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COMMENTO DI GIOVANNI
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| Giovanni sul Lago di Tiberiade 2006 |
Maria raccomanda che la S. Bibbia sia posta in casa in un posto prominente e che sia letta ogni giorno. "Cari figli! In questo tempo in modo particolare vi invito: pregate col cuore. Figlioli, voi parlate tanto ma pregate poco. Leggete, meditate la Sacra Scrittura e le parole scritte in essa siano per voi vita. Io vi esorto e vi amo perché in Dio troviate la vostra pace e la gioia di vivere. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. Messaggio da Medjugorje a Marija del 25/02/12.
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| Giovanni sul Lago di Tiberiade 2006 |
29 È difficile che il commerciante sia esente da colpe e il rivenditore sia indenne da peccato. 27 1 Per amore del denaro molti peccano, chi cerca di arricchire volta lo sguardo. 2 Fra le giunture delle pietre si conficca un piolo, tra la compera e la vendita s’insinua il peccato. 3 Se non ti afferri con forza al timore del Signore, la tua casa andrà presto in rovina. 4 Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti; così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti. 5 I vasi del ceramista li mette a prova la fornace, così il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo. 6 Il frutto dimostra come è coltivato l’albero, così la parola rivela i pensieri del cuore. 7 Non lodare nessuno prima che abbia parlato, poiché questa è la prova degli uomini. 8 Se cerchi la giustizia, la raggiungerai e te ne rivestirai come di un manto di gloria. 9 Gli uccelli sostano presso i loro simili, la verità ritorna a quelli che fanno cose giuste. 10 Il leone insidia la preda, così il peccato coloro che fanno cose ingiuste. 11 Nel discorso del pio c’è sempre saggezza, ma lo stolto muta come la luna. 12 Tra gli insensati non perdere tempo, tra i saggi invece férmati a lungo. 13 Il parlare degli stolti è un orrore, essi ridono tra i bagordi del peccato. 14 Il linguaggio di chi giura spesso fa rizzare i capelli, e i loro litigi fanno turare gli orecchi. 15 Spargimento di sangue è la rissa dei superbi, ed è penoso ascoltare le loro invettive. 16 Chi svela i segreti perde l’altrui fiducia e non trova più un amico per il suo cuore. 17 Ama l’amico e sii a lui fedele, ma se hai svelato i suoi segreti, non corrergli dietro, 18 perché, come chi ha perduto uno che è morto, così tu hai perduto l’amicizia del tuo prossimo. 19 Come un uccello che ti sei fatto scappare di mano, così hai lasciato andare il tuo amico e non lo riprenderai. 20 Non inseguirlo, perché ormai è lontano, è fuggito come una gazzella dal laccio. 21 Perché si può fasciare una ferita e un’ingiuria si può riparare, ma chi ha svelato segreti non ha più speranza. 22 Chi ammicca con l’occhio trama il male, ma chi lo conosce si allontana da lui. 23 Davanti a te la sua bocca è dolce e ammira i tuoi discorsi, ma alle tue spalle cambierà il suo parlare e porrà inciampo alle tue parole. 24 Io odio molte cose, ma nessuna quanto lui, anche il Signore lo ha in odio. 25 Chi scaglia un sasso in alto, se lo tira sulla testa, e un colpo a tradimento ferisce chi lo vibra. 26 Chi scava una fossa vi cade dentro, chi tende un laccio vi resta preso. 27 Il male si ritorce su chi lo fa, egli non sa neppure da dove gli venga. 28 Derisione e insulto per il superbo, la vendetta, come un leone, lo attende al varco. 29 Sono presi al laccio quanti gioiscono per la caduta dei pii, il dolore li consumerà prima della loro morte.
COMMENTO DI GIOVANNI
Mi sembra che l’elemento privilegiato del nostro brano, quello che unifica le sue diverse parti, sia la relazione tra la nostra interiorità, la dimensione più vera del nostro spirito, e quello che diciamo e facciamo nella tessitura quotidiana della nostra vita.
Già molti anni fa un mio carissimo fratello ha richiamato la mia attenzione sull’immagine delver.2, e cioè di come “tra la compera e la vendita s’insinua il peccato”! Dunque, la vita rivela la nostra interiorità, cioè quello che c’è realmente nel nostro pensiero e nel nostro cuore.
Per questo, il ver.3 consiglia vivamente di afferrare con forza in noi stessi il timore del Signore, altrimenti, dice, “la tua casa andrà presto in rovina”, perché inevitabilmente la nostra vita “esterna”, cioè quello che diciamo, facciamo, viviamo, esprime quello che siamo e abbiamo in noi stessi!
E’ come quando scuotendo il setaccio, restano i rifiuti (ver.4)! Perché la fornace mette alla prova i vasi del ceramista!!
Infatti, “il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo, e il frutto dimostra come è coltivato l’albero” Perciò la parola rivela l’intimo della persona, perché “questa è la prova degli uomini” (ver.7).
