Santa Maria,

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...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.
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giovedì 9 marzo 2017

Lectio Siracide 37,7-15


don Giovanni Nicolini 

lectio
- Sir 37,7-15
7 Ogni consigliere esalta il consiglio che dà, ma c’è chi consiglia a proprio vantaggio. 8 Guàrdati da chi vuole darti consiglio e prima infórmati quali siano le sue necessità: egli infatti darà consigli a suo vantaggio; perché non abbia a gettare un laccio su di te 9 e ti dica: «La tua via è buona», ma poi si tenga in disparte per vedere quel che ti succede. 10 Non consigliarti con chi ti guarda di sbieco e nascondi le tue intenzioni a quanti ti invidiano. 11 Non consigliarti con una donna sulla sua rivale e con un pauroso sulla guerra, con un mercante sul commercio e con un compratore sulla vendita, con un invidioso sulla riconoscenza e con uno spietato sulla bontà di cuore, con un pigro su una iniziativa qualsiasi e con un salariato sul raccolto, con uno schiavo pigro su un lavoro importante. Non dipendere da costoro per nessun consiglio. 12 Frequenta invece un uomo giusto, di cui sai che osserva i comandamenti e ha un animo simile al tuo, perché se tu cadi, egli saprà compatirti. 13 Attieniti al consiglio del tuo cuore, perché nessuno ti è più fedele. 14 Infatti la coscienza di un uomo talvolta suole avvertire meglio di sette sentinelle collocate in alto per spiare. 15 Per tutte queste cose invoca l’Altissimo, perché guidi la tua via secondo verità.

COMMENTO DI GIOVANNI
Il termine “consiglio” lo incontriamo nel nostro testo con larghezza di significati, perché indica sia il consigliare di altre persone, sia il buon consigliere del ver.12, sia quel “consiglio del cuore” che è la propria coscienza del ver.13.
Mi sembra si debba dire che, pur con tutti i suoi rischi, il chiedere consiglio è legato alla consapevolezza dei propri limiti di fronte ad eventi o eventualità di grande importanza.
Il nostro mondo e il nostro tempo, oltre ad essere segnati da una grande “solitudine”, sono pieni di questi interventi spesso interessati e quindi pericolosi o addirittura negativi.
E il nostro testo non esita ad indicare una via di prudenza e di saggezza che moltiplica l’invito a “non consigliarsi”: così i vers.1-11!
Il ver.12 indica decisamente la persona “di buon consiglio” che invece è  bene frequentare, e indica come criterio di questo che il consigliere buono “ha un animo simile al tuo, perché se tu cadi, egli saprà compatirti.
Infine, al ver.13, ecco l’indicazione più forte: “Attieniti al consiglio del tuo cuore, perché nessuno ti è più fedele”.
Infatti, aggiunge il ver.14: “la coscienza di un uomo talvolta suole avvertire meglio di sette sentinelle collocate in alto per spiare”.
Vi dico che cercherò di seguire questa indicazione, anche se devo confessare che spesso sono il peggior consigliere di me stesso. Fino all’inganno!
Amo quindi al ver.15 l’indicazione del Signore per la mia povertà: “Per tutte queste cose invoca l’Altissimo, perché guidi la tua via secondo verità”.
Come quando con gentile insistenza amici e amiche mi invitano a non andare un giro in automobile da solo.
Dio ti benedica. E tu benedicimi.
 Tuo. Giovanni.  
famigliedellavisitazione.it
Giovanni sul Lago di Tiberiade 2006

mercoledì 18 gennaio 2017

LECTIO Siracide 9

Mercoledì 18 gennaio 2017 - 
Sir 9,1-10
1 Non essere geloso della donna che riposa sul tuo seno, per non darle a tuo danno un cattivo insegnamento. 2 Non darti interamente a una donna, sì che essa s’imponga sulla tua forza. 3 Non dare appuntamento a una donna licenziosa, perché tu non abbia a cadere nei suoi lacci. 4 Non frequentare una cantante, per non essere preso dalle sue seduzioni. 5 Non fissare il tuo sguardo su una vergine, per non essere coinvolto nella sua punizione. 6 Non perderti dietro alle prostitute, per non dissipare il tuo patrimonio. 7 Non curiosare nelle vie della città, non aggirarti nei suoi luoghi solitari. 8 Distogli l’occhio da una donna avvenente, non fissare una bellezza che non ti appartiene. Per la bellezza di una donna molti si sono rovinati, l’amore per lei brucia come un fuoco. 9 Non sederti accanto a una donna sposata, e con lei non frequentare banchetti bevendo vino, perché il tuo cuore non corra dietro a lei e per la passione tu non vada in rovina. 10 Non abbandonare un vecchio amico, perché quello nuovo non è uguale a lui. Vino nuovo, amico nuovo: quando sarà invecchiato, lo berrai con piacere.

