Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

domenica 31 gennaio 2016

Domati dall'amore

Il Vangelo del giorno.



Lunedì della IV settimana del Tempo Ordinario




αποφθεγμα Apoftegma

In ragione della loro sottilità o spiritualità, 
i demoni possono penetrare i corpi e risiedervi; 
in ragione della loro potenza, possono rimuoverli e turbarli. 
Dunque, i demoni possono, in virtù della loro sottilità e della loro potenza, 
introdursi nel corpo dell'uomo e tormentarlo, 
a meno di essere impediti da un potere superiore: 
e' ciò che si chiama possidere-obsidere. 
Ma penetrare nell'intimo dell'anima è riservato alla sostanza divina.

 San Bonaventura, In 3 Sent., d. 8, parte II, a. 1, q. I e II




    





L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Marco 5,1-20

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. 
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. 
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. 
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare. 
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. 
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.  




Domati dall'amore


Gesù è l'unico che può domarci perché ha compiuto la traversata in mezzo alla morte e ci è venuto a cercare all'altra riva del mare, il "territorio pagano" dove buttiamo via la nostra vita. Se infatti la vita non è consegnata a Lui nell'obbedienza, è preda di una forza violenta che spezza ogni legame, e a nulla valgono stratagemmi umani, psicologie e terapie. Nessuna “catena” può nulla contro il potere di una “legione di demoni”. Il “territorio dei Geraseni”, la Decapoli pagana, ieri come oggi, è accanto a noi, dentro di noi, dove il male è un continuo “colpire con pietre” la propria dignità spingendoci al disprezzo di noi stessi come l'indemoniato di Gerasa che "continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre". Questi fenomeni non ci sono estranei, perché il “sepolcro” nel quale abitiamo, in greco “memoriale”, è una continua memoria della morte che ci corrode, la “parte”, la “sorte” di chi confida in se stesso, il salario del peccato. Quante catene per indurci a ragionare, a soprassedere, a perdonare. Ma l'amore non è una catena perché il male non esploda. Occorre un miracolo che guarisca il cuore, che purifichi la fonte. E' necessario il Signore Gesù che passa all'altra riva per scendere negli abissi della morte e riscattare l'uomo schiavo del demonio. Questi, all'arrivo di Gesù, gli si fa incontro come attirato da Lui, ed è subito una reazione di sfida, di mormorazione, di rifiuto. Come accade a noi quando ci raggiunge la predicazione, l'annuncio della Verità. "Che hai a che fare con noi...". Che vuoi Signore, sei venuto a “rovinare” i nostri piani, la vita pagana nella quale abbiamo immerso la nostra anima? La “rovina” del male infatti è solo il bene, mai un altro male, come invece il mondo, e tutti noi, pensiamo quando ci armiamo per combattere le ingiustizie, le malattie, la sofferenza. Ma Gesù è Dio e sa riconoscere il suo stesso volto nella caricatura che siamo diventati a causa della “legione” di pensieri e opinioni, criteri e concupiscenze che ci dilaniano rendendoci schizofrenici in ogni pensiero, gesto, relazione; Egli sa percepire, dall'involucro sporco, immondo e degenerato che siamo diventati, il grido disperato che il seme di vita eterna seminato in noi cerca di farsi strada. Gesù riconosce nelle parole blasfeme e terribili del demonio, l'angoscia e la paura di chi ne è posseduto. Anche dentro i nostri rifiuti, nelle cadute, nelle chiusure più ostinate, Gesù sa intercettare l'inganno e il camuffamento del demonio: è lui che rigetta Cristo, noi siamo solo degli schiavi caduti nelle sue trappole, nelle pompe illusorie che ci hanno sedotti. Certo lo abbiamo fatto liberamente, vi è stato almeno un momento in cui, nel cuore, abbiamo scelto di dare ascolto alla voce dell’avversario. Ma Gesù sa che portiamo una natura ferita: per questo è disceso dal Cielo a cercare la pecora perduta in territorio pagano, sin dentro all'accampamento nemico. Non è facile riconoscere il fratello dopo tanto tempo: parla una lingua diversa, i costumi e le abitudini sono completamente cambiati, anche i connotati non sono più gli stessi: tanti anni di compromessi con il mondo lo hanno trasformato in un pagano. Eppure Gesù lo riconosce, non lo giudica, ma lo guarda con misericordia, con tenerezza e pietà, mentre smaschera il demonio che “aveva avuto a che fare” con un dio falso e mostruoso ma che sente ormai prossima la sua rovina, opera del Dio autentico, il Figlio fattosi Servo crocifisso che ci parla: "Taci, Esci da quell'uomo spirito impuro!". Così, innanzitutto, fa tacere la menzogna e annuncia la Verità, perché ogni esorcismo deve attaccare la voce suadente del serpente, da dove è iniziato l’inganno; perché la fede giunga attraverso l’ascolto della predicazione è, infatti, necessario, ridurre al silenzio le altre parole. 

