Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.
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martedì 23 gennaio 2018

Incontro con il lebbroso...

Incontro con il lebbroso – Tommaso da Celano


Da : leggoerifletto.blogspot.it

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17. "Poi, come vero amante della umiltà perfetta, il Santo si reca tra i lebbrosi e vive con essi, per servirli in ogni necessità per amor di Dio. Lava i loro corpi in decomposizione e ne cura le piaghe virulente, come egli stesso dice nel suo Testamento: 'Quando era ancora nei peccati, mi pareva troppo amaro vedere i lebbrosi, e il Signore mi condusse tra loro e con essi usai misericordia'. La vista dei lebbrosi infatti, come egli attesta, gli era prima così insopportabile, che non appena scorgeva a due miglia di distanza i loro ricoveri, si turava il naso con le mani. Ma ecco quanto avvenne: nel tempo in cui aveva già cominciato, per grazia e virtù dell'Altissimo, ad avere pensieri santi e salutari, mentre viveva ancora nel mondo, un giorno gli si parò innanzi un lebbroso: fece violenza a se stesso, gli si avvicinò e lo baciò. Da quel momento decise di disprezzarsi sempre più, finché per la misericordia del Redentore ottenne piena vittoria.
Quand'era ancora nel mondo e viveva vita mondana, egli si occupava dei poveri, li soccorreva generosamente nella loro indigenza e aveva affetto di compassione per tutti gli afflitti. Una volta, che aveva respinto malamente, contro la sua abitudine, poiché era molto cortese, un povero che gli aveva chiesto l'elemosina, pentitosi subito, ritenne vergognosa villania non esaudire le preghiere fatte in nome di un Re così grande. Prese allora la risoluzione di non negar mai ad alcuno, per quanto era in suo potere, qualunque cosa gli fosse domandata in nome di Dio. E fu fedele a questo proposito, fino a donare tutto se stesso, mettendo in pratica anche prima di predicarlo il consiglio evangelico: Dà a chi ti domanda qualcosa e non voltar le spalle a chi ti chiede un prestito (Mt 5,42)."
- Tommaso da Celano -
Fonte: Tommaso da Celano, Vita prima di San Francesco d'Assisi, nn. 348-349
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4 ottobre, ed il serafico padre migra da questa vita a Dio.


Si fa deporre "nudo a terra" e "sembrava l'immagine del crocifisso".
Passa con facilità da questo mondo al Padre, com'è invece difficile attraversare "sorella nostra morte corporale" se non si è trovati nudi delle cose di questo mondo. "Guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali" ed invece felici "quilli ke trovarà ne li toi santissime volontade ke lla morte seconda no li farà male".
A lui non ha fatto male, anzi.



martedì 31 ottobre 2017

San Francesco di padre Balducci.

PERSONA E COMUNITA'



Una rilettura di san Francesco tra istituzione e rinnovamento evangelico.
🖊Post di Gian Maria Zavattaro

🎨Immagini degli affreschi di Giotto nella Basilica Superiore di Assisi.
Giotto, Stimmate 
presso il Monte della Verna
“Allora che ne è stato di Francesco? […] Io ho cercato di penetrare, per così dire,  tramite il riferimento al Cristo della Verna, in questa profondità sofferta, escatologica di Francesco d’Assisi. Per me, lo dico subito, rimane una legge, che chi ha una speranza profonda e universale è, in fondo, condannato alla disperazione o alla speranza escatologica. Chi desidera una società fraterna, giusta e in pace, deve portare questa speranza, ma se per caso questa speranza urta nell’insuccesso (quanti ne abbiamo visti!) essa si trasforma in disperazione o in  violenza. C’è nella speranza della totalità una componente implicitamente teologale che si adempie solo nel mistero del Cristo crocifisso, nell’uomo fallito per eccellenza. Noi siamo salvati da un fallimento. Perché la vittoria non è storica, è metastorica. La Resurrezione non è fatto storico in senso proprio. E’ la decisione di Dio che crediamo per fede, ma la storia sembra legata ai ritmi tragici della crocifissione. E il mistero di Francesco  per me è strettamente conforme al mistero di Cristo. Al di sotto di questo vertice inimitabile, ma ricco, nella memoria della fede, di suggerimenti, di aperture, abbiamo il mediocre e deludente accomodamento storico, non c’è dubbio”. (Ernesto Balducci, Tra istituzione e rinnovamento evangelico in Francesco un ‘pazzo’ da slegare, Atti del 40° Corso di Studi Cristiani, Cittadella ed (1° ed. 1983), 3° ed. 1997, Assisi, pp.88-89)  (1)