Dunque, è importante che ciascuno “cerchi la giustizia”! (ver.8), anche perché, al contrario, come “il leone insidia la preda, così il peccato coloro che fanno cose ingiuste” (ver.10).
L’abisso che separa il pio dallo stolto (ver.11) e gli insensati dai saggi (ver.12) è assoluto!
I vers.13-15 confermano quell’abisso!
I “segreti” di cui parlano i vers.16-21 sono l’interiorità profonda e anche la storia, il dramma, le fatiche, le ombre e i passaggi più delicati del cammino profondo di una persona non possono diventare oggetto di una comunicazione curiosa, ma devono essere custoditi da un’amicizia partecipe e profonda! Sono infatti la sostanza di un’ “amicizia” spirituale che non può essere rivelata! Chi rompe questa amicizia profonda e delicata mettendo in piazza simili tesori fa il male e poi vi cadrà dentro! E’ un male che “si ritorce su chi lo fa” (ver.27).
Dio ti benedica.
E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.
http://www.famigliedellavisitazione.it/
Sir 1,1-21
1 Ogni sapienza viene dal Signore e con lui rimane per sempre. 2 La sabbia del mare, le gocce della pioggia e i giorni dei secoli chi li potrà contare? 3 L’altezza del cielo, la distesa della terra e le profondità dell’abisso chi le potrà esplorare? 4 Prima d’ogni cosa fu creata la sapienza e l’intelligenza prudente è da sempre. 5 Fonte della sapienza è la parola di Dio nei cieli, le sue vie sono i comandamenti eterni. 6 La radice della sapienza a chi fu rivelata? E le sue sottigliezze chi le conosce? 7 Ciò che insegna la sapienza a chi fu manifestato? La sua grande esperienza chi la comprende? 8 Uno solo è il sapiente e incute timore, seduto sopra il suo trono. 9 Il Signore stesso ha creato la sapienza, l’ha vista e l’ha misurata, l’ha effusa su tutte le sue opere, 10 a ogni mortale l’ha donata con generosità, l’ha elargita a quelli che lo amano. L’amore del Signore è sapienza che dà gloria, a quanti egli appare, la dona perché lo contemplino. 11 Il timore del Signore è gloria e vanto, gioia e corona d’esultanza. 12 Il timore del Signore allieta il cuore, dà gioia, diletto e lunga vita. Il timore del Signore è dono del Signore, esso conduce sui sentieri dell’amore. 13 Chi teme il Signore avrà un esito felice, nel giorno della sua morte sarà benedetto. 14 Principio di sapienza è temere il Signore; essa fu creata con i fedeli nel seno materno. 15 Ha posto il suo nido tra gli uomini con fondamenta eterne, abiterà fedelmente con i loro discendenti. 16 Pienezza di sapienza è temere il Signore; essa inebria di frutti i propri fedeli. 17 Riempirà loro la casa di beni desiderabili e le dispense dei suoi prodotti. 18 Corona di sapienza è il timore del Signore; essa fa fiorire pace e buona salute. L’una e l’altra sono doni di Dio per la pace e si estende il vanto per coloro che lo amano. 19 Egli ha visto e misurato la sapienza, ha fatto piovere scienza e conoscenza intelligente, ha esaltato la gloria di quanti la possiedono. 20 Radice di sapienza è temere il Signore, i suoi rami sono abbondanza di giorni. 21 Il timore del Signore tiene lontani i peccati, chi vi persevera respinge ogni moto di collera.
COMMENTO DI GIOVANNI
Con molta forza il ver.1 del nostro Libro dice che “ogni sapienza viene dal Signore e con lui rimane per sempre”! Non è un elemento interno alla natura umana, né la si può pensare come una umana conquista! Né si può pensare che l’uomo la possa avere come esclusivamente sua, perché la sapienza “con lui, cioè con Dio (!), rimane per sempre”.
Dunque, la sapienza non può che essere un dono! Dono di Dio.
Le due domande dei vers.2-3 si presentano come assolutamente ardue. Tuttavia si potrebbe anche pensare che ad un certo modo l’uomo ne troverà la risposta e la spiegazione!
Fosse pur così, “prima d’ogni cosa fu creata la sapienza” (ver.4): è dunque realtà che precede ogni altra creatura!
I vers.5-7 sembrano voler dire che la sapienza non è umanamente conquistabile, e che “uno solo è il sapiente …”: Dio stesso!
Lui stesso “ha creato la sapienza, l’ha vista e l’ha misurata, l’ha effusa su tutte le sue opere (ver.9), e “ad ogni mortale l’ha donata con generosità, l’ha elargita a quelli che lo amano” (ver.10).
Dunque non è presente se non come dono di Dio!
Da qui scaturisce la grande presentazione del “timore di Dio” (vers.11-21)! Diciamo subito che esso non lo si deve pensare come una “paura”! E’ di fatto molto di più, non riducibile ad una reazione o ad una condizione psicologica!
