Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.
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lunedì 2 ottobre 2017

LECTIO - 2017 –

Lc 18,18-23 

18 Un notabile lo interrogò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». 19 Gesù gli rispose: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. 20 Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre». 21 Costui disse: «Tutte queste cose le ho osservate fin dalla giovinezza». 22 Udito ciò, Gesù gli disse: «Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; e vieni! Seguimi!». 23 Ma quello, udite queste parole, divenne assai triste perché era molto ricco. 

COMMENTO DI GIOVANNI

Forse questo tema della bontà è molto più importante di quello che riesco a “decifrare”, e vi consiglio di pensarci con attenzione appassionata. 

A me sembra di cogliere un legame assoluto tra la bontà e l’amore: 

se uno è molto amato, è più portato a diventare e ad essere buono. 

E se uno è buono, certamente ama! 

La risposta che Gesù dà a questo “capo” al ver.19 è delicato ed essenziale: “Nessuno è buono, se non Dio solo”. Gesù, generato dall’amore del Padre e radicalmente accogliente dell’amore del Padre, certamente è buono! In che senso allora “nessuno è buono, se non Dio solo”? 

Forse si può pensare che l’attributo originario “buono” è l’attributo essenziale di Dio: 

Dio, per sua essenza è buono! 

Spero di non offendere! 

Amando il Figlio, lo riempie della sua bontà! 

Il Figlio, accogliendo in pienezza tutto l’amore del Padre, è infinitamente buono! Generando il Figlio, lo genera assolutamente buono. 

Anche noi siamo un po’ buoni, perché amati. 

Se uno non è amato, se non ha ricevuto amore, difficilmente è buono! 

Certo, Dio ama tutti, ma l’esperienza dell’amore tra noi è importantissimo. 

Sento giusto ed essenziale ricordare con voi che Dio ama tutti noi! 

Dio ama i peccatori: di questo, essendo peccatore, sono esperto! 

Noi dunque, non siamo essenzialmente buoni, ma siamo amati, e quindi un po’, almeno, buoni. 

Ma buono come Dio è solo Lui, e il suo Figlio, nello Spirito di Dio, che è l’Amore! 

Gesù è venuto a rivelare e a donare in pienezza quello che Israele, il popolo eletto della Prima Alleanza, ha profeticamente conosciuto e sperimentato. 

E anche l’intera umanità ha qualche conoscenza dell’amore! 

Con Gesù questo Amore è annunciato e donato in pienezza: è lo Spirito Santo! 

E’ quello che Gesù annuncia a questo “capo”, che è certamente un buon ebreo “fin dalla giovinezza” (ver.21)! 

Gli manca una cosa sola! 

Essendo grandissimo il dono dell’amore, bisogna fargli posto togliendo – “vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri” (ver.22) – tutto quello che si “ha”, e darlo ai poveri, e questo sarà per partecipare ad un tesoro nei cieli! 

Questo tesoro nei cieli è venuto sulla terra, tra noi come uno di noi! 

Dunque Gesù dice a quel capo:

"Vieni! Seguimi!” (ver.22)!! 

E’ Lui il vero grande tesoro! E’ Lui, mandato dal Padre perché celebrando l’amore di Dio per tutta l’umanità le doni di diventare figlia di Dio! 

Il dono dell’Amore, il dono dello Spirito Santo a tutte le genti porta a pienezza la Prima Alleanza così fortemente confermata nella vicenda dell’uomo troppo ricco, al  quale il Signore Gesù porge il dono della comunione con Lui e con la piena paternità di Dio! 

E’ quello che incessantemente, e quindi anche oggi, Gesù annuncia e offre a ciascuno di noi! 

Chiediamo la grazia di poterci ogni giorno liberare da possessi che ci impediscano e ostacolino la nostra libertà di seguirlo.

Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. 