Dirigendosi non all’uomo ma a satana, Gesù lo smaschera come l’autentica fonte avvelenata di divisione, morte, e peccato. E' il demonio il padre dell'impurità, perché, separandosi da Dio, ha attirato nella regione di morte e assenza d’amore chiunque è caduto sotto il suo potere. E' l'assassino che alla fine, per l'opera di Cristo, rivolge contro di se il suo stesso proposito malvagio. E' una “mandria di porci”, che si rotolano nel loro vomito, immagine dell’uomo vecchio che ha perduto il senso del peccato. Così il demonio precipita nel mare, come l'esercito del faraone, come ogni inganno illuminato dall'amore di Dio, come accade nel battesimo, e ogni volta che sperimentiamo il perdono dei peccati che ci fa “liberi e sani di mente”. Possiamo allora rinunciare al mondo e a quelle che un tempo si chiamavano "pompe diaboli": "fa parte del rito battesimale la rinuncia alla "pompa del demonio". Che cosa è? da che cosa qui il cristiano si separava? Di fatto la parola si riferiva innanzitutto al teatro pagano, ai giochi del circo, nei quali lo scannamento di uomini era divenuto uno spettacolo ricercato, crudeltà, violenza, disprezzo dell'uomo era il culmine dell'intrattenimento. Ma con questa rinuncia al teatro si intendeva naturalmente tutto un tipo di cultura o detto meglio: la degenerazione di una cultura, dalla quale innanzitutto doveva separarsi colui che voleva diventare cristiano e che si impegnava a vedere nell'uomo un'immagine di Dio e a vivere come tale" (J. Ratzinger). Qualunque sia la schiavitù che ci opprime, qualunque disordine renda impura l'esistenza, Gesù vi scende oggi, per distruggere l'autore di tanto sfacelo, e ridonarci la dignità, “un vestito nuovo” come la veste bianca del battesimo, “una mente purificata e sanata” nella misericordia, capace di discernere, e “ci fa sedere” nella comunione dei santi, cittadini della nuova Gerusalemme per essere inviati nella nostra casa, dai nostri parenti e amici, ad annunciare “loro ciò che il Signore ci ha fatto e la misericordia che ha avuto per noi”. Non si tratta di aggrapparci a Gesù come a un taumaturgo, ma di offrire la nostra vita riscattata come un segno per quelli che ci hanno visti schiavi della menzogna. Ma, attraverso l’esorcismo e l’ordine impartito da Gesù all’indemoniato pagano guarito, il Vangelo rivela anche la missione della Chiesa tra i pagani antichi e nuovi, la cosiddetta "Missio ad gentes". La Chiesa, nata nelle acque del battesimo, "sbarca" nell'oscurità della terra pagana, attirando a sé i demoni. E' questo un tratto inconfondibile della missione della Chiesa: come Gesù, attira i demoni per essere da essi rifiutata. Così si compie la sua missione di cacciare fuori il diavolo, gettarlo lontano dagli uomini, attraverso la Croce di Cristo. Il resto di riscattati che non entrerà giuridicamente nella Chiesa - come l'indemoniato sanato che non si è aggiunto a quanti seguivano Gesù - annuncerà la vittoria di Cristo: attraverso la loro stessa vita redenta saranno il segno dell'amore di Dio in terra pagana. Cristo e i suoi apostoli, infatti, saranno rifiutati comunque, “pregati di lasciare” quel territorio, spesso con la violenza che giunge al martirio, figlia della paura di vedere distrutte le proprie certezze. Ma il segno di salvezza, la certezza dell'amore di Dio, rimarrà per sempre come una testimonianza e una chiamata a conversione per ogni luogo, per ogni casa e ogni famiglia; unita al rifiuto caricato sulle spalle degli apostoli, sarà come una primizia e una porta dischiusa sulla salvezza per ogni uomo. 


