Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

lunedì 8 maggio 2017

Il Cristo Velato


La7 - Artedì - Il Cristo Velato (Puntata 17/04/2017)

Il nuovo programma di approfondimento e cultura condotto da Giovanni Floris.
 Nella prima puntata appuntamento con il Cristo Velato
 nella cappella Sansevero a Napoli




Sgarbi spiega Cappella Sansevero e il Cristo Velato
Vittorio Sgarbi tiene una lezione magistrale sul Cristo Velato e Cappella Sansevero per Fanpage.it. I tesori del Principe Sansevero emergono in tutta la loro stupefacente meraviglia, complessità tecnica e vengono ricondotti e inseriti, dal critico d'arte, nel loro contesto storico e culturale d'appartenenza. L'intervista è stata realizzata all'interno della Cappella Sansevero in occasione della rassegna MeravigliArti, che ospiterà una serie di eventi d'arte, musica e letteratura, fino al 16 giugno 2015. Ecco il programma completo di MeravigliArti: www.fanpage.it

When we've been there ten thousand years, / Bright shining as the sun, / We've no less days to sing God's praise / Than when we've first begun.

PADRE RANIERO CANTALAMESSA,

" LA RISPOSTA CRISTIANA ALLA MORTE"


La risposta cristiana alla morte
padre Raniero Cantalamessa
V Domenica di Pasqua (Anno A) 
Vangelo: Gv 14,1-12 
Nel libro della Genesi si legge che dopo il peccato Dio disse all'uomo:
"Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai" (Gen 3, 19). 
Ogni anno, nel mercoledì della ceneri, la liturgia ci ripete questo severo ammonimento: "Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai". Se dipendesse da me, io farei sparire immediatamente questa formula dalla liturgia. Giustamente ora la Chiesa permette di sostituirla con l'altra: "Convertitevi e credete al vangelo". Prese alla lettera, senza le dovute spiegazioni, quelle parole sono infatti l'espressione perfetta dell'ateismo scientifico moderno: l'uomo non è che una polvere di atomi che si risolverà, alla fine, in una polvere di atomi.Il Qoelet, un libro della Bibbia scritto in un'epoca di crisi delle certezze religiose in Israele, sembra confermare questa interpretazione atea quando scrive: "Tutti sono diretti verso la medesima dimora; tutto è venuto dalla polvere e tutto ritorna nella polvere. Chi sa se il soffio vitale dell'uomo salga in alto e se quello della bestia scenda in basso nella terra?" (Qo 3, 20-21). Alla fine del libro, quest'ultimo terribile dubbio (chissà se c'è una differenza tra la sorte finale dell'uomo e quella dell'animale) sembra risolto positivamente, perché l'autore dice che "il corpo ritorna alla polvere, ma lo spirito torna a Dio che lo ha dato" (cf. Qo 12,7). Negli ultimi scritti dell'Antico Testamento comincia, è vero a farsi strada, l'idea di una ricompensa dei giusti dopo morte e perfino quella di una risurrezione dei corpi, ma è una credenza ancora assai vaga nel contenuto e non condivisa da tutti, per esempio dai Sadducei.Su questo sfondo, possiamo valutare la novità delle parole con cui inizia il vangelo di questa domenica: "Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io". Esse contengono la risposta cristiana alla più inquietante delle domande umane. Morire non è - come era agli inizi della Bibbia e presso il mondo pagano - uno scendere nello Sheol o nell'Ade per condurvi una vita da larve o di ombre; non è - come per certi biologi atei - un restituire alla natura il proprio materiale organico per un ulteriore uso da parte di altri viventi; non è neppure - come in certe forme di religiosità attuali che si ispirano a dottrine orientali (spesso mal comprese) - un dissolversi come persona nel gran mare della coscienza universale, nel Tutto o, a seconda dei casi, nel Nulla...È invece un andare a stare con Cristo nel seno del Padre, un essere dove lui è.Il velo del mistero non è tolto perché non può essere tolto. Come non si può descrivere cos'è il colore a un cieco dalla nascita o il suono a un sordo, così non si può spiegare cos'è una vita fuori del tempo e dello spazio a chi è ancora nel tempo e nello spazio. Non è Dio che ha voluto tenerci all'oscuro...Ci è detto però l'essenziale: la vita eterna sarà una comunione piena, anima e corpo, con Cristo risorto, un condividere la sua gloria e la sua gioia.Papa Benedetto XVI, nella sua recente enciclica sulla Speranza (Spe salvi) riflette sulla natura della vita eterna da un punto di vista anche esistenziale. Comincia con il prendere atto che ci sono persone che non desiderano affatto una vita eterna, ne hanno anzi paura. A che scopo, si chiedono, prolungare una esistenza che si è rivelata piena di problemi e di sofferenze?La ragione di questa paura, spiega il Papa, è che non si riesce a pensare alla vita se non nei modi che conosciamo quaggiù; mentre si tratta sì di vita, ma senza tutte quelle limitazioni che sperimentiamo al presente. "La vita eterna, dice l'enciclica, sarà un immergerci nell'oceano dell'infinito amore nel quale il tempo - il prima e il dopo - non esiste più. Non sarà un continuo susseguirsi di giorni del calendario, ma il momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità".Con queste parole il Papa allude forse, tacitamente, all'opera di un suo famoso conterraneo. L'ideale del Faust di Goethe è infatti proprio quello di raggiungere una tale pienezza di vita e un tale appagamento da fargli esclamare: "Férmati, istante: sei troppo bello!". Credo che questa sia l'idea meno inadeguata che possiamo farci della vita eterna: un istante che vorremmo non finisse mai e che -a differenza di tutti gli istanti di felicità di quaggiù - non finirà mai! Mi tornano in mente le parole di uno dei canti più amati dai cristiani di lingua inglese: "Amazing grace". Dice: "E quando saremo stati lì diecimila anni - splendenti più del sole -, il tempo che ci resta per lodare Dio - non sarà diminuito di un minuto - rispetto a quando il tutto cominciò" 
(When we've been there ten thousand years, / Bright shining as the sun, / We've no less days to sing God's praise / Than when we've first begun.)
Fonte:http://www.qumran2.net

domenica 7 maggio 2017

“Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.”

“Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.”
Mi hanno regalato un libro del teologo Sibaldi si intitola “il libro dell’abbondanza” e narra la storia di Abramo, in qualche modo la nostra storia.
Abbondanza non è un termine abituale sulla bocca di Gesù, ma la sua vita ne è ricolma: vi ricordate quei pochi pani per cinquemila persone, quella pelle di primavera per dieci lebbrosi, cento fratelli per chi ha lasciato la casa, perdono per settanta volte sette, un vaso di nardo per 300 denari, l’acqua che disseta per sempre…Così è Dio, e così è Gesù, venuto perché abbiamo la vita piena, abbondante, gioiosa, magnifica, eccessiva; vita che rompe gli argini e tracima e feconda, che profuma di amore e di libertà.Gesù non è venuto a pretendere ma ad offrire, non chiede niente, dona tutto. La sua vocazione, e di conseguenza pure la nostra, è di lasciare questo mondo un po’ più bello di come l’abbiamo trovato. Se la nostra immagine di Dio fosse questa, abbondanza di vita, ogni altra cosa scomparirebbe. Oggi allora proviamo a dimenticare la parola mancanza, errore, peccato. Oggi dedichiamoci alla cura di ciò che ci è dato in abbondanza! Serve solo una cosa: occhi capaci di vedere bene il bene!