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Giovanni Nicolini  


giovedì 23 febbraio 2017

Lectio Siracide 5,1-6,4


 La 1^ Lettura di oggi 

Sir 5,1-10


1 Non confidare nelle tue ricchezze e non dire: «Basto a me stesso». 2 Non seguire il tuo istinto e la tua forza, assecondando le passioni del tuo cuore. 3 Non dire: «Chi mi dominerà?», perché il Signore senza dubbio farà giustizia. 4 Non dire: «Ho peccato, e che cosa mi è successo?», perché il Signore è paziente. 5 Non essere troppo sicuro del perdono tanto da aggiungere peccato a peccato. 6 Non dire: «La sua compassione è grande; mi perdonerà i molti peccati», perché presso di lui c’è misericordia e ira, e il suo sdegno si riverserà sui peccatori. 7 Non aspettare a convertirti al Signore e non rimandare di giorno in giorno, perché improvvisa scoppierà l’ira del Signore e al tempo del castigo sarai annientato. 8 Non confidare in ricchezze ingiuste: non ti gioveranno nel giorno della sventura. 9 Non ventilare il grano a ogni vento e non camminare su qualsiasi sentiero: così fa il peccatore che è bugiardo. 10 Sii costante nelle tue convinzioni, e una sola sia la tua parola. 11 Sii pronto nell’ascoltare e lento nel dare una risposta. 12 Se conosci una cosa, rispondi al tuo prossimo; altrimenti metti la mano sulla tua bocca. 13 Nel parlare ci può essere gloria o disonore: la lingua dell’uomo è la sua rovina. 14 Non procurarti la fama di maldicente e non tendere insidie con la lingua, poiché la vergogna è per il ladro e una condanna severa per l’uomo bugiardo. 15 Non sbagliare, né molto né poco, 6,1  e da amico non diventare nemico. La cattiva fama attira a sé vergogna e disprezzo: così accade al peccatore che è bugiardo. 2 Non ti abbandonare alla tua passione, perché il tuo vigore non venga abbattuto come un toro; 3 divorerà le tue foglie e tu perderai i tuoi frutti, e ti ridurrà come un legno secco. 4 Una passione malvagia rovina chi la possiede e lo fa oggetto di scherno per i nemici. 

COMMENTO DI GIOVANNI 

I primi otto versetti di questo cap.5 sono un severo e prezioso attacco contro tutte le nostre presunzioni di solitudine! La condizione umana è segnata dalla povertà della nostra fragile solitudine, e il dono della fede è il chinarsi di Dio su questa nostra povertà, per salvarci!

Per questo, non c’è negazione più grave del dono della fede e della salvezza che appunto la presunzione di bastare a se stessi! La pretesa di essere i registi e i conduttori della nostra fragile vita! 

Quando confidiamo nelle nostre ricchezze (ver.1), e seguiamo il nostro istinto assecondando le nostre passioni (ver.2), e presuntuosamente pensiamo che nulla e nessuno ci dominerà (ver.3), allora ci esponiamo al giudizio e alla punizione divina: “il Signore senza dubbio farà giustizia”, e ci punirà! 

Pensare: “Ho peccato e che cosa mi è successo?” è dimenticare che “Dio è paziente”! (ver.4). 

I vers.4-6 denunciano la nostra banale “sicumera”, e i vers.7-8 ammoniscono, e chiedono una rapida conversione! 

Mi piace sottolineare che tutto questo, con tutta la sua severità, è pur sempre la severità di Chi ci ama! 

Siamo chiamati alla responsabilità della vita, che però, appunto, non è la responsabilità della nostra presunta capacità di  ben governarci, ma la responsabilità da parte nostra di custodire il dono di Dio! 

Discende da questo l’indicazione sostanziale di una vita umile, del tutto consapevole dei nostri limiti e cosciente della grande responsabilità delle nostre scelte, e di ogni nostra parola. 

Fino all’ammonizione conclusiva: “Non sbagliare, né molto né poco” (ver.15).

Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

Giovanni Nicolini  - Famiglie della Visitazione 

lunedì 20 febbraio 2017

- LECTIO - Siracide 26,29-27,29


www.Famigliedellavisitazione.it

Lectio  - Sir 26,29-27,29 

29 È difficile che il commerciante sia esente da colpe e il rivenditore sia indenne da peccato. 27  1 Per amore del denaro molti peccano, chi cerca di arricchire volta lo sguardo. 2 Fra le giunture delle pietre si conficca un piolo, tra la compera e la vendita s’insinua il peccato. 3 Se non ti afferri con forza al timore del Signore, la tua casa andrà presto in rovina. 4 Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti; così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti. 5 I vasi del ceramista li mette a prova la fornace, così il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo. 6 Il frutto dimostra come è coltivato l’albero, così la parola rivela i pensieri del cuore. 7 Non lodare nessuno prima che abbia parlato, poiché questa è la prova degli uomini. 8 Se cerchi la giustizia, la raggiungerai e te ne rivestirai come di un manto di gloria. 9 Gli uccelli sostano presso i loro simili, la verità ritorna a quelli che fanno cose giuste. 10 Il leone insidia la preda, così il peccato coloro che fanno cose ingiuste. 11 Nel discorso del pio c’è sempre saggezza, ma lo stolto muta come la luna. 12 Tra gli insensati non perdere tempo, tra i saggi invece férmati a lungo. 13 Il parlare degli stolti è un orrore, essi ridono tra i bagordi del peccato. 14 Il linguaggio di chi giura spesso fa rizzare i capelli, e i loro litigi fanno turare gli orecchi. 15 Spargimento di sangue è la rissa dei superbi, ed è penoso ascoltare le loro invettive. 16 Chi svela i segreti perde l’altrui fiducia e non trova più un amico per il suo cuore. 17 Ama l’amico e sii a lui fedele, ma se hai svelato i suoi segreti, non corrergli dietro, 18 perché, come chi ha perduto uno che è morto, così tu hai perduto l’amicizia del tuo prossimo. 19 Come un uccello che ti sei fatto scappare di mano, così hai lasciato andare il tuo amico e non lo riprenderai. 20 Non inseguirlo, perché ormai è lontano, è fuggito come una gazzella dal laccio. 21 Perché si può fasciare una ferita e un’ingiuria si può riparare, ma chi ha svelato segreti non ha più speranza. 22 Chi ammicca con l’occhio trama il male, ma chi lo conosce si allontana da lui. 23 Davanti a te la sua bocca è dolce e ammira i tuoi discorsi, ma alle tue spalle cambierà il suo parlare e porrà inciampo alle tue parole. 24 Io odio molte cose, ma nessuna quanto lui, anche il Signore lo ha in odio. 25 Chi scaglia un sasso in alto, se lo tira sulla testa, e un colpo a tradimento ferisce chi lo vibra. 26 Chi scava una fossa vi cade dentro, chi tende un laccio vi resta preso. 27 Il male si ritorce su chi lo fa, egli non sa neppure da dove gli venga. 28 Derisione e insulto per il superbo, la vendetta, come un leone, lo attende al varco. 29 Sono presi al laccio quanti gioiscono per la caduta dei pii, il dolore li consumerà prima della loro morte. 

COMMENTO DI GIOVANNI 

Mi sembra che l’elemento privilegiato del nostro brano, quello che unifica le sue diverse parti, sia la relazione tra la nostra interiorità, la dimensione più vera del nostro spirito, e quello che diciamo e facciamo nella tessitura quotidiana della nostra vita. 

Già molti anni fa un mio carissimo fratello ha richiamato la mia attenzione sull’immagine delver.2, e cioè di come “tra la compera e la vendita s’insinua il peccato”! Dunque, la vita rivela la nostra interiorità, cioè quello che c’è realmente nel nostro pensiero e nel nostro cuore. 

Per questo, il ver.3 consiglia vivamente di afferrare con forza in noi stessi il timore del Signore, altrimenti, dice, “la tua casa andrà presto in rovina”, perché inevitabilmente la nostra vita “esterna”, cioè quello che diciamo, facciamo, viviamo, esprime quello che siamo e abbiamo in noi stessi! 

E’ come quando  scuotendo il setaccio, restano i rifiuti (ver.4)! Perché la fornace mette alla prova i vasi del ceramista!! 

Infatti, “il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo, e il frutto dimostra come è coltivato l’albero” Perciò la parola rivela l’intimo della persona, perché “questa è la prova degli uomini” (ver.7). 

Dunque, è importante che ciascuno “cerchi la giustizia”! (ver.8), anche perché, al  contrario, come “il leone insidia la preda, così il peccato coloro che fanno cose ingiuste” (ver.10). 