l'amore...tutto scusa tutto crede tutto spera tutto sopporta.

Dio-e-amore

l primo grande avvenimento deve essere l’amore

Dio-e-amore
Se Te la senti, vorrei sapere che cosa pensi del Family Day, a meno che tu non preferisca essere prudente.
L’ultima battuta, quella sul “prudente”, mi costringe a risponderti, perché l’unica vera prudenza è quella richiesta dal Vangelo. Provo a dire il mio pensiero, che è solo mio, e certamente bisognoso di correzione. La manifestazione di domani mi sembra lecita “politicamente”, anche se io amo sperare in un volto nuovo anche per la politica, verso un agire per la solidarietà tra tutti, e senza lotte di potere. In un orizzonte cristiano ho molti dubbi, e mi piace aver letto che il nostro Vescovo dice che ci sono “altre priorità” di cui occuparsi. Se tu conoscessi i genitori, magari un po’ anziani, di una persona che si trova nella situazione che oggi richiede dei diritti civili, non saresti contento che la riunione di domani abbia inevitabilmente anche un grande coinvolgimento di cristiani professi. La linea della misericordia come l’intende il nostro Papa avanza con fatica, ma non la si può più fermare. Dobbiamo prendere atto che Dio “ama il peccatore”! Dappertutto c’è scritto che ama il peccatore pentito. E francamente questo non mi sembra poi così strano. Ma il bello è che il peccatore si pente perché è messo in questione, sgridato e accarezzato da Dio che lo ama! E per questo “troppo-amore” di Dio, qualche volta, almeno un po’, il peccatore si pente. Resta che il primo grande avvenimento deve essere l’amore: un amore convincente anche per chi vaga nel suo buio. Un amore che lo accompagnerà in ogni modo, anche se lui non si pentirà. Saranno pochi i “fuori-legge” che domani si sentiranno amati dalla grande assemblea di Roma. Detto questo, non possiamo non ricordare che qualche anno fa ci siamo presi qualche sgridatina per aver guardato con simpatia la proposta del tutto laica, i ”dico”, del mio amico Romani Prodi. Oggi ci troviamo davanti alle proposte sottoculturali del “matrimonio”: la parola “matrimonio” significa “onore” o “compito” della madre: era meglio accogliere la laicità di ieri, piuttosto che trovarci davanti alla confusione culturale di oggi. Buona Domenica.
Giovanni della Dozza.
Domenica 31 Gennaio 2016.
famigliedellavisitazione.it

#FamilyDay2016. Il video integrale della manifestazione al Circo Massimo


#FamilyDay2016. Il video integrale della manifestazione al Circo Massimo

sabato 30 gennaio 2016

Tv2000 trasmetterà in diretta dal Circo Massimo di Roma il “Family Day 2016”

Family Day 2016.

 Diretta su Tv2000 

a partire dalle 14.15

«Insieme per un grande sì alla famiglia»
Avvenire




www.tv2000.it
Sabato 30 gennaio a partire dalle 14.15, Tv2000 trasmetterà in diretta dal Circo Massimo di Roma il “Family Day 2016”, la manifestazione organizzata dal “Comitato difendiamo i nostri figli”.  L’evento potrà essere seguito anche in streaming sul sito www.tv2000.it e su smartphone e tablet attraverso l’App ufficiale di Tv2000. Tv2000 è visibile sul canale 28 del digitale terrestre, 18 di TivuSat, 140 di Sky, in streaming su www.tv2000.it.
                                                W LA FAMIGLIA UN BENE DELL'UOMO

QUESTA PIAZZA NON E' CONTRO NESSUNO
Porta voce ed organizzatore Family Day Massimo Gandolfini
www.lacrocequotidiano.it

Family Day 2016.

