Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

mercoledì 21 giugno 2017

"Il sole non tramonti sulla vostra ira".

IL GRANELLINO🌱
(Mt 5,43-48)
Posso farti una confidenza? Vivo nella vita religiosa sin da quando avevo 12 anni. Non è facile vivere in comunità. Ognuno ha i suoi pregi e i suoi difetti. Accadono spesso incomprensioni, scontri caratteriali e discordie dovute quasi sempre al brutto sentimento dell'invidia. Sì, anche nelle case religiose, nei conventi e nei monasteri possono verificarsi eventi che possono mettere i consacrati l'uno contro l'altro. Ebbene, qualche volta è capitato (e capita ancora) di essere stato motivo di sofferenza per qualche mio confratello, oppure di essere stato bersaglio di ingiustizie. In questi momenti devo confessare con tutta semplicità che non ho mai tolto il saluto a chi mi ha fatto soffrire e il Signore mi ha dato sempre l'umiltà di chiedere perdono al confratello offeso da me. É uno spirito d'amore che ho ricevuto dall'alto. E di questo benedico il Signore. Ho sempre custodito nel cuore le parole della Sacra Scrittura: "Il sole non tramonti sulla vostra ira". Passare la notte con sentimenti di rancore nel cuore è come accumulare veleno nel proprio corpo. Trascorrere il giorno evitando di dire 'buon giorno' ad una persona perché mossi da sentimenti di rancore è come camminare in una notte piena di tenebre fitte. Bisogna andare a dormire con la pace nel cuore e uscire di casa al mattino con l'intenzione e la volontà di salutare tutti quelli che incontri nel tuo cammino quotidiano. Bisogna essere come il sole che risplende su tutti, buoni e cattivi. Ma l'altro rifiuta il tuo saluto? Peggio per lui. Quando questo ti accade, dì un'ave Maria per lui perché capisca il male che fa a se stesso, lasciando volontariamente che il male lo possegga. Come figli della Luce, siamo chiamati a compiere la grande missione di portare la Luce dell'amore a coloro che camminano nella tenebra del rancore. Amen. Alleluia. (P. Lorenzo Montecalvo dei Padri vocazionisti.

martedì 20 giugno 2017

Signore, mi ricordo di tutto, non posso dimenticarmi di te, della tua tenerezza. Aprimi al tuo silenzio


Signore, mi ricordo di tutto,
non posso dimenticarmi di te,
della tua tenerezza.
Aprimi al tuo silenzio,
tutto ciò che ho dimenticato
sussurralo al mio orecchio.
Non vorresti confidarmi ciò
che mi rende fedele a te;
non vuoi che la mia carne
ritrovi il ricordo
della tua mano stretta nella mia?
Nel più profondo di me incidi
con tutto il tuo fuoco
la meraviglia del tuo amore,
della tua gloria.
Allora la mia vita si risveglierà
e il mio amore saprà ricordarsi,
e vedrai tutto il mio essere
ardere della Parola di gioia
e correre davanti ai fratelli
per cantare il suo Signore
e lodare il mio Dio.

Il valore della Preghiera

* Una donna infagottata in abiti fuori misura entrò nel negozio di alimentari. Si avvicinò al gestore del negozio e umilmente a voce bassa gli chiese se poteva avere una certa quantità di alimenti a credito. * *Spiegò che suo marito si era ammalato in modo serio e non poteva più lavorare e i loro quattro figli avevano bisogno di cibo.* * ... L'uomo sbuffò e le intimò di togliersi dai piedi. * *Dolorosamente la donna supplicò: «Per favore, signore! Le porterò il denaro più in fretta che posso!» Il padrone del negozio ribadì duramente che lui non faceva credito e che lei poteva trova...

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lunedì 19 giugno 2017

Papa Francesco a ... Barbiana e Bozzolo

PIETRE VIVE

La visita penitenziale domani di Papa Francesco 
a Barbiana e Bozzolo
di Luis Badilla


