Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.
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giovedì 15 febbraio 2018

La via della Resurrezione: il perdono




Don Gigi Verdi, fondatore della fraternità di Romena percorre un’altra tappa della Via delle Resurrezione, realizzata accanto all’antica Pieve di Romena. Otto tappe, otto sculture realizzate da Don Gigi, dedicate ad otto parole che possono essere parole di rinascita per la nostra vita quotidiana. Oggi affrontiamo una parola complessa: perdono.

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www.tv2000.it/siamonoi/don-gigi-verdi/

venerdì 26 gennaio 2018

#LEGGEREZZA

Leggerezza

Tv 2000 continua a camminare lungo la nostra via della Resurrezione. L'appuntamento mensile con il percorso proposta dalla Fraternità è giunto a scandire la quarta tappa, quella dedicata alla parola "Leggerezza". Dopo "Umiltà", "Fiducia", "Libertà", Gabriella Facondo, conduttrice della trasmissione pomeridiana "Siamo noi" ha intervistato il nostro don Luigi Verdi sui contenuti di questa parola e sul suo valore nel personale cammino di rinascita. Nel corso della trasmissione è stata presentata anche la pubblicazione delle Edizioni Romena sul tema leggerezza: una conversazione con Arturo Paoli, il grande

missionario, scomparso a 102 anni di età.

Fraternità di Romena


mercoledì 3 gennaio 2018

Eccola, puntuale per gli auguri di fine anno, la lettera di Wolfgang Fasser dal Lesotho.

22 Africa Wolfgang 2017 18
Eccola, puntuale per gli auguri di fine anno, la lettera di Wolfgang Fasser dal Lesotho. Il nostro amico fisioterapista ogni anno tra novembre e gennaio è impegnato nel picolo paese africano per portare le sue conoscenze mediche ma anche per ricaricarsi dello splendido spirito comunitario della gente d'Africa. È una lunga lettera in cui ci racconta tutti i suoi spostamenti, gli incontri e quanto di bello sta raccogliendo oggi dopo 9 anni trascorsi a curare ma soprattutto a intessere relazioni con medici, infermieri, autorità per arrivare fino agli sciamani profondi conoscitori della medicina locale a base di erbe curative. Buona lettura.