L’abisso che separa il pio dallo stolto (ver.11) e gli insensati dai saggi (ver.12) è assoluto! 

I vers.13-15 confermano quell’abisso! 

I “segreti” di cui parlano i vers.16-21 sono l’interiorità profonda e anche la storia, il dramma, le fatiche, le ombre e i passaggi più delicati del cammino profondo di una persona non possono diventare oggetto di una comunicazione curiosa, ma devono essere custoditi da un’amicizia partecipe e profonda! Sono infatti la sostanza di un’ “amicizia” spirituale che non può essere rivelata! Chi rompe questa amicizia profonda e delicata mettendo in piazza simili tesori fa il male e poi vi cadrà dentro! E’ un male che “si ritorce su chi lo fa” (ver.27).

Dio ti benedica. 

E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

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giovedì 16 febbraio 2017

Lectio - Siracide 1,1-21 sir. 2


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 Sir 1,1-21 

1 Ogni sapienza viene dal Signore e con lui rimane per sempre. 2 La sabbia del mare, le gocce della pioggia e i giorni dei secoli chi li potrà contare? 3 L’altezza del cielo, la distesa della terra e le profondità dell’abisso chi le potrà esplorare? 4 Prima d’ogni cosa fu creata la sapienza e l’intelligenza prudente è da sempre. 5 Fonte della sapienza è la parola di Dio nei cieli, le sue vie sono i comandamenti eterni. 6 La radice della sapienza a chi fu rivelata? E le sue sottigliezze chi le conosce? 7 Ciò che insegna la sapienza a chi fu manifestato? La sua grande esperienza chi la comprende? 8 Uno solo è il sapiente e incute timore, seduto sopra il suo trono. 9 Il Signore stesso ha creato la sapienza, l’ha vista e l’ha misurata, l’ha effusa su tutte le sue opere, 10 a ogni mortale l’ha donata con generosità, l’ha elargita a quelli che lo amano. L’amore del Signore è sapienza che dà gloria, a quanti egli appare, la dona perché lo contemplino. 11 Il timore del Signore è gloria e vanto, gioia e corona d’esultanza. 12 Il timore del Signore allieta il cuore, dà gioia, diletto e lunga vita. Il timore del Signore è dono del Signore, esso conduce sui sentieri dell’amore. 13 Chi teme il Signore avrà un esito felice, nel giorno della sua morte sarà benedetto. 14 Principio di sapienza è temere il Signore; essa fu creata con i fedeli nel seno materno. 15 Ha posto il suo nido tra gli uomini con fondamenta eterne, abiterà fedelmente con i loro discendenti. 16 Pienezza di sapienza è temere il Signore; essa inebria di frutti i propri fedeli. 17 Riempirà loro la casa di beni desiderabili e le dispense dei suoi prodotti. 18 Corona di sapienza è il timore del Signore; essa fa fiorire pace e buona salute. L’una e l’altra sono doni di Dio per la pace e si estende il vanto per coloro che lo amano. 19 Egli ha visto e misurato la sapienza, ha fatto piovere scienza e conoscenza intelligente, ha esaltato la gloria di quanti la possiedono. 20 Radice di sapienza è temere il Signore, i suoi rami sono abbondanza di giorni. 21 Il timore del Signore tiene lontani i peccati, chi vi persevera respinge ogni moto di collera. 

COMMENTO DI GIOVANNI

Con molta forza il ver.1 del nostro Libro dice che “ogni sapienza viene dal Signore e con lui rimane per sempre”! Non è un elemento interno alla natura umana, né la si può pensare come una umana conquista! Né si può pensare che l’uomo la possa avere come esclusivamente sua, perché la sapienza “con lui, cioè con Dio (!), rimane per sempre”.

Dunque, la sapienza non può che essere un dono! Dono di Dio. 

Le due domande dei vers.2-3 si presentano come assolutamente ardue. Tuttavia si potrebbe anche pensare che ad un certo modo l’uomo ne troverà la risposta e la spiegazione! 

Fosse pur così, “prima d’ogni cosa fu creata la sapienza” (ver.4): è dunque realtà che precede ogni altra creatura! 

I vers.5-7 sembrano voler dire che la sapienza non è umanamente conquistabile, e che “uno solo è il sapiente …”: Dio stesso! 