Non vogliamo entrare nei giudizi su don Lorenzo e su don Primo che, in questi giorni, hanno contrapposto almeno due opinioni diverse: la visita che farà domani il Papa alle tombe di questi due illustri sacerdoti italiani è una vera "riabilitazione", una "richiesta di perdono", oppure questa visita invece non deve "riabilitare" nulla "perché è l'omaggio a due presbiteri impegnati in prima linea in tempi difficili". Non sappiamo quanto interesse e consistenza può avere questo dibattito e soprattutto a cosa possa servire. 
Sappiamo solo una cosa che si evince dalla lettura delle buone biografie di don Milani e di don Mazzolari nonché da alcune importanti testimonianze: anche a loro, come spesso è accaduto a tantissimi splendidi veri figli della Chiesa, essa ha riservato un trattamento ingiusto, offensivo e umiliante. Questi due sacerdoti sono stati oggetto di incomprensioni, calunnie, ingiustizie e vere persecuzioni, da parte dei loro superiori o confratelli e anche da parte di autorità vaticane dell’epoca. Per moltissimi anni, e ovviamente anche dopo la loro morte, sono stati accusati e processati, "scartati".
Naturalmente Papa Francesco conosce benissimo la vita e l'opera di don Lorenzo e di don Primo e proprio perché conosce a fondo queste vicende, senza polemiche né parole altisonanti, con umiltà discrezione, domani si recherà a pregare sulle tombe di questi due suoi confratelli. Il suo sarà una viaggio e una visita penitenziale di gran rilevanza e significato. Farà bene la comunità ecclesiale tutta ad accompagnare Papa Francesco con questo spirito e con questa consapevolezza.
Ieri domenica Papa Francesco ha chiuso il suo saluto dopo la recita dell'Angelus con queste semplici parole: "E martedì prossimo mi recherò in pellegrinaggio a Bozzolo e Barbiana, per rendere omaggio a Don Primo Mazzolari e Don Lorenzo Milani, i due sacerdoti che ci offrono un messaggio di cui oggi abbiamo tanto bisogno. Anche in questo caso ringrazio quanti, specialmente sacerdoti, mi accompagneranno con la loro preghiera."
(fonte: Il Sismografo)

sabato 17 giugno 2017

Dimmi come essere pane, come essere alimento che sazia da dentro, cheporta la pace.




Dime como ser pan - DE SALOMÉ ARRICIBITA

Dimmi come essere pane, come essere alimento che sazia da dentro, che porta la pace....
dimmi come avvicinarmi a chi non ha fiato e crede che ridere e amare siano favole.
Dimmi come lasciarmi mangiare poco a poco donando tutto e riempiendomi di più...
come essere per gli altri in ogni momento alimento e manna.
Tu che sei il pane della Vita, tu che sei la luce e la pace, tu che inzuppi la terra quando fai piovere il cielo ,tu che fai di me il tuo riflesso, tu che abbracci la mia debolezza, tu che sazi la mia fame quando torno da lontano ...
dimmi come esser pane che cura l' ingiustizia, dimmi come essere pane che crea libertà
Libera Traduzione da  Dime como ser pan 



Dime cómo ser pan,
dime cómo ser pan,
cómo ser alimento
que sacia por dentro
que trae la paz

Dime cómo ser pan,
dime cómo ser pan,
dime cómo acercarme
a quien no tiene aliento
a quien cree que es cuento
el reír, el amar

Dime cómo ser pan,
dime cómo dejarme
comer poco a poco
entregándolo todo
y "llenándome" más

Dime cómo ser pan,
dime cómo ser pan
cómo ser para otros
en todo momento,
alimento y maná (bis)

TÚ QUE ERES EL PAN DE LA VIDA
TÚ QUE ERES LA LUZ Y LA PAZ
TÚ QUE EMPAPAS LA TIERRA
CUANDO LLUEVES EL CIELO
DIME CÓMO SER PAN
TÚ QUE HACES DE MÍ TU REFLEJO
TÚ QUE ABRAZAS MI DEBILIDAD
TÚ QUE SACIAS MI HAMBRE
CUANDO VUELVO DE LEJOS
DIME CÓMO SER PAN (bis)

Dime cómo ser pan
que cura la injusticia
dime cómo ser pan
que crea libertad


Dime cómo ser pan  Salomé Arricibita

Il “pane degli angeli” ( “Panis Angelicus“)

Panis Angelicus (Live). Luciano Pavarotti & Sting (HQ)

Un'interpretazione emozionante della composizione poetica di San Tommaso d'Aquino

Uno dei più grandi tenori di tutti i tempi e una delle star mondiali del rock hanno unito le loro voci per cantare uno degli inni più poetici a Gesù presente nell’Eucaristia.
E il risultato è stato sorprendente. Da un lato Luciano Pavarotti, dall’altro Sting. Le parole furono composte nel XIII secolo da San Tommaso d’Aquino.
L’indimenticabile interpretazione ha avuto luogo nel primo concerto “Pavarotti & Friends”, tenutosi a Modena, città natale del tenore, nel 1992.
Il “pane degli angeli” ( “Panis Angelicus“) esprime la sorpresa del credente “servo, povero e umile” che nell’Eucaristia mangia il suo Signore. “Portaci dove tendiamo, alla luce in cui tu abiti”, pregavano in latino Pavarotti e Sting.
Pavarotti è morto nel 2007, ma in questo video continua a farci emozionare ancora oggi di fronte alla grandezza dell’Eucaristia.
  Jesús Colina/Aleteia Italia | Giu 16, 2017

giovedì 15 giugno 2017

Così Gesù si fa pane vivo nella «messa del mondo»