Lettera dall'Africa di fine anno 2017

Cari tutti,
ecco qualche notizia dell’undicesimo anno continuativo della missione Physio in Lesotho!
Appena sono sceso dall’aereo, l’Africa mi ha aperto le braccia. Questa è la sensazione che ritrovo ogni volta che ritorno qui : la gente del Lesotho mi riceve con accoglienza e semplicità e , quando arrivo,mi sento come se fossi partito il giorno prima.
Ho passato le prime 3 settimane con Chantal Jauslin, fisioterapista svizzera con trent’anni di esperienza. Chantal ha già partecipato un paio di anni fa a una missione medica in Congo come volontaria.
Il nostro porto di arrivo è Maseru , la capitale, dove riceviamo ospitalità al convento delle suore Sisters of Charity.
Il primo giorno abbiamo sbrigato questioni burocratiche al Lesotho Medical Council che per fortuna si sono risolte straordinariamente in poco tempo non avendo trovato le solite lunghe file di attesa.
La prima nostra tappa è Seboche, ospedale missionario che raggiungiamo a bordo di una jeep.
Io mi metto sul retro con i capelli al vento bagnato anche da un po’ di pioggia che,per fortuna ,non è troppo abbondante.
Il Seboche Hospital si trova nel Nord del paese in una zona rurale ai piedi delle montagne.
La prima settimana è stata dedicata all’insegnamento alle sei assistenti di riabilitazione , poi abbiamo dato un corso di formazione alle operatrici sanitarie dei villaggi( Village Health workers).
I partecipanti hanno accolto con gioia il libretto Physio skills in home based care che ho scritto appositamente quest’autunno con la collaborazione di John Engeler e la supervisione linguistica di una collega fisioterapista australiana.
In seguito abbiamo insegnato un paio di giorni ai guaritori tradizionali della regione.
Per me è importante dare dei corsi che tengano conto del contesto culturale e che possano dialogare con le conoscenze mediche tradizionali.
In termini più odierni occidentali direi che ho concepito l’insegnamento secondo una prospettiva olistica . Ho inserito indicazioni pratiche e semplici sull’uso di 5 erbe curative facilmente reperibili intorno a casa.
In questi giorni di studio non sono mancati canti , danze e testimonianze dai toni accesi ed entusiastici tipico di alcuni predicatori ( tipo gospel).
Sono rimasto toccato poiché il consiglio degli anziani, riconosciuti come saggi per l’intera comunità, hanno ufficialmente dichiarato prezioso e valido il mio insegnamento.
Il loro parere ha quindi portato i medici tradizionali, sciamani e i giovani a partecipare al corso.
Mi rendo conto ancora una volta che il lavoro portato qui avanti per un lungo arco di tempo porta ora i suoi frutti.
Insegno in quel luogo da nove anni ed è solo dopo aver dimostrato la mia fedeltà e costanza nel tempo che il riconoscimento dalle autorità tradizionali è arrivato.
Dopo Seboche abbiamo proseguito per Shlotse dove abbiamo lavorato per 2 ospedali e un centro di accoglienza per suore anziane.
Indimenticabili ed intensi i momenti passati a fianco dei numerosissimi pazienti.
Le sfide sono continue poiché il numero dei pazienti con problemi neurologici aumenta in maniera vertiginosa di anno in anno a causa della presenza importante dell’HIV e della tubercolosi.