Fra Giorgio Bonati


LA MIA VOCAZIONE È UNA SOMMA DI RISPOSTE-SENZA-CHIAMATA- Il pastore che conduce verso la vita senza confini

antoniobortoloso.blogspot.it

La mia vocazione è una somma di risposte-senza-chiamata
don Marco Pozza  



IV Domenica di Pasqua (Anno A) (07/05/2017)
Vangelo: Gv 10,1-10 
Quella volta capitò più o meno così, parola-più, parola-meno. Adocchiò Simone accartocciato sulla battigia del lago e s'intristì di quella dannata routine: "Simone, per davvero vuoi passare tutta la vita a battere il lago? Perché non tenti l'avventura con me? Sarà difficile, t'avviso. Però io sarò con te. Tu, che fai: ci stai?" Simone mandò gambe all'aria il suo vecchio mestiere, buttò giù dalla torre gli arnesi, Gli andò dietro. Quelle parole così avventuriere erano esche luminose: lui pesce, Cristo pescatore. Aprivano strade, quietavano burrasche, facevano cadere le vecchie mura di Cafarnao. Capitò a Simone ciò che capiterà a milioni di uomini e donne dopo di Lui: quando non s'aspetteranno più nulla da nessuno, sarà proprio allora che comincia la partita: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi, credete al Vangelo» (Mc 1,15). Poco meno di centocinquanta caratteri: tra i granelli fitti di così scarne parole, sta nascosta la rivelazione della più grande vita possibile. Della freschezza più cara: «Duemila anni dopo aver attraversato le sue labbra, la sua parola aveva mantenuto tutta la sua freschezza» (Ch. Bobin). Parole pratiche, dunque di vita-eterna.Parole-agricole: «Io sono la porta delle pecore». Parole-amanti: "L'altro è un farabutto, un millantatore rubacuori". Ancora l'Amore e Lucifero, in coppia, a disposizione: non ci sarà mai gioia senza libertà, anche d'affidare il patrimonio dell'anima nostra allo smargiasso di Satana. È sempre la solita storia, dai tempi delle piramidi. Erano gli anni del faraone paranoico quando Dio acciuffò Israele per i capelli e lo portò a spasso nel deserto: all'orizzonte si stagliava la Terra-Promessa. Israele mica capì che stava viaggiando su ali d'aquila, in carrozze di prima classe: sbraitò contro Dio, mise con le spalle al muro quel povero-cristo di Mosè, rinfacciò al Cielo l'amarcord delle pentole piene di cipolle che gli davano in Egitto. Israele, pur trattato con guanti di velluto, mica capì che la schiavitù è una sicurezza, la libertà è il più grosso rischio. Ciò che Dio, invece, capì fu che era giunto solo a metà dell'opera: aveva tirato-via Israele dall'Egitto, non Gli era riuscito di strappare via l'Egitto dal cuore di Israele. Annate dopo, sotto mentite spoglie, riprenderà la faccenda, per non lasciare nulla incompiuto: Sono io, non quell'altro imbecille, il vostro Buon-Pastore. A bordo-strada, mi farò riconoscere: «Le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome». Che un pastore chiami le pecore è poca cosa, assai nota: che il pastore chiami ciascuna pecora per nome, pare addirittura eccessivo, una delle troppe esagerazioni di Cristo. Eppure la chiamata - la strana faccenda che gli uomini trattano come vocazione - è questo: sentirsi dare del tu, sapersi chiamati per nome, essere nel mirino di Cristo prima ancora d'accorgersi della sua presenza.La mia, di vocazione, sta tutta qui. È poca-roba: «Credo non perché vedo ma perché sono stato visto» (E. De Luca). Più che fede, la mia è una somma di risposte-senza-chiamata: Iddio mi risponde, io manco lo chiamo. Son fortunato: sono braccato da qualunque parte mi volti, pare impossibile - pur col massimo impegno - scappar fuori da questo recinto. Mi conduce fuori Lui, mai nessuna prigionia tra noi. Alla galera accetta di rischiare la fedeltà, quella mia a Lui: «Le conduce fuori». Le indicazioni, però, le detta Lui, che stiano chiare: «Cammina davanti ad esse». Prima il Pastore, poi la pecora. Ho tentato - in materia di fede vivo a corrente alternata - il contrario: sono andato fuori-strada. Il Vangelo non mente: a ricordarmelo, ci son ferite sulla pelle. Nell'anima, al cuore della nostra storia d'amore. Nei giorni di bel tempo - Lui davanti, io dietro - seguirlo è una danza. Nei giorni di foschia - io davanti, Lui dietro - capisco il suo amore per me: in quei giorni, Dio pare simile a quei bambini che si aggrappano alle gonne della mamma, ficcano le mani dentro il tessuto, si lasciano trascinare ovunque senza che sia possibile sganciarli prima che abbiano ottenuto ciò che vogliono. Impossibile, per me, sganciarLo prima che Lui abbia ottenuto ciò che vuole: che io vada dietro Lui. Che sia tutto suo, lasciandomi però il potere di negarlo.

Fonte:  www.sullastradadiemmaus.it





Commento  p. Ermes Ronchi 
IV Domenica di Pasqua – Anno A

Letture: Atti 2,14.36-41; Salmo 22; 1 Pietro 2,20-25; Giovanni 10,1-10

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. [...]
Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. Per me, una delle frasi più solari di tutto il Vangelo. Anzi, è la frase della mia fede, quella che mi seduce e mi rigenera ogni volta che l'ascolto: sono qui per la vita piena, abbondante, potente. Non solo la vita necessaria, non solo quel minimo senza il quale la vita non è vita, ma la vita esuberante, magnifica, eccessiva; vita che rompe gli argini e tracima e feconda, uno scialo, uno spreco che profuma di amore, di libertà e di coraggio.Così è Dio: manna non per un giorno ma per quarant'anni nel deserto, pane per cinquemila persone, pelle di primavera per dieci lebbrosi, pietra rotolata via per Lazzaro, cento fratelli per chi ha lasciato la casa, perdono per settanta volte sette, vaso di nardo per 300 denari. «Gesù non è venuto a portare una teoria religiosa, un sistema di pensiero. Ci ha comunicato vita ed ha creato in noi l'anelito verso più grande vita» (G. Vannucci).Il Vangelo contiene la risposta alla fame di vita che tutti ci portiamo dentro e che ci incalza.Il primo gesto che caratterizza il pastore vero, datore di vita, è quello di entrare nel recinto delle pecore, chiamare ciascuna per nome (Gesù usa qui una metafora eccessiva, illogica, impossibile per un pastore “normale”, ma il gesto sottolinea il di più, l'amore esagerato del Signore) e poi di condurle fuori. Gesù porta le sue pecore fuori dal recinto, un luogo che dà sicurezza ma che al tempo stesso toglie libertà. Non le porta da un recinto ad un altro, dalle istituzioni del vecchio Israele a nuovi schemi migliori. No, egli è il pastore degli spazi aperti, quello che lui avvia è un processo di liberazione interminabile, una immensa migrazione verso la vita. Per due volte assicura: «io sono la porta», la soglia sempre spalancata, che nessuno richiuderà più, più forte di tutte le prigioni (entrerà e uscirà e troverà...), accesso a una terra dove scorrono latte e miele, latte di giustizia e innocenza, miele di libertà. Più vita.La seconda caratteristica del pastore autentico è quella di camminare davanti alle pecore. Non abbiamo un pastore di retroguardie, ma una guida che apre cammini e inventa strade. Non un pastore che grida o minaccia per farsi seguire, ma uno che precede e convince, con il suo andare sicuro, davanti a tutti, a prendere in faccia il sole e il vento, pastore di futuro che mi assicura: tu, con me appartieni ad un sistema aperto e creativo, non a un vecchio recinto finito, bloccato, dove soltanto obbedire. Vivere è appartenere al futuro: lo tiene aperto lui, il pastore innamorato, «il solo pastore che per i cieli ci fa camminare» (D. M. Turoldo).
pietrevive.blogspot.it

giovedì 4 maggio 2017

Notre Dame de La Salette

Nostra Signora di La Salette (o Madonna di La Salette)