antoniobortoloso.blogspot.it

Così Gesù si fa pane vivo nella «messa del mondo»Ermes Ronchi
giovedì 15 giugno 2017
Corpus Domini – Anno A
(Letture: Deuteronomio 8,2-3.14b-16a; Salmo 147; 1 Corinzi 10,16-17; Giovanni 6,51-58)
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro (...). Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. (...) Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Io sono il pane vivo: Gesù è stato geniale a scegliere il pane. Il pane è una realtà santa, indica tutto ciò che fa vivere, e che l'uomo viva è la prima legge di Dio.Che cosa andremo a fare domenica nelle nostre celebrazioni? Ad adorare il Corpo e Sangue del Signore? No. Oggi non è la festa dei tabernacoli aperti o delle pissidi dorate e di ciò che contengono.Celebriamo Cristo che si dona, corpo spezzato e sangue versato? Non è esatto. La festa di oggi è ancora un passo avanti. Infatti che dono è quello che nessuno accoglie? Che regalo è se ti offro qualcosa e tu non lo gradisci e lo abbandoni in un angolo?Oggi è la festa del prendete e mangiate, prendete e bevete, il dono preso, il pane mangiato. Come indica il Vangelo della festa che si struttura interamente attorno ad un verbo semplice e concreto “mangiare”, ripetuto per sette volte e ribadito per altre tre insieme a “bere”.Gesù non sta parlando del sacramento dell'Eucaristia, ma del sacramento della sua esistenza, che diventa mio pane vivo quando la prendo come misura, energia, seme, lievito della mia umanità. Vuole che nelle nostre vene scorra il flusso caldo della sua vita, che nel cuore metta radici il suo coraggio, perché ci incamminiamo a vivere l'esistenza umana come l'ha vissuta lui.Mangiare e bere la vita di Cristo non si limita alle celebrazioni liturgiche, ma si dissemina sul grande altare del pianeta, nella “messa sul mondo” (Theilard de Chardin). Io mangio e bevo la vita di Cristo quando cerco di assimilare il nocciolo vivo e appassionato della sua esistenza, quando mi prendo cura con combattiva tenerezza degli altri, del creato e anche di me stesso. Faccio mio il segreto di Cristo e allora trovo il segreto della vita.Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Determinante è la piccola preposizione : “in”. Che crea legame, intimità, unione, innesto, contiene “tutta la ricchezza del mistero: Cristo in voi” (Col 1,27). La ricchezza della fede è di una semplicità abbagliante: Cristo che vive in me, io che vivo in Lui. Il Verbo che ha preso carne nel grembo di Maria continua, ostinato, a incarnarsi in noi, ci fa tutti gravidi di Vangelo, incinti di luce.Prendete, mangiate! Parole che mi sorprendono ogni volta, come una dichiarazione d'amore: “Io voglio stare nelle tue mani come dono, nella tua bocca come pane, nell'intimo tuo come sangue, farmi cellula, respiro, pensiero di te. Tua vita”.Qui è il miracolo, il batticuore, lo stupore: Dio in me, il mio cuore lo assorbe, lui assorbe il mio cuore, e diventiamo una cosa sola, con la stessa vocazione: non andarcene da questo mondo senza essere diventati pezzo di pane buono per qualcuno.Fonte:www.avvenire.it

LETTERA A DIOGNETO


I cristiani nel mondo


"I cristiani non si differenziano dagli altri uomini né per territorio, né per il modo di parlare, né per la foggia dei loro vestiti. Infatti non abitano in città particolari, non usano qualche strano linguaggio, e non adottano uno speciale modo di vivere. Questa dottrina che essi seguono non l’hanno inventata loro in seguito a riflessione e ricerca di uomini che amavano le novità, né essi si appoggiano, come certuni, su un sistema filosofico umano. Risiedono poi in città sia greche che barbare, così come capita, e pur seguendo nel modo di vestirsi, nel modo di mangiare e nel resto della vita i costumi del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, come tutti hanno ammesso, incredibile. Abitano ognuno nella propria patria, ma come fossero stranieri; rispettano e adempiono tutti i doveri dei cittadini, e si sobbarcano tutti gli oneri come fossero stranieri; ogni regione straniera è la loro patria, eppure ogni patria per essi è terra straniera. Come tutti gli altri uomini si sposano ed hanno figli, ma non ripudiano i loro bambini. Hanno in comune la mensa, ma non il letto. Vivono nella carne, ma non secondo la carne. Vivono sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza in cielo. Osservano le leggi stabilite ma, con il loro modo di vivere, sono al di sopra delle leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. Anche se non sono conosciuti, vengono condannati; sono condannati a morte, e da essa vengono vivificati. Sono poveri e rendono ricchi molti; sono sprovvisti di tutto, e trovano abbondanza in tutto. Vengono disprezzati e nei disprezzi trovano la loro gloria; sono colpiti nella fama e intanto viene resa testimonianza alla loro giustizia. Sono ingiuriati, e benedicono; sono trattati in modo oltraggioso, e ricambiano con l’onore. Quando fanno dei bene vengono puniti come fossero malfattori; mentre sono puniti gioiscono come se si donasse loro la vita. I Giudei muovono a loro guerra come a gente straniera, e i pagani li perseguitano; ma coloro che li odiano non sanno dire la causa del loro odio. Insomma, per parlar chiaro, i cristiani rappresentano nel mondo ciò che l’anima è nel corpo. L’anima si trova in ogni membro del corpo; ed anche i cristiani sono sparpagliati nelle città del mondo. L’anima poi dimora nel corpo, ma non proviene da esso; ed anche i cristiani abitano in questo mondo, ma non sono del mondo. L’anima invisibile è racchiusa in un corpo che si vede; anche i cristiani li vediamo abitare nel mondo, ma la loro pietà è invisibile. La carne, anche se non ha ricevuto alcuna ingiuria, si accanisce con odio e fa’ la guerra all’anima, perché questa non le permette di godere dei piaceri sensuali; allo stesso modo anche il mondo odia i cristiani pur non avendo ricevuto nessuna ingiuria, per il solo motivo che questi sono contrari ai piaceri. L’anima ama la carne, che però la odia, e le membra; e così pure i cristiani amano chi li odia. L’anima è rinchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono detenuti nel mondo come in una prigione, ma sono loro a sostenere il mondo. L’anima immortale risiede in un corpo mortale; anche i cristiani sono come dei pellegrini che viaggiano tra cose corruttibili, ma attendono l’incorruttibilità celeste. L’anima, maltrattata nelle bevande e nei cibi, diventa migliore; anche i cristiani, sottoposti ai supplizi, aumentano di numero ogni giorno più. Dio li ha posti in un luogo tanto elevato, che non e loro permesso di abbandonarlo." 