Lo scritto qui presentato è l’intervento di p. Balducci, sessantenne, al 40° convegno di Cittadella “Francesco un ‘pazzo’ da slegare”, i cui atti sono stati pubblicati nel 1983.

Giotto, Francesco dona il mantello 
al cavaliere povero e decaduto
Francesco, novello “pazzo”, è collocato  su uno sfondo storico dominato da due polarizzazioni che attraversa e trascende: la componente utopica ed infantile  del suo secolo e l’istituzione. Per la prima i riferimenti obbligati sono Gioacchino da Fiore e i  pauperisti (2), che determinano movimenti di grande importanza in quel tempo. Le loro radici sociali stanno nello sfaldarsi dell’ordine feudale con l’emergere dei ceti borghesi e con il loro bisogno di libertà, che si trascrive anche in libertà religiosa. Per la chiesa teocratica, che guarda con sospetto i movimenti sorgenti in nome del vangelo (come i poveri laici di Lione con P. Valdes), ricchezza e potere non suscitano problemi evangelici, sono “segni di benevolenza da parte di Dio e di giusta riconoscenza da parte degli uomini”. L’irrigidimento  teocratico di Innocenzo III, “figura per altri versi grande, dotata di sensibilità per la novità”(3), mira a conservare la vita religiosa secondo moduli del passato e non comprende le professioni dei nuovi ceti che alimentano tra l’altro i movimenti pauperistici (4). 
Giotto, Francesco sostiene il Laterano 
(sogno di Innocenzo III)
Eppure proprio Innocenzo III, che vieta nel Concilio lateranense del 1215 nuovi ordini religiosi con nuove regole, cinque anni prima oralmente approva la forma vitae che Francesco gli espone a voce. “Non si può contrapporre perciò in maniera schematica l’esigenza di rinnovamento evangelico e l’istituzione; tuttavia la dialettica esisteva. Francesco si pose al servizio del rinnovamento della chiesa non accettando la strategia conflittuale dei movimenti pauperistici, ma piuttosto proponendo una forma vitae, un modo di esistere che fosse di per se stesso tanto eloquente da convertire, da mutare la Chiesa e anche in qualche modo inalveare l’esigenza evangelica dei moti pauperistici dentro l’ortodossia”(5). Non polemizza mai contro la Chiesa ma nemmeno contro gli eretici, scegliendo però “una forma di vita in cui era presente un’intenzione di alternativa per la Chiesa”(6).
“Uno potrebbe dire: e oggi?[…] Se io rifletto su di lui con tanto coinvolgimento, è perché sento che in effetti quest’uomo è il luogo storico in cui la luce del vangelo, proiettata sulla storia, risplende di più”(7). 
Giotto, Francesco 
di fronte al sultano
Basta pensare a come si pone dinanzi alle crociate “che costituiscono non solo una prassi della chiesa medievale, ma anche un punto di riferimento quasi costante anche della santità medievale.[...] Francesco è unico nel percepire che la chiesa dell’onnipotenza, quale era quella teocratica, con l’impresa delle crociate si poneva al di là della vita evangelica. La sua era una proposta alternativa del modo di esser Chiesa”(8).
Altrettanto alternativa è la sua povertà che si intreccia fino a confondersi col discorso sulla Chiesa: povertà che Francesco amò con occhi nuziali (“come bene ha visto Dante che pure non ha capito molto di Francesco, mi permetto di  dire)”, proposta nella sua vita e nella vita dei suoi come apostolica vivendi forma. In lui la teologia è nei suoi gesti.   
Alternativo è il suo vivere il vangelo come unica regola di vita. Nel 1216  papa Innocenzo, a Perugia  per incentivare la mobilitazione della crociata, promette un’indulgenza plenaria a chi vi parteciperà. Francesco viene e gli chiede la grazia dell’indulgenza plenaria della Porziuncola a chi pregherà a certe condizioni in S. Maria degli Angeli. Qualcuno suggerisce al papa di stare attento, perché era un modo di sabotare la crociata.
Giotto, Innocenzo III approva oralmente 
la Regola di Francesco