I casi sono impegnativi , anche per i fisioterapisti specializzati nel settore.
Abbiamo lavorato con tanti ragazzi cerebrolesi ,sfortunatamente non seguiti e con pazienti affetti da linfoedemi gravi. Anche in questo contesto l’accoglienza è stata calorosa: appena il primario del l’ospedale di Maputsue ci incontra come prima cosa ci chiede se abbiamo ricevuto da bere e da mangiare.
In seguito a questa full immersion nel mondo della disabilità, abbiamo fatto tappa in una realtà altrettanto commovente: Pitseng Hospital.
Una classica missione cattolica nell’hinterland di Leribe.
Hanno annunciato la nostra venuta durante la messa della settimana precedente al mio arrivo.
Abbiamo visto piu’ di cento pazienti , tutti in condizioni di grande povertà.
Sono arrivati a piedi, a cavallo e , i più fortunati ,con il pulmino.
In un rondavel ( costruzione tipica a forma rotonda) abbiamo messo due seggiole, un materasso per terra una bacinella e i nostri utensili ed ecco pronto lo studio di fisioterapia!
Chantal ,che lavorava parallelamente a me, era affiancata da una suora che faceva da interprete sesotho/ inglese per poter capire i pazienti.
Ogni tanto arrivavano meravigliosi profumini di pane, provenienti da un fornaio non lontano. Come sfondo sonoro, il chiocciare delle galline che ruspavano giusto lì , fuori dalla porticella.
In quei giorni abbiamo ricevuto la visita di due rappresentanti del Ministero per lo sviluppo sociale che sono venuti a vedere il lavoro. Hanno particolarmente apprezzato il nostro operato e in seguito a questo incontro, la Ministra mi ha telefonato e convocato per un appuntamento nel mese di gennaio a Maseru, la capitale.
Abbiamo concluso il soggiorno a Pitseng accompagnati dai canti di adiorazione una Chiesa di devoti a Santa Maria di Fatima.
Pitseng è stata l’ultima tappa per Chantal. Avremmo dovuto passare per Maseru insieme. Io avrei poi proseguito per Thaba Tseka. Ci avevano detto che la strada per Thaba tseka era chiusa. In realtà , chiedendo bene, abbiamo scoperto che la strada era aperta e che quel messaggio era in realtà volto a scoraggiarmi a prendere i mezzi di trasporto.
Verificata la fattibilità del tragitto, ho portato con me Chantal in quest’ultimo pezzo di strada passando attraverso strade di alta montagna dai panorami suggestivi.
E’ così che anche Chantal ha potuto godere questi bei paesaggi e ha potuto conoscere la famiglia di Mantsei a Thaba Tseka, dalla quale sarei stato ospite da lì in poi per un mese.
Chantal ha proseguito il giorno seguente per Maseru dove ha incontrato Elena che arrivava dall’Italia per la seconda parte della missione.
Elena ,Chantal, insieme ai nostri amici - conduttori/ taxisti nei vari transfert- Mammello e Pitso, sono andati , come di consueto a prendere cappuccino e brioche nel baretto fighetto dell’ambasciata francese.
Questo è ormai il nostro piccolo rituale di partenza e/o arrivo con i nostri amici che non vedono l’ora di rimpinzarsi e scoprire deliziosi piatti occidentali, leggermente “africanizzati”.
Chantal parte contenta di un’esperienza molto ricca.
Le sono grato di aver scelto di dedicare le sue ferie a questo lavoro di volontariato. E’ stata una bella collaborazione!
ìwww.romena.itì