Dall'Epistola a Diogneto (Cap. 5-6; Funk 1, 317-321)



Testo integrale estratto da
  "Didachè-Prima lettera di Clemente ai Corinzi-A Diogneto" -
 Città Nuova 2008 (Link al file in formato PDF)



LETTERA A DIOGNETO


Frasi tratte dalla "Lettera a Digneto", scritto antico del II Secolo d.C.


Il mistero cristiano
I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini.
Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale.
La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri.

Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale.

Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri.
Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera.

Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati.Mettono in comune la mensa, ma non il letto.

Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne.
Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo.
Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi.
Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati.
Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere.
Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano.
Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti.
Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano.
Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita.
Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell'odio.
A dirla in breve, come è l'anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani.

Vedi anche >>> didachè

Chiara Corbella Petrillo nel giorno del quinto anniversario della sua nascita al Cielo


La nostra intervista al marito di Chiara Corbella nel giorno del quinto anniversario della sua nascita al Cielo
Oggi è l’anniversario della morte di Chiara Corbella, nata al cielo nel 2012 all’età di 28 anni per un carcinoma alla lingua. Ho conosciuto la sua storia attraverso Tommaso, un mio amico di Milano, che un pomeriggio mi scrisse un messaggio: “Se puoi vai al funerale di questa ragazza anche per me”. Insieme a queste poche parole c’era un video diChiara ed Enrico, il marito, che davano una testimonianza in una parrocchia romana. Così conobbi la loro storia.
Leggi anche: Chiara Corbella Petrillo, storia di una perfetta letiziaDopo il matrimonio nel 2008 Chiara rimane subito incinta ma purtroppo alla bambina viene diagnosticata, fin dalle prime ecografie, un’anencefalia. Gli sposi accolgono Maria Grazie Letizia con gioia e l’accompagnano dopo solo mezz’ora dalla sua nascita terrena, alla nascita in cielo.
Qualche mese più tardi il Signore dona a Chiara ed Enrico un altro figlio, un maschietto, Davide Giovanni, che scoprono essere privo delle gambe e affetto da gravi malformazioni incompatibili con la vita. Anche in questo casoi giovani sposi accolgono con amore il loro secondo figlio e lo accompagnano poco dopo alla nascita in cielo.
La terza gravidanza non mostra problemi, il bambino gode di ottima salute, ma purtroppo al quinto mese viene diagnosticato a Chiara un carcinoma alla lingua. Nonostante questa triste notizia la coppia non si scoraggia e difende la vita del piccolo Francesco, anche se questo comporta dei rischi per la mamma, che solo dopo il parto comincia a ricevere le cure.
Mi viene in mente tutto questo mentre sono al telefono con Enrico che ringrazio per la disponibilità. Ci siamo rincorsi un po’, o meglio, l’ho rincorso io – spero di non essere stata troppo assillante – e mentre il figlio Francesco dorme, riusciamo a parlare.
Ciao Enrico, tra le tante cose che vorrei chiederti la prima che mi piacerebbe conoscere riguarda la fede. Chiara ha vissuto un’esperienza particolare di conversione?Chiara non ha avuto un momento di conversione, è sempre stata credente. Ma c’è un momento per tutti, credo, dove la fede cresce e devi decidere che strada vuoi far prendere alla tua vita. E lei ha confermato quello che stava vivendo. Fin da bambina, a quattro anni, andava con la madre agli incontri del Rinnovamento dello Spirito, questa è stata diciamo “l’aria che ha respirato”, il suo imprinting. Anche io ho frequentato il Rinnovamento ma appartenevo ad un’altra comunità. La bellissima e importante esperienza nel Rinnovamento le ha insegnato ad avere un relazione semplice e diretta con il Signore. Il percorso di fede è cresciuto anche grazie ai frati di Assisi, preziosi soprattutto nel momento di svolta del nostro fidanzamento, e all’inconto con don Fabio Rosini che ha arricchito ancora la nostra fede.
C’è stato un momento preciso in cui avete abbracciato la croce?Io e Chiara abbiamo pianto tanto insieme, ma sinceramente non abbiamo mai vissuto il momento del rifiuto della croce. A noi il Signore ci ha dato la grazia di vedere la strada dritta fin dal primo momento, non avevamo decisioni da prendere ma solo accogliere la Sua volontà. Era faticoso, doloroso, ma sapevamo che lì c’era Lui. Non ci si improvvisa cristiani, la fede come la vita è un cammino, per morire felici come Chiara ci si deve incamminare. In questo percorso Dio ti manda delle cose da accogliere perché sa che te lo può chiedere, Lui vuole il tuo bene non ti da’ una croce per schiacciarti ma per farti aprire ad altro, a qualcosa che non immagini. Noi non avevamo dubbi che fosse così. Eravamo dentro ad una relazione con Dio e quindi quello che ci chiedeva sapevamo che era buono per noi, perché tante altre volte era stato così. Tutte le difficoltà servivano per fare un nuovo incontro con Lui. >>>
 Fonte >>>  aleteia.org