 Diretta su Tv2000 

a partire dalle 14.15

UN AUGURIO PER IL FAMILY DAY
secondo la tradizione giuridica rabbinica:
"Quando un evento si ripete tre volte diventa chazaqa"(consuetudine)
Roma  Rabbino Capo Riccardo Segni incontro con Papa Francesco


Noi ci alzeremo in piedi, da risorti, per amare annunciando lo splendore della Verità...


FAMILY DAY 2016. LETTERA AI PARTECIPANTI


di don Antonello Iapicca

Noi ci alzeremo in piedi, da risorti, 
per amare annunciando lo splendore della Verità
Carissimi che partecipate o avreste voluto partecipare 
oggi al Family Day del Circo Massimo, grazie. 
Ve lo ripeto con tutto il cuore, grazie, perché state dicendo al Governo, 
al Parlamento e all’Italia che la vita è una cosa seria 
La vostra presenza è la netta e inoppugnabile affermazione che nessuno 
ha il diritto di travestirla da Bacio Perugina, 
non importa se gay-friendly o no.....


«Passiamo all'altra riva»

Il Vangelo del giorno



Sabato della III settimana del Tempo Ordinario



αποφθεγμα Apoftegma

L'anima che ha conosciuto il Signore non teme nulla,
eccetto il peccato,
e sopratutto il peccato di superbia.
Sa che il Signore ci ama.
E se ci ama, cosa possiamo temere ?

Silvano del Monte Athos






L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Marco 4,35-41.

In quel medesimo giorno, verso sera, disse loro: «Passiamo all'altra riva». E lasciata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che moriamo?». Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?». 

 




Nella vita di un cristiano tutto si fonda sulla Parola di Gesù"Passiamo all'altra riva!": non un invito qualsiasi ma una Parola di Dio, ovvero creatrice, capace di realizzare quello che dice. Ma per crederci i discepoli devono imparare a conoscere il Signore. Avevano infatti preso Gesù "così com'era", ma non sapevano "chi" egli fosse. E' Dio, e non lo sanno. Per questo Gesù "intima" con autorità ai discepoli di passare all'altra riva: è come se li spingesse ad entrare nel "principio", agli albori della creazione, per sperimentare che Lui era Dio. Quel mare in tempesta è per loro come il caos primordiale dal quale Dio ha tratto la vita in virtù del suo semplice dire. Ma è anche come il caos nel quale l'uomo ripiomba dopo aver peccato. Perciò quella traversata è immagine d'ogni vicenda umana, di ciascuna delle nostre giornate, delle relazioni tra coniugi, tra genitori e figli, tra amici e colleghi. Perché il peccato rimescola ogni giorno le carte e ci ritroviamo a dover ricominciare ogni volta, che per un cristiano significa credere e convertirsi sempre perché Dio possa creare ancora quello che sporchiamo e rompiamo. Ai cristiani non è permesso di installarsi fondando la vita sulla sabbia delle certezze effimere. Dio ha risposto al male e alla morte rompendo l'ineluttabilità della fine sulla quale il mondo alza disperato bandiera bianca. Ma non è facile. Occorre lasciarsi trascinare da Gesù nella traversata che affronti il "vento" delle tentazioni senza evitare le amare conseguenze dei nostri cedimenti, sino a che la barca non ne sia "piena". E' in quel momento, infatti, che Gesù rivela pienamente la sua divinità. Nella Scrittura le "onde" sono un segno della morte. Ebbene i discepoli salgono sulla barca per divenire il Popolo che ha sperimentato l'amore di Dio più forte della morteIl Popolo della Pasqua compiuta, che vive ogni evento come il passaggio del Mar Rosso, che non resta incastrato nella morte ma vi esce vittorioso insieme al suo SignoreMa, come accadde profeticamente al Popolo di Israele, devono imparare a credere, e questo non è possibile senza conoscere se stessi. E quando ci si conosce? Nella difficoltà. Quando le cose non vanno come ci si sarebbe aspettato. Nel deserto che sembra di gran lunga peggiore dell'Egitto, come Israele; nel mare in tempesta, come i discepoli. Per questo essi sono immagine di tutti noi che abbiamo sperato e creduto alla Parola di Gesù, ma di fronte alla storia che sembra smentirla, abbiamo finito con il dar credito all'inganno del demonio: a Dio "non importa di noi!"; è indifferente alla nostra sofferenza, non si accorge che stiamo "morendo". Proprio come è accaduto nella barca: Gesù è con i discepoli, ma dormeLui c'è ma non fa nullaSe è davvero il Figlio di Dio, se davvero ha il potere che dice di avere, se è stato Lui a moltiplicare pani e pesci, a guarire infermi e a scacciare i demoni, se può far miracoli e dorme, allora significa che non gli importa nulla di noiEcco, questo è il pensiero di chi ancora non conosce il Signore. 