lasalette.cef.fr

Nostra Signora di La Salette (o Madonna di La Saletteè l'appellativo con cui la Chiesa cattolica venera  Maria, in seguito alle apparizioni che avrebbero avuto, il 19 settembre 1846, due ragazzi, Maximin Giraud e Mélanie Calvat. Il nome della località si riferisce al comune francese di La Salette-Fallavaux, dipartimento dell'Isère, vicino a Corps.  wikipedia.org     >>>  



asv.vatican.va/content/archiviosegretovaticano/it

Messaggio di Melania inviato al papa Pio IX il 6 luglio 1851
« “Melania, sto per dirti qualcosa che non dirai a nessuno. Il tempo della collera di Dio è arrivato; se, quando avrai detto ai popoli ciò che ho detto adesso e che ti dirò di dire ancora; se, dopo ciò, essi non si convertono, non si fa penitenza e non si cessa di lavorare la Domenica e si continua a bestemmiare il santo nome di Dio; in una parola, se la faccia della terra non cambia, Dio si vendicherà contro il popolo ingrato e schiavo del demonio. Il mio figlio sta per mostrare la sua potenza.Parigi, questa città macchiata da ogni sorta di crimini, perirà immancabilmente; Marsiglia sarà distrutta in breve tempo. Quando queste cose succederanno, il disordine sarà completo sulla Terra; il mondo si abbandonerà alle sue empie passioni.Il papa sarà perseguitato da ogni parte, gli si sparerà addosso, lo si vorrà mettere a morte, ma non gli potranno far nulla. Il vicario di Cristo trionferà ancora una volta.I sacerdoti, i religiosi e i veri servi del mio figlio saranno perseguitati e molti moriranno per la fede di Gesù Cristo. Regnerà in quel tempo una grande fame.Dopo che saranno avvenute tutte queste cose, molte persone riconosceranno la mano di Dio su di loro e si convertiranno e faranno penitenza dei loro peccati.Un grande re salirà sul trono e regnerà per alcuni anni. La religione rifiorirà e si espanderà su tutta la terra e la fertilità sarà grande, il mondo, contento di non mancare di nulla, ricomincerà con i suoi disordini e abbandonerà Dio e si darà in braccio alle sue passioni criminali.Vi saranno anche dei ministri di Dio e delle spose di Gesù Cristo che si abbandoneranno ai disordini e questa sarà una cosa terribile; infine un inferno regnerà sulla Terra; sarà allora che nascerà l'Anticristo da una religiosa, ma guai ad essa: molte persone gli crederanno perché si dirà venuto dal cielo; il tempo non è molto lontano, non passeranno due volte cinquant’anni (cioè un secolo - n.d.r.)”.Mia piccola, voi non direte ciò che vi ho appena detto. (Voi non lo direte a nessuno, voi non lo direte se un giorno doveste dirlo, voi non direte ciò che lo riguarda). Infine, voi non direte più niente fino a quando vi dirò di dirlo.Prego il Santo Padre di darmi la sua santa Benedizione”. »

(Melania Matthieu,
pastorella di La Salette.
Grenoble, 6 luglio 1851)
Messaggio di Massimino inviato al papa Pio IX il 3 luglio 1851
« “Il 19 settembre 1846 noi abbiamo visto una bella signora. Noi non abbiamo detto che quella signora fosse la Santa Vergine, ma abbiamo sempre detto che era una bella signora. Io non so se fosse la Santa Vergine o un'altra persona, ma oggi credo che fosse la Santa Vergine. Ecco ciò che quella signora mi ha detto.Se il mio popolo continua, ciò che sto per dirti arriverà al più presto; se cambia un poco, sarà più tardi. La Francia ha corrotto l'universo, un giorno sarà punita. La fede si spegnerà in Francia. Un terzo della Francia non praticherà più la religione o quasi. L'altra parte la praticherà ma non bene ... In seguito le nazioni si convertiranno e la fede si riaccenderà dovunque. Una grande contrada del Nord dell'Europa, ora protestante, si convertirà e sull'esempio di quella contrada anche le altre nazioni del mondo si convertiranno. Prima che questo accada si verificheranno nella Chiesa grandi turbamenti e poco dopo il Santo Padre, il papa, sarà perseguitato. Il suo successore sarà un pontefice che nessuno s'aspetta. Poco dopo giungerà una grande pace, ma non durerà a lungo. Un mostro verrà a turbarla. Tutto quello che vi dico accadrà nel prossimo secolo o al più tardi negli anni del duemila (Massimino Giraud). Ella mi ha detto di dirlo qualche tempo dopo.Mio Santo Padre, la vostra benedizione ad una delle vostre pecore”. »
(Massimino Giraud,Grenoble, 3 luglio 1851)