 Il ricordo di Chiara Corbella Petrillo nel terzo anniversario della sua nascita al cielo (2015)
Mi chiamo Chiara sono cresciuta in una famiglia cristiana che sin da bambina mi ha insegnato ad avvicinarmi alla fede.Quando avevo 5 anni mia madre cominciò a frequentare una comunità del Rinnovamento dello Spirito e così anche io e mia sorella cominciammo questo percorso di fede che ci ha accompagnato nella crescita e mi ha insegnato a pregare e a rivolgermi in maniera semplice a Gesù come ad un amico a cui raccontare le mie difficoltà e i miei dubbi, ma soprattutto mi ha insegnato a condividere la fede con i fratelli che camminavano con me.All’età di 18 anni in un pellegrinaggio incontrai Enrico e pochi mesi dopo ci fidanzammo.Nel fidanzamento durato quasi 6 anni, il Signore ha messo a dura prova la mia fede e i valori in cui dicevo di credere.Dopo 4 anni il nostro fidanzamento ha cominciato a barcollare fino a che non ci siamo lasciati.In quei momenti di sofferenza e di ribellione verso il Signore, perché ritenevo non ascoltasse le mie preghiere partecipai ad un Corso Vocazionale ad Assisi e li ritrovai la forza di credere in Lui, provai di nuovo a frequentare Enrico e cominciammo a farci seguire da un Padre Spirituale, ma il fidanzamento non ha funzionato fin tanto che non ho capito che il Signore non mi stava togliendo niente ma mi stava donando tutto e che solo Lui sapeva con chi io dovevo condividere la mia vita e che forse io ancora non ci avevo capito niente!Finalmente libera dalle aspettative che mi ero creata ho potuto vedere con occhi nuovi quello che Dio voleva per me.Poco dopo contro ogni nostra aspettativa superate le nostre paure abbiamo deciso di sposarci.Nel matrimonio il Signore ha voluto donarci dei figli speciali: Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni ma ci ha chiesto di accompagnarli soltanto fino alla nascita ci ha permesso di abbracciarli, battezzarli e consegnarli nelle mani del Padre in una serenità e una gioia sconvolgente.Ora ci ha affidato questo terzo figlio, Francesco che sta bene e nascerà tra poco, ma ci ha chiesto anche di continuare a fidarci di Lui nonostante un tumore che ho scoperto poche settimane fa e che cerca di metterci paura del futuro, ma noi continuiamo a credere che Dio farà anche questa volta cose grandi.

18° Puntata Santa Chiara Corbello Petrillo



Siamo nati e non moriremo mai più”.


costanzamiriano.com/2013/12/09/si-chiama-chiara-corbella-petrillo/

mercoledì 14 giugno 2017

DIDACHE’ 1

DIDACHE’
    “Ciò che è anche emerso da questo studio è che questo stesura redazionale del testo della Didachè condivide con il vangelo di Matteo non solo le massime delle fonte “Q” della tradizione di Gesù, ma anche una comune concezione teologica e strutturale. Che questi abbiano avuto origine nella medesima comunità è difficile da negare; essi respirano la stessa aria e riflettono lo stesso sviluppo storico. Quello che deve restare materia di dibattito è il problema della priorità. La nostra tesi è che la Didachè è la regola comunitaria della comunità di Matteo, regola in costante processo evolutivo. Naturalmente, se così fosse, alcune sue parti rifletteranno una situazione presupposta dal vangelo di Matteo, altre parti possono riflettere una situazione posteriore alla sua composizione. Solo un’accurata analisi redazionale può indicare in che modo vi giochi l’influenza in uno specifico caso. Tuttavia, per quanto riguarda le istruzioni per gli apostoli, sembra che il testo della Didachè costituisca la fonte del materiale in Matteo.”
Estratto e tradotto da: Novum Testamentum XXXIII, 4 (1991) – “Torah and troublesome Apostles in the Didache community” di J. A. Draper – Ed. Brill
“Nel corso della prima metà del secondo secolo d. C., abbiamo la Didachè, il più antico unico e completo ancora esistente insieme di regole per una comunità cristiana, seguita da altri testi di quel genere nei secoli terzi e quarto.”