Ma proprio in quei giorni improvvisamente Innocenzo III muore e di notte la salma è lasciata nella chiesa; entrano i ladri e la spogliano di tutto.Sic transit gloria mundi è il commento del cronista Giacomo di Vitry. A concedergli con una bolla l’indulgenza è il successore Onorio III, “uomo molto pio, umile e povero anche personalmente, ma dal punto di vista dell’ideologia in linea di continuità con il predecessore”. Francesco se ne va tutto contento senza il documento ed alle rimostranze del papa risponde che non gli importa. “Era fuori della linea dei documenti, che è la linea della storia, come voi ben sapete. E’ la follia di Francesco. Questa indulgenza fu concessa, per così dire, a voce, come avrebbe voluto far sempre Francesco. I documenti, Gesù non li iscrisse mai”(9). E’convinto che l’unica regola della vita religiosa deve essere il vangelo, sine glossa.
Giotto, Onorio III ascolta 
la predica di Francesco
Alternativa è la fraternità cristiana. Così commenta p. Balducci le pagine di Celano sull’incontro pacifico tra Francesco ed il sultano Al-Malik al-Kamil (10): “Qui siamo tutti convinti che la fede implica il rispetto dell’uomo, implica il dialogo tra le fedi religiose, implica perfino la convinzione che le vie della salvezza sono incomprensibili e passano anche al di fuori dei confini della Chiesa. Ma questa è saggezza postuma. In Francesco questa sapienza parve follia”(11). 
Intanto l’Ordine si è ingrandito: nel 1221 ha 5000 membri. Francesco è  preoccupato e pure, ma diversamente, l’amico card. Ugolino, che insiste per una regola scritta. Francesco cede. La prima stesura non piace “perché faceva troppo affidamento alle ispirazioni soggettive: “Come lo Spirito santo ispirerà…”. La seconda redazione conserva molti valori della prima regola, ma abbandona di fatto la primitiva  forma vitae.
Giotto, Francesco 
rinuncia ai beni terreni
Tornato dalla Terra Santa, si reca a Bologna e scopre che i frati avevano una casa, “casa dei fratelli”, contro le disposizioni delle regole. Ugolino gli spiega che sono poverissimi: la proprietà è sua e i frati ne hanno solo l’uso. ”Il diritto entra sottilmente nella intuizione creativa e l’annulla! E infatti da allora in poi la storia della povertà francescana è tutta legata a questa distinzione fra il titolo di proprietà e l’uso”(12): francescani poverissimi, che non hanno nulla, ma con strutture e strumenti che Francesco voleva non avessero. 
Francesco non protesta, non contesta, ma abbandona ogni potere dell’Ordine, nel Sacro Speco si conforma al Cristo che si materializza nelle stigmate, “uscendo in qualche modo dalla storia, meglio, consegnando alla storia del futuro qualcosa che il presente non poteva accettare. Ecco perché, a rigore, secondo me, il tempo di Francesco d’Assisi comincia ora” (13). La fede è anche “memoria penitenziale” dei punti caldi del passato in cui fiorisce l’esigenza evangelica e “lo Spirito apre spiragli nella storia e rimanda al futuro ciò che non è adempiuto”(14).
Giotto, Morte 
di Francesco
Nel ‘fallimento storico’ di Francesco simultaneamente compaiono  ”da una parte il ritmo ineluttabile della necessità storica su cui sarebbe importante riflettere di più; dall’altra parte la vanità nel voler realizzare nella storia tutto lo spessore dell’utopia senza pagar tributo. Questo totalitarismo porta al delirio della fine dei tempi, che è una caratteristica perfino dei nostri giorni” (15).
Per Balducci l’inestimabile singolarità di Francesco “appartiene al futuro che noi stiamo creando”. Ancor oggi è un pazzo da slegare. Da che cosa? “Dalle bende, perfino dalle leggende, perfino dalla sua santità, diremo così, collocata nella nicchia. E’ un santo da far ricircolare, perché nel suo modo di avvertire una Chiesa diversa e di volere testimoniarla (andando di casa in casa a dire: pace a questa casa) non c’è soltanto una mirabile espressione delle possibilità umane scritte nel passato, c’è uno spezzone di futuro” (16).
E per noi del 2017 forse anche uno spezzone del presente: espressione di una strabiliante attualità che mi richiama il volto, il sorriso, i gesti conviviali, le parole, le scelte e le azioni inequivoche ("la Chiesa povera e per i poveri"!), la speranza del nostro Jorge Bergoglio divenuto Francesco papa (17), anch’egli “tra istituzione e rinnovamento evangelico”.
  