Lui stesso “ha creato la sapienza, l’ha vista e l’ha misurata, l’ha effusa su tutte le sue opere (ver.9), e “ad ogni mortale l’ha donata con generosità, l’ha elargita a quelli che lo amano” (ver.10). 

Dunque non è presente se non come dono di Dio! 

Da qui scaturisce la grande presentazione del “timore di Dio” (vers.11-21)! Diciamo subito che esso non lo si deve pensare come una “paura”! E’ di fatto molto di più, non riducibile ad una reazione o ad una condizione psicologica! 

E’ la consapevolezza, anch’essa legata al dono di Dio, della presenza-potenza del Signore nella nostra vita! E’ la vita vissuta alla sua presenza! 

I vers.11-13 sono la stupenda e gioiosa descrizione del “timore di Dio”! 

Al ver.14 ecco l’affermazione fondamentale: “Principio di sapienza è temere il Signore”!! Riflettiamo, così come siamo capaci (!), sull’enormità dell’affermazione! E traiamone subito una considerazione che mostra come questo sia lontano – e opposto! – al pensiero razionale della filosofia classica. La vera grandezza umana non è nella personalità individua e individuale, ma nella “relazione”! 

Da solo, sono niente. Solo la “relazione con l’Altro” è la mia grandezza! Perdonate la rozza povertà del mio linguaggio! 

Questo è il dono meraviglioso: la relazione con questo “Altro” da me, che è Dio stesso. Relazione che dunque non può essere mia conquista, ma solo dono ricevuto e accolto! 

Dunque, se al ver.14 si diceva che il timore del Signore è “principio di sapienza”, ora, al ver.16, si dice che “pienezza di sapienza è temere il Signore”! 

E aggiunge: “essa inebria di frutti i propri fedeli”! 

I vers.17-18 proseguono la lode del dono di Dio, e il ver.19 descrive l’azione divina che dona tale sapienza. 

I vers.20-21 ne descrivono la potenza buona nella nostra piccola vita!

Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni

 


Sir 2 

1 Figlio, se ti presenti per servire il Signore, prepàrati alla tentazione. 2 Abbi un cuore retto e sii costante, non ti smarrire nel tempo della prova. 3 Stai unito a lui senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni. 4 Accetta quanto ti capita e sii paziente nelle vicende dolorose, 5 perché l’oro si prova con il fuoco e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore. Nelle malattie e nella povertà confida in lui. 6 Affìdati a lui ed egli ti aiuterà, raddrizza le tue vie e spera in lui. 7 Voi che temete il Signore, aspettate la sua misericordia e non deviate, per non cadere. 8 Voi che temete il Signore, confidate in lui, e la vostra ricompensa non verrà meno. 9 Voi che temete il Signore, sperate nei suoi benefici, nella felicità eterna e nella misericordia, poiché la sua ricompensa è un dono eterno e gioioso. 10 Considerate le generazioni passate e riflettete: chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso? O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato? O chi lo ha invocato e da lui è stato trascurato? 11 Perché il Signore è clemente e misericordioso, perdona i peccati e salva al momento della tribolazione. 12 Guai ai cuori pavidi e alle mani indolenti e al peccatore che cammina su due strade! 13 Guai al cuore indolente che non ha fede, perché non avrà protezione. 14 Guai a voi che avete perduto la perseveranza: che cosa farete quando il Signore verrà a visitarvi? 15 Quelli che temono il Signore non disobbediscono alle sue parole, quelli che lo amano seguono le sue vie. 16 Quelli che temono il Signore cercano di piacergli, quelli che lo amano si saziano della legge. 17 Quelli che temono il Signore tengono pronti i loro cuori e si umiliano al suo cospetto. 18 «Gettiamoci nelle mani del Signore e non in quelle degli uomini; poiché come è la sua grandezza, così è anche la sua misericordia». COMMENTO DI GIOVANNI

Penso che il termine “prova” sia più adatto di “tentazione” che in lingua italiana suona sempre un modo negativo, mentre qui si tratta del ben più complesso panorama della vita di ogni credente! Il ver.2 vuole richiamarci ad un atteggiamento di grande determinazione e quindi pronto ad ogni prova! 