E’ la consapevolezza, anch’essa legata al dono di Dio, della presenza-potenza del Signore nella nostra vita! E’ la vita vissuta alla sua presenza!
I vers.11-13 sono la stupenda e gioiosa descrizione del “timore di Dio”!
Al ver.14 ecco l’affermazione fondamentale: “Principio di sapienza è temere il Signore”!! Riflettiamo, così come siamo capaci (!), sull’enormità dell’affermazione! E traiamone subito una considerazione che mostra come questo sia lontano – e opposto! – al pensiero razionale della filosofia classica. La vera grandezza umana non è nella personalità individua e individuale, ma nella “relazione”!
Da solo, sono niente. Solo la “relazione con l’Altro” è la mia grandezza! Perdonate la rozza povertà del mio linguaggio!
Questo è il dono meraviglioso: la relazione con questo “Altro” da me, che è Dio stesso. Relazione che dunque non può essere mia conquista, ma solo dono ricevuto e accolto!
Dunque, se al ver.14 si diceva che il timore del Signore è “principio di sapienza”, ora, al ver.16, si dice che “pienezza di sapienza è temere il Signore”!
E aggiunge: “essa inebria di frutti i propri fedeli”!
I vers.17-18 proseguono la lode del dono di Dio, e il ver.19 descrive l’azione divina che dona tale sapienza.
I vers.20-21 ne descrivono la potenza buona nella nostra piccola vita!
Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.
1 Figlio, se ti presenti per servire il Signore, prepàrati alla tentazione. 2 Abbi un cuore retto e sii costante, non ti smarrire nel tempo della prova. 3 Stai unito a lui senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni. 4 Accetta quanto ti capita e sii paziente nelle vicende dolorose, 5 perché l’oro si prova con il fuoco e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore. Nelle malattie e nella povertà confida in lui. 6 Affìdati a lui ed egli ti aiuterà, raddrizza le tue vie e spera in lui. 7 Voi che temete il Signore, aspettate la sua misericordia e non deviate, per non cadere. 8 Voi che temete il Signore, confidate in lui, e la vostra ricompensa non verrà meno. 9 Voi che temete il Signore, sperate nei suoi benefici, nella felicità eterna e nella misericordia, poiché la sua ricompensa è un dono eterno e gioioso. 10 Considerate le generazioni passate e riflettete: chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso? O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato? O chi lo ha invocato e da lui è stato trascurato? 11 Perché il Signore è clemente e misericordioso, perdona i peccati e salva al momento della tribolazione. 12 Guai ai cuori pavidi e alle mani indolenti e al peccatore che cammina su due strade! 13 Guai al cuore indolente che non ha fede, perché non avrà protezione. 14 Guai a voi che avete perduto la perseveranza: che cosa farete quando il Signore verrà a visitarvi? 15 Quelli che temono il Signore non disobbediscono alle sue parole, quelli che lo amano seguono le sue vie. 16 Quelli che temono il Signore cercano di piacergli, quelli che lo amano si saziano della legge. 17 Quelli che temono il Signore tengono pronti i loro cuori e si umiliano al suo cospetto. 18 «Gettiamoci nelle mani del Signore e non in quelle degli uomini; poiché come è la sua grandezza, così è anche la sua misericordia». COMMENTO DI GIOVANNI
Penso che il termine “prova” sia più adatto di “tentazione” che in lingua italiana suona sempre un modo negativo, mentre qui si tratta del ben più complesso panorama della vita di ogni credente! Il ver.2 vuole richiamarci ad un atteggiamento di grande determinazione e quindi pronto ad ogni prova!
Per questo la via più profonda e forte è la comunione con il Signore: “Stai unito a Lui senza separartene”. Questa è un’indicazione molto interessante perché in presenza di un problema, tutto in noi è attratto verso il problema, e sembra non ci sia tempo e spazio per altro. Invece qui si suggerisce una tensione privilegiata verso il Signore, con la certezza che alla fine sarà Lui ad esaltarci!
I vers.4-5 raccomandano quel farsi piccoli e poveri che rende capaci di sostenere la prova del dolore: sono le “vicende dolorose” del ver.4, e il “crogiuolo del dolore” del ver.5, resi con quel termine che ben conosciamo nel Magnificat di Luca 1 quando Maria dice che Dio ha guardato “alla miseria” della sua serva.
I vers.7-9 si appellano al “timore di Dio”: “Voi che temete il Signore”! Ricordo, anche perchè qualcuno me lo ha chiesto, il significato del “temere il Signore” che ora incontriamo ai vers.7-9. Il timore di Dio non è paura! E’ consapevolezza di una vita, la nostra, ormai vissuta sempre e tutta davanti a Dio! Una vita che in certo senso è tutta quindi una grande liturgia! Perché il Signore vive con noi e noi con Lui!