Note.
(1) Padre Balducci -  il cui intervento  Tra istituzione e rinnovamento evangelico” è raccolto in  FRANCESCO UN ’PAZZO’ DA SLEGARE, Atti del 40° Corso di Studi Cristiani, Cittadella ed (1° ed. 1983), 3° ed. 997, Assisi, pp.70-90 -  è simpliciter  presentato a p. 5 quale  “docente di Storia e Filosofia – Firenze”.  Per approfondire, leggere  di p. Balducci Francesco d'Assisi (S. Domenico di Fiesole, Fi, ECP 1989) o Francesco d'Assisi, Fi, Giunti ed. 2004). Mi piace altresì citare di Ernesto Balducci, Io e don MiIani (ed. S. Paolo 2017) che raccoglie  vari scritti ed interventi di Balducci sul “caso Milani”, citato ampiamente   in questo blog nel  post  “Don Milani l’uomo  del futuro” .
(2) ) Il tema della pazzia di Francesco si può registrare nelle pagine di Gioacchino (che muore nel 1202, anno  in cui Francesco  è prigione a Perugia), quando parla delle tre età del Padre, del Figlio, dello Spirito  santo. Le tre età sono rispettivamente caratterizzate da: età della legge della grazia – della  grazia su grazia; della conoscenza – sapienza - perfetta intelligenza; della  obbedienza servile - obbedienza filiale - , libertà; dei flagelli - azione - estasi della contemplazione; del timore – fede – amore; degli schiavi – liberi – amici; dei vecchi – giovani – fanciulli; della stella – aurora – meriggio; del rigore invernale . primavera – estate; delle ortiche – rose con spine – candidi gigli; delle erbe – spighe – grano; dell’acqua – vino – olio; della settuagesima – quaresima – pasqua. Cfr o.c., pp. 71-72.  Del movimento pauperista Balducci cita i flagellanti di Raniero Fasani a Parugia e a Parma Gerardo Segarelli “che fece un gesto da pazzo (vende tutto ciò che ha e dà i soldi a ragazzi che giocavano)”  
(3) “Innocenzo III è il papa dello sterminio degli albigesi ed è il papa delle Crociate. Quella del 1201, comicamente fallita… E poi quella in cui Francesco in qualche modo sarà coinvolto” cfr. p.74.
(4)  “Tessitore” voleva dire “eretico”: “i tessitori, i sarti, i calzolai, questi artigiani che davano vita nella città ad attività non previste nell’assetto rurale del mondo antico, i commercianti in particolar modo, si trovavano facilmente fuori legge anche dal punto di vista ecclesiale, perché la loro professione, la loro attività artigianale non era nei quadri prestabiliti. Nell’ordine feudale erano previsti i lavoratori della terra. Qui abbiamo il ceto borghese nello stato nascente, evidentemente non come le malefatte del ceto borghese del secolo  ventesimo” (p.73).
(5) o.c., p.75.
(6) Ai primi compagni di  Francesco non è consentito essere preti, “perché in quel contesto significava essere integrati nella chiesa dominante, non esser più dei minores”.  o.c., p.76.
(7) o.c., p.76
(8) o. c., p.77.  
(9) o.c., p.79.
(10) veda per una breve sintesi della vicenda in questo blog il post "Coesistere per resistere".
(11) o.c., p.82.
(12) o.c., p.85. I francescani diventeranno preti e i laici entreranno  solo come servitori dei preti; secondo Francesco non dovevano essere  cardinali e diventarono cardinali, persino inquisitori. Questo dopo pochi anni: "l’istituzione assimilò il francescanesimo". Cfr, p.89.
(13) o. c., p.85.
(14) o.c., pp. 84-5.
15) o.c.,p.90. Nel dopo-francesco l’eredità è contesa da due correnti, mentre  i compagni della prima ora di Francesco  non parteggiano per alcuna,  si ritirano in silenzio negli eremi dei dintorni, rispettando alla lettera il TESTAMENTO di Francesco (“senza fare né lite né questione”).   La prima corrente è  quella dell’accomodamento istituzionale che trova i suoi corifei in papa Gregorio IX (che canonizzò Francesco “e così egli entrò in pieno nell’istituzione”) e S. Bonaventura  (“Sarà santo Bonaventura, ma insomma, metterlo accanto a Francesco per me è quasi insopportabile.  Però io credo che abbia agito con lume, con saggezza, anche  se  l’emergenza evangelica di Francesco, dentro gli accomodamenti dell’istituzione, è caduta”:p.89) che, quale generale del’Ordine francescano, ordina di  bruciare tutti gli scritti su s. Francesco e scrive “la legenda,  la vita di Francesco, che doveva rimanere quella ufficiale, quella normativa” (idem). La seconda è quella dei francescani intransigenti che intendono vivere secondo la primigenia forma vitae e che finiscono per rifugiarsi  nello slittamento apocalittico,e “in un sogno individualistico che è la negazione della storia presente e una conflittualità frontale contro l’istituzione” (cfr. p.90).Per un approfondimento si vedano i due saggi su S,Francesco di Balducci citati nella nota (1), ino.ltre di  Chiara Mercuri, Francesco d’Assisi la storia negata, Laterza, Bari, 2016.
(16) o.c., p.90 
(17) Si veda in questo blog il post “J.M. Bergoglio e la scelta del nome Francesco”