Un Dio architetto: l’omelia di don Angelo Casati del 31 dicembre

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…”se Natale è un Dio architetto, un Dio del restauro, per noi ora
si aprono giorni in cui affiancarci, con tutta la nostra passione,
al Dio architetto, al Dio del restauro”
StandardUn Dio architetto: l’omelia di don Angelo Casati del 31 dicembre
Don Angelo è un amico di Romena: non è solo un poeta, ma un uomo che guarda la vita con occhi di bambino, che riesce sempre a penetrare con candore disarmante la realtà che ci circonda.
Suo è il libro, I giorni dello stupore,  che vi abbiamo proposto per accompagnarci durante il cammino dell’Avvento. Ci piace adesso offrirvi la sua omelia dell’ultimo giorno dell’anno:  perché ognuno di noi possa sentirsi addosso la tenerezza e la responsabilità di questi i giorni…
° ° ° ° °
“Il vangelo di Giovanni che abbiamo appena letto, ci porta a contemplare il Verbo – la Sapienza la chiamerebbe il libro dei Proverbi – in una sua uscita per creare, quasi fosse l’architetto di Dio. Ci sembra di leggere un’allusione là dove è scritto: ”Io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno”. Un richiamo che abbiamo trovato anche nella lettera ai Colossesi, che di Gesù scrive che è “l’immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione perché in lui furono create tutte le cose, nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili”. Tutto, tutti! Pensate che meraviglia! Creati per mezzo di lui! Vedete, lo diciamo qui ogni domenica nel credo, ma può diventare una ripetizione monotona, senz’anima,  senz’anima e senza conseguenze nella vita. Diciamo che “per mezzo di lui tutte le cose sono state create”. La conseguenza è che c’è qualcosa di divino, c’è l’impronta di Dio, dell’architetto, della sua vita, in tutti, in ciascuno di noi, nel creato. Lo crediamo?
Voi mi capite, se io avessi fede, dovrei andare nella vita con uno sguardo diverso, lo sguardo di chi davanti ad ogni cosa, ad ogni persona, dice: “Per mezzo di lui è stato fatto”, per mezzo del Verbo di Dio. “Senza di lui” – è scritto –“nulla è stato fatto di ciò che esiste”. Nulla, capite. L’impronta è dovunque, al di là delle religioni, delle tradizioni, delle credenze o delle non credenze..
Se ci penso, se ci credo,  cambio il mio modo di guardare il mondo. C’è di mezzo un architetto, un grande architetto.
E allora porta a pienezza l’opera dell’architetto, del grande architetto, in te. Rispetta e porta a pienezza l’opera dell’architetto, del grande architetto, nell’altro, nella società, sulla terra. Perdonate se la chiamo così: “prima uscita del Verbo” nella creazione.
E passo all’altra stupefacente uscita: “E il Verbo si fece carne e mise la sua tenda in mezzo a noi”, lui immagine del Dio invisibile. Perché questa seconda uscita? Starei  per dire: per un restauro. Ho trovato il verbo del restauro in una messa feriale di questa settimana. Sentite, sono parole che contengono un incantamento e finiscono in preghiera: Eccole: “Stupenda, o Dio, è l’opera che vai compiendo nell’universo per restaurare l’uomo e salvarlo dalla sua decadenza; porta adesso a compimento in noi l’azione creatrice del tuo Verbo”.
Il Verbo – perdonatemi – da architetto diventa restauratore. Perché? Perché l’immagine dell’in principio in noi, nella società, nella chiesa, nella creazione, si è come scolorita: abbiamo ricoperto l’affresco di pesantezze. Occorre un restauro che lo liberi dai nostri appesantimenti, che ne hanno snaturato l’immagine. Ecco, il Verbo, Gesù, è venuto per questo. Per salvarci dalla decadenza. Spesso oggi sentiamo parlare di un paese decadente, di una società decadente, di una umanità decadente: là dove doveva risplendere la bellezza sembra a volte trionfare la volgarità. Abbiamo bisogno di restauro.
Parlavo di volgarità: sì, anche i nomi a noi più cari e preziosi a volte vengono usati dissacrandoli, ed è ferita, ferita al cuore. In questi giorni ci è toccato sentire un uomo politico declamare: “In nome di Gesù bambino vi faccio gli auguri di Natale”. Ma di che bambino parli? Ma hai letto come nasce? Ma hai seguito il racconto della sua vita nei vangeli? E mi dici: in nome di Gesù?  Guarda che lui si è fatto carne, e dunque non si può equivocare. Dio si è fatto visibile. Nella vita del suo Figlio che è quella dei vangeli. Attenzione alle nostre incrostazioni che offendono l’affresco. Come posso celebrare un Dio che mette la tenda in mezzo a noi dicendo poi ad altri: “Voi togliete le tende”?  Vedete come evapora il Natale, finendo in una parola, in una giornata e tutto è chiuso…
Vi dirò che, dopo decine di anni, non mi si stacca dalla mente una scena. Un’aula di liceo –insegnavo allora religione –. Mentre noi si discuteva di Natale , una ragazza – ora diventata scrittrice famosa – alle mie spalle scriveva dolentemente sulla lavagna: “Natale: le statuine e gli addobbi… S. Stefano: tutto ritorna come prima”.
Avviene così quando il Natale è ridotto a un nome. Ma se Natale è un Dio architetto, un Dio del restauro, per noi ora si aprono giorni in cui affiancarci, con tutta la nostra passione, al Dio architetto, al Dio del restauro.
(tratto dall’omelia del 31 dicembre 2017)💗🙏🏻 Romena
La pieve di Romena

La preghiera: dialogo tra uomo e Dio

Focus Preghiera-tv2000

La preghiera: dialogo tra uomo e Dio
Servizio di Daniele Morini



Un trasmissione sulla preghiera con due ampie 'finestre' di riflessione da Romena. "Bel tempo si spera", programma mattutino di Tv2000 ha proposto due servizi realizzati alla pieve.
Il primo con un'intervista a don Luigi Verdi che presenta la preghiera non come una tecnica, ma come un semplice "aprire il cuore" verso il Padre; il secondo con la testimonianza di un collaboratore di Romena, David Volpe, che racconta il suo cammino di ricerca di Dio e il suo approdo alla Fraternità.