Estratto e tradotto da: “Die griechische und lateinische Literatur der Kaiserzeit” di Albrecht Dihle – Ed. Beck
 Traduzione, introduzione e note (qui non riportate) di Guglielmo Corti
 Estratto da “I padri apostolici” – Città Nuova Editrice 1967
  INTRODUZIONE
 La Didachè ebbe una grande diffusione nei primi secoli del cristianesimo. Fu stimata da grandi maestri come Origene e Clemente Alessandrino, che la citarono — sembra — come Sacra Scrittura. Di essa parlarono Eusebio, sant’Atanasio e altri, non più come libro ispirato, ma certo di grande valore.
Fu tradotta, già allora, in varie lingue come latino, georgiano copto e poi arabo.
Tra i secoli III e V cominciò a essere assorbita in scritti disciplinari come la Costituzione della Chiesa Egiziana e le Costituzioni Apostoliche. Incorporata cosi in queste compilazioni maggiori fini per perdere la sua notorietà come opera a sé stante, cosi che nel secolo XII se ne era perduta ogni traccia.
Grande fu perciò l’entusiasmo quando nel 1873 venne di nuovo alla luce per opera di Filoteo Bryennios, metropolita di Nicomedia, che la scopri a Costantinopoli in un codice greco scritto nel 1056.
Subito il libriccino fu fatto oggetto di uno studio intenso e appassionato, attraverso una produzione letteraria imponente; e nel fervore della ricerca cominciarono a profilarsi diverse opinioni contrastanti.
Alcuni la ritennero come l’eco immediata della voce del Signore rivolta agli Apostoli; altri come unvademecum per catecumeni, una specie di primo catechismo, o una ordinanza ecclesiastica. A poco a poco i giudizi si fecero meno benevoli: si cominciò a considerarlo come frutto di una piccola comunità isolata, che nulla, dice della Chiesa universale; fu pure considerato opera di un falsario tendente a restaurare costumi sorpassati o addirittura un’opera eterodossa, in appoggio all’eresia montanista, osteggiante la gerarchia e favorevole al profetismo. Nel fissare la data di composizione, in base a queste diverse concezioni, si passò dalla metà del secolo primo alla seconda metà del secolo seguente o perfino alla prima metà del secolo terzo.
Ma gli studi più recenti (Si tratta dello studio poderoso di J. P. Audet, La Didachè instructions des Apótres, Parigi 1958. Qualche particolare sarà forse discusso, ma l’opera è fondamentale. E’ arricchita da una larghissima bibliografia e da un testo critico (pp. 226-242) che sfruttiamo nella traduzione.) mettono un po' di luce in questo groviglio di opinioni, e rettificano le posizioni più negative che sembravano prevalere.
Sembra assodato ormai che si tratta di una raccolta di istruzioni, che un apostolo (un collaboratore dei Dodici) compilò per aiuto alla propria missione. Sfruttò uno scritto giudaico preesistente (Le due vie) e le consuetudini liturgico-organizzative di una comunità già formata.
A questo nucleo furono unite (forse in seguito) le espressioni desunte dagli scritti riferenti le parole del Signore, quando questi cominciarono a diffondersi.
La composizione della Didachè avvenne, perciò, tra il 50 e il 70, e il luogo di origine sarebbe in Oriente, forse la Siria o meglio Antiochia, ove la comunità cristiana aveva quei caratteri giudaizzanti che riscontriamo nello scritto stesso.
Questa nuova interpretazione ci assicura ancora una volta che ci troviamo davanti a un'opera antica, veneranda, scaturita dalla stessa sorgente della predicazione apostolica, testimonio palpitante della vita dei nostri primi fratelli in Gesù Cristo.
Non sono però dissolti tutti i dubbi, perché la Didachè ha delle particolarità, diverse, e forse contrastanti con gli altri scritti dell’epoca.
E' chiara una quadruplice divisione: capitoli I - VI — Istruzioni morali
» VII -     X  = Istruzioni liturgiche
»  XI  -  XV  = Istruzioni disciplinari
» XVI           = Conclusione escatologica
  