Ma proprio quel sonno è la loro assicurazione sulla vitaFinché Lui dorme la morte non può raggiungerli, perché si infrange nel sonno della morte del Signore. Ma ora i discepoli non possono ancora comprenderlo, e per questo svegliano Gesù e lo rimproverano. Quante volte sorge in noi la stessa domanda, che diventa la preghiera di chi non conosce veramente il Signore. Nei templi pagani davanti all'immagine della divinità vi è una grande campana. I fedeli che desiderano pregare si avvicinano e cominciano a scuoterla, per svegliare il loro dio e attirarne l'attenzione. E' la religiosità naturale, quella che tutti portiamo dentro. Quando nelle difficoltà ci sembra che Dio non intervenga moltiplichiamo preghiere, sacrifici, offerte, perché Egli si svegli e si accorga di noi, e cambi il corso della storia secondo i nostri progetti. E, sorprendentemente, il Signore si sveglia e comanda ai flutti, e ritorna la bonaccia. L'amore di Cristo si è piegato alla loro volontà, ma rimane l'incertezza di quello che è solo un abbozzo di fede. Importante e decisivo, perché obbliga a chiedersi "chi è costui?". E' il primo passo, ma la fede adulta è ben altro. E' conoscenza, e confidenza. E' addormentarsi con Lui anche nella tempesta, anche quando la nostra vita sembra affondare. E' reclinare il capo e riposare sul legno della Croce che segna le nostre esistenze, come bimbi divezzati in braccio alla propria madre. Tutti noi dobbiamo imparare la fede entrando nella barca della Chiesa e passare all'altra riva attraverso le mille tempeste dei progetti naufragati, dei criteri sommersi dalle onde, con la morte che si avvicina nell'insulto e nella calunnia di chi ci è accanto. La fede, infatti, è un cammino che ci fa entrare con Cristo nel sonno della morte per svegliarci nella risurrezione, per sperimentare concretamente che i peccati sono stati perdonati. E questo avviene solo quando si posano i piedi sull'altra riva, quando cioè i pensieri e i gesti testimoniano che siamo diventati una creatura nuova. Quando camminiamo sulla terra del Regno di Dio e risplende in noi l'immagine del Creatore. Per questo, gli eventi che ci incalzano e che sembra ci facciano affondare, non sono il segno dell'abbandono di Dio, anzi. Nella barca possiamo scoprire e sperimentare che sono invece il luogo dove conoscere più intimamente il Signore. Anche e soprattutto nelle conseguenze amare dei peccati. Ma dobbiamo imparare a riconoscerci peccatori e ad accettarlo, altrimenti non sperimenteremo il potere di Gesù Cristo. Il cristianesimo non è una religione naturale ma è Cristo stesso che è salito sul legno della croce per attraversare il mare della morte addormentandosi in essa e vincerla definitivamente. Per questo siamo chiamati ogni giorno ad entrare con Lui nel mare in tempesta, addormentati, senza resistere al male, senza scappare dalla storia, abbandonati nella volontà di Dio, certi del fatto che essa è sempre per il bene di ciascuno di noi, della Chiesa, dell'evangelizzazione, e del mondo. Perché è proprio lì che Dio farà risplendere il perdono e la vita che non muore, come un segno per ogni uomo.


venerdì 29 gennaio 2016

Come semi nascosti nella terra

Il Vangelo del giorno. 

