessa. 
In questa relazione noi viviamo anche attraversando la morte, 
perché non ci abbandona Colui che è la Vita stessa.

Benedetto XVI










L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Marco 12,18-27. 

Vennero a lui dei sadducei, i quali dicono che non c'è risurrezione, e lo interrogarono dicendo:
«Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello.
C'erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza; allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna. Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l'hanno avuta come moglie».
Rispose loro Gesù: «Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe? Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore».







VIVI NEL DIO CHE VIVE ARDENDO NELL'AMORE CHE NON HA FINE

A Gerusalemme Gesù è sotto indagine, come spesso nella nostra vita. Ieri la questione politica del "tributo a Cesare", oggi quella religiosa della "risurrezione". E in entrambi i casi Gesù risponde invitando i suoi interlocutori a guardare a Dio. E' Dio, infatti, che gli rende testimonianza. Ma i sadducei non “vanno” a Gesù per “credere e avere in Lui la vita”, perché “non conoscono le Scritture, né la potenza di Dio”. Infatti, non riscontrando nella Torah passi che affermino esplicitamente l'esistenza dell'uomo dopo la morte, negavano la resurrezione. Costituivano la classe nobile di Israele e appartenevano alla casta sacerdotale; alcuni loro membri avevano scritto la Torah, e per questo accettavano come ispirati solo i primi cinque libri della Legge. Ovvio che non accettassero i profeti che li richiamavano allo Spirito che dà vita alla Legge; avrebbe significato accettare di convertirsi… Ma proprio per questo rifiutavano “il potere di Dio” che, con la sua fedeltà e la sua misericordia infinita, si manifesta pienamente nella debolezza. E chi non ne ha l’esperienza “non conosce le Scritture”. Come appunto i sadducei che “non avevano letto nel libro di Mosè” ciò che lo Spirito Santo vi aveva scritto “a proposito del roveto” nel quale “Dio” stesso “parlò a Mosè” rivelandosi come “il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”. Ma per i sadducei Abramo, Isacco e Giacobbe erano morti e sepolti sotto terra, come purtroppo anche loro. Si, perché essendo ricchi proprietari terrieri, per loro la loro vita era la terra, e si sa, “la terra è bassa e non vede cielo”… Non avevano tempo per “pensare alle cose di lassù” ma solo alla Legge, perché regolasse bene “le cose di quaggiù”, della terra appunto, che era il loro unico orizzonte. Avevano chiuso gli occhi sul Cielo, e ciò appare anche nel modo di “avvicinarsi a Gesù per interrogarlo” che evidenzia il loro “grande errore” nel discernere. “Non conoscendo il potere di Dio” nella loro vita pongono a Gesù una domanda che esprime tutta la loro disperazione di fronte alla morte, che nascondono dietro l’ironia. Prendono infatti spunto dal precetto del levirato registrato in Dt. 25,5-10 secondo il quale l’israelita era obbligato a sposare la moglie di un suo fratello morto senza nessun erede maschio, perché il suo nome “non si estingua in Israele” e non se ne perdesse l’eredità… Il denaro dunque, e quindi il “possesso”: “Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l'hanno avuta come moglie”. Eccolo il “grande errore”! Se non c’è resurrezione, ogni relazione con le persone e le cose sarà solo di possesso. Ma se esiste la vita eterna allora cambia la prospettiva della vita terrena: se essa è orientata al Cielo in ogni relazione vi risplenderà un suo riverbero. Per questo Gesù pone davanti ai sadducei suo Padre, ovvero un Dio che è Padre, che ha una relazione con gli uomini che ha creato, nonostante i loro peccati. Il Dio che Israele ha imparato a conoscere proprio attraverso l’esperienza della sua Parola con la quale si è rivelato comunicando con loro, come accadde anche nell’episodio del “roveto”: proprio da quel roveto, che pur bruciando non si consuma, Dio rivela il suo Nome. Egli cioè lega la sua identità, il suo essere a quel roveto che persiste vivo nonostante lo avvolgano le fiamme. 

Così è Dio, che si rivela vivo nel suo amore che si fa storia di salvezza tra le fiamme del mondo; vivo nella sua fedeltà che non si esaurisce, e chiama, elegge e trascina con sé nel compimento del suo amore, generazione dopo generazione, “Abramo, Isacco e Giacobbe”. Vivo in Mosè, che da quel “roveto” Dio chiama per liberare, attraverso di lui, il suo Popolo dalla schiavitù dell’Egitto. Dio e Mosè, Dio in Mosè, per compiere la Pasqua, l’esperienza che ha costituito Israele come Popolo, il suo fondamento che persiste nel tempo diventando contemporaneo per ogni generazione di Israel, che proprio a partire da questa esperienza di liberazione ha iniziato a credere nella risurrezione. E solo dopo questa esperienza Mosè è salito sul Sinai per ricevere la Torah. La Legge, dunque, nasce e si fonda proprio sull’esperienza della risurrezione fatta nella Pasqua. Capite dunque perché i sadducei fossero “in grande errore”: fondavano tutto sulla Legge alla quale però avevano tolto il fondamento. Ovvio che la loro domanda crollasse come un castello di sabbia… E proprio per questo il Vangelo di oggi è rivolto a noi che siamo ogni giorno insidiati dai vecchi e nuovi sadducei che vorrebbero indurci a dubitare della risurrezione per vivere spiaccicati sulla terra, seguendo i desideri della carne. Per noi che troppo spesso ci lasciamo sedurre dal demonio e assediamo Gesù e i suoi ministri, cercando con vani ragionamenti mondani la giustificazione per le passioni con cui usiamo il coniuge e la sessualità, e legittimare così la chiusura alla vita. Ma fratelli, Cristo è risorto! Lui è la Verità, cioè la resurrezione, la Via, cioè la Legge, e la Vita, cioè la vita eterna. Ascoltiamo oggi la predicazione della Chiesa, perché per credere e appoggiare la nostra esistenza sul “potere” di Cristo è fondamentale “conoscere le Scritture” nella retta interpretazione della Chiesa! Che cosa ci dicono oggi? Che quel “quando risusciteranno dai morti” riguarda anche noi: Gesù cioè ci sta dicendo che “quando” il suo perdono ci “risusciterà dalla morte” nella quale ci hanno condotto i nostri peccati, “non prenderemo moglie né marito, ma saremo come angeli nei cieli”. Sì, tu ed io , perdonati, saremo liberi dalle passioni e dalle concupiscenze, e potremo amare senza possedere nulla e nessuno, senza cioè chiedere alla moglie, al marito e ai figli la felicità che non ci possono dare. Nella Chiesa, infatti, Cristo ci rialza dalle cadute e sazia il nostro cuore trasfigurando nella sua resurrezione ogni relazione, perché, sapendo che “il tempo si è fatto breve e passa la scena di questo mondo”, possiamo vivere anche il matrimonio e la sessualità “come se non fossimo sposati” secondo la carne, cioè nella libertà e nel dono di se stessi che ne fanno una primizia della vita celeste.



QUI IL COMMENTO COMPLETO 


APPROFONDIMENTI


Benedetto XVI. Questa è la vita eterna

San Giustino. Credo la risurrezione della carne