 TESTO DELLA DIDACHE’  
 1. - Vi sono due vie, una della vita, e l’altra della morte; vi è una grande differenza fra di esse (Ger 21,8).La via della vita è questa: in primo luogo ama Dio che ti ha creato, in secondo luogo ama il prossimo tuo come te stesso (Dt 6,5; Lv 19,18; Mt 22,37-39). Non fare ad altri ciò che non vuoi sia fatto a te (Tb 4,15).
L'insegnamento che deriva da questo comandamento è il seguente: benedite coloro che vi maledicono e pregate per i vostri nemici, e digiunate per i vostri persecutori. Che merito avete infatti se amate quelli che vi amano? Non fanno lo stesso anche i pagani? Ma voi amate quelli che vi odiano (Mt 5,44-46; Lc 6,27-28: 32: 35) e non abbiate nemici.
Tienti lontano dalle brame carnali.
Se qualcuno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, offrigli anche l'altra (Mt 5,40-41; Lc 6,29) e sarai perfetto.
Se qualcuno ti costringe ad accompagnarlo per un miglio, accompagnalo per due.
Se qualcuno ti prende il mantello, dagli anche la tunica (Mt 5,40-41; Lc 6,29). 
Se qualcuno ti toglie ciò che è tuo, non reclamarlo, perché non puoi farlo.
Da' a chi ti chiede, e non esigere la restituzione (Mt 5,42; Lc 6,30), perché il Padre vuole che i suoi beni vengano dati a tutti.
Beato chi dona, come ci comanda la nostra legge, perché le sue colpe non verranno punite. Ma guai a chi riceve! In verità, se riceve spinto dal bisogno, non verrà punito, ma se riceve senza averne bisogno, dovrà rendere conto del perché e dello scopo per cui ha preso. Verrà arrestato, il suo agire verrà giudicato, e non uscirà di carcere finché non avrà pagato l’ultimo centesimo (Mt 5,26). A questo proposito è stato detto: la tua elemosina si bagni di sudore nella tua mano; finché tu non abbia ponderato bene a chi dare (? Sir 12,1).

Fonte: ora-et-labora.net



>>> Introduzione alla Didachè

martedì 13 giugno 2017

Grazie🍀 fra Giorgio e 🔆 Buon Anniversario🙏🏽

25 anni fa il giorno di sant’Antonio cadeva di sabato. Era un giorno di trepidazione, atteso per tanto e finalmente giunto, come il giorno del matrimonio o quello del primo bimbo che viene alla luce.Il duomo di Milano era colmo, l’intero altare colorato di rosso, il cardinal Martini felice, noi prossimi al sacerdozio emozionati dallo spirito che abbondantemente abitava tutto e tutti.I ricordi sono solo qualche fermo immagine, ma così piccoli in confronto alla commozione che ancora sento crescere in me lasciando al cuore di fare la sua strada. Mi guarderò qualche foto per rimettere insieme i momenti, e sono sicuro che qualche lacrima abiterà gli occhi.Non son mai stato capace di dare una risposta al perché della vocazione, a questa vita ‘diversa’, ma non me ne importa neppure. La vita è solo quella che si vive, e starci dentro con i tuoi ‘casini’ e i miracoli, le fragilità e le meraviglie, è tutto ciò che ci viene chiesto.Come 25 anni fa che raggiunsi il mio paesello per proseguire la festa, anche oggi mi trovo a casa a far compagnia a mamma. Papà ci ha lasciati otto anni fa, e in questo periodo tocca a mamma mettere insieme tutte le forze per riprendersi dopo l’operazione. Stasera faremo una messa qui, in casa, proprio perché lei sia dei nostri: nella semplicità e nella comunione fraterna sarà bello abbracciarci e abbracciare Dio. L’emozione si prenderà la sua parte e sarà questo il più bel grazie da regalare a Dio. Non ho nulla di così prezioso che quella piccola parola da balbettare: grazie. Basterà!
Fra Giorgio Bonati



Sant’Antonio di Padova

LA LITURGIA DEL GIORNO
www.lachiesa.it/liturgia
La Liturgia di Martedi 13 Giugno 2017
VANGELO (Mt 5,13-16) 
Voi siete la luce del mondo. 
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Parola del Signore
Commento
È un grande privilegio per un Apostolo del Signore poter applicare a sé il magnifico testo di Isaia che Gesù a Nazaret ha applicato a se stesso: "Lo Spirito del Signore è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai poveri...". 
Veramente lo Spirito era su Antonio di Padova, che ha portato il lieto annuncio, il Vangelo, ai poveri con un successo straordinario. E ha fasciato le piaghe dei cuori spezzati, ha annunciato la liberazione dei prigionieri, in modo così luminoso, così straordinario, che è stato canonizzato dopo un solo anno dalla sua morte. È una cosa che oggi sarebbe impossibile, ma che dice bene quanto profonda fosse la venerazione del popolo cristiano. In questo testo di Isaia, in cui vediamo chiaramente l'azione dello Spirito consolatore che fascia le piaghe del cuore, che consola gli afflitti, vorrei sottolineare l'annuncio di libertà, che ci fa vedere lo Spirito all'opera come creatore, così come lo invoca l'inno di Pentecoste. Tutti siamo prigionieri di tanti condizionamenti, provenienti dal nostro temperamento, dalle circostanze, dallo stato di salute, dai rapporti interpersonali che non sempre sono armoniosi... E cerchiamo la liberazione. Ma la vera liberazione viene in modo inatteso, in modo paradossale dallo Spirito di Dio, che non risolve i problemi, ma li supera, portandoci a vivere più in alto. Nella vita di sant'Antonio possiamo constatare questa liberazione operata dallo Spirito. Antonio avrebbe potuto essere grandemente deluso, depresso, perché tutti i suoi progetti sono stati scombussolati. Voleva essere missionario, voleva perfino morire martire e proprio per questo si era imbarcato per andare fra i musulmani. Ma il suo viaggio non raggiunse la meta: invece di sbarcare nei paesi arabi fu sbarcato fra i cristiani, in Sicilia e poi rimase in Italia. Avrebbe potuto passare il resto della sua vita a compiangere se stesso: "Non posso realizzare la mia vocazione ! ". E invece fiori dove il Signore lo aveva inaspettatamente piantato: cominciò subito a predicare, a fare il bene che poteva, e acquistò una fama straordinaria.(> vedi tutte le altre omelie di oggi) 