Per questo la via più profonda e forte è la comunione con il Signore: “Stai unito a Lui senza separartene”. Questa è un’indicazione molto interessante perché in presenza di un problema, tutto in noi è attratto verso il problema, e sembra non ci sia tempo e spazio per altro. Invece qui si suggerisce una tensione privilegiata verso il Signore, con la certezza che alla fine sarà Lui ad esaltarci! 

I vers.4-5 raccomandano quel farsi piccoli e poveri che rende capaci di sostenere la prova del dolore: sono le “vicende dolorose” del ver.4, e il “crogiuolo del dolore” del ver.5, resi con quel termine che ben conosciamo nel Magnificat di Luca 1 quando Maria dice che Dio ha guardato “alla miseria” della sua serva. 

I vers.7-9 si appellano al “timore di Dio”: “Voi che temete il Signore”! Ricordo, anche perchè qualcuno me lo ha chiesto, il significato del “temere il Signore” che ora incontriamo ai vers.7-9. Il timore di Dio non è paura! E’ consapevolezza di una vita, la nostra, ormai vissuta sempre e tutta davanti a Dio! Una vita che in certo senso è tutta quindi una grande liturgia! Perché il Signore vive con noi e noi con Lui! 

L’invito di questi tre versetti è “aspettate la sua misericordia e non deviate per non cadere”, “confidate in Lui” e “sperate nei suoi benefici, nella felicità eterna e nella misericordia”. Tutto questo è meraviglioso! 

Il ver.10 è un invito a considerare in un attimo tutta la storia della salvezza per contemplare la perfetta fedeltà di Dio nei confronti di tutti i suoi figli: chi ha confidato in lui non è rimasto deluso; chi ha perseverato nel timore di Lui  non è stato abbandonato; chi lo ha invocato non è stato trascurato. 

Infatti, il Signore è “clemente e misericordioso, perdona i peccati e salva al momento della tribolazione”. 

Il guaio sta in noi se e quando abbiamo una “vita doppia”, o non abbiamo fede, o perdiamo la perseveranza. 

Oggi l’invito grande è, mi sembra, ad essere veramente “poveri”! Perché quelli che sono e sanno di essere poveri, secondo i vers.15-17, lo temono (nel senso che dicevamo sopra!) e lo amano. 

Così, lo temono e quindi obbediscono alla sua Parola, lo amano, e quindi seguono le sue vie (ver.15). 

Per lo stesso motivo, cercano di piacergli e si saziano della sua Parola che è “legge” per loro (ver.16). 

E così tengono pronti i loro cuori e si custodiscono nella povertà e nella piccolezza. 

Questa magnifica Parola si conclude al ver.18 con l’invito singolare “gettiamoci nelle mani del Signore”. 

Questo verbo gettarsi-cadere in tutto il Libro del Siracide ha sempre un significato negativo, e tale è nei pochi luoghi dove compare negli scritti del Nuovo Testamento. Ma non qui! Qui vale proprio la pena di “gettarsi nelle mani del Signore”, perché “come è la sua grandezza, così è anche la sua misericordia”. 

Che bello! Veniamo a sapere che la grandezza di Dio, che talvolta può impressionarci fino quasi ad impaurirci, è la misura meravigliosa della sua misericordia!

Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.   

 ....


 Sir 24,23-34 

23 Tutto questo è il libro dell’alleanza del Dio altissimo, la legge che Mosè ci ha prescritto, eredità per le assemblee di Giacobbe. 24 Non cessate di rafforzarvi nel Signore, aderite a lui perché vi dia vigore. Il Signore onnipotente è l’unico Dio e non c’è altro salvatore al di fuori di lui. 25 Essa trabocca di sapienza come il Pison e come il Tigri nella stagione delle primizie, 26 effonde intelligenza come l’Eufrate e come il Giordano nei giorni della mietitura, 27 come luce irradia la dottrina, come il Ghicon nei giorni della vendemmia. 28 Il primo uomo non ne ha esaurito la conoscenza e così l’ultimo non l’ha mai pienamente indagata. 29 Il suo pensiero infatti è più vasto del mare e il suo consiglio è più profondo del grande abisso. 30 Io, come un canale che esce da un fiume e come un acquedotto che entra in un giardino, 31 ho detto: «Innaffierò il mio giardino e irrigherò la mia aiuola». Ma ecco, il mio canale è diventato un fiume e il mio fiume è diventato un mare. 32 Farò ancora splendere la dottrina come l’aurora, la farò brillare molto lontano. 33 Riverserò ancora l’insegnamento come profezia, lo lascerò alle generazioni future. 34 Vedete che non ho faticato solo per me, ma per tutti quelli che la cercano. 