  wikipedia.org     >>>  
NOSTRA SIGNORA DI LA SALETTE



La Madonna è apparsa a La Salette per il mondo interoUn giorno d'autunno 
Verso la metà del mese di settembre 1846, un contadino degli Ablandins, Pietro Selme, ha il suo pastorello malato. Scende a Corps, presso un suo amico, il carradore Giraud. "Imprestami il tuo Massimino per alcuni giorni..." "Massimino pastore? ... E' troppo distratto per farlo!" Si discute, si patteggia e il 14 settembre ecco il piccolo Massimino agli Ablandins. Il 17 intravede Melania al villaggio. Il 18 vanno a pascolare i loro armenti sui prati comunali, sul monte Sous-les-Baisses (il Planeau). Nel pomeriggio Massimino tenta di chiacchierare, Melania non ne ha tanta voglia. Nondimeno scoprono un punto in comune: sono entrambi di Corps: allora si discorre, si decide di venire a pascolare insieme l'indomani alto stesso posto.
Sugli alpeggiDunque, il sabato 19 settembre 1846, di buon mattino, i due fanciulli salgono i versanti del monte Planeau, con quattro mucche; e con Massimino, anche la capretta e il suo cane Lulù. Verso mezzogiorno, suona l'Angelus sul campanile del villaggio sottostante. Allora i pastorelli dirigono le loro mucche verso la fontana delle bestie, una semplice pozzanghera formata dal ruscello che scende attraverso il valloncello della Sezia. Poi le sospingono verso una prato pianeggiante del monte Gargas. Fa caldo, le bestie cominciano a ruminare. Massimino e Melania risalgono la conca fino alla fontana degli uomini, presso la quale consumano il loro pasto frugale: pane e formaggio e acqua fresca a volontà. Altri pastorelli che pascolano più in basso li raggiungono e conversano un po'. Alla loro partenza, Massimino e Melania attraversano il ruscello, scendono alcuni passi verso dei banchi di pietre ammucchiate presso l'alveo di una sorgente asciutta: è la piccola fontana. Melania vi depone il suo tascapane e Massimino il suo blusotto con il pranzo.
L'altro fulgoreContro ogni abitudine, i due fanciulli si stendono sull'erba e... si assopiscono. Si sta bene al sole di quella fine d'estate, nessuna nuvola in cielo. Il mormorio del ruscello accresce la calma e il silenzio della montagna. Il tempo scorre.Bruscamente Melania si sveglia a scuote Massimino: "Massimino, vieni presto, andiamo a vedere le nostre mucche... Non so dove siano!" In tutta fretta, salgono il versante opposto al Gargas. Rigirandosi scoprono l'alpeggio: le loro mucche stanno tranquillamente ruminando. I due pastorelli sono rinfrancati. Melania comincia a ridiscendere. A mezza costa, si arresta e stupefatta lascia cadere il suo bastone: "Massimino, vieni a vedere laggiù una luce".Presso la piccola sorgente, su un mucchio di pietre... un globo di fuoco. "Come se il sole fosse caduto lì". Eppure il sole continua a splendere in un cielo senza nubi. Massimino accorre, gridando: "Dov'è? dov'è?" Melania addita il fondo del valloncello dove avevano dormito. Massimino si ferma vicino a lei, raggelato dalla paura e le dice: "Riprendi il tuo bastone, sù! Io tengo il mio e gli do' un buon colpo se ci fa qualche cosa". Lo splendore si muove, ruota su se stesso. Le parole difettano ai due fanciulli per descrivere l'impressione di vita che si irradia da quel globo di fuoco. una donna vi appare, seduta, la testa tra le mani, i gomiti sulle ginocchia, nell'atteggiamento di profonda mestizia.
La Bella SignoraLa Bella Signora si alza. Essi non si sono mossi. Dice loro in francese:
Avvicinatevi, figli miei, non abbiate paura; sono qui per narrarvi una grande notizia.Allora discendono verso di lei.La fissano. Non cessa di piangere: "Si sarebbe detta una mamma percossa dai figli e fuggita sulla montagna per piangere". La Bella Signora è alta e tutta luminosa. Veste come le donne della regione: lunga tunica, un grande grembiule alla vita, uno scialle incrociato e annodato dietro, una cuffia da contadina. Delle rose incoronano la testa, orlano il suo scialle e i suoi calzari: sulla fronte splende un fulgore simile a un diadema. Sulle spalle pesa una lunga catena. Una catenina trattiene sul petto un crocifisso sfavillante, con ai lati un martello e delle tenaglie.
Quello che dice sulla montagnaLa Bella Signora parla ai due pastorelli: "Ha pianto tutto il tempo che ci ha parlato". Insieme o separatamente, i due fanciulli dicono le stesse parole, con leggere varianti che non alterano il significato. E questo non importa quali siano gli interlocutori: pellegrini o semplici curiosi, alte personalità o ecclesiastici, inquirenti o giornalisti. Siano favorevoli, senza pregiudizi o malevoli: ecco quello che è loro trasmesso:
Avvicinatevi, figli miei, non abbiate paura: sono qui per comunicarvi una grande notizia!
"Noi ascoltavamo, non pensavamo a niente". Come Massimino e Melania, lasciamo risuonare dentro di noi ciò ch'ella ha detto sulla montagna.
Con loro, ascoltiamola fissando sul suo petto il crocifisso raggiante di gloria.
Il messaggio di Maria a La SaletteL’apparizione di La Salette avviene il 19 settembre 1846. In giorno di SABATO alle tre del pomeriggio : una "Signora" appare a Melania e Massimino di 15 e 11 anni che assistono le mucche al Planeau sulla montagna a 1800 metri d’altezza.
I pastorelli scorgono come un globo di luce in mezzo ad un avvallamento essi dicono:"come se fosse il sole caduto in quel luogo!".Nella luce abbagliante scorgono una donna seduta ,con i gomiti sulle ginocchia ed il viso nascosto tra le mani.
La "Signora" li guarda e, dirigendosi un po’ verso loro comincia a parlare nella loro lingua, il francese: I due veggenti scendono nel pendio e raggiungono la visione a tal punto da quasi "confondersi " con essa…La Signora piange a dirotto…e, con lacrime copiose prende a parlare loro con quelle parole che sono giunte a noi come "MESSAGGIO"!
Il colloquio avviene prima in francese poi in dialetto, ed infine ancora in francese.
"AVVICINATEVI FIGLI MIEI, NON ABBIATE PAURA: SONO QUI PER ANNUNCIARVI UN GRANDE MESSAGGIO."
"SE IL MIO POPOLO NON VUOLE SOTTOMETTERSI, SONO COSTRETTA A LASCIAR LIBERO IL BRACCIO DI MIO FIGLIO. ESSO E’ COSI’ FORTE E COSI’ PESANTE CHE NON POSSO PIU’ SOSTENERLO."
"DA QUANTO TEMPO SOFFRO PER VOI! POICHE’ HO RICEVUTO LA MISSIONE DI PREGARE CONTINUAMENTE MIO FIGLIO , VOGLIO CHE NON VI ABBANDONI, MA VOI NON CI FATE CASO. PER QUANTO PREGHERETE E FARETE , MAI POTRETE COMPENSARE LA PENA CHE MI SONO PRESA PER VOI".
"VI HO DATO SEI GIORNI PER LAVORARE , MI SONO RISERVATO IL SETTIMO,E NON ME LO VOLETE CONCEDERE. E’ QUESTO CHE APPESANTISCE TANTO IL BRACCIO DI MIO FIGLIO "!
"ANCHE I CARRETTIERI NON SANNO CHE BESTEMMIARE IL NOME DI MIO FIGLIO…"
"QUESTE SONO LE DUE COSE CHE APPESANTISCONO TANTO IL BRACCIO DI MIO FIGLIO".
"SE IL RACCOLTO SI GUASTA LA COLPA E’ VOSTRA. VE L’ HO FATTO VEDERE L’ANNO PASSATO CON LE PATATE: VOI NON CI AVETE FATTO CASO. ANZI QUANDO NE TROVAVATE DI GUASTE BESTEMMIAVATE IL NOME DI MIO FIGLIO. ESSE CONTINUERANNO A MARCIRE E QUEST’ ANNO, A NATALE NON VE NE SARANNO PIU’.VOI NON CAPITE FIGLI MIEI? VE LO DIRO’ DIVERSAMENTE".
"SE AVETE DEL GRANO, NON SEMINATELO. QUELLO SEMINATO SARA’ MANGIATO DAGLI INSETTI E QUELLO CHE MATURERA’ CADRA’ IN POLVERE AL MOMENTO DELLA BATTITURA. SOPRAGGIUNGERA’ UNA GRANDE CARESTIA .PRIMA DI ESSA I BAMBINI AL DI SOTTO DEI SETTE ANNI SARANNO COLPITI DA CONVULSIONI E MORIRANNO TRA LE BRACCIA DI COLORO CHE LI TERRANNO. GLI ALTRI FARANNO PENITENZA CON LA CARESTIA. LE NOCI SI GUASTERANNO E L’UVA MARCIRA’".