giovedì 24 dicembre 2015

“Sai che domani è Natale?”

Originally posted on leggoerifletto

Eliogabalo e Matusalemme - don Bruno Ferrero

Il piccolo e zoppo Matusalemme ed Eliogabalo (detto Gabalo) erano due ragazzi poveri della città. 
Avevano sempre vissuto, dalla nascita, nel collegio dei ragazzi poveri. “Sai che domani è Natale?” chiese Gabalo, un giorno che tutti e due stavano spalando la neve dall’ingresso dell’istituto. “Ah, davvero?” rispose Matusalemme. “Spero proprio che la signora Pynchum non se ne accorga. Diventa particolarmente antipatica nei giorni di festa!”. 
L’antipatica signora Pynchum era la direttrice dell’Istituto dei poveri, ed era temuta da tutti. Matusalemme proseguì: “Gabalo, tu credi che Babbo Natale ci sia davvero?”. “Certo che c’e".  “E allora perché non viene mai qui alla Casa dei Poveri?”. “Beh”, rispose Gabalo, “noi stiamo in una strada tutta curve, lo sai no? 
Forse Babbo Natale non riesce di trovarla”. 
Gabalo cercava sempre di mostrare a Matusalemme il lato bello delle cose, anche quando non c’era! 
Proprio in quel momento un’automobile investì un povero cane che cadde riverso sulla neve. 
Gabalo corse subito in suo aiuto e vide che aveva una zampa rotta. Fece una stecca e fasciò strettamente la zampa del cane. 
Gabalo lesse sul collare che il cane apparteneva al dottor Carruthers, un medico famoso nella città. Lo prese in braccio e si avviò verso la casa del dottore. 
Il dottore aveva una gran barba bianca, lo accolse con un sorriso e gli chiese chi aveva immobilizzato e steccato cosi bene la zampa del cane. “Perbacco, io, signore”, rispose Gabalo e gli raccontò di tutti gli altri animali ammalati che aveva guarito. “Sei un ragazzo davvero in gamba!” gli disse alla fine il dottor Carruthers guardandolo negli occhi. 
“Ti piacerebbe venire a viver da me e studiare per diventare dottore?”. Gabalo rimase senza parole. 
Andare lontano dalla signora Pynchum e non essere più uno “della Casa dei Poveri”, diventare un dottore! “Oh, oh s—s—sì, signore! Oh... Improvvisamente la gioia svanì dai suoi occhi. 
Se Gabalo se ne andava, chi si sarebbe preso cura del piccolo e zoppo Matusalemme? “Io... io vi ringrazio, signore” disse. “Ma non posso venire, signore!”. E prima che il dottore scorgesse le sue lacrime corse fuori dalla casa.. 
Quella sera, il dottor Carruthers si presentò all’istituto con le braccia cariche di pacchetti. Quando Matusalemme lo vide cominciò a gridare: “E’ arrivato Babbo Natale!”. Il dottore scoppiò a ridere e, mentre consegnava al ragazzo un pacchetto dai vivaci colori, notò che zoppicava e gli fece alcune domande. Dopo un attimo, il dottor Carruthers disse: “Conosco un ospedale in città dove potrebbero guarirti. Hai parenti o amici?”. “Oh, sì”, rispose subito Matusalemme, “ho Gabalo!”. 
