Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.
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martedì 20 marzo 2018

“proprio da me, proprio da me sei venuta! oh dono! oh felix culpa!”

Dio è un Padre che ama con il cuore di una Madre



By giuma56


Ogni tanto, mentre confesso e a volte patisco, mi capita di interrompere il penitente che elenca i suoi peccati e di inondarlo di perdono. Già, sentirmi come questo padre buono della parabola che interrompe il figlio che mestamente chiede venia, che non gli lascia terminare la sua bella frase imparata a memoria e ripetuta tante volte…L’unico peccato che faccio fatica a perdonare è quello di chi si professa giusto, di chi in fondo si crede dalla parte di chi crede di meritarsi Dio…ma davvero qualcuno pensa che Dio si possa meritare?In questo giorno di sabato, un supplemento di parole tutte rivolte a noi sacerdoti, da una donna, Marina Marcolini, che ci racconta…“Sono stata fortunata, molto fortunata.Se quel giorno di dicembre del 2004, dopo 30 anni di divorzio da Dio, in quella chiesa del centro città, invece di quel padre luminoso che mi raccolse in un abbraccio dolcissimo, balbettando stupefatto “proprio da me, proprio da me sei venuta! oh dono! oh felix culpa!”, avessi trovato uno di quei preti radiologi che ti sfrucugliano dentro o un prete contabile, caloroso come una platessa appena estratta dal freezer, che cosa mi sarebbe successo?La mia fede neonata, traballante ma piena di gioia, sarebbe stata giustiziata sul posto.Quanti sono stati meno fortunati di me? In certi confessionali lavorano terroristi vestiti da preti. Lo so per certo e lo voglio raccontare, perché se li conosci li eviti. Sono pericolosissimi, capaci di far fuori a mitragliate una dolce nonna incanutita che ha dovuto aspettare mezzo secolo per riuscire a cavar fuori una parola sul dolore straziante di un aborto, capaci di devastare con le armi chimiche un cuore già malconcio per la tristezza di un divorzio, capaci di bloccare ogni tentativo di fuga da vite opprimenti come carceri in nome del Dio da cui si dicono arruolati…Ogni giorno è una strage. E non solo nei confessionali: ogni domenica una quantità enorme di gas tossici è lanciata dai pulpiti, alcuni sono letali, altri paralizzanti, la maggior parte provoca una faccia da funerale, come un gas esilarante all’incontrario.E sì che Gesù li aveva messi bene in guardia i suoi pastori: “chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare” (Mt 18,6). I piccoli: in greco “microi”, quelli che cercano ma fanno fatica a credere, che hanno una fede fragile, come tanti di noi.Ogni giorno è una strage. E poi si domandano perché i praticanti sono sempre meno: e la conta dei morti chi la fa?Rivoltiamoci, amici, misconosciamo quel dio che i terroristi hanno sulla bandiera, sbugiardiamoli. Il Dio di Gesù ama più di tutti i fragili, gli incerti, i dubbiosi, gli sfiduciati: se li stringe al cuore e non li lascia.”
Fra Giorgio

Delle stupende stelle alpine - forse non c'entrano niente, ma sono un bellissimo dono di Dio🌟

lunedì 2 ottobre 2017

«Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna». Che vada in-malora il mondo: di un padre così «non ne ho voglia».