COMMENTO GIOVANNI

Se avete l’impressione che la Parola che oggi il Signore ci regala parli male della donna, vi chiedo di riascoltarla. In realtà dovremo renderci conto che, se mai, parla “male” dell’uomo! Ci troviamo davanti ad una Parola che suggerisce quello che giorni addietro vi ho consigliato, e cioè di ascoltare e riascoltare l’ultimo capitolo del Libro del Siracide, e in particolare gli ultimi versetti, dal 13 al 30. Questo ci confermerà che il significato fondamentale e la tensione finale del Siracide è il tema nuziale!

La Sapienza prende la figura della donna amata e cercata! L’esito finale è proprio la comunione nuziale con Lei! La figura della donna presente nel nostro testo è deteriore e negativa. Ma notate il perchè di questo! E vedrete che esso dipende non dalla donna in se stessa, quanto dalla ricerca violenta dell'uomo per lei. Violenza maschile che in realtà si rivela e si denuncia come fragilità e debolezza!

Possiamo per questo farci guidare particolarmente nel nostro brano dal ver.1! Possiamo pensare che la gelosia sie un evento di forza prepotente, ma in realtà è una debolezza, esposta per giunta a diventare "cattivo insegnamento" che l'uomo dà alla donna! E così tutto il nostro brano si rivela caratterizzato da questa fragilità-violenza dell’uomo nei confronti della donna, fragilità che infine si risolve sempre in una sconfitta dell’uomo! Ogni versetto del nostro brano è riconducibile a questo “schema”.

Confesso di non capire perché oggi si ascolta anche il ver.10. Ma so che anche oggi qualcuno di voi mi aiuterà a capire! La preziosità del nostro brano mi pare ci porti a cogliere ancora una volta come la realtà profonda e dunque la forza necessaria per ogni bene, non sia la conquista, ma il dono! Tutto il nostro brano è paradigma di ciò!

Ed è alternativa drammaticamente radicale alla “nuzialità” della fede ebraica e cristiana che, quando è custodita nella sua verità, è appunto esaltazione del dono di Dio alla nativa fragilità umana. Una fragiità che non si può e non si deve considerare un “difetto” o una “minorità”, perché è invece il principio della fede e della salvezza. Ed è il principio di quella suprema “nuzialità” tra Dio e la creatura a sua immagine che è appunto la creatura umana.

Se ne abbiamo il tempo, ritorniamo a Genesi 2,18-25, al racconto della creazione della donna, e magari diamo uno sguardo anche a Tobia 8,6 che in termini del tutto espliciti dice la fragilità dell’uomo e il suo bisogno, e il bene che è per lui il dono della donna. Della sposa! La figura femminile diventa allora il segno e la realtà preziosa dell’amore di Dio che “salva” l’uomo dalla debolezza e dalla tristezza della solitudine donandogli la sposa. E in questo rivela e dona il rapporto stesso e la comunione d'amore che unisce Dio all'umanità! Dono che per la fede cristiana ha la sua pienezza in Gesù!

Dunque, anche per le tradizionali “negatività” attribuite alla donna, il nostro testo è molto prezioso se appunto ne facciamo una lettura “disincantata” che ci presenta le figure femminili della donna licenziosa, della cantante, della vergine, della prostituta, della donna avvenente, della donna sposata, non come l’essere proprio del femminile, ma come il degrado o la fragilità che si generano in lei per la violenza della fragilità maschile. 

Se mai è Genesi 3, e dunque il rapporto contenzioso e delicato tra la donna e il maligno, a rivelare quella tensione che nella Madre di Dio, nella Donna del Magnificat (Luca 1,46-55) si rivelerà n tutta la sua drammatica e meravigliosa potenza. Il tema è assolutamente fondamentale. La nostra stessa fede cristiana è continuamente tentata di degradarsi presentandosi come conquista nostra piuttosto che come il dono di Dio!

Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.


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