Il dottore lanciò uno sguardo penetrante a Gabalo. “E’ per lui che non hai voluto venire a stare da me, figliolo?”. 
“Beh, io... io sono tutto quello che lui possiede”, rispose Gabalo. Il dottore, profondamente commosso, disse: “E se prendessi anche Matusalemme con noi?”. Questa volta a Gabalo non importò che tutti vedessero le sue lacrime, e Matusalemme si mise a battere le mani dalla gioia. Naturalmente non sapeva che sarebbe guarito e che un giorno Gabalo sarebbe diventato un chirurgo famoso. 
Tutto quello che sapeva era che Babbo Natale aveva trovato la strada dei poveri e che lo portava via con Gabalo.

- don Bruno Ferrero -
da: "365 storie per l'anima", ed. Elledicì




“Siamo sposi, quando nello Spirito Santo l’anima fedele si congiunge al Nostro Signore Gesù Cristo. Siamo suoi fratelli, quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli. Siamo madri, quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, e lo diamo alla luce per mezzo della santa operazione che deve risplendere agli altri in esempio.
Oh, come è glorioso, santo e grande avere in Cielo un Padre!
Oh, come è santo, fonte di consolazione, bello e ammirabile avere un tale Sposo! 
Oh, come è santo e come è caro, piacevole umile, pacifico, dolce, amabile e desiderabile sopra ogni cosa avere un tale Fratello e un tale Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo”.
- san Francesco d'Assisi - 




...Siamo troppo orgogliosi per vedere Dio. Ci succede come a Erode e ai suoi teologi specialisti: a questo livello non si ode più alcun angelo cantare. 
A questo livello ci si sente solo minacciati o annoiati da Dio. 
A questo livello non si vuole più essere la "sua gente", proprietà di Dio, bensì si vuole appartenere solo a se stessi. Di conseguenza non possiamo più accogliere colui che viene nella sua proprietà; per questo dovremmo infatti cambiare noi stessi e riconoscerlo come il proprietario.
Egli è venuto come bambino per spezzare la nostra superbia. 
Forse davanti alla potenza, davanti alla sapienza avremmo capitolato. 
Egli però non vuole la nostra capitolazione, ma vuole il nostro amore. 
Ci vuole liberare dal nostro orgoglio e renderci così veramente liberi. Lasciamo perciò che la gioia di questo giorno entri tranquillamente nella nostra anima. Essa non è un'illusione. 
E' la verità. La verità - quella ultima, quella reale - è bella, è buona, e l'incontro con essa rende l'uomo buono...

- Card.Joseph Ratzinger  - 
da "La benedizione del Natale" 






















Buona giornata a tutti. :-)

leggoerifletto