Mise sotto-sopra il mondo con un pugno di storie: quasi banali, quotidiane, alla portata dei cervelli che, nel suo peregrinare, Gli chiedevano lumi sul Cielo e sui suoi misteriosi intrecci. Quanti – tra tutti coloro che ebbero grazia di udirle in diretta – di diedero retta, ebbero chiara la percezione che quell'Uomo Nazareno aveva raccontato delle storie perché, tenendole cucite assieme, apparisse loro quale fisionomia avesse il Regno dei Cieli. Altri non vollero capirle, affari-loro: non fu per difetto d'udito bensì per coraggio difettoso, cioè per paura. La paura più arcana, quella che atterrisce gli umani, pancia a terra: dover ammettere che quelle storielle narrano di me, dicono dell'uomo. Storie odiosissime per Satana perché mortali per lui: «Incomincio a capire che vi possa essere gente cui torni piacevole che Gesù sia un fantasma (...) Per un segreto inconfessato desiderio di non ritrovarselo vicino, neanche sulla strada del passato» (P. Mazzolari).
Le storie di Cristo, per accendersi, hanno sempre bisogno di un padre. Per svilupparsi, poi, hanno urgenza che questo padre abbia almeno-almeno messo al mondo due figli. Nei Vangeli non ci può essere gioia se non c'è alternanza: possibilità d'andare, di restare, di rincasare. Figli allevati alla stessa scuola, che nell'età adulta, imboccano strade in-opposizione. E' l'età nella quale papà pare essere un padre-padrone. Dio-padrone: «Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna». Che vada in-malora il mondo: di un padre così «non ne ho voglia». Tutt'al più, il trucco per farlo stare buono esiste. Un padre amico-del-figlio è sempre garanzia di comodità: «"Sì, signore". Ma non vi andò». Capita che il primo – mascalzone, maledetto, buffone, disobbediente – poi ci ripensi: «Si pentì e vi andò». L'altro, il bambino tutto educato, mica si pente: è ancora convinto che basti aver tirato su la facciata per avere l'abitabilità della sua casa. Della sua fede. I suoi fans mica capiscono che, tolti i peccatori-disobbedienti, i Vangeli si sbriciolano, son carta-straccia, un pugno di sabbia. Sempre così, come nei film d'interpretazione: per riuscire ad interpretare in maniera sublime un grande santo, occorre la coscienza d'esser stati altrettanto grandi-peccatori. Mai-arresi. E' la più bella eresia di chi dà retta al Cristo: ogni tanto occorre sbatterGli la porta in faccia per ritrovare la magia della sua affettuosa presenza: "Non ci vado: non m'interessi più". Conta fino a tre, tanto poi: "Scusa, papà, ci ho ripensato. Vado". E' un gran narratore Cristo: siccome conosce a menadito l'uomo – per trent'anni ha fatto pure Lui il figlio, s'è vestito da garzone di bottega, ha discusso seduto a tavola, ha chiesto lumi sulla sorte del mondo -, allora spiazza il lettore. A fine parabola - «Chi dei due ha compiuto la volontà del Padre?» - confonde le carte in tavola, prendendo per il bavero il cuore e mettendo cuore-lettore spalle al muro: "Parlo di me e di te da soli, hai capito?" Pazzesco: non c'erano due figli nella storia, c'erano i miei due modi di rispondere a Papà. Ero sempre io, lo stesso soggetto: nelle stagioni in cui a casa si sta bene, nelle sere in cui a casa il clima con papà sembra essere diventato irrespirabile. Un solo Padre, tanti modi d'essergli figlio.
Con Dio, due cuori e una capanna. In uno dei due, quello mio, stanno in affitto altri due cuori: «Io ritengo che ciascuno di noi abbia in sé un non credente e un credente, che si parlano dentro, si interrogano a vicenda, si rimandano continuamente interrogazioni pungenti e inquietanti l’uno all’altro». Dico-sì tanto poi non vado. Dico-no però poi ci ripenso, io ci vado a lavorare con papà: «Il non credente che è in me inquieta il credente che è in me e viceversa» (C. M. Martini). Così vanno sempre a finire le storie inventate di sana-pianta da Cristo, traendo ispirazione dagli sguardi che Lo incrociano: «I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». La prima fila sbattuta in ultima, l'ultima portata sul palco. È promemoria di come ragioni Dio: tanto per non confondersi.
(da Il Sussidiario, 30 settembre 2017)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli» (Matteo 21,28-32). 
da Commento al Vangelo