La conversazione tra la Signora e i veggenti continua con l’affidamento di una segreto….
Segreto cui fa seguito :
"SE SI CONVERTONO , LE PIETRE E LE ROCCE SI MUTERANNO IN MUCCHI DI GRANO E LE PATATE NASCERANNO DA SOLE NEI CAMPI."
Quindi confidenzialmente e maternamente la Vergine dice ai suoi amici:
"DITE LA VOSTRA PREGHIERA , FIGLI MIEI?"
- non molto Signora - rispondono
"AH, FIGLI MIEI ,BISOGNA DIRLA E BENE , SERA E MATTINO. QUANDO NON AVETE TEMPO , DITE ALMENO UN PADRE NOSTRO O UN’AVE. QUANDO POTRETE FAR MEGLIO , DITENE DI PIU".
"A MESSA, D’ESTATE, VANNO SOLO ALCUNE DONNE PIU’ ANZIANE . GLI ALTRI LAVORANO DI DOMENICA, TUTTA L’ESTATE. D’INVERNO QUANDO NON SANNO CHE FARE, VANNO A MESSA MA PER BURLARSI DELLA RELIGIONE"
"IN QUARESIMA VANNO ALLA MACELLERIA COME CANI".
"AVETE MAI VISTO DEL GRANO GUASTO , FIGLI MIEI’"
- no , Signora! - rispondono.
Ora la Signora si rivolge a Massimino:
"MA TU, FIGLIO MIO,DEVI AVERLO VISTO UNA VOLTA CON TUO PADRE NEL CAMPO DEL COIN. IL PADRONE DEL CAMPO DISSE A TUO PADRE DI ANDARE A VEDERE IL SUO GRANO GUASTO. VI ANDASTE TUTTI E DUE,PRENDESTE IN MANO DUE O TRE SPIGHE,LE STROPICCIASTE E TUTTO CADDE IN POLVERE. AL RITORNO, QUANDO ERAVATE A MEZZ’ORA DA CORPS, TUO PADRE TI DIEDE UN PEZZO DI PANE DICENDOTI:"PRENDI , FIGLIO MIO, MANGIA ANCORA DEL PANE QUEST’ANNO PERCHE’ NON SO CHI NE MANGERA’ L’ANNO PROSSIMO,SE IL GRANO CONTINUA IN QUESTO MODO."
"Oh ,si , Signora ,ora ricordo. Prima non me lo ricordavo più"
Il colloquio con la Vergine ha termine con un accorato appello:
"EBBENE,FIGLI MIEI ,LO FARETE CONOSCERE A TUTTO IL POPOLO"
"ANDIAMO , FIGLI MIEI ,FATELO CONOSCERE A TUTTO IL POPOLO"
Detto ciò si eleva da terra e, lentamente si solleva verso il Collet :qui è raggiunta dagli sguardi attoniti di Massimino e Melania che vedono la Sua figura dileguarsi e confondersi con la luce di cui è avvolta , quindi scompare anche la luce…
Le Profezie si avveraronoLa Santa Vergine  durante l’apparizione ricordò ai ragazzi che l’anno precedente, il 1845, le patate erano marcite  e profetizzò che avrebbero continuato a marcire  al punto che a  Natale non ce ne sarebbero più state. Lo stesso disse del grano e dell’uva, informandoli che si sarebbe verificata una grande carestia.
Effettivamente nel 1845 un fungo, che fu individuato nella Phytophthora infestans, aveva iniziato a distruggere i raccolti di patate, che erano l’alimento principale della popolazione. L’anno successivo, quello in cui la Madonna era comparsa ai due fanciulli, i contadini avevano piantato semi infetti, per cui tutto il raccolto andò in rovina. Il fenomeno non riguardò solo la Francia ma si verificò in tutta l’Europa: Belgio, Prussia, Svizzera, Italia, nessun Paese scampò all’infestazione. Soprattutto in Irlanda produsse una vera catastrofe alimentare, tanto che ancora oggi il 1847 viene ricordato come "l'anno nero" (Black 1847) perché infuriarono massimamente la carestia  e tutte le malattie che sempre l’accompagnano come il tifo, il colera e la gastroenterite infettiva. Dal 1845 al 1850 il fungo distrusse tutte le piantagioni di patate e la popolazione irlandese, poco più di ottomila abitanti, si ridusse di circa tre milioni fra morti ed emigrati, che si recarono principalmente in America. L’infestazione fu definitivamente debellata solo nel 1852.
Ancora ai giorni nostri si studiano le ragioni di quell’epidemia, tant’é che,  come riporta la rivista Le Scienze, studiosi della North Carolina State University  dal 2001 al 2004 hanno effettuato analisi del DNA di alcune foglie di piante di patate vecchie di 150 anni, conservate dal tempo della carestia, scoprendo che la Phytophthora infestans che contagiò l’Europa è di una varietà diversa da quella allora ritenuta responsabile.
Come la S. Vergine aveva preannunciato, anche all’uva non capitò di meglio. Racconta lo scrittore storico Vittorio Messori: “ Io sono andato a studiare cosa successe all’uva in Francia dopo il 1846 e ho scoperto cose incredibili. L’anno dopo le apparizioni, fece la sua comparsa un fungo parassita che aggredisce l’uva, spargendo una malattia detta “oidio”. Si tratta di una malattia della vite che mai si era vista in Francia prima di allora. Fece moltissimi danni e quando scomparve, si manifestò subito la filossera, un pidocchio microscopico che distrusse la metà dei vigneti di tutto il Paese. Venne trovato un rimedio per la filossera ma comparve immediatamente la peronospera, una malattia sconosciuta in Europa ed originaria dall’America. Le poche viti che erano riuscite a scampare ai due flagelli precedenti vennero annientate dal nuovo male. Ho fatto delle ricerche negli archivi e nelle biblioteche francesi: in Francia non esiste una sola specie di vite che sia anteriore al 1847. Tutte quelle allora già esistenti morirono. Una terribile previsione che si avverò in pieno”.
Anche queste epidemie, come quella delle patate, si sparsero in tutta l’Europa e occorsero decenni per combatterle e debellarle. Inoltre si dovette ricorrere a nuovi innesti fatti arrivare dall’America e modificare completamente le tecniche della viticoltura.
Ovviamente i danni non furono solo alimentari, come per le patate, ma furono maggiormente  di carattere economico, perché colpivano le attività lavorative e produttive della popolazione, creando maggior miseria.
Non vi è motivo di dubitare che la profezia riguardante il grano si sia ugualmente avverata, anche se gli storici, come cause della Grande Carestiadel XIX secolo, ricordano principalmente le infestazioni delle patate e dell’uva.
Il giudizioIl 19 settembre 1851, Mons. Filiberto de Bruillard, vescovo di Grenoble, pubblica finalmente il suo Decreto Dottrinate:
"Noi giudichiamo che l'Apparizione della Madonna ai due pastorelli, il 19 settembre 1846, su una montagna della catena delle Alpi, situata nella parrocchia de La Salette, vicaria foranea di Crops, reca in se stessa tutti i caratteri della verità e i fedeli hanno fondate ragioni per crederla indubitabile e certa." La risonanza di questo decreto è considerevole. Numerosi vescovi lo fanno leggere nelle parrocchie delle loro diocesi. La stampa se ne appropria pro o contro. Tradotto in alcune lingue, è pubblicato in modo particolare sull' "Osservatore Romano" del 4 giugno 1852. Lettere di felicitazioni affluiscono al vescovado di Grenoble.
L'esperienza e il senso pastorale di Mons.Filiberto de Brullard non si fermano qui. Il primo maggio 1852, pubblica una Lettera Ufficiale in cui annuncia la costruzione di un santuario sulla montagna de La Salette e la creazione di un corpo di missionari diocesani che si chiameranno: i Missionari di Nostra Signora de La Salette. Ma aggiunge: "La madonna è apparsa a La Salette per il mondo intero: chi ne può dubitare?" L'avvenire avrebbe confermato e superato quelle attese: il ricambio essendo assicurato, si può ben dire che Massimino e Melania hanno adempiuto la loro missione.
Il 19 settembre 1855, Mons. Ginoulhiac, nuovo vescovo di Grenoble, compendiava così la situazione: "La missione dei fanciulli è terminata, comincia quella della Chiesa". Innumerevoli sono oggi gli uomini e le donne di ogni lingua che hanno trovato nel messaggio de La Salette, la strada della conversione, l'approfondimento della loro fede, il dinamismo per la vita quotidiana, le ragioni del loro impegno con e nel Cristo al servizio degli uomini.