L’invito di questi tre versetti è “aspettate la sua misericordia e non deviate per non cadere”, “confidate in Lui” e “sperate nei suoi benefici, nella felicità eterna e nella misericordia”. Tutto questo è meraviglioso!
Il ver.10 è un invito a considerare in un attimo tutta la storia della salvezza per contemplare la perfetta fedeltà di Dio nei confronti di tutti i suoi figli: chi ha confidato in lui non è rimasto deluso; chi ha perseverato nel timore di Lui non è stato abbandonato; chi lo ha invocato non è stato trascurato.
Infatti, il Signore è “clemente e misericordioso, perdona i peccati e salva al momento della tribolazione”.
Il guaio sta in noi se e quando abbiamo una “vita doppia”, o non abbiamo fede, o perdiamo la perseveranza.
Oggi l’invito grande è, mi sembra, ad essere veramente “poveri”! Perché quelli che sono e sanno di essere poveri, secondo i vers.15-17, lo temono (nel senso che dicevamo sopra!) e lo amano.
Così, lo temono e quindi obbediscono alla sua Parola, lo amano, e quindi seguono le sue vie (ver.15).
Per lo stesso motivo, cercano di piacergli e si saziano della sua Parola che è “legge” per loro (ver.16).
E così tengono pronti i loro cuori e si custodiscono nella povertà e nella piccolezza.
Questa magnifica Parola si conclude al ver.18 con l’invito singolare “gettiamoci nelle mani del Signore”.
Questo verbo gettarsi-cadere in tutto il Libro del Siracide ha sempre un significato negativo, e tale è nei pochi luoghi dove compare negli scritti del Nuovo Testamento. Ma non qui! Qui vale proprio la pena di “gettarsi nelle mani del Signore”, perché “come è la sua grandezza, così è anche la sua misericordia”.
Che bello! Veniamo a sapere che la grandezza di Dio, che talvolta può impressionarci fino quasi ad impaurirci, è la misura meravigliosa della sua misericordia!
Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.
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23 Tutto questo è il libro dell’alleanza del Dio altissimo, la legge che Mosè ci ha prescritto, eredità per le assemblee di Giacobbe. 24 Non cessate di rafforzarvi nel Signore, aderite a lui perché vi dia vigore. Il Signore onnipotente è l’unico Dio e non c’è altro salvatore al di fuori di lui. 25 Essa trabocca di sapienza come il Pison e come il Tigri nella stagione delle primizie, 26 effonde intelligenza come l’Eufrate e come il Giordano nei giorni della mietitura, 27 come luce irradia la dottrina, come il Ghicon nei giorni della vendemmia. 28 Il primo uomo non ne ha esaurito la conoscenza e così l’ultimo non l’ha mai pienamente indagata. 29 Il suo pensiero infatti è più vasto del mare e il suo consiglio è più profondo del grande abisso. 30 Io, come un canale che esce da un fiume e come un acquedotto che entra in un giardino, 31 ho detto: «Innaffierò il mio giardino e irrigherò la mia aiuola». Ma ecco, il mio canale è diventato un fiume e il mio fiume è diventato un mare. 32 Farò ancora splendere la dottrina come l’aurora, la farò brillare molto lontano. 33 Riverserò ancora l’insegnamento come profezia, lo lascerò alle generazioni future. 34 Vedete che non ho faticato solo per me, ma per tutti quelli che la cercano.
COMMENTO DI GIOVANNI
Tutto il supremo dono della Sapienza di Dio è contenuto nel “libro dell’alleanza del Dio altissimo, la legge che Mosè ci ha prescritto” (ver.23)! Sono felice di questa precisazione così chiara e semplice.
E sono grato anche per l’indicazione diretta del “libro dell’alleanza”! Mi piace anche oggi prendere tra le mani il Libro, la mia bibbia, e aprirlo, e leggerlo!
Perché tutto questo è l’incontro con il Signore già a quest’ora, prima che tutto cominci, e leggere e rileggere il libro è in realtà ascoltare!
Ascoltare Lui che mi parla. Che ci parla!
E dunque è ascoltarlo insieme a te, che con la tua fede sostieni la mia poca fede e con la tua carità riscaldi e illumini il mio cuore sempre troppo freddo!
Questo libro porta “la legge che Mosè ci ha è prescritto”, e quella Parola che è Gesù stesso, e che è la pienezza e la piena illuminazione, e l’adempimento della Parola che in tal modo è antica e sempre nuova.
Quella Parola che si è fatta carne ed è Gesù stesso!
“Eredità per le assemblee di Giacobbe” e ora annunciato e donato a tutta l’umanità. Anche a me e a noi.
Questo è per noi il dono che ci consente sempre di “rafforzarci nel Signore e di aderire a Lui perché ci dia vigore” (ver.24), perché “è l’unico Dio e non c’è altro salvatore al di fuori di lui”!
La Parola di Dio che ascoltiamo viene paragonata ai grandi fiumi della creazione (Genesi 2), ed è importantissimo che il paragone sia con l’acqua del fiume che incessantemente scorre!