SANT’ANTONIO DI PADOVA

«Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».

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Martedì 13 giugno 2017 – Lc 5,1-11            
1 Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, 2 vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. 3 Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca. 4 Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». 5 Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». 6 Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. 7 Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. 8 Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». 9 Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; 10 così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». 11 E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Risultati immagini per Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini
Da: Le ali di Angela
COMMENTO DI GIOVANNI 
Questo “far ressa attorno” del ver.1 dice un assembramento che potrebbe suonare addirittura pericoloso e minaccioso, se non fosse per questo desiderio di “ascoltare la Parola di Dio”.Ed è questo affollamento a promuovere la bella immagine del Signore che insegna alle folle dalla barca di Simone.Ed è la prospettiva luminosa della vocazione di Simone, che viene coinvolto negli eventi a partire dalla sua barca!Penso che molti di noi potrebbero fare memoria del loro incontro con il Signore per eventi e strumenti che non erano appello diretto alla loro persona, e che poi si sono rivelati come l’occasione della chiamata alla salvezza!In fondo, tutto potrebbe concludersi al ver.4, quando Gesù “ebbe finito di parlare”; ma dice a Simone di prendere il largo e gettare le reti.Così, l’appuntamento prezioso con la folla che lo ha ascoltato diventa ora l’inizio di un cammino che coinvolge e invade la vita del pescatore, che deve diventare “pescatore di uomini” (ver.10)!Il ver.5 è la bella umile confessione di chi sembra fare di una notte infruttuosa il paradigma della sua stessa vita, ma che ora lo spinge a lasciarsi dietro le spalle la sua infruttuosa competenza per “gettare le reti” sulla parola del “Maestro”.Questo appellativo  ci offre la profondità che l’insegnamento di Gesù ha portato al pescatore!A questo punto, la notte infruttuosa sembra diventare simbolo e orizzonte della vita precedente e determinazione a gettare le reti della vita non sulla propria competenza ma sulla “scommessa” della fede nella Parola di questo Maestro!La pesca è così abbondante da provocare quasi la rottura delle reti. Di questo si ricorderà qualche secolo dopo S.Agostino che viveva in una grande “esuberanza” di adesione delle folle alla fede, sino a portarlo a sperare che si potesse arrivare a reti che non si spezzano perché ormai tutto sarà composto nella luce finale. E per questo citerà le reti di Giovanni 21, una Parola che oggi vi consiglio di ascoltare per la sua bellezza e la sua vicinanza-diversità rispetto alla nostra Parola di oggi!La reazione di Simone è grande: notiamo che quello che è avvenuto dentro di lui è così grande … da fargli cambiare nome, ed ora egli diventa, al ver.8, Simon Pietro!La reazione di Pietro è, mi sembra, non solo comprensibile, ma anche in certo senso molto vera: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore” (ver.8)!Siamo dunque in una pesca ben diversa e ben nuova e decisiva!La chiamata della misericordia divina e la vita nuova che inizia, coinvolge oltre a Pietro anche i suoi compagni!Questo è bellissimo per come ci mostra il coinvolgimento che ha verso tutti la storia della salvezza di ciascuno! O per lo meno di chi è in qualche modo “socio”!Ed ecco Simon Pietro ora diventato , come dicevamo, “pescatore di uomini”.Resta un quesito interessante! Pietro ha confessato di essere un peccatore. Ora non lo sarà più? Il Signore nulla dice a proposito. A me piace ricordare che anche da capo degli apostoli Pietro conoscerà la sua fragilità fino al tradimento!Ma la grazia del Signore e la sua misericordia continuano ad accompagnarci per tutta la nostra vita.Noi siamo, o per lo meno io lo sono certamente, “peccatori salvati”!Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.
Foto del profilo di Giovanni Nicolini
 Giovanni Nicolini