Il Santuario de La SaletteÈ situato in piena montagna, a 1.800 metri di altezza, sulle Alpi francesi. L'edificio religioso e il complesso ricettivo sono affidati dalla diocesi di Grenoble alle premurose cure dell'Associazione dei Pellegrini de La Salette. I Missionari e le Suore di Nostra Signora de La Salette ne assicurano l'animazione e il funzionamento in collaborazione con i cappellani, diocesani e religiosi, le religiose e i laici. Numerose sono le possibilità offerte ai pellegrini: lettura della Parola di Dio, condivisione su un determinato tema, riunioni ed incontri con i cappellani, mostre missionarie e vocazionali, collaborazione data ai vari gruppi, accoglienza dei bambini, ecc... La giornata é ritmata dalla celebrazione eucaristica, dall'ufficio divino, dalle veglie di preghiera, dalle processioni, dalla preghiera del Rosario e dalla Via Crucis... senza dimenticare la preghiera silenziosa sempre possibile sui pendii della montagna o nelle cappelle adibite allo scopo.
I Primi TestimoniMassimino GiraudMassimino Giraud è nato a Corps, il 26 agosto 1835. Sua madre, Anna Maria Templier, è anch'essa di Corps. Il padre di Massimino, Germano Giraud, è venuto da un distretto vicino. Massimino ha solo 17 mesi quando muore la sua mamma, che lascia anche una bambina di 8 anni, Angelica. poco dopo, il babbo si risposa. Massimino crescerà all'avventura: il carradore è all'officina o all'osteria: sua moglie non sente attrattiva per quel monello troppo vivace, spensierato che non rimane in casa, preferendo gironzolare per le stradine di Corps, attorno alle diligenze e alle vetture, o a correre col suo cane e la sua capretta. Il fanciullo è volentieri bricconcello, l'occhio vivo sotto il nero ciuffo scarmigliato e la lingua sempre sciolta. Durante l'Apparizione, mentre la Bella Signora si rivolge a Melania, fa girare il cappello sulla punta del suo bastone o sospinge sassolini fin sotto i piedi della Bella Signora. "Non uno però l' ha toccata" risponderà senza imbarazzo agli inquirenti. Cordiale appena si sente amato, malizioso quando lo si vuol riprendere. La sua adolescenza fu difficile. Nei tre anni che seguono l'Apparizione perde il fratellastro Giovanni Francesco, la matrigna Maria Court e il papà Germano Giraud. E' posto sotto la tutela del fratello di sua madre, lo zio Templier, uomo rude e interessato. A scuola i suoi progressi sono modesti. La Superiora, suor Tecla, che veglia su di lui, lo chiama "moto perpetuo!" Aggiungendo a questo le pressioni fanatiche dei partigiani d'un sedicente figlio di Luigi XVI che vogliono sfruttarlo a fini politici. Massimino li beffa con frottole. Contro l'espresso parere del parroco di Corps e non tenendo conto della proibizione del vescovo di Grenoble, questi messeri conducono l'adolescente ad Ars. Massimino non ama la loro comapagnia, ma apprezza l'occasione che gli si presenta per vedere un po' di mondo. Sono accolti dall'imprevedibile Don Raymond, viceparroco del santo Curato, il quale, di colpo, tratta La Salette d'imbroglio colossale e Massimino di fosco bugiardo. Durante la mattinata del 25 settembre 1850, incontra due volte il santo in confessorio. Che cosa ha potuto raccontare l'adolescente esasperato? Il risultato è che per alcuni anni il santo curato non cesserà di dubitare e di soffrire. Dopo il decreto del 19 settembre 1851, rimanderà i suoi interlocutori al giudizio del vescovo responsabile: ci vorranno anni di prova e alcuni miracoli per convincerlo a dare il suo assenso all'Apparizione, ritrovando la pace. In quanto a Massimino, pur affermando con vigore di non essersi mai smentito, si troverà molto impacciato nel giustificare il suo comportamento. Basta elencare i luoghi dov'è passato per farsi un'idea di quanto il giovane abbia viaggiato. Dal Seminario minore di Grenoble (Rondeau) alta Grande Certosa, della parrocchia di Seyssins a Roma; da Dax e Aire-sur-Adour al Vésinet, poi al collegio Tonnerre, a Petit Jouy vicino a Versailles e a Parigi. Seminarista, poi impegnato in un ospizio, studente di medicina, bocciato al baccellerato, lavora in una farmacia; si arruola come zuavo pontificio, annulla il suo ingaggio dopo sei mesi e ritorna a Parigi. Avendo il giornale La Vie Parisienne attaccato La Salette, Massimino lo querela e ottiene una rettifica. Nel 1866 pubblica un opuscolo La mia professione di fede sull'Apparizione della Madonna della Salette. Durante quel periodo, i coniugi Jourdain, una coppia tutta dedita al suo servizio, gli assicura un'apparente stabilità, paga i suoi debiti fino al rischio di rovinarsi. Massimino accetta allora di fare il socio d'un mercante di liquori che sfrutta la notorietà del pastorello per accrescere le sue vendite. L'imprevidente Massimino non riesce a far quadrare i suoi conti. Nella guerra del 1870 è mobilitato al Forte Barrau a Grenoble. Finalmente ritorna a Corps, dove lo raggiungono i coniugi Jourdain. Tutti e tre vivono poveramente, aiutati dai Missionari, d'intesa col vescovado. Nel novembre del 1874 risale a La Salette: dinanzi a un uditorio particolarmente attento e commosso, rifà il racconto dell'Apparizione come il primo giorno. Sarà per l'ultima volta. Il 2 febbralo 1875 si reca nella chiesa parrocchiale per l'ultima volta. La sera del 1 marzo, Massimino si confessa, riceve il viatico sorbendo un po' d'acqua della Salette per inghiottire l'ostia. Cinque minuti dopo rende la sua anima a Dio. Non aveva ancora quarant'anni. La sua salma riposa nel cimitero di Corps ma il suo cuore è nella basilica de La Salette, vicino alla consolle dell'organo. Era la sua ultima volontà: "Credo fermamente, anche a prezzo del mio sangue, alla celebre Apparizione della SS. Vergine sulla Santa Montagna de La Salette, il 19 settembre 1846: Apparizione che ho difeso con parole, scritti e sofferenze... con questi sentimenti offro il mio cuore a N. S. de La Salette". Col suo testamento, questo poveretto non aveva più nulla da lasciare che la sua fedeltà alla fede della Chiesa. Il monello accattivante e volubile com'è sempre rimasto, ha finalmente trovato, presso la Bella Signora, l'affetto e la pace di Dio.