E così tutti i verbi che descrivono quest’acqua sono verbi di movimento!
E’ acqua-sapienza che trabocca (ver.25), effonde intelligenza (ver.26). “Effonde intelligenza” (ver.26).
E’ “come luce che irradia la dottrina” (ver.27).
Continua a scorrere! Per questo la comunione con questa sapienza non ha mai fine. Mai posso pensare di aver “capito, compreso…”: “Il primo uomo non ne ha esaurito la conoscenza e così l’ultimo non l’ha mai pienamente indagata”!! (ver.28), perché “il suo pensiero è più vasto del mare e il suo consiglio è più profondo del grande abisso” (vers.29-30)!
A questo punto … ci sono io!! E come ci sono? “Come un canale che esce da un fiume, per innaffiare, pensavo, “il mio giardino e la mia aiuola”: la mia piccola vita e la mia piccolissima persona di peccatore inaridito.
Ma ecco l’incredibile: “il mio canale è diventato un fiume e il mio fiume è diventato un mare”.
Vedi tutta la divina bellezza della tua piccola storia. Per fortuna lì dove sei, ci sei!
Ed ecco allora la tua “missione” di semplice cristiano, di povero figlio di Dio salvato dal Figlio di Dio e vivente in Lui: “Farò ancora splendere la dottrina come l’aurora”, dove l’aurora porta in sé e dona un giorno nuovo! E “la farò brillare molto lontano” (ver.32).
E ascoltiamo e contempliamo la divina bellezza dei due ultimi versetti del nostro brano, che ci chiede di lasciare alle generazioni future l’insegnamento e la profezia (ver.33).
E conclude al ver.34, dicendo di te, ma anche un po’ di me, e di tanti altri semplici e umili discepoli di Gesù: “Vedete che non ho faticato solo per me” ma per tutti quelli che accanto a me e come me cercano la Sapienza di Dio.
Dio ti benedica. E tu benedicimi.
Tuo. Giovanni.
http://www.famigliedellavisitazione.it/wp/category/la-lectio-quotidiana
1 C’è un rimprovero che è fuori tempo, c’è chi tace ed è prudente. 2 Quanto è meglio rimproverare che covare l’ira! 3 Chi si confessa colpevole evita l’umiliazione. 4 Come un eunuco che vuol deflorare una ragazza, così chi vuole fare giustizia con la violenza. 5 C’è chi tace ed è ritenuto saggio, e chi è riprovato per la troppa loquacità. 6 C’è chi tace, perché non sa che cosa rispondere, e c’è chi tace, perché conosce il momento opportuno. 7 L’uomo saggio sta zitto fino al momento opportuno, il millantatore e lo stolto non ne tengono conto. 8 Chi esagera nel parlare si renderà riprovevole, chi vuole imporsi a tutti i costi sarà detestato. Com’è bello quando chi è biasimato mostra pentimento, perché così tu sfuggirai a un peccato volontario. 9 Nelle disgrazie qualcuno può trovare un vantaggio, ma c’è un profitto che si può cambiare in perdita. 10 C’è una generosità che non ti arreca vantaggi e c’è una generosità che rende il doppio. 11 C’è un’umiliazione che viene dalla gloria e c’è chi dall’abbattimento alza la testa. 12 C’è chi compra molte cose con poco e chi le paga sette volte il loro valore. 13 Il saggio si rende amabile con le sue parole, ma le cortesie degli stolti sono sciupate. 14 Il dono di uno stolto non ti giova, e ugualmente quello dell’invidioso, perché è frutto di costrizione; i suoi occhi, infatti, sono molti invece di uno. 15 Egli dà poco, ma rinfaccia molto; apre la sua bocca come un banditore. Oggi fa un prestito e domani lo richiede; quanto è odioso un uomo del genere! 16 Lo stolto dice: «Non ho un amico, non c’è gratitudine al bene che faccio». Quelli che mangiano il suo pane sono lingue cattive. 17 Quanti si burleranno di lui, e quante volte! Poiché non accoglie l’avere con spirito retto, e il non avere gli è ugualmente indifferente. 18 Meglio inciampare sul pavimento che con la lingua; è così che la caduta dei cattivi giunge rapida. 19 Un discorso inopportuno è come un racconto inopportuno: è sempre sulla bocca dei maleducati. 20 Non si accetta un proverbio dalla bocca dello stolto, perché non lo dice mai a proposito. 21 C’è chi è trattenuto dal peccare a causa della miseria e quando riposa non avrà rimorsi. 22 C’è chi si rovina per rispetto umano e di fronte a uno stolto si dà perduto. 23 C’è chi per rispetto umano fa promesse a un amico, e in tal modo gratuitamente se lo rende nemico. 24 Brutta macchia nell’uomo la menzogna, è sempre sulla bocca dei maldicenti. 25 Meglio un ladro che un mentitore abituale, tutti e due avranno in sorte la rovina. 26 L’abitudine del bugiardo è un disonore, la vergogna che si merita è sempre con lui. 27 Chi è saggio nel parlare si apre una strada e l’uomo prudente piace ai grandi. 28 Chi lavora la terra accresce il suo raccolto, chi piace ai grandi si fa perdonare i suoi torti. 29 Regali e doni accecano gli occhi dei saggi, come bavaglio sulla bocca soffocano i rimproveri. 30 Sapienza nascosta e tesoro invisibile: a che servono l’una e l’altro? 31 Meglio l’uomo che nasconde la sua stoltezza di quello che nasconde la sua sapienza. 32 È meglio perseverare nella ricerca del Signore che essere un libero auriga della propria vita. COMMENTO DI GIOVANNI Mando il mio messaggino dopo la Messa, dove ho cercato di raccogliere suggerimenti dagli interventi nell’Omelia partecipata, come ogni giorno. Mi sembra che si possa dire conclusivamente che la Parola di oggi ci ammonisce severamente circa il nostro rapporto con la realtà e con le dimensioni più delicate della vita e dello spirito umano.Noi pretenderemmo che tutto si possa sempre capire, analizzare e giudicare. Ma il nostro brano è volutamente complesso e ricco di contraddizioni e persino di paradossi. La vita non è un teorema o un paradigma, ma è sempre inevitabilmente complessa. La Sapienza vera non pretende di tutto “capire” – un verbo che allude al “prendere”! – ma accetta e vuole incessantemente camminare nella realtà cercando di coglierne gli strati più profondi e la risposta da dare ad avvenimenti che di volta in volta assumono note e messaggi ed esigenze diversi! Non c’è in questo una unica guida intellettuale e concettuale. Dunque, la sapienza ebraica e cristiana si presenta e si rivela come dono! Un dono incessantemente cercato, richiesto e ricevuto dalla bontà di Dio. E’ un cammino mai terminato e concluso, ma sempre aperto e disponibile a conversioni e cambiamenti! Nella nostra Liturgia di oggi in casa nostra sono presenti due testi molto significativi a questo proposito. Uno è Romani 8,26-30, dove al ver.28 si dice che “tutto concorre al bene per quelli che amano Dio”: dunque, una via semplice e di pace, convocata nel mistero e nel dono dell’amore. Tale la via della vera Sapienza! L’altro testo è Marco 7,24-30, dove Gesù viene convinto da una mamma straniera a liberare dal demonio la sua bambina, perché “anche i cagnolini, sotto la tavola, mangiano le briciole dei figli”! E Gesù cambia il suo pensiero!! Capite, Gesù!! Dunque, fidiamoci e affidiamoci allo splendore di queste parole.Dio ti benedica-. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.
1 C’è un rimprovero che è fuori tempo, c’è chi tace ed è prudente. 2 Quanto è meglio rimproverare che covare l’ira! 3 Chi si confessa colpevole evita l’umiliazione. 4 Come un eunuco che vuol deflorare una ragazza, così chi vuole fare giustizia con la violenza. 5 C’è chi tace ed è ritenuto saggio, e chi è riprovato per la troppa loquacità. 6 C’è chi tace, perché non sa che cosa rispondere, e c’è chi tace, perché conosce il momento opportuno. 7 L’uomo saggio sta zitto fino al momento opportuno, il millantatore e lo stolto non ne tengono conto. 8 Chi esagera nel parlare si renderà riprovevole, chi vuole imporsi a tutti i costi sarà detestato. Com’è bello quando chi è biasimato mostra pentimento, perché così tu sfuggirai a un peccato volontario. 9 Nelle disgrazie qualcuno può trovare un vantaggio, ma c’è un profitto che si può cambiare in perdita. 10 C’è una generosità che non ti arreca vantaggi e c’è una generosità che rende il doppio. 11 C’è un’umiliazione che viene dalla gloria e c’è chi dall’abbattimento alza la testa. 12 C’è chi compra molte cose con poco e chi le paga sette volte il loro valore. 13 Il saggio si rende amabile con le sue parole, ma le cortesie degli stolti sono sciupate. 14 Il dono di uno stolto non ti giova, e ugualmente quello dell’invidioso, perché è frutto di costrizione; i suoi occhi, infatti, sono molti invece di uno. 15 Egli dà poco, ma rinfaccia molto; apre la sua bocca come un banditore. Oggi fa un prestito e domani lo richiede; quanto è odioso un uomo del genere! 16 Lo stolto dice: «Non ho un amico, non c’è gratitudine al bene che faccio». Quelli che mangiano il suo pane sono lingue cattive. 17 Quanti si burleranno di lui, e quante volte! Poiché non accoglie l’avere con spirito retto, e il non avere gli è ugualmente indifferente. 18 Meglio inciampare sul pavimento che con la lingua; è così che la caduta dei cattivi giunge rapida. 19 Un discorso inopportuno è come un racconto inopportuno: è sempre sulla bocca dei maleducati. 20 Non si accetta un proverbio dalla bocca dello stolto, perché non lo dice mai a proposito. 21 C’è chi è trattenuto dal peccare a causa della miseria e quando riposa non avrà rimorsi. 22 C’è chi si rovina per rispetto umano e di fronte a uno stolto si dà perduto. 23 C’è chi per rispetto umano fa promesse a un amico, e in tal modo gratuitamente se lo rende nemico. 24 Brutta macchia nell’uomo la menzogna, è sempre sulla bocca dei maldicenti. 25 Meglio un ladro che un mentitore abituale, tutti e due avranno in sorte la rovina. 26 L’abitudine del bugiardo è un disonore, la vergogna che si merita è sempre con lui. 27 Chi è saggio nel parlare si apre una strada e l’uomo prudente piace ai grandi. 28 Chi lavora la terra accresce il suo raccolto, chi piace ai grandi si fa perdonare i suoi torti. 29 Regali e doni accecano gli occhi dei saggi, come bavaglio sulla bocca soffocano i rimproveri. 30 Sapienza nascosta e tesoro invisibile: a che servono l’una e l’altro? 31 Meglio l’uomo che nasconde la sua stoltezza di quello che nasconde la sua sapienza. 32 È meglio perseverare nella ricerca del Signore che essere un libero auriga della propria vita. COMMENTO DI GIOVANNI Mando il mio messaggino dopo la Messa, dove ho cercato di raccogliere suggerimenti dagli interventi nell’Omelia partecipata, come ogni giorno. Mi sembra che si possa dire conclusivamente che la Parola di oggi ci ammonisce severamente circa il nostro rapporto con la realtà e con le dimensioni più delicate della vita e dello spirito umano.Noi pretenderemmo che tutto si possa sempre capire, analizzare e giudicare. Ma il nostro brano è volutamente complesso e ricco di contraddizioni e persino di paradossi. La vita non è un teorema o un paradigma, ma è sempre inevitabilmente complessa. La Sapienza vera non pretende di tutto “capire” – un verbo che allude al “prendere”! – ma accetta e vuole incessantemente camminare nella realtà cercando di coglierne gli strati più profondi e la risposta da dare ad avvenimenti che di volta in volta assumono note e messaggi ed esigenze diversi! Non c’è in questo una unica guida intellettuale e concettuale. Dunque, la sapienza ebraica e cristiana si presenta e si rivela come dono! Un dono incessantemente cercato, richiesto e ricevuto dalla bontà di Dio. E’ un cammino mai terminato e concluso, ma sempre aperto e disponibile a conversioni e cambiamenti! Nella nostra Liturgia di oggi in casa nostra sono presenti due testi molto significativi a questo proposito. Uno è Romani 8,26-30, dove al ver.28 si dice che “tutto concorre al bene per quelli che amano Dio”: dunque, una via semplice e di pace, convocata nel mistero e nel dono dell’amore. Tale la via della vera Sapienza! L’altro testo è Marco 7,24-30, dove Gesù viene convinto da una mamma straniera a liberare dal demonio la sua bambina, perché “anche i cagnolini, sotto la tavola, mangiano le briciole dei figli”! E Gesù cambia il suo pensiero!! Capite, Gesù!! Dunque, fidiamoci e affidiamoci allo splendore di queste parole.Dio ti benedica-. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.
1 Chi teme il Signore farà tutto questo, chi è saldo nella legge otterrà la sapienza. 2 Ella gli andrà incontro come una madre, lo accoglierà come una vergine sposa; 3 lo nutrirà con il pane dell’intelligenza e lo disseterà con l’acqua della sapienza. 4 Egli si appoggerà a lei e non vacillerà, a lei si affiderà e non resterà confuso. 5 Ella lo innalzerà sopra i suoi compagni e gli farà aprire bocca in mezzo all’assemblea. 6 Troverà gioia e una corona di esultanza e un nome eterno egli erediterà. 7 Gli stolti non raggiungeranno mai la sapienza e i peccatori non la contempleranno mai. 8 Ella sta lontana dagli arroganti, e i bugiardi non si ricorderanno di lei. 9 La lode non si addice in bocca al peccatore, perché non gli è stata concessa dal Signore. 10 La lode infatti va celebrata con sapienza ed è il Signore che la dirige. 11 Non dire: «A causa del Signore sono venuto meno», perché egli non fa quello che detesta. 12 Non dire: «Egli mi ha tratto in errore», perché non ha bisogno di un peccatore. 13 Il Signore odia ogni abominio: esso non è amato da quelli che lo temono. 14 Da principio Dio creò l’uomo e lo lasciò in balìa del suo proprio volere. 15 Se tu vuoi, puoi osservare i comandamenti; l’essere fedele dipende dalla tua buona volontà. 16 Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano. 17 Davanti agli uomini stanno la vita e la morte: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà. 18 Grande infatti è la sapienza del Signore; forte e potente, egli vede ogni cosa. 19 I suoi occhi sono su coloro che lo temono, egli conosce ogni opera degli uomini. 20 A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare.
COMMENTO DI GIOVANNI
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Fortemente collegato ai versetti precedenti di Sir.14,20-27, il nostro brano ci offre un linguaggio e contenuti in grande riferimento a Genesi 2 e al racconto della creazione della donna.
Soprattutto sembra illuminare profondamente quello che Genesi afferma dicendo che in tutta la creazione non si trova un “aiuto”, e un aiuto adeguato, che possa stare di fronte all’uomo, finchè Dio non crea la donna!
Qui dunque la “sapienza”, grande ricerca dell’uomo per trovare la sua piena signoria e la sua piena comunione con Dio, ci viene donata con questa “figura” ricca di immagini nuziali!
E una nuzialità che non descrive la sposa in termini di inferiorità, ma se mai al contrario!
Ho trovato utile per questo riprendere il testo di Proverbi 31,10-31, che vi consiglio di osservare un momento, sempre se avete tempo!
Nel nostro brano è mirabile l’intreccio tra la dolce e potente “affettuosità” di questo incontro con la sapienza che dell’uomo è madre e sposa (ver.2), e che lo nutre con il suo pane e lo disseta con la sua acqua (ver.3)!
Ma anche crea per lui una storia nuova e ricca come ascoltiamo ai vers.4-6!
L’uomo la meriterà, se non sarà né stolto né arrogante né bugiardo, né peccatore! (vers.7-10)!
Ed ella sarà per l’uomo condizione di gioia e di esultanza, e per questo “un nome eterno egli erediterà” (ver.6)!
Proprio a partire da questo dono divino e dalla sua potenza, viene dato all’uomo il bene supremo della libertà!
A me è parso prezioso quindi collegare strettamente la prima parte del nostro testo, a partire dal capitolo precedente (Sir.14,20-15,10) con la seconda parte del nostro brano, cioè i vers.11-20.
La severità di queste parole mi sembra giustificata e generata dalla parte precedente. Il dono di Dio è anche questo supremo dono della libertà, dono del quale l’uomo diventa responsabile.
Dunque, non una sua capacità, ma la condizione nuova e piena che Dio gli dona!
Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.
1 Beato l’uomo che non ha peccato con la sua bocca e non è tormentato dal rimorso dei peccati. 2 Beato chi non ha nulla da rimproverarsi e chi non ha perduto la sua speranza. 3 A un uomo gretto non va bene la ricchezza, a che cosa servono gli averi a un uomo avaro? 4 Chi accumula a forza di privazioni, accumula per altri; con i suoi beni faranno festa gli estranei. 5 Chi è cattivo con se stesso con chi sarà buono? Certo non godrà delle sue ricchezze. 6 Nessuno è peggiore di chi danneggia se stesso, e questa è la ricompensa della sua malizia: 7 anche se fa il bene, lo fa per distrazione, e alla fine sarà manifesta la sua malizia. 8 È malvagio l’uomo dall’occhio invidioso, volge lo sguardo altrove e disprezza la vita altrui. 9 L’occhio dell’avaro non si accontenta della sua parte, una malvagia ingiustizia gli inaridisce l’anima. 10 Un occhio cattivo è invidioso anche del pane ed è proprio questo che manca sulla sua tavola. 11 Figlio, per quanto ti è possibile, tràttati bene e presenta al Signore le offerte dovute. 12 Ricòrdati che la morte non tarderà e il decreto degli inferi non ti è stato rivelato. 13 Prima di morire fa’ del bene all’amico, secondo le tue possibilità sii generoso con lui. 14 Non privarti di un giorno felice, non ti sfugga nulla di un legittimo desiderio. 15 Non lascerai forse a un altro i frutti del tuo lavoro, e le tue fatiche per essere divise fra gli eredi? 16 Regala e accetta regali, e divèrtiti, perché negli inferi non si ricerca l’allegria. 17 Ogni corpo invecchia come un abito, è una legge da sempre: «Devi morire!». 18 Come foglie verdi su un albero frondoso, alcune cadono e altre germogliano, così sono le generazioni umane: una muore e un’altra nasce. 19 Ogni opera corruttibile scompare e chi la compie se ne andrà con essa. 20 Beato l’uomo che si dedica alla sapienza e riflette con la sua intelligenza, 21 che medita nel cuore le sue vie e con la mente ne penetra i segreti. 22 La insegue come un cacciatore, si apposta sui suoi sentieri. 23 Egli spia alle sue finestre e sta ad ascoltare alla sua porta. 24 Sosta vicino alla sua casa e fissa il picchetto nelle sue pareti, 25 alza la propria tenda presso di lei e si ripara in un rifugio di benessere, 26 mette i propri figli sotto la sua protezione e sotto i suoi rami soggiorna; 27 da lei è protetto contro il caldo, e nella sua gloria egli abita.
COmmento DI GIOVANNI.
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