COMMENTO DI GIOVANNI 

Tutto il supremo dono della Sapienza di Dio è contenuto nel “libro dell’alleanza del Dio altissimo, la legge che Mosè ci ha prescritto” (ver.23)! Sono felice di questa precisazione così chiara e semplice. 

E sono grato anche per l’indicazione diretta del “libro dell’alleanza”! Mi piace anche oggi prendere tra le mani il Libro, la mia bibbia, e aprirlo, e leggerlo! 

Perché tutto questo è l’incontro con il Signore già a quest’ora, prima che tutto cominci, e leggere e rileggere il libro è in realtà ascoltare! 

Ascoltare Lui che mi parla. Che ci parla! 

E dunque è ascoltarlo insieme a te, che con la tua fede sostieni la mia poca fede e con la tua carità riscaldi e illumini il mio cuore sempre troppo freddo! 

Questo libro porta “la legge che Mosè ci ha è prescritto”, e quella Parola che è Gesù stesso, e che è la pienezza e la piena illuminazione, e l’adempimento della Parola che in tal modo è antica e sempre nuova. 

Quella Parola che si è fatta carne ed è Gesù stesso! 

“Eredità per le assemblee di Giacobbe” e ora annunciato e donato a tutta l’umanità. Anche a me e a noi.  

Questo è per noi il dono che ci consente sempre di “rafforzarci nel Signore e di aderire a Lui perché ci dia vigore” (ver.24), perché “è l’unico Dio e non c’è altro salvatore al di fuori di lui”! 

La Parola di Dio che ascoltiamo viene paragonata ai grandi fiumi della creazione (Genesi 2), ed è importantissimo che il paragone sia con l’acqua del fiume che incessantemente scorre! 

E così tutti i verbi che descrivono quest’acqua sono verbi di movimento! 

E’ acqua-sapienza che trabocca (ver.25), effonde intelligenza (ver.26). “Effonde intelligenza” (ver.26). 

E’ “come luce che irradia la dottrina” (ver.27). 

Continua a scorrere! Per questo la comunione con questa sapienza non ha mai fine. Mai posso pensare di aver “capito, compreso…”: “Il primo uomo non ne ha esaurito la conoscenza e così l’ultimo non l’ha mai pienamente indagata”!! (ver.28), perché “il suo pensiero è più vasto del mare e il suo consiglio è più profondo del grande abisso” (vers.29-30)! 

A questo punto … ci sono io!! E come ci sono? “Come un canale che esce da un fiume, per innaffiare, pensavo, “il mio giardino e la mia aiuola”: la mia piccola vita e la mia piccolissima persona di peccatore inaridito. 

Ma ecco l’incredibile: “il mio canale è diventato un fiume e il mio fiume è diventato un mare”. 

Vedi tutta la divina bellezza della tua piccola storia. Per fortuna lì dove sei, ci sei! 

Ed ecco allora la tua “missione” di semplice cristiano, di povero figlio di Dio salvato dal Figlio di Dio e vivente in Lui: “Farò ancora splendere la dottrina come l’aurora”, dove l’aurora porta in sé e dona un giorno nuovo! E “la farò brillare molto lontano” (ver.32). 

E ascoltiamo e contempliamo la divina bellezza dei due ultimi versetti del nostro brano, che ci chiede di lasciare alle generazioni future l’insegnamento e la profezia (ver.33). 

E conclude al ver.34, dicendo di te, ma anche un po’ di me, e di tanti altri semplici e umili discepoli di Gesù: “Vedete che non ho faticato solo per me” ma per tutti quelli che accanto a me e come me cercano la Sapienza di Dio.

Dio ti benedica. E tu benedicimi. 

Tuo. Giovanni.

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