>>> La preghiera: dialogo tra uomo e Dio

 

La mia ricerca di Dio attraverso la preghiera:
la storia di Davide Volpe, Fraternità di Romena


Aggiungi didascalia

Romena, 17 novembre 2017. Il fondatore della Fraternità di Romena, don Luigi Verdi, conduce i presenti in un cammino negli spazi di Romena, in particolare nella Pieve, nella sala del mandorlo, nel punto della libertà sulla via della resurrezione. Spazi che il sacerdote ha saputo valorizzare e ricreare, per farne un luogo dove porsi le grandi domande della vita. A seguire l'incontro con l'economista Luigino Bruni nell'Auditorium di Romena per continuare a rispondere alla domanda del giorno "Quale sarà il mio posto nel mondo?. 
Un pomeriggio molto intenso, con tanti giovani, organizzato dalla Fondazione Baracchi nell'ambito del ciclo "Le parole e il silenzio".

domenica 3 settembre 2017

l #Vangelo di oggi


Il Vangelo della domenica

Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso… »

da Mt 16, 21-27

L’amore, il vero amore, è sempre un amore crocifisso. L’amore non è mai separabile dalla sofferenza. Se tu ami, vuol dire che accetti di non appartenerti. L’amore dunque è povero, debole, dipendente, sofferente. Quanto più si ama, tanto più si è pronti a donare e a soffrire. Gesù, rivelazione dell’amore del Padre, ha assunto totalmente questa legge che è propria del vero amore. Togliere la sofferenza a Gesù vuol dire privarlo della dimensione dell’amore e quindi tornare all’immagine di un Dio apatico, imperturbabile, indifferente: un Dio che dal cielo contempla le vicende degli uomini come spettatore assente. In questa luce si spiegano le parole di Gesù: «Se qualcuno vuol venire dietro a me… ». È sempre un problema capire quale debba essere la croce che ciascuno deve prendere: la “sua” croce. Ancora più difficile capire perché si debba soffrire. Ma proviamo a sostituire alla parola “croce” la parola “amore”: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, condivida il mio amore e mi segua».

 Luigi Pozzoli


Il commento di Luigi Pozzoli http://goo.gl/juISrE
...

domenica 30 luglio 2017

PAUSA🌻BLOGGIN 🔆ESTIVA 🌞BUONE VACANZE 🌴

Buone vacanze ... :-)

🌞🌴🌞 🌴

… 🙂 Fly & GiuMa
Breganze Vi 🍀facciata di casa colonica secondaria 1809
 ( ex casa Miotti)
 A Ferragosto noi saremo alla Pieve di Romena.

domenica 16 luglio 2017

Ecco, il seminatore uscì a seminare...



Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi,perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».(Mt. 1-23)

Piccole riflessioni
Questa domenica, con la parabola del seminatore, non occorrono le riflessioni in quanto è Gesù stesso che, su richiesta dei discepoli, da la spiegazione della parabola. Il parlare in parabole era una tecnica già in uso presso i maestri del tempo, la parabola è un racconto figurato che usa elementi molto noti agli ascoltatori per esprimere concetti alti e nascosti; volevo solo far notare che tali concetti per essere svelati richiedono un minimo di interesse e desiderio alla ricerca della verità, di ascolto e di accoglienza della parola di Dio. Gesù fa notare che la parola di Dio ha, come il seme, una forza autonoma e nascosta che se accolta in una buona terra rilascia tutta la sua energia per l’instaurazione di un rapporto del tutto nuovo con Dio, attraverso la persona di Gesù, infatti, dopo aver spiegato la forza del seme che esprime la potenza della parola di Dio, fa notare che Lui stesso incarna la parola e si pone al centro di tutto il rapporto, infatti dice: “Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!” quindi il segreto di tutto sta nella perseveranza di tenere un rapporto di amore con Gesù che, in un cuore accogliente, fa maturare anche quel rapporto di amore che si espande verso i fratelli per l’unitario cammino verso la eternità dei figli di Dio.