Venerdì della III settimana del Tempo Ordinario






αποφθεγμα Apoftegma



Nuova evangelizzazione non può voler dire: attirare subito 
con nuovi metodi più raffinati le grandi masse allontanatesi dalla Chiesa. 
No - non è questa la promessa della nuova evangelizzazione. 
Nuova evangelizzazione vuol dire: 
Non accontentarsi del fatto che dal grano di senape 
è cresciuto il grande albero della Chiesa universale, 
non pensare che basti il fatto che nei suoi rami 
diversissimi uccelli possono trovare posto, 
ma osare di nuovo con l'umiltà del piccolo granello lasciando a Dio, 
quando e come crescerà
Le grandi cose cominciano sempre dal granello piccolo 
ed i movimenti di massa sono sempre effimeri.

Benedetto XVI



    




L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Marco 4,26-34.

Diceva: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra». Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa. 



Come semi nascosti nella terra


Spesso il Vangelo ci trascina in un violento testacoda, come quando Gesù parla del Regno di Dio, oggetto preferito delle confidenze sussurrate "in privato" ai suoi amici. Gli apostoli, infatti, hanno molto a che fare con esso. Quando Gesù afferma che "il Regno è come un uomo che getta il seme nella terra", oppure "come un granellino di senapa", sta dicendo che il Regno di Dio non è un luogo circoscritto ma "si può paragonare" a un evento sempre in evoluzione. Lo può "descrivere" solo una "parabola" che racconta una storia, ma allo stesso tempo è molto più di un semplice oggetto. Il Regno è come un uomo che semina, ma è anche come il seme, che "cresce e germoglia". E' una persona, ma è anche la sua vita. E' un piccolo resto che distende le sue radici nella terra ma non resta fermo; come il popolo di Israele si muove nel buio dell'Egitto, buca la superficie della terra uscendo dalla schiavitù, esce alla luce passando attraverso il mar Rosso, e continua a crescere nel deserto puntando il Cielo della terra promessa per diventare un popolo che, come un segno dell'amore di Dio, distende i suoi rami, "tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra". Il Regno di Dio è Cristo, che getta se stesso nella storia di ogni uomo, ma è anche il Popolo unito a Lui come la terra al seme. Egli ne assorbe le speranze e i fallimenti, le gioie e i dolori, anche i peccati, per trasformare tutto in un prodigio di amore robusto e fecondo. E' un mistero, è il Mistero Pasquale nel quale il corpo esanime di Gesù è trasformato in un corpo glorioso capace di dispensare vita senza fine. Mette i brividi, eppure neanche l'uomo Gesù "sapeva come" ciò sarebbe potuto accadere. E lo si vede bene nel Getsemani, quando, prostrato nell'angoscia, chiede al Padre di risparmiargli il calice della Passione. Quella notte Gesù si trovava proprio come un contadino che getta il seme in terra: questi sa che lì dentro accade qualcosa capace di trasformare quel puntino che teneva in mano in una pianta o in un albero, ma non sa come ciò si realizza. Il contadino, infatti, non è mai stato un seme, e per quanto le conoscenze scientifiche attuali ce lo sappiano spiegare, nessuno di noi ha mai vissuto l'esperienza di un seme gettato in terra. Così Gesù è dovuto entrare nell'ignoto, in quel passaggio doloroso e sconosciuto che il demonio ha colto a pretesto per tenerci schiavi tutta la vita. Sapeva che lo avrebbero preso, insultato, deriso, flagellato e appeso alla croce; sapeva che sarebbe morto e risorto, ma come ciò sarebbe accaