Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

mercoledì 30 marzo 2016

Otto consigli sulla confessione ...

By leggoerifletto:



Otto consigli sulla confessione offerti da san Francesco di Sales

Prima di realizzare una confessione, bisogna essere consapevoli di quello che diremo.
Come sappiamo, la confessione è il sacramento della Riconciliazione. 
Prima di confessarci, dobbiamo essere consapevoli di ciò che diremo, ovvero dobbiamo compiere uno sforzo per ricordare tutti i peccati commessi, sia volontariamente che involontariamente, nella nostra vita (esame di coscienza).
Occorre come ripercorrere la nostra vita alla luce della Parola di Dio, dei comandamenti dell’Amore di Dio, e non solo le cose avvenute dopo l’ultima confessione, ma anche quelle che non abbiamo detto per omissione o dimenticanza.

Ecco 8 buoni consigli lasciatici da un grande santo di Dio: san Francesco di Sales. Speriamo che siano di vostro aiuto.

1.- Confessati devotamente e umilmente ogni otto giorni e, se puoi, ogni volta fai la Comunione, anche se non avverti nella coscienza il rimorso di alcun peccato mortale. In tal caso, con la confessione, non soltanto riceverai l’assoluzione dei peccati veniali confessati, ma anche una grande forza per evitarli in avvenire, una grande chiarezza per distinguerli…
2.- Abbi sempre un sincero dispiacere dei peccati che confessi, per piccoli che siano, e prendi una ferma decisione di correggerti. Molti si confessano dei peccati veniali per abitudine, quasi meccanicamente, senza pensare minimamente ad eliminarli; e così per tutta la vita ne saranno dominati e perderanno molti beni e frutti spirituali.
3.- Non fare accuse generiche, come fanno molti, in modo meccanico, tipo queste: Non ho amato Dio come era mio dovere; Non ho ricevuto i Sacramenti con il rispetto dovuto, e simili. 
Ti spiego meglio il perché: dicendo questo tu non offri alcuna indicazione particolare che possa dare al confessore un’idea dello stato della tua coscienza; tutti i santi del Paradiso e tutti gli uomini della terra potrebbero dire tranquillamente la stessa cosa. 
Cerca qual è la ragione specifica dell’accusa, una volta trovata, accusati della mancanza commessa con semplicità e naturalezza. Se, per esempio, ti accusi di non avere amato il prossimo come avresti dovuto, può darsi che si sia trattato di un povero veramente bisognoso che tu non hai aiutato come avresti potuto o per negligenza, o per durezza di cuore, o per disprezzo; cerca di capire bene il motivo!
4.- Non accontentarti di raccontare i tuoi peccati veniali solo come fatto; accusati anche del motivo che ti ha spinto a commetterli.
5.- Non dimenticarti, per esempio, di dire che hai mentito senza coinvolgere nessuno; ma chiarisci, se è stato per vanità, se era per vantarti o scusarti, o per gioco, o per cocciutaggine.
6.- Se hai peccato nel gioco, specifica se è stato per soldi, o per il piacere della conversazione, e così via. Dì se sei caduto molte volte in questa mancanza, perché la durata aumenta il peccato, perché c’è grande differenza tra una vanità passeggera e quella che si è stabilita nel nostro cuore da qualche tempo. Dì anche se sei rimasto per lungo tempo nel tuo male, perché, in genere, il tempo aggrava il peccato. C’è molta differenza tra la vanità di un momento, che ha occupato il nostro spirito sì e no per un quarto d’ora, e quella nella quale il nostro cuore è rimasto immerso per uno, due o tre giorni!
7.- Bisogna esporre il fatto, il motivo e la durata dei nostri peccati; perché, anche se comunemente non siamo obbligati ad essere così esatti nel dichiarare i nostri peccati veniali, anzi non siamo nemmeno obbligati a confessarli, è pur sempre vero che coloro che vogliono pulire per bene l’anima per raggiungere più speditamente la santa devozione, devono avere molta cura di descrivere al medico spirituale il male, per piccolo che sia, se vogliono guarire.
8.- Non cambiare facilmente di confessore, ma scegline uno e rendigli conto della tua coscienza nei giorni che avrai stabilito; e digli con naturalezza e franchezza i peccati commessi; di tanto in tanto, ogni mese o ogni due mesi, digli anche a che punto sei con le inclinazioni, benché in quelle non ci sia peccato; digli se sei afflitta dalla tristezza, dal rimpianto, se sei invece portata alla gioia, al desiderio di acquisire ricchezze, e simili inclinazioni.
“La contrizione e la confessione sono così belle e così profumate, che cancellano la bruttezza e distruggono il lezzo del peccato” 

- San Francesco di Sales - 
(1608). Introduzione alla vita devota. La santa confessione (capitolo XIX)




Cercate di fare bene oggi senza pensare al giorno seguente, poi, il giorno seguente, cercate di fare lo stesso. 

- San Francesco di Sales - 




“La tradizione vostra dei cappuccini è una tradizione di perdono”, ha esordito il Papa. E richiamando i Promessi Sposi di Manzoni, ha aggiunto: “Oggi ci sono tanti bravi confessori ed è perché si sentono peccatori come il nostro fra’ Cristoforo: sanno che sono grandi peccatori. Davanti alla grandezza di Dio chiedono: ascolta e perdona. Perché sanno pregare, così sanno perdonare”….
“Io – ha detto Francesco a braccio – vi parlo come fratello e in voi vorrei parlare a tutti i confessori in quest’anno della misericordia: il confessionale è per perdonare e se tu non puoi dare l’assoluzione per favore non bastonare”. La gente, infatti, “viene a cercare pace per la sua anima”, perciò è necessario “che trovi un padre che dia pace, e gli dica: Dio ti vuole bene…”.

- papa Francesco ai frati cappuccini -
Messa in Basilica Vaticana, 9 febbraio 2016


 Nei Vangeli si parla più di misericordia che di peccato e bisogna ritrovare l'idea che l'incontro sacramentale tra il presbitero e il penitente non è come quello che si attua in tribunale, ma ha un carattere intimo e raro come gli incontri di tenerezza e di amore.  

-fratel Michael Davide -
da: "Vivere il perdono"


Buona giornata a tutti. :-)

CRISTO RISORTO RAGGIUNGE OGNI PASSO DEL NOSTRO CUORE INCREDULO PER COLMARLO CON IL SUO AMORE

Il Vangelo del giorno



Mercoledì in Albis

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αποφθεγμα Apoftegma

Dio non è venuto a spiegare la sofferenza:
è venuto a riempirla della sua presenza

Paul Claudel











L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Luca 24,13-35

Nello stesso primo giorno della settimana, due discepoli di Gesù erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Èmmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. 
Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. Domandò: “Che cosa?”. Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto”.
Ed egli disse loro: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?”.
E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”.
Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.




CRISTO RISORTO RAGGIUNGE  OGNI PASSO DEL NOSTRO CUORE INCREDULO PER COLMARLO CON IL SUO AMORE


L'episodio dei discepoli di Emmaus è una parola di Dio che ci aiuta a comprendere la profondità del Mistero Pasquale, il cui frutto non è un cambiamento della realtà, ma occhi nuovi su di essa. Come lo sguardo dei due discepoli, dischiuso a poco a poco dall’ascolto e dal cammino con Cristo risorto che li aveva raggiunti proprio sui passi che li allontanavano da Gerusalemme, il luogo della sua risurrezione. Nelle "sette miglia" che distava Emmaus da Gerusalemme si è compiuta la loro Pasqua, come si può compiere nelle "sette miglia" che abbiamo percorso dalla notte di Pasqua ad oggi, che siamo tornati al lavoro, a scuola, alla routine e ci sembra di esserci tristemente allontanati da quell'esperienza. Come loro, stiamo vivendo la purificazione decisiva, quella che passa per la scomparsa dell'amato stesso: "Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele". Quello dei due discepoli è il cammino dell'amore deluso, il compimento assaporato e strappato via, che inchioda a un ricordo colmo di nostalgia. La tristezza stampata sul loro volto, che San Tommaso definisce come "l'attesa di un bene assente". Assente Cristo, tutto diviene triste. Nel loro "discutere" scopriamo la nostra incapacità di dare un senso agli eventi di dolore e fallimento della nostra vita, nonostante la Pasqua celebrata! Dietro a tutte le nostre discussioni in cerca delle cause e dei colpevoli per le nostre sofferenze, vi è sempre una speranza delusa, perché abbiamo sì sperato in Gesù, ma non in Gesù crocifisso e risorto. A noi, infatti, Gesù serve solo se risorto, per non dover passare attraverso la Croce. Per questo spesso neanche la predicazione è sufficiente, ovvero "l'annuncio delle donne che hanno visto gli angeli e il sepolcro vuoto"; troppo deboli gli indizi per chi ha "dimenticato e non compreso le parole dei profeti e del Signore stesso", "quel parlare era rimasto oscuro". Neanche l'annuncio di Pietro e di Giovanni corsi al sepolcro bastano: "Lui non l'hanno visto", perché vogliamo vedere la salvezza compiuta secondo i pensieri mondani, non ci interessa altro. Infatti, "Gesù in persona si accostò e camminava con loro, ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo"
Gesù era lì, accanto ai discepoli come oggi è accanto a te e me. Ci parla, ci pone domande, ci cerca. Ma, preda della delusione post-Pasquale, tipica di chi vive le cose a livello sentimentale come una domenica in campagna scivolata via troppo presto, di chi cioè spera "la liberazione di Israele" e non quella del proprio cuore, Gesù ci appare come l'unico "così estraneo ai nostri pensieri da non sapere quel che è successo". Così lo vediamo, come un estraneo ai nostri bisogni e speranze, soprattutto alle nostre sofferenze perché siamo ancora convinti che è da fuori di noi che esse ci giungano, e non possiamo credere in Colui che la realtà non l'ha cambiata. Magari crediamo pure che Gesù è risorto, e che un giorno risorgeremo anche noi, ma oggi, oggi non è cambiato nulla, anzi... Ma Gesù non è lontano, proprio quando non lo riconosciamo e la fede fa acqua, il suo amore infinito lo spinge al bordo della nostra vita, e Lui sì che ci riconosce. Gesù sa quello che gli è successo! "Stolti e tardi di cuore", non abbiamo compreso il cuore della nostra vita raggiunta da Cristo, come i due di Emmaus "non avevano compreso il senso profondo delle Scritture": che cioè gli eventi occorsi a Gerusalemme nei giorni più santi della storia, quelli che hanno infranto la loro speranza, riguardavano Lui perché riguardavano loro e ogni uomo! Tutto era accaduto per noi! Gesù non era "così forestiero in Gerusalemme" da non sapere, era molto di più, era Lui che, proprio nella morte e nella discesa nel sepolcro si era fatto il più prossimo a loro, al punto di dilatare la realtà della sua Pasqua sin dentro la loro realtà di stolta e dura incredulità. Al punto di trasformare ogni nostro giorno di delusione, tristezza e sofferenza nello "stesso primo giorno della settimana".

Ogni giorno può essere Pasqua, anche oggi, perché dove riconosciamo Cristo tutto è trasfigurato ai nostri occhi, come accadde a Maria Maddalena, agli apostoli, ai discepoli di Emmaus. Coraggio allora, perché proprio quando emerge l'incredulità, al culmine della frustrazione e della disperazione, "cominciando da Mosè e da tutti i profeti" Gesù ci parla spiegandoci "in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui". Quando la storia, attraverso l'umiliazione del nostro io orgoglioso e capriccioso, ci apre un pochino l'orecchio, Gesù comincia ad annunciarci il Vangelo attraverso la predicazione della Chiesa. Lui ci sa aspettare, sino a che ci scontriamo con la durezza del nostro cuore, per purificarlo dalle scorie del sentimento e degli entusiasmi. Solo quando lo scopriamo vuoto Egli "ci apre il cuore alle Scritture", svelando il profondo del suo cuore: Lui ci ama, e per questo "doveva" soffrire, "doveva" morire per risorgere e riscattarci! Così anche la nostra storia doveva essere e deve essere così come è, perché ogni suo istante "si riferisce a Cristo", come una preparazione al compimento della sua Pasqua. Chi, al colmo dello sconforto, ascoltando queste parole, non sente "ardere il cuore nel petto"? Chi di noi, oggi, sperimentando la delusione, è ancora tanto indurito nei propri schemi, nei propri progetti, da non sentirsi bruciare dentro il desiderio di vedere e stare con Colui che ci parla del suo amore per noi? Dalla Creazione ad oggi Dio ha fatto tutto per te, perché tu possa accogliere il suo amore eterno fatto pane da mangiare in Gesù? No vero, anche tu con i due di Emmaus oggi puoi implorare il Signore di "restare con te", con la tua famiglia, nella notte che sta avvolgendo la tua vita. Non importa se ancora non lo hai riconosciuto. Ascolta la predicazione di questo Vangelo e lascia aperta ad essa una fessura del tuo cuore: è il tuo modo di dire a Gesù di entrare con te nel "villaggio" dove ti sei rifugiato per scappare dalla Croce e poter piangere la tua delusione. E' proprio lì che Gesù vuole farsi una carne con te, dove tu sei oggi. Ma attento, perché sta facendo come per "andare più lontano". Fermalo, chiamalo, digli che se c'è una possibilità di risuscitare per guardare alla vita e alla storia come la Chiesa ha visto il sepolcro vuoto e contempla Cristo risorto in ogni evento di morte, tu la vuoi cogliere oggi! Che entri a far Pasqua con te oggi, nella tua Emmaus.
Credimi, come dice l'Apocalisse, Lui "entrerà e cenerà con te", nella tua comunità cristiana: e accadrà come ai due di Emmaus quando "sedette a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro": "ed ecco" si apriranno i tuoi occhi e lo riconoscerai! Gesù, infatti, si fa presente nella Chiesa, nella predicazione e nei sacramenti; si mostra vivo come nostro compagno di viaggio, per educarci a guardare con occhi di fede il suo amore deposto dove gli occhi della carne non vedono amore alcuno. Il "Pane spezzato" diviene allora il segno dell'amore di Dio in ogni frammento della nostra vita che sino ad allora eravamo incapaci di decifrare. Dove tutto si corrompe, l'incorruttibile Pane del Cielo, Cristo risorto, diviene l'unica Verità, il Pane della Vita nella morte ci nutre per vivere nella notte. Il "pane spezzato" infatti, è il Corpo di Cristo risorto che semina la sua vita nei dolori, nelle angosce, nei fallimenti, nei tradimenti, nelle malattie, nelle ingiustizie. Dire "Amen" nel ricevere il suo Corpo significa allora accogliere Cristo risorto per entrare con Lui nella morte che ci attende, riconoscendo in essa la volontà del Padre che è la nostra salvezza. "Amen", "è certo e degno di fede" il tuo amore Signore, è certa la tua morte ed è certa la tua risurrezione, e io voglio mangiare la tua Pasqua per esserne partecipe, perché la mia vita diventi un passaggio negli eventi unito a te, nel tuo amore che supera la morte. Perché la mia vita sia un "partire senza indugio" per "tornare" nella storia che non avevo compreso e dalla quale sono fuggito, con la certezza che è stata definitivamente "rappacificata" con il Cielo! Correre verso i fratelli dove sperimentare la comunione e l'amore che ci aiutano a credere che davvero Cristo è risorto e ha abbattuto ogni barriera che ci separava da Dio e dal Paradiso. Il frutto della Pasqua non può essere che la missione bagnata dal martirio, nella quale raggiungere ogni uomo che vaga triste perché non riesce a vedere il Cielo nella terra. La nostra missione, che è camminare accanto a ogni persona annunciando con zelo il Vangelo, perché Cristo faccia "ardere nel loro cuore" il fuoco della speranza.




APPROFONDIRE

CONCORDANZE

Concordanze del Vangelo di Emmaus. Lc. 24, 13-35


COMMENTI


Ratzinger - Benedetto XVI. Catechesi sui discepoli di Emmaus
Ratzinger - Benedetto XVI. "Noi speravamo".... Leggere l'enciclica "Spe salvi" per meditare e approfondire il Vangelo
Ratzinger - Benedetto XVI. La Resurrezione è il fatto centrale della nostra fede, l'esempio dei discepoli di Emmaus
Don Divo Barsotti Apparizione ai due discepoli di Emmaus
P. R. Cantalamessa: la Parola di Dio è luce, incoraggiamento e vita
P. R. Cantalamessa: E' RISORTO IN VERITA'. Commento per la III domenica di Pasqua, anno A
P. Cantalamessa. Discepoli di Emmaus ed eucarestia.
P. R. Cantalamessa: Emmaus, una sola fede: Eucarestia e carità
Emmaus "icona" della lectio divina
G. Ravasi. GESU' DI EMMAUS
Giovanni Paolo II L'EUCARISTIA MISTERO DI LUCE NEL VANGELO DI EMMAUS
Giovanni Paolo II. Omelie per la III domenica di Pasqua anno A
C. Caffarra. Omelie sulla III domenica di Pasqua
Sulla Strada di Emmaus. Trovare la chiave che apre il significato delle Scritture.
Carlo Maria Martini, Partenza da Emmaus
I DISCEPOLI DI EMMAUS. Meditazioni di Eugenio Pramotton



COMMENTI PATRISTICI

Sant' Agostino. I due discepoli di Emmaus, uomini di fede debole.
Sant' Agostino. La fede dei discepoli di Emmaus e la fede di Pietro.


ARTE E LITURGIA

I discepoli di Emmaus. Lettura spirituale e teologica dell'opera di Duccio da Boninsegna, I pellegrini di Emmaus, Siena


TEOLOGIA

J. Galot. Il sepolcro vuoto: Da piccoli indizi, lo stupore della fede
Catechesi di Giovanni Paolo II sulla Resurrezione
J. Ratzinger. La fede nella Risurrezione

Paul O’Callaghan. Resurrezione. Teologia



MISTERO PASQUALE


Giovanni Paolo II:L’amore misericordioso di Dio si rivela pienamente e definitivamente nel Mistero pasquale.
Paolo VI. Il Mistero Pasquale
H. U. Von Balthasar. Mysterium Paschale. La Consegna
J. Ratzinger. La fede nella Risurrezione
J Jeremias La Pasqua
Mons. Caffarra. Testi sulla Pasqua
La pasqua dei primi secoli
Sant''Agostino. "Fides christianorum resurrectio Christi est"
Catechesi di Giovanni Paolo II sulla Resurrezione
Meditazione di Don Divo Barsotti sulla Pasqua
Ignace DE LA POTTERIE. Testi sulla Risurrezione di Gesù in Giovanni
La Pasqua dell''ebreo Gesù
I giorni della Pasqua

J Jeremias La Pasqua
Ratzinger - Benedetto XVI. Meditazione sulla La Pasqua
Tutti i passi della storia varcano il sepolcro vuoto
Meditazione di Don Divo Barsotti sulla Pasqua
Mons. Caffarra. Testi sulla Pasqua
J. Galot. Il sepolcro vuoto: Da piccoli indizi, lo stupore della fede
LA TOMBA VUOTA E LA SINDONE DI TORINO
Presenza di Maria nel mistero pasquale
tomba vuota e panni sepolcrali
Padre Raniero Cantalamessa. La storicità della risurrezione di Cristo
Sant''Agostino. "Fides christianorum resurrectio Christi est"
Marc Chagall. Il mistero della Pasqua

A. Socci. Ipotesi su Gesù e la sua resurrezione.
Don Giussani: Cristo contro il nulla
Paul O’Callaghan. Resurrezione. Teologia
LE APPARIZIONI «UFFICIALI» DEL RISORTO AL GRUPPO APOSTOLICO (GV 20,19-31)..

lunedì 28 marzo 2016

Romena, Veglia Pasquale 2016 - Omelia di don Luigi Verdi


Fraternità di Romena Onlus
Per chi non c'era e vuole ascoltarla
Per chi c'era e desidera riascoltarla
ecco l'omelia di don Gigi della Veglia Pasquale
Churchy - Joomla Church Template
www.romena.it

Omelia Pasqua 2016

verdi_luigi
Romena, Veglia Pasquale 2016 - 
Omelia di don Luigi Verdi
L'omelia:

Scarica il file



Fraternità di Romena Onlus

Pasqua a ‪#‎romena‬
La preghiera finale di Don Luigi alla fine della veglia






domenica 27 marzo 2016

Le donne al sepolcro

 Le "Mirofore" (Le donne al sepolcro).



αποφθεγμα Apoftegma

Fermatosi dinnanzi alla tomba, 
l'Angelo alle donne recanti aromi gridò: 
gli aromi si addicono ai mortali, 
Cristo invece s'è mostrato alieno da ogni corruzione. 
E voi gridate dunque: 
è risorto il Signore per donare al mondo la grande misericordia.


Tropario della Domenica delle Mirofore

UNITI ALLO SPOSO NELL'INTIMITA' DEL SUDARIO CHE CI TRASFIGURA

Il Vangelo del giorno

Domenica di Pasqua





Cercai l'amore dell'anima mia, lo cercai senza trovarlo.
Trovai l'amore dell'anima mia, l'ho abbracciato e non lascerò mai.

Cantico dei Cantici





αποφθεγμα Apoftegma

Surrexit Dominus de sepulchro qui pro nobis pependit in ligno.
Christus Resurrexit sicut dixit. Alleluia!








L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Giovanni 20,1-9
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». 
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.




 UNITI ALLO SPOSO NELL'INTIMITA' DEL SUDARIO CHE CI TRASFIGURA


Come Maria di Màgdala, Pietro e Giovanni, anche noi siamo sbigottiti di fronte all’assenza del Signore: il problema di tutti è, infatti, che non troviamo mai Gesù dove siamo persuasi che debba essere. Cerchiamo sempre nei luoghi conosciuti, negli schemi e nelle idee, nelle esperienze e nelle abitudini, e niente, Lui non c'è. Abbiamo addomesticato il miracolo di Gesù, e non ci stupiamo più per la sua presenza e il suo potere. I matrimoni ad esempio, si frantumano sull'indifferenza che scaturisce dall'assuefazione alla Grazia. No, non c'entra quello che dicono gli psicologi e gli esperti di coppia. Com'è che lo chiamano? "Il calo del desiderio" perché l'altro è diventato un soprammobile, lo spolveri ogni tanto, ma non ti ci fissi più con interesse ed entusiasmo, non ti coinvolge e attrae come all'inizio... Allora provi a truccarti e fai mille cose, ma non serve a nulla, perché il problema non è il "soprammobile"; non è l'altro e tanto meno tu. Il problema è che il demonio è riuscito a cancellare a poco a poco la memoria dell'amore di Dio su cui si fonda ogni matrimonio. Esso, infatti, è un miracolo che si rinnova ogni istante di ogni giorno. E' Cristo che apre il sepolcro e vince la morte facendo dei due una sola carne nella sua risurrezione, e lascia il "segno" della sua vittoria proprio dove tutto sembra sepolto. Soffriamo nel matrimonio, come in qualunque altra relazione, perché abbiamo chiuso gli occhi sui "segni": non vediamo più la resurrezione di Cristo nelle bende della vecchiaia, del carattere, della stanchezza dell'altro. E non ci gettiamo più nella novità dell'amore che fa uscire trasfigurato dal sudario e dalla tomba ciò che sembra ormai senza vita. 





Ma oggi, Dio ci vuol donare occhi nuovi per guardare i segni e “cominciare a credere”. Essi sono simili a quelli offerti nella grotta del sepolcro “le fasce distese”, come un mare calmo dopo una tempesta specifica un esegeta, e “un sudario non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte”. “Corriamo” allora senza indugio, come Pietro e Giovanni investiti dallo stupore di Maria; corriamo obbedendo all’annuncio della Chiesa e non temiamo di “entrare” nel "luogo" che la predicazione ci ha indicato. Per "vedere e credere" che è vero l'annuncio che abbiamo ascoltato stanotte, è necessario andare e camminare insieme a loro, che sono immagine della comunità. E, come Giovanni, giunti sulla soglia dobbiamo aspettare che Pietro, ovvero i sacerdoti e i catechisti, ci confermi nella fede per non cadere nel sentimentalismo di un cristianesimo fai-da te. Coraggio, anche noi come Giovanni, seduti a mensa con Lui nella Chiesa, mentre lo ascoltiamo e ci nutriamo dei suoi sacramenti, ci possiamo reclinare sul petto di Gesù, fin dentro il suo amore più forte del peccato, per imparare a “inchinarci” sin dentro il sepolcro nel quale ha distrutto la morte. Uniti a Pietro e Giovanni, possiamo scendere i gradini dell'umiltà per entrare nel sepolcro che è anche immagine del fonte battesimale. E' il cammino degli apostoli e di ogni cristiano che non termina nel giorno di Pasqua, ma da questo giorno vede l’alba di un nuovo inizio. Perché la Pasqua significa “passaggio”, ed è quello di tutta la vita, per giungere a deporre ogni giorno il vestito dell'uomo vecchio e rivestire quello splendente di vita dell'uomo nuovo. Le “fasce e il sudario" che ci hanno avvolto esanimi, i fatti della storia macchiati dal peccato, ci parlano testimoniando che proprio oggi è il “primo giorno” della vita nuova nel quale il Signore ci attira. Essa però non sconvolge la precedente, ma la compie nel perdono secondo un ordine nuovo che non conosciamo. 






E’ su quelle "fasce" e su quel “sudario” che dobbiamo puntare lo sguardo: nessuno avrebbe potuto trafugare il corpo di Gesù e lasciarli in quel modo, come nessuno salverebbe la nostra vita senza distruggere con disprezzo quello che non va bene. Scriveva don Persili in un suo libro dimenticato dai più, che quelle “fasce” erano “intatte, non manomesse, non disciolte”. Per questo “esse costituiscono la prima traccia della Risurrezione: era infatti assolutamente impossibile che il corpo di Gesù fosse uscito dalle fasce, semplicemente rianimato, o che fosse stato asportato, sia da amici che da nemici, senza svolgere quelle fasce o, comunque, senza manometterle in qualche maniera”. E nella Chiesa la nostra risurrezione, che è ciò che avviene nel battesimo e in tutto il nostro cammino di conversione, accade proprio così: la nostra vita è curata con pazienza, le ferite sono  sanate a poco a poco, senza strappi, senza moralismi ed esigenze, ma con la dolcezza, il rispetto e il potere soave della Grazia. Ed è proprio questo l’indizio che Dio lascia a tutti noi: il matrimonio, il lavoro, gli amici, le nostre cose e i nostri affetti sono ancora tutti con noi, ma, dinanzi agli occhi della fede, appaiono in una luce nuova. Il corpo risorto del Signore, infatti, scivola tra le bende con dolcezza, trasfigurandole con la sua impronta gloriosa, conferendo alla nostra vita un ordine nuovo che nessun uomo ha il potere di dare, quello dell’amore. Coraggio allora, perché questo giorno di Pasqua ci annuncia che il nostro passato non è più un peso da scrollarsi di dosso, un angolo oscuro da dimenticare, ma il “segno” del passaggio di Cristo nella nostra vita, come una profezia per ogni giorno che ci attende. Tutta la nostra vita è una sinfonia d’amore perché segnata dal Mistero Pasquale del Signore! E come quelle fasce e quel sudario sono diventati per la Chiesa una reliquia preziosa venerata come la testimonianza del passaggio reale di Cristo nella storia dell’umanità, così anche ogni evento della nostra vita sarà per noi e per chi ci è accanto il segno del suo amore incorruttibile che non ci ha mai abbandonato. Un segno da venerare e non da buttare. 





Buona Pasqua allora, buon cammino alla scoperta del sudario che “era stato sul capo” di Gesù “non disteso con le fasce, ma al contrario avvolto in una posi­zione unica” secondo la traduzione del Padre Persili che riteniamo più congrua. Esso infatti, era avvolto nello stesso modo in cui avvolgeva il capo di Gesù, ma in una posizione così speciale, unica, da indurre Giovanni a credere. Quale posizione? E’ proprio quello che questa Pasqua vuol farci scoprire nella nostra vita! Questa Pasqua ci chiama  ad entrare nella nostra storia per “vedere” risplendere in un modo “unico” il volto di Cristo risorto impresso concretamente nella nostra vita redenta e trasfigurata dalla luce della sua Pasqua. Buona Pasqua allora, Buon passaggio con Lui, dal pensiero opprimente alle cose di quaggiù in cerca di un’impossibile felicità, al pensiero delle cose di lassù, dove si trova Cristo risorto, l’unica felicità autentica, già qui, già ora. Le cose di lassù, le cui primizie sono deposte nelle orme luminose di Cristo che ci conducono nella Pasqua di ogni giorno nell’amore, che non è mai abitudine ma un donarsi in modo sempre nuovo e diverso, come Lui ha fatto e fa con noi. Buona Pasqua a tutti noi che pensavamo di dover ungere con il nostro profumo il corpo morto di Cristo; a noi che cercavamo cioè di abbellire la nostra vita dandogli senso con la nostra ragione e i nostri sforzi, restando però sul cammino che ci conduceva alla tomba di ogni ogni speranza. Buona Pasqua alla sposa che finalmente ha incontrato il suo Sposo, ed è stata sedotta dal profumo dolce e delicato del suo amore più forte della tomba. Non è qui, è risorto! E ora spande dall'intimità della nostra vita, dai pensieri, dagli sguardi e dalla carne nostra il suo profumo celeste. Buone nozze dunque, che ci uniscono a Cristo nell'intimità del sudario che non ha potuto trattenere la vita che non muore, nella nostra storia di ogni giorno, segno e testimone credibile della sua risurrezione mentre spande il profumo dello Sposo, l'amore sino alla fine offerto a tutti.


Christos Anesti! Alithos Anesti!







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