Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

venerdì 28 settembre 2012

Da il Vangelo del giorno di oggi ... 28 Settembre



«Ma voi, chi dite che io sia?».
Rispondetegli con generosità e audacia.
Ditegli: Gesù, io so che Tu sei il Figlio di Dio,
che hai dato la tua vita per me.
Voglio seguirti con fedeltà 
e lasciarmi guidare dalla tua parola.
Tu mi conosci e mi ami.
Io mi fido di te e metto la mia intera vita nelle tue mani.
Voglio che Tu sia la forza che mi sostiene,
la gioia che mai mi abbandona.

Benedetto XVI, Giornata Mondiale della Gioventù, Madrid 2011




Luca 9,18-22.


Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: «Chi sono io secondo la gente?». Essi risposero: «Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò: «Ma voi chi dite che io sia?». Pietro, prendendo la parola, rispose: «Il Cristo di Dio». Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno. «Il Figlio dell'uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».


IL COMMENTO


Di fronte a Gesù, la ragione senza la luce della fede, rimane imprigionata nella religiosità impersonale della "gente". Per la folla anonima Egli è solo un profeta come gli altri. I suoi gesti e insegnamenti potrebbero fondare e orientare l'esistenza, ma quando si innalzano oltre i criteri mondani e le possibilità della carne, promoveatur ut amoveatur, li "eleviamo" al rango di sublimi utopie per renderli inoffensivi, tra quegli ideali così trendy da indossare e impossibili da incarnare .  Così Gesù, pur tra le acclamazioni, resta irrilevante, e l'incontro con Lui non cambia radicalmente l'esistenza. La sessualità, la famiglia, il lavoro, il denaro, l'amicizia, lo studio: in tutto Gesù è via, verità e vita, ma di fatto, le sue parole scorrono sulle nostre giornate come una struggente colonna sonora, mentre le passioni, il piacere e l'egoismo travestiti da valori civili e criteri ragionevoli, ci conducono lontani da Lui.
Ma chi è Gesù? E' il Crocifisso che ha vinto la morte. Egli è Dio vivo qui ed ora, ma è vero per me? Gli occhi illuminati dalla fede lo vedono e riconoscono laddove quelli della carne non possono, in tutto ciò che odora di scandalo, sofferenza e morte. Ed è proprio qui che si compie l'amore di Dio per me, nella vittoria di Cristo che fa spiccare alla vita il volo oltre la religiosità naturale, innestandola nella sua. La professione di fede di Pietro infatti, si fa autentica nel crogiuolo della storia: egli è morto come quel Gesù di Nazaret che aveva riconosciuto essere il Messia. Alle parole "Tu sei il Cristo" aggiunge così quel "per me" e "in me" che certifica la credibilità e l'autenticità del suo annuncio agli occhi degli uomini. Con Pietro anche "per noi" Gesù è il Cristo, quando la sua Croce ci accoglie per condurci alla risurrezione. Tu sei il Cristo "in me" oggi, ovunque e dinanzi a chiunque, quando il tuo amore vince il mio timore e posso donare la vita.




Benedetto XVI. La fede e il mistero.

La fede va al di là dei semplici dati empirici o storici, ed è capace di cogliere il mistero della persona di Cristo nella sua profondità. (Omelia per la Giornata Mondiale della Gioventù, Madrid 21 agosto 2011).


Benedetto XVI. L'intimità con un uomo in cui abita personalmente Dio

Incarnazione, chenosi, cioè umiliazione fino alla morte di croce, e glorificazione. Questo stesso mistero è diventato un tutt’uno con la vita dell’apostolo Paolo che afferma: “Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1,21). E’ un nuovo senso della vita, dell’esistenza umana, che consiste nella comunione con Gesù Cristo vivente; non solo con un personaggio storico, un maestro di saggezza, un leader religioso, ma con un uomo in cui abita personalmente Dio. La sua morte e risurrezione è la Buona Notizia che, partendo da Gerusalemme, è destinata a raggiungere tutti gli uomini e tutti i popoli, e a trasformare dall’interno tutte le culture, aprendole alla verità fondamentale: Dio è amore, si è fatto uomo in Gesù e con il suo sacrificio ha riscattato l’umanità dalla schiavitù del male donandole una speranza affidabile. (Angelus del 18 settembre 2011).


Benedetto XVI. La fede ci spinge a deciderci per il Signore.

La fede non dà solo alcune informazioni sull’identità di Cristo, bensì s . uppone una relazione personale con Lui, l’adesione di tutta la persona, con la propria intelligenza, volontà e sentimenti alla manifestazione che Dio fa di se stesso. Così, la domanda «Ma voi, chi dite che io sia?», in fondo sta provocando i discepoli a prendere una decisione personale in relazione a Lui. Fede e sequela di Cristo sono in stretto rapporto. E, dato che suppone la sequela del Maestro, la fede deve consolidarsi e crescere, farsi più profonda e matura, nella misura in cui si intensifica e rafforza la relazione con Gesù, la intimità con Lui. Anche Pietro e gli altri apostoli dovettero avanzare per questo cammino, fino a che l’incontro con il Signore risorto aprì loro gli occhi a una fede piena. (Omelia per la GMG di Madrid)


Cara amica, caro amico:
le numerose organizzazioni  favorevoli aborto sparse per il mondo hanno indetto per venerdì 28 settembre una "giornata mondiale per l'aborto" per richiedere l'eliminazione degli ultimi ostacoli all'aborto libero (obiezione di coscienza compreso).


Per contrastare questa iniziativa di morte con alcuni amici sto domandando la tua adesione all'appello che ti allego a questa e-mail.
Ti chiedo la cortesia di aderire all'iniziativa inviando una risposta all'indirizzo che vedrai anche qui in calce; d'inoltrare questa mia e-mail a chiunque lo ritieni opportuno invitandolo a fare altrettanto; a divulgare l'Appello tra i tuoi contatti; a diffonderlo sui social network (Facebook, Twiutter, etc.)  e di caricarlo sul tuo blog o sul tuo sito Internet.
Come puoi bene immaginare, la stampa sarà sicuramente favorevole a quella ennesima iniziativa contro la vita, ma se ci muoviamo uniti e tempestivamente non potrà ignorare la protesta del mondo pro life.
L'Appello che ti allego contiene anche un invito a far sentire la tua voce a difesa della vita umana sui media. Per questo trovei il testo di una lettera-tipo che ti chiedo d'inviare e di far inviare alle redazioni di quotidiani e di periodici debitamente firmata. Ma ovviamente puoi anche scriverne una originale, tutta tua. L'importante è farlo, perché decisivo è non far scivolare questa ennesima sciagura nell'indifferenza.
Se lo vorrai ti chiedo anche, anzi soprattutto, di accompagnare questa manifestazione a favore della vita umana con la preghiera, per esempio  con la recita del santo Roasario e facendo celebrare sante Messe di riparazione.
Certo che non farai mancare la tua intelligenza e la tua azione alla causa della difesa della vita umana, ti ringrazio di cuore per quanto farai.
Cordialmente,
Marco Respinti


P.S. Per aderire all'iniziativa, rispondi a
inserendo nell'oggetto della tua e-mail: "Aderisco all'iniziativa".

giovedì 27 settembre 2012

Da Il Vangelo del giorno di oggi ...27 Settembre



Giovedì della XXV settimana del Tempo Ordinario




La testa del Battista 
grida molto di più quando è sul vassoio 
che non quando era sul collo.


Don Primo Mazzolari





Intanto il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risuscitato dai morti»,
altri: «E' apparso Elia», e altri ancora: «E' risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni l'ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire tali cose?». E cercava di vederlo.


IL COMMENTO

Il destino dell'apostolo: perdere la vita affinchè sorga, nel cuore di ogni uomo, la domanda decisiva. La sua missione è annunciare la Verità, non sostituirsi ad essa. Per questo non vi è profezia senza il martirio, che nasconde l'apostolo agli occhi degli uomini per orientarli verso Cristo, come la testa recisa del Battista ha indicato l'Agnello sgozzato. Giovanni doveva diminuire, ed è morto, eppure nuovi "avvenimenti" riempiono la storia, i segni del Messia che doveva crescere. Scomparendo alla vista del mondo Giovanni si è conformato a Cristo sino a "confondersi" con Lui e "confondere" così i pensieri di Erode, tanto da spingerlo a cercare di vedere Gesù. È il paradosso misterioso della Chiesa e dei suoi figli: tutto quello che ci fa diminuire ci "confonde" con il Signore, perché chi ci è intorno sia spinto a cercare la Verità: "Chi è costui del quale sento dire queste cose?". 

Certo, non siamo noi il Messia, non lo siamo per la moglie, per i figli, per nessuno. Vorremmo poter fare almeno qualcosa per gli altri, e non possiamo; quante volte ci "tagliano la testa", contestando e non comprendendo le nostre ragioni, umiliandoci e riducendoci al silenzio! È allora che muore in noi l'uomo vecchio, la madre e il padre, l'amico o la fidanzata secondo la carne, per lasciar posto a Cristo, perché sia Lui ad amare in noi. Al cadere della nostra testa infatti, si fa presente l'"avvenimento" miracoloso della Grazia, la vita nuova in Cristo, il suo amore più forte della morte, che raggiunge anche chi ci ha fatto decapitare. Di fronte a questi segni, tacciono i pensieri e inizia la fede. Non a caso la tradizione ebraica afferma che "il martire è come il legno profumato del sandalo, profuma anche l'ascia che lo colpisce e lo taglia".




S. Agostino. Egli deve crescere e io diminuire

"Quando la luce... cresce in colui che viene illuminato, costui diminuisce in se stesso quando viene abolito in lui ciò che era senza Dio. Infatti l’uomo, senza Dio, non può nulla se non peccare, e la sua potenza umana diminuisce quando trionfa la grazia divina, distruttrice del peccato. La debolezza della creatura cede alla potenza del Creatore e la vanità delle nostre passioni egoiste crolla davanti all’universale amore mentre Giovanni il Battista dal fondo della nostra miseria, ci grida la misericordia di Gesù Cristo: Egli deve crescere e io invece diminuire"


Benedetto XVI. La testimonianza

Lo stupore per il dono che Dio ci ha fatto in Cristo imprime alla nostra esistenza un dinamismo nuovo impegnandoci ad essere testimoni del suo amore. Diveniamo testimoni quando, attraverso le nostre azioni, parole e modo di essere, un Altro appare e si comunica. Si può dire che la testimonianza è il mezzo con cui la verità dell'amore di Dio raggiunge l'uomo nella storia, invitandolo ad accogliere liberamente questa novità radicale. Nella testimonianza Dio si espone, per così dire, al rischio della libertà dell'uomo. (Sacramentum Caritatis).


San Francesco Saverio. Le Grazie della missione tra i pagani, tra le quali la più grande è il martirio

"E per questo Dio ci ha fatto una grazia assai grande e particolare nel portarci in questi luoghi di pagani affinchè non ci dimenticassimo di noi stessi, dato che è una terra tutta di idolatrie e di nemici di Cristo. Noi non abbiamo in chi poter confidare e sperare se non in Dio, dato che non abbiamo qua parenti, né amici né conoscenti e non vi è alcuna pietà cristiana, perché tutti sono nemici di Colui che fece il ciclo e la terra. E per questa ragione siamo costretti a riporre tutta la nostra fede, speranza e fiducia in Cristo nostro Signore e non in alcuna creatura vivente poiché, per il loro paganesimo, tutti sono nemici di Dio. In altri luoghi, dove il nostro Creatore, Redentore e Signore è conosciuto, le creature sogliono essere causa e impedimento per farci dimenticare Dio, come è l'amore del padre, della madre, dei parenti, amici e conoscenti, oppure l'amore per la propria patria e l'avere il necessario, tanto essendo sani come nelle malattie, possedendo beni temporali o amici spirituali che ci aiutano nelle necessità corporali. Nel considerare questa grande grazia che Dio nostro Signore ci fa insieme a molte altre, rimaniamo confusi nel vedere la misericordia cosi manifesta che Egli usa verso noialtri. Noi pensavamo di rendere a Lui qualche servizio venendo in questi luoghi per accrescere la Sua santa fede, ma adesso, per la Sua bontà, ci ha fatto chiaramente conoscere e capire la grazia cosi immensa che ci ha concesso nel condurci in Giappone, liberandoci dall'amore di molte creature che ci impedivano di avere maggiore fede, speranza e fiducia in Lui. 

Giudicate ora voi, se noi fossimo quello che dovremmo essere, quanto tranquilla, confortata e tutta piena di gioia sarebbe la nostra vita, sperando solamente in Colui dal quale procede ogni bene e che non inganna coloro che in Lui confidano, ma anzi è più generoso nel dare di quello che non siano gli uomini nel chiedere e nello sperare. Per amore di Nostro Signore aiutateci a render grazie di cosi grande dono affinchè non cadiamo nel peccato di ingratitudine. Infatti in coloro che desiderano servire Dio, questo peccato è la causa per cui Dio nostro Signore tralascia di fare maggiori grazie di quelle che concede, non essendo essi a conoscenza di una grazia cosi grande in modo da potersi servire di essa. 

In questi luoghi quello che noi pretendiamo è di portare le genti alla conoscenza del loro Creatore, Redentore e Salvatore Gesù Cristo nostro Signore. Viviamo con molta fiducia, sperando in Colui che ci darà le forze, la grazia, l'aiuto e il favore per mandare avanti tutto questo. Non mi pare che la gente del posto, per quanto li riguarda, ci contrasterà o perseguiterà, a meno che non sia a causa dei molti fastidi da parte dei bonzi. Noi non intendiamo avere divergenze con loro, ma neanche per timore di loro tralasceremo di parlare della gloria di Dio e della salvezza delle anime: ed essi non ci potranno fare più male di quanto Dio nostro il Signore permetterà loro. E il male che da parte loro ci venisse, rappresenta una grazia che ci farà Dio nostro Signore se, per suo amore e servizio, e zelo delle anime, ci abbreviassero i giorni della vita ed essi fossero gli strumenti per mezzo dei quali finisca questa continua morte in cui viviamo e si adempiano in breve i nostri desideri, andando a regnare per sempre con Cristo. La nostra intenzione è di spiegare e palesare la verità, per quanto essi ci possano contraddire, poiché Dio ci obbliga ad amare di più la salvezza del nostro prossimo che non la nostra vita corporale. Noi desideriamo, con l'aiuto, il favore e la grazia di nostro Signore, di adempiere questo precetto, dandoci Lui la forza interiore per manifestarlo in mezzo a tante idolatrie come vi sono in Giappone.

(Lettera 90, da Kagoshima)

mercoledì 26 settembre 2012

DA ... Il vangelo del giorno ... di oggi 26 Settembre


Mercoledì della XXV settimana del Tempo Ordinario



Apparve così la fragilità d'una fronte
che si presentava con la sfrontatezza della propria superbia, 
e vinse la fronte che recava l'umiltà della croce di Cristo.
Sant'Agostino




Lc 9,1-6

In quel tempo, Gesù convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi. 
Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro». 
Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.


IL COMMENTO

Il Regno dei Cieli è vicino, gli Apostoli ne sono gli ambasciatori. Un giapponese in Italia, ovunque vada, faccia quel che faccia, manifesta chiaramente la propria origine. È disegnata nei suoi occhi, l'annunciano le sue parole, la si intuisce dall’approccio alle cose della vita. Così è per gli Apostoli del Regno, ovunque giungano appare il Cielo. È impresso nelle loro vite, così diverse, così scandalose. Per questo non hanno bisogno di nulla che li accrediti, nessuna sicurezza. Sono d’impiccio bastone, sacca, pane, e denaro. Il bagaglio degli apostoli è quello di Davide dinanzi a Golia, solo cinque pietre, i cinque libri della Torah, la Parola che li ha costituiti e inviati, forza e potere su ogni demonio, medicina per ogni malattia. Le cinque piaghe di Cristo, la parola della Croce, che, come la spada di Davide, taglia la testa al gigante e distrugge gli inganni di satana.

Nella numerologia biblica cinque è il numero della Grazia: il quattro è il numero del mondo, e rappresenta la debolezza dell'uomo alla quale però si aggiunge la potenza di Dio, che fa proprio dell'impotenza umana lo strumento per manifestarsi pienamente. Annunciando il Vangelo, gli apostoli, piccoli e impotenti come Davide, lanciano la pietra che ha il potere di sottrarre il popolo al giogo di Satana. Con le piaghe della Croce aprono il cammino al Regno. Anche noi, deboli e inadatti come loro, siamo chiamati e inviati ad uscire in battaglia contro il principe di questo mondo. Il Signore ci da forza e potere per schiacciare la sua testa superba. Unica condizione, abbandonarci a Lui, senza portar nulla per il viaggio. Ma spesso, come il Popolo di Israele con le sue tragiche alleanze, preferiamo appoggiarci al potere di questo mondo. E ne restiamo schiavi. Per questo, come già con la razione quotidiana di manna nel deserto, ogni mattina ci attende l'unica tunica, resa candida nel sangue dell'Agnello, la misericordia che ci fa, per Grazia, cittadini del Regno. Così, rivestiti di Cristo, possiamo annunciare il suo Vangelo a chi ci è accanto e attende con ansia una Parola che lo guarisca. 



Sant'Agostino su Davide e Golia.
Questo è dunque l'uomo: tutto ciò che Dio gli comunica, il fatto che gli dà la sua grazia, su cui Davide riponeva la propria fiducia. Golia, viceversa, confidava in sé e nelle sue forze: era superbo, orgoglioso, sprezzante; fin dal principio ripose esclusivamente in se stesso la completa vittoria di tutto il suo popolo. E siccome ogni superbia comporta della sfrontatezza, ecco perché fu abbattuto da un sasso che gli andò dritto in fronte. Apparve così la fragilità d'una fronte che si presentava con la sfrontatezza della propria superbia, e vinse la fronte che recava l'umiltà della croce di Cristo.

IL COMMENTO (2)


Il Regno dei Cieli è vicino. Gli Apostoli ne sono gli ambasciatori. E, con loro, anche noi. Il Vangelo di oggi getta una luce di consolazione sulla nostra vita, sulla missione alla quale siamo chiamati. Essere quel che siamo. Come diceva Giovanni Paolo II, questo equivale ad incendiare il mondo. Un Giapponese in Italia, faccia quel che faccia, ovunque vada manifesta chiaramente la propria origine. La porta disegnata nei suoi occhi, se ne sente l’eco nell’accento, lo si intuisce dall’approccio alle cose della vita. Per gli Apostoli del Regno dei Cieli è esattamente lo stesso. Ovunque appaiano, si fa presente il Cielo. Lo recano impresso nelle loro vite, nel pensiero, nelle parole. Il Regno della Grazia, dove vivono coloro che hanno ricevuto tutto gratuitamente e gratuitamente lo donano. L’amore, la giustizia e la pace.

Per questo non portano con sé alcuna sicurezza, alcun appoggio se non la Parola per la quale sono stati inviati. La Parola che conferma le loro parole, che rende evidente la loro natura, quella di figli di Dio, cittadini del Cielo. La volontà di Dio si compie in loro per pura Grazia. Monete, sandali, bisacce, bastone, non fanno per loro. Il loro bagaglio, come per Davide dinnanzi a Golia, sono solo le cinque pietre, i cinque libri della Torah, la Parola trafitta delle cinque piaghe del Signore. Il potere di curare e guarire li accompagna, fare presente il Cielo, la vittoria sul mondo e la corruttibilità della carne, la vita più forte della morte. La vita celeste. Essa è un dono del Cielo, del Padre. Le virtù teologali, fede, speranza e carità, i connotati della Grazia battesimale. Vivere in questa Grazia, a questo sono chiamati e inviati gli Apostoli.

A questo siamo chiamti ed inviati anche noi. Ogni giorno sulle strade della nostra vita. Essere quel che siamo. La vita celeste in noi, lo Spirito Santo che ispira, guida e compie in noi le opere di vita eterna che ogni uomo attende, che tutti hanno diritto di vedere, per credere, per essere salvati. Nessun piano preventivo, nessun programma se non quello di Benedetto XVI: essere docile alla volontà di Dio, alla Sua Grazia. Ad essa attingere ogni istante, come Maria ai piedi di Gesù, ascoltare la Sua Parola sussurrata tra le pieghe della vita.

Anche ogi siamo dunque inviati ad accendere il mondo. Essendo quel che siamo, deboli, infarciti di difetti, peccatori. Ma amati gratuitamente. Istante dopo istante. Al lavoro, in famiglia, nella malattia, nella sofferenza o nella gioia l’amore del quale siamo amati è la nostra manna, che non imputridisce. Non portiamo due tuniche, non possiamo prendere e assicurarci il futuro. Ogni giorno dobbiamo uscire e attingere il Suo amore, nell’ascolto della Parola e nei sacramenti. Precari ma pieni di speranza. Ogni giorno sul treno della vita fin dove il Signore ci condurrà. Ad essere accolti oppure no, la pace, il dono messianico, l’aria del Cielo, nessuno potrà togliercela. Essa è con noi per sempre.








Evangelio según San Lucas 9,1-6.
Jesús convocó a los Doce y les dio poder y autoridad para expulsar a toda clase de demonios y para curar las enfermedades.
Y los envió a proclamar el Reino de Dios y a sanar a los enfermos,
diciéndoles: "No lleven nada para el camino, ni bastón, ni alforja, ni pan, ni dinero, ni tampoco dos túnicas cada uno.
Permanezcan en la casa donde se alojen, hasta el momento de partir.
Si no los reciben, al salir de esa ciudad sacudan hasta el polvo de sus pies, en testimonio contra ellos".
Fueron entonces de pueblo en pueblo, anunciando la Buena Noticia y curando enfermos en todas partes.




COMENTARIO


El Reino de los Cielos està cerca. Los Apóstoles son de ello los embajadores, enviados con poder y autoridad. Y, con ellos, también nosotros. El Evangelio de hoy echa una luz de consuelo sobre nuestra vida, sobre la misión al que somos llamados. Ser aquellos que somos. Como dijo Juan Pablo II, ésto es incendiar el mundo. Un japonés en Italia, haga lo que haga, en todo sitio manifiesta claramente el mismo origen. Lo lleva dibujado en sus ojos, se oye el eco en el acento, lo se intuye del aproche a las cosas de la vida. Es extranjero y se ve, claramente. Para los Apóstoles del Reino de los Cielos es exactamente el mismo. En todo sitio llegen, se hace presiente el Cielo. Lo llevan imprimido en sus vidas, en el pensamiento, en las palabras. El Reino de la Grazia, dónde viven los que han recibido de gratis todo y de gratis lo donan. El amor, la justicia y la paz.

Por eso no llevan consigo nada, ninguna seguridad, ningún apoyo, si no lo de la Palabra por la que han sido mandados. La Palabra que confirma sus palabras, que hace evidente su naturaleza, la de los hijos de Dios, ciudadanos del Cielo. La voluntad de Dios se cumple en ellos por pura Grazia. Monedas, sandalias, alforjas, bastón, autoridad y poder no dependen de la fuerza, de las capacidades, de la carne. El Apóstol ha sido buscado y llamado en la nada, en el fracaso, hasta en el pecado. La historia de Pedro llamado a la orilla del mar con las redes vacias despues de una noche en la qual no habia pescado nada. Por eso el equipaje de un Apóstol, como para David delante Goliat, solo se reasume en las cinco piedras, los cinco libros de la Torah, la Palabra transfija de las cinco llagas del Senor. El poder de curar y curar los acompaña, para hacer presiente el Cielo, la victoria sobre el mundo y la corruptibilidad de la carne, la vida más fuerte de la muerte. La vida celestial, don del Padre. Las virtudes teologales, fe, esperanza y caridad son las señas de la Grazia bautismal. Vivir en esta Grazia, a ésto son llamados y mandados los Apóstoles.

A ésto también somos llamados y enviados nosotros. Cada día sobre los caminos de nuestra vida. Ser aquellos que somos. La vida celestial en nosotros, el Espíritu Santo que inspira, guía y cumple en nosotros las obras de vida eterna que cada hombre espera ver, que todos tienen derecho de ver, para creer, para ser salvados. Ningún programa si no aquel de Benedicto XVI: ser dócil a la voluntad de Dios, a Su Grazia. A ella acudir cada instante como Maria a los pies de Jesús, escuchando Su Palabra susurrada entre los pliegues de la vida.

También hoy pues, somos enviados a encender el mundo. Siendo aquellos que somos, débiles, rellenados de defectos, pecadores. Pero queridos de gratis, en cada momento. Al trabajo, en familia, en la enfermedad, en el sufrimiento o en la alegría el amor del que somos queridos es nuestro alimento, nuestro pan de cada dia, el maná que no pudre. No llevamos dos túnicas, tampoco el pan, no podemos tomar y asegurarnos el futuro. Cada día tenemos que salir y sacar Su amor, en la escucha de la Palabra y en los sacramentos. Precarios pero llenos de esperanza. Cada día sobre el tren de la vida hasta dónde el Senor nos conducirá. A ser acogidos o bien no, la paz, el regalo mesiánico, el aire del Cielo, nadie podrá sacarnosla. Ella está para siempre con nosotros.


Nei piani di Dio…

…sempre…

Immagine dal web !

 

Quali che siano i piani di Dio non ci è dato saperlo.
Ci è dato sapere però che ci ama infinitamente, che possiamo fidarci di Lui, avere fede in Lui, abbandonarci a Lui.
Dobbiamo confidare sempre nel Signore perché solo Lui può dove noi inevitabilmente manchiamo.
La fiamma che arde del Suo Amore nel nostro piccolo cuore deve rimanere sempre accesa, altrimenti si rischia di precipitare nel buio.
E per mantenerla accesa si ha bisogno di olio buono, vivo.
Olio che si nasconde felicemente tra le righe della Sua Parola.
E ogni volta che la accogliamo, nell’intimo, ravviviamo la fiamma che illumina il nostro cuore mostrandoci quanto amore può esserci in esso.
Ogni volta che accogliamo la Sua Parola, la luce, nella nostra vita, dissipa la tenebra che cerca di avvolgerla per impedirci di vedere la meraviglia che Dio ci ha donato.
Ogni volta, tuttavia, dobbiamo avvalerci della nostra altalenante volontà, prendere il proprio contenitore e riempirlo nuovamente di olio puro, di olio buono, ricolmarlo nuovamente di Vita.

Jimy A. Olivera
A volte Dio non cambia subito le circostanze perché prima vuole cambiare noi……
! Immagini prese in prestito da internet !


Ultimo messaggio da Medjugorje





 Cari figli! Quando nella natura guardate la ricchezza dei colori che l’Altissimo vi dona, aprite il cuore e con gratitudine pregate per tutto il bene che avete e dite: sono creato per l’eternità e bramate le cose celesti perché Dio vi ama con immenso amore. Perciò vi ha dato anche me per dirvi: soltanto in Dio è la vostra pace e la vostra speranza, cari figli. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
Dato a Marija Pavlovic, il 25 Settembre 2012

Maria regina della Pace

Letture di domenica 30 settembre 2012

Da  Famiglia della Visitazione



XXVI Domenica del Tempo ordinario dell’anno B.

Le letture sono:
Num 11,25-29 Sal 18 Giac 5,1-6 Mc 9,38-43.45.47-48
Scarica i testi in formato poliglotta raccolti nel file in formato PDF.
Oppure ascolta le letture in formato mp3
Num 11,25-29
In quei giorni, il Signore scese nella nube e parlò a Mosè: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani; quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito.
Ma erano rimasti due uomini nell’accampamento, uno chiamato Eldad e l’altro Medad. E lo spirito si posò su di loro; erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Si misero a profetizzare nell’accampamento.
Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento». Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!». Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!».
Sal 18
I precetti del Signore fanno gioire il cuore.
La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.
Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.
Anche il tuo servo ne è illuminato,
per chi li osserva è grande il profitto.
Le inavvertenze, chi le discerne?
Assolvimi dai peccati nascosti.
Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro da grave peccato.

Giac 5,1-6
Ora a voi, ricchi: piangete e gridate per le sciagure che cadranno su di voi! Le vostre ricchezze sono marce, i vostri vestiti sono mangiati dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono consumati dalla ruggine, la loro ruggine si alzerà ad accusarvi e divorerà le vostre carni come un fuoco. Avete accumulato tesori per gli ultimi giorni!
Ecco, il salario dei lavoratori che hanno mietuto sulle vostre terre, e che voi non avete pagato, grida, e le proteste dei mietitori sono giunte alle orecchie del Signore onnipotente.
Sulla terra avete vissuto in mezzo a piaceri e delizie, e vi siete ingrassati per il giorno della strage.
Avete condannato e ucciso il giusto ed egli non vi ha opposto resistenza.
Mc 9,38-43.45.47-48
In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue»

Vedere anche
 GIOBA

Da Il Vangelo del giorno di oggi ...



Martedì della XXV^ settimana del Tempo Ordinario



Apri, Vergine beata, il cuore alla fede,
le labbra all'assenso,
il grembo al Creatore.
Ecco che colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti
batte fuori alla porta.
Non sia, che mentre tu sei titubante,
egli passi oltre e tu debba, dolente,
ricominciare a cercare colui che ami.
Levati su, corri, apri!
Levati con la fede, corri con la devozione,
apri con il tuo assenso.
San Bernardo

Lc 8,19-21
In quel tempo, andarono a trovare Gesù la madre e i fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fu annunziato: “Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti”.
Ma egli rispose: “Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”.
IL COMMENTO
Anche noi oggi, probabilmente, come i suoi fratelli, desideriamo vedere il Signore vivo nel matrimonio, nel fidanzamento, nel lavoro, nello studio. Lo andiamo a trovare, ma sperimentiamo piuttosto la sua lontananza proprio nelle cose che non cambiano mai: una barriera ci impedisce di avvicinarlo. Tra noi e quel Gesù che la carne con i suoi desideri, progetti e speranze ci ha disegnato e presentato, vi è la folla, la massa anonima di fatti e relazioni di cui non capiamo il senso e che ogni giorno ci lascia "fuori", come Adamo ed Eva, lontani dalla vita piena e felice del paradiso. Frustrati senza i miracoli che vogliamo, vaghiamo in cerca di cibo come il figlio prodigo, "fuori" dalla nostra casa, lontani dalla famiglia, orfani e soli: sudando, lavoriamo per pochi spiccioli, vorremmo amare, ma l'istinto egoista sporca e ferisce tutto. E dubitiamo, ogni giorno di più.
Ma la Chiesa, anche oggi, annunzia al Signore la nostra sofferenza; essa si accorge che siamo "fuori" perché manchiamo al suo appello, noi, gli amati fratelli di Gesù e figli suoi, chiamati a darlo alla luce in questa generazione. La Chiesa ha a cuore la nostra primogenitura, essere "dentro", con Cristo, Parola generata nella carne dalla Parola annunciata a Maria. Vedere Gesù, sperimentare il suo potere, significa proprio essere suoi fratelli, generati dalla stessa Parola, partecipi della stessa natura, che si riceve accogliendo umilmente l'annuncio del Vangelo;  e madri, fecondati dalla stessa Parola che ha generato il Signore nel seno di Maria. Dio ci parla attraverso ogni fatto e persona della nostra vita. Accoglierli come volontà di Dio per noi ci rende fratelli e madri di Gesù, introducendoci nella sua intimità fatta di obbedienza al Padre. Con Lui lasciare libera la Parola di farsi carne, facendo della carne la Parola che riapra la porta sul paradiso, per noi e per questa generazione. 

San Bernardo abate. Il Mondo intero attende il sì di Maria
Dalle Omelie sulla Madonna, di san Bernardo, abate, Om. 4, 8-9; Opera omnia, ed. Cisterc. 4, 1966, 53-54
Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito santo. L'angelo aspetta la risposta; deve fare ritorno a Dio che l'ha inviato. Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi, noi oppressi miseramente da una sentenza di dannazione. Ecco che ti viene offerto il prezzo della nostra salvezza: se tu acconsenti, saremo subito liberati. Noi tutti fummo creati nel Verbo eterno di Dio, ma ora siamo soggetti alla morte: per la tua breve risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in vita.
Te ne supplica in pianto, Vergine pia, Adamo esule dal paradiso con la sua misera discendenza; te ne supplicano Abramo e David; te ne supplicano insistentemente i santi patriarchi che sono i tuoi antenati, i quali abitano anch'essi nella regione tenebrosa della morte. Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia: dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutto il genere umano.
O Vergine, da' presto la risposta. Rispondi sollecitamente all'angelo, anzi, attraverso l'angelo, al Signore. Rispondi la tua parola e accogli la Parola divina, emetti la parola che passa e ricevi la Parola eterna. Perché tardi? perché temi? Credi all'opera del Signore, da' il tuo assenso ad essa, accoglila. Nella tua umiltà prendi audacia, nella tua verecondia prendi coraggio. In nessun modo devi ora, nella tua semplicità verginale, dimenticare la prudenza; ma in questa sola cosa, o Vergine prudente, non devi temere la presunzione. Perché, se nel silenzio è gradita la modestia, ora è piuttosto necessaria la pietà nella parola.
Apri, Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all'assenso, il grembo al Creatore. Ecco che colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti batte fuori alla porta. Non sia, che mentre tu sei titubante, egli passi oltre e tu debba, dolente, ricominciare a cercare colui che ami. Levati su, corri, apri! Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso.
"Eccomi", dice, "sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1, 38).