Melania CalvatMelania è nata a Corps, il 7 novembre 1831, in una famiglia numerosa. Il padre Pietro Calvat, conosciuto come boscaiolo, si adatta a tutti mestieri che gli vengono offerti. La madre, Giulia Barnaud, avrà da lui dieci figli. Melania è la quarta. Si è poveri al punto da mandare alle volte i piccoli a mendicare per le strade. Molto presto Melania è collocata a servizio come pastorella presso i contadini dei dintorni. Dalla primavera del 1846 sino alla fine dell'autunno, la troviamo presso Battista Pra agli Ablandins, una delle frazioni de La Salette. Il vicino si chiama Pietro Selme; è lui che ha assunto, per una sola settimana, l'indisciplinato Massimino, in sostituzione del suo pastorello ammalato. Di fronte a quel piccolo ciarliero, Melania, timida e taciturna, sta sulle sue. Eppure quei due bambini hanno punti in comune, se cosi si può dire. Nati entrambi a Corps dove risiedono le loro famiglie, non si conoscono affatto, anche per le lunghe assenze della pastorella. Entrambi parlano il dialetto locale e conoscono qualche parola di francese. Né scuola, né catechismo; non sanno né leggere né scrivere. Il padre di Melania è sempre alla ricerca d'un lavoro; sua madre è sovraccarica di occupazioni con tutti i suoi marmocchi, non c'è posto per l'affetto, oppure ce n'è poco. All'epoca dell'Apparizione quello che qualifica Melania come Massimino è la povertà: poveri di beni, poveri di cultura, poveri de affetto. Il fatto è anche che sono totalmente dipendenti. Sono delle "cere vergini" che l'Avvenimento segnerà con marchi definitivi, pur rispettando la loro indole. Melania infatti è molto differente dal suo compagno appena incontrato: vive presso estranei e conosce la sua famiglia solo nei difficili mesi invernali, dove si soffre la fame e il freddo. Non c'è da stupirci che sia timida e chiusa. "Rispondeva solo con dei si e dei no", testimonia il suo padrone, Giovanni Battista Pra. In seguito però risponderà chiaramente e semplicemente alle domande concernenti il Fatto de La Salette. Rimane quattro anni presso le Suore della Provvidenza a Corps; ha poca memoria e meno attitudine anche di Massimino per lo studio. Glà dal novembre 1847 la sua superiora temeva che Melania "traesse un po' di vanità dalla posizione che l'Avvenimento le ha procurato". Diventata postulante e novizia nella medesima Congregazione, oggetto di attenzioni e premure da parte di numerosi visitatori, ella si vincola troppo al suo modo di vedere. Per questa ragione, il nuovo vescovo di Grenoble, pur riconoscendo la sua pietà e la sua dedizione, si rifiuta di ammetterla al voti "per formarla... alla pratica dell'umiltà e alla semplicità cristiane". Sventuratamente, Melania presta l'orecchio e persone "inquiete e malate" imbevute di profezie popolari e di teorie pseudo mistiche e pseudo apocalittiche. Ne resterà segnata per tutta la vita. Per dare credito alle sue affermazioni, le collega al segreto ricevuto dalla Bella Signora. Un esame anche solo affrettato di quello che dice e scrive, rivela le differenze irriducibili con i segni e le parole di Maria a La Salette. Melania, i suoi problemi e i suoi fantasmi, sono diventati il centro del suo discorso; attraverso le sue profezie, regola i suoi conti con quanti oppongono una qualche resistenza ai suoi progetti. Esprime il suo rifiuto della società e dell'ambiente in cui ha qualche problema. Si ricostruisce un passato immaginario dove sono esorcizzate le frustrazioni di cui è stata vittima nella sua infanzia. Fin dal 1854, Mons. Ginoulhiac scrisse: "Le predizioni che si attribuiscono a Melania... non hanno fondamento, sono senza importanza nei riguardi del Fatto de La Salette... sono posteriori a quel Fatto e senza alcuna connessione con esso". E il vescovo sottolinea: "E' stata lasciata ai fanciulli la più grande libertà di ritrattarsi ed essi non hanno mai mutato il loro linguaggio sulla verità del Fatto de La Salette". In quest'ottica, Mons. Ginoulhiac proclamerà, il 19 settembre 1855 sulla Santa Montagna: "La missione dei pastorelli è conclusa, comincia quella della Chiesa!" Sfortunatamente, Melania proseguirà le sue divagazioni profetiche, orchestrate più tardi dal talento sfolgorante di un Léon Bloy, creando una corrente melanista che si richiama a La Salette, ma che non ha altra base che nelle affermazioni incontrollabili di Melania. Siamo mille miglia lontani dalle fondamenta storiche dell'Apparizione. In quanto poi al contenuto, nonostante la sua patina religiosa, nulla ha a che vedere praticamente con le verità di fede della Chiesa, richiamate da Maria a La Salette. Si abbandona il dominio della fede per quello, infido, contestabile e sterile delle fantasie. Questo genere di letteratura allontana dalla fede invece di favorirla. Nel 1851 un sacerdote inglese conduce Melania in Inghilterra. L'anno dopo entra al Carmelo di Darlington, vi fa la professione temporanea nel 1856, ma ne riparte nel 1860. Altro tentativo presso le Suore della Comapssione di Marsiglia. Dopo un soggiorno nella loro residenza di Cefalonia (Grecia) e un passaggio al Carmelo di Marsiglia, rientra alla Compassione per breve tempo. Dopo alcuni giorni trascorsi a Corps e a la Salette, si stabilisce in Italia a Castellammare di Sabbia, presso Napoli. Vi rimane 17 anni, scrivendo i sui "segreti" e una regola per un'eventuale fondazione. Il Vaticano prega l'ordinario del luogo d'interdire quel genere di pubblicazioni, ma ella cerca ostinatamente altri appoggi e un imprimatur fino al Maestro del Sacri Palazzi, p. Lepiti O.P. Ciò non rappresenta un'approvazione, neppure velata, in quanto l'autorità alla quale Melania si appella non è competente in merito. Dopo un soggiorno a Canner, ritroviamo Melania a Chalon-sur-Saône, dove, sempre alla ricerca di fondazione, sostenuta dal canonico de Brandt, di Amiens, incappa in un processo con Mons. Perraud, vescovo di Autun. La Santa Sede, interessata nell'affare, dà ragione al vescovo. Nel 1892 ritorna in Italia a Lecce, poi a Messina in Sicilia su invito del canonico Annibale di Francia. Dopo qualche mese trascorso in Piemonte, si stabilisce presso don Combe, paroco di Diou, nell'Allier: un prete col pallino delle profezie politico-religiose. Finisce per redigere un'autobiografia piuttosto romanzata, dove s'inventa un'infanzia straordinaria, intrecciata di considerazioni pseudo-mistiche che riflettono i suoi personali fantasmi e le chimere dei suoi corrispondenti. I Messaggi che Melania propaga, allora, e che vuole ricollegare a La Salette, non hanno proprio nulla a che vedere con la sua primitiva testimonianza sull'Apparizione. D'altronde quando è invitata a parlare del Fatto del 19 settembre 1846, ritrova la semplicità e la lucidità del suo primo racconto, conforme a quello di Massimino. E questo, in una maniera constante, come avvenne nel suo pellegrinaggio a La Salette, il 18 e il 19 settembre 1902. Ritorna nell'Italia meridionale, ad Altamura (Bari) ove muore il 14 dicembre 1940. Riposa sotto una stele di marmo dove un bassorilievo presenta la Madonna che accoglie in cielo la pastorella de La Salette. Una cosa resta assodata: al termine di tutti i suoi vagabondaggi, c'è un punto sul quale Melania non ha mal variato: la testimonianza che con Massimino ella ha dato, la sera del 19 settembre, nella cucina di Giovanni Battista Pra agli Ablandins. E durante tutta l'inchiesta condotta da Mons. Filiberto de Bruillard, ripresa e confermata da quella di Mons. Ginoulhiac. In una vita difficile, Melania, è rimasta povera e devota, fedele alla sua prima testimonianza.
Ricordati o Nostra Signora de La Salettedelle lacrime che hai versato per noi sul Calvario. Ricordati anche della continua sollecitudine che hai per noi, tuo popolo, affinché nel nome di Cristo Gesù ci lasciamo riconciliare con Dio.Dopo aver fatto tanto per noi tuoi figli, Tu non puoi abbandonarci.
Confortati dalla tua tenerezza, o Madre, noi Ti supplichiamo, malgrado le nostre infedeltà e ingratitudini.
Accogli le nostre preghiere, o Vergine Riconciliatrice, e converti i nostri cuori al tuo Figlio. Ottienici la grazia di amare Gesù sopra ogni cosa e di consolare anche Te con una vita dedicata alla gloria de Dio e all'amore dei nostri fratelli.
AMEN.
www.innamorati-di-maria.it/apparizioni_la_salette

lunedì 1 maggio 2017

Lussuria!

(Paolo Rodari) «Negli Stati Uniti oggi sono più preparati. Non coprono perché hanno dovuto pagare cause milionarie. È stato anche grazie alle denunce che hanno capito - e meno male, dico io - la gravità del loro atteggiamento, l' ingiustizia che legittimavano. In Italia, purtroppo, ancora molto dipende da vescovo a vescovo. Ci sono quelli che denunciano sempre i casi, e altri che invece sono meno preparati e, non sapendo come gestirli, tendono a silenziare. Non lo fanno malevolmente, ma per inesperienza.In ogni caso, va detto anche che i casi italiani sono in proporzione meno di quelli americani». L' alto prelato vaticano chiede di restare anonimo, ma, in sintesi, spiega a Repubblica l'"anomalia" italiana. E continua: «Certo, ritengo che sarebbe necessario l' obbligo di denuncia, mantenendo ovviamente la privacy delle persone coinvolte. In alcuni Paesi è obbligatoria, in Italia no. Ma al di là di quanto prevede la legge, sarebbe buona cosa una dichiarazione chiara in merito da parte dei vertici della Chiesa». Anche se l' Italia non ha i numeri statunitensi ben evidenziati in Spotlight, le vittime della pedofilia esistono anche da noi, e, con loro, i predatori. Spesso dietro chi abusa c' è una curia inesperta, incapace di giudicare, di fare luce. Questa, in fondo, è la storia di don Mauro Inzoli, il sacerdote legato a Comunione e Liberazione che è stato ritenuto colpevole di otto episodi di abusi, mentre un' altra quindicina è andata prescritta. Nessuno intorno a lui ha mai detto nulla. E, anzi, le stesse vittime hanno trovato il coraggio di parlare solo dopo un lungo e sofferto percorso. Molti di questi casi italiani li mette in fila Emiliano Fittipaldi. In Lussuria racconta come «negli ultimi due lustri, contando solo i condannati e gli indagati, sono oltre 200 i sacerdoti italiani denunciati per atti di lussuria con adolescenti». In Calabria, vicino a Reggio, c' è don Antonello Tropea, già padre spirituale del seminario di Oppido Mamertina, che nel marzo del 2015 viene trovato dalla polizia in un' auto con un diciassettenne conosciuto grazie alla app Grindr usata per incontri gay. Venti euro il costo della prestazione del ragazzo. Scrive Fittipaldi: «Indagato per prostituzione minorile, il don continua a fare il prete, confidandosi di tanto in tanto con il suo vescovo, monsignor Francesco Milito. "Evita di parlare con i carabinieri di queste cose", gli suggerisce il superiore, senza sapere di essere ascoltato». A Ostuni, c' è Franco Legrottaglie, condannato nel 2000 per atti di libidine violenta su due ragazzine, mai sfiorato da processi canonici, e in seguito designato nel 2010 dal vescovo cappellano dell' ospedale e prete in una chiesa del paese. Poi c' è don Siro Invernizzi, che nel 2013 è stato mandato dal vescovo di Como a fare il viceparroco a Cugliate, vicino a Varese, nonostante i due anni con la condizionale patteggiati per aver approcciato in strada un ragazzino rom di tredici anni che si prostituiva. Vicende tristi e dolorose. Ma forse evitabili se l' obbligo di denuncia divenisse prassi per tutti i vescovi.
  

Two missed opportunities for real reform on sex abuse
Italian journalists Gianluigi Nuzzi, left, and Emiliano Fittipaldi, arrive for a hearing of their trial, at the Vatican, Monday, July 4, 2016. (Credit: Maurizio Brambatti/ANSA via AP Photo.)

 mm
di John L. Allen*
*vaticanista da  Crux, 21/01/17


Due vicende sono emerse per quanto riguarda gli scandali clericali di abusi sessuali, uno in Italia e l’altra negli Stati Uniti: in modi diversi, ognuna è un’occasione persa.
In Italia è uscito un libro dal titolo Lussuria. Peccati, scandali e tradimenti di una Chiesa fatta di uomini (Feltrinelli 2017) del giornalista Emiliano Fittipaldi, uno dei cinque imputati nel processo di Vatileaks 2.0 a causa di documenti trapelati dalla Pontifica commissione sulle finanze vaticane. Negli Stati Uniti, un ex dipendente della Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP), la più nota organizzazione americana di difesa delle vittime di abusi del clero, ha citato in giudizio l’ente, accusandolo di operazioni commerciali finanziate tramite tangenti dagli avvocati che fanno causa alla Chiesa per i preti pedofili.
Nel suo libro Fittipaldi si è concentrato sugli scandali di abusi sessuali, in gran parte riciclando materiale già noto. E’ tornato in più presenze sul cardinale George Pell, sullo scandalo in Cile di Fernando Karadima, il più noto prete pedofilo di quel paese e ha raccontato la storia di Lawrence Murphy, un prete americano che si ritiene abbia molestato circa 200 ragazzi in una scuola per sordi fino a metà degli anni 1970. Tutto ciò era già stato ampiamente raccontato in passato e Fittipaldi non aggiunge molto altro. Il libro di Fittipaldi è anche un esempio di sciatteria nel trattare i fatti. Descrive il cardinale Timothy Dolan come “capo” dei vescovi degli Stati Uniti, una posizione che non ricopre dal 2013, chiama Pell il “braccio destro” di Papa Francesco, una cosa che qualunque vaticanista sa che è una definizione chiaramente esagerata. Per la cronaca, mi descrive anche come il “decano dei vaticanisti americani”, un’altra affermazione discutibile.
Ma, sopratutto, il problema è che Fittipaldi opera una grossolana caricatura della situazione reale nella Chiesa. Chiunque sia onesto deve ammettere che il cattolicesimo ha fatto progressi enormi negli ultimi dieci anni e mezzo. Ad esempio, vaste risorse sono state investite nello sviluppo di programmi di prevenzione degli abusi e rilevamento dello stato attuale delle cose, tanto che diverse istituzioni lo stanno applicando. Decine di abusatori sono stati estromessi dal sacerdozio, più di 400 nel corso dell’ultimo anno del solo pontificato di Benedetto XVI. Le diocesi in molte parti del mondo hanno adottato severe politiche di “tolleranza zero”, sospendendo ogni sacerdote di fronte a una denuncia credibile e consegnando il caso alla polizia e ai pubblici ministeri. Chi legge Fittipaldi, però, non saprà mai di tutto questo.
Fittipaldi sostiene che la nuova Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori creata da Papa Francesco è una farsa, scrivendo che ha fatto “poco o nulla”. La baronessa Sheila Hollins, membro di tale commissione, ha replicato con una lettera al The Guardian«ho partecipato personalmente ad otto riunioni plenarie della Commissione, oltre a numerosi incontri dei gruppi di lavoro. I membri hanno avuto più di 50 impegni educativi divisi in cinque continenti solo nel corso degli ultimi 12 mesi, destinati a responsabili, personale e volontari delle diocesi. L’intensità del lavoro e della politica globale è decisamente diversa dai giudizi sprezzanti di Fittipaldi». Si potrebbe continuare, ma il punto fondamentale è che Fittipaldi racconta solo metà della storia.
Per quanto riguarda SNAP, l’ex dipendente Gretchen Hammond la descrive come un’organizzazione fondata per scopi nobili ma che ha perso la strada in una ricerca quasi maniacale per i soldi. «SNAP non si concentra sulla protezione o aiutando le vittime, ma le sfrutta» si legge nella querela, depositata il 17 gennaio presso la corte dell’Illinois. «SNAP accetta regolarmente tangenti finanziarie da avvocati, sotto forma di “donazioni”. In cambio di tangenti, SNAP offre le vittime come potenziali clienti di tali avvocati, che poi li utilizzano contro la Chiesa cattolica». Una volta che ha iniziato a sollevare queste preoccupazioni, ha riferito Hammond, è stata oggetto di rappresaglie sul posto di lavoro che le hanno portato a gravi problemi di salute, fino ad essere licenziata.
Certo, nonostante il fatto che la Chiesa abbia fatto passi in avanti, c’è sempre il rischio del letargo e dell’arretramento se qualcuno non viene continuamente pungolato. La verità, però, è che ci sono un sacco di persone nella Chiesa cattolica che capiscono tutto questo e stanno cercando con forza di fare la cosa giusta. Una vera riforma significa identificare queste persone e sostenerle, non demonizzare “la Chiesa” per quanto grande sia il problema. Ad esempio, venerdì una commissione in Irlanda del Nord ha pubblicato un rapporto sugli abusi sessuali su minori, trovando notevoli carenze sia da parte della polizia che da parte della Chiesa cattolica. L’arcivescovo Eamon Martin, primate della chiesa irlandese, ha accettato i risultati, dicendo: «Noi della Chiesa dobbiamo fare tutto il possibile per collaborare con la giustizia e dimostrare che stiamo seriamente riparando i peccati e i delitti del passato». I sostenitori delle vittime dovrebbero collaborare con l’arcivescovo Martin, non respingerlo a priori.
Concludendo: gli ideologici pregiudizi e i radicali stereotipi, ignorando il complesso nocciolo della realtà, possono essere più dannosi per la riforma -e, in questo caso, per il benessere dei bambini- rispetto alle fallacie di alcuni scrittori e il carrierismo delle organizzazioni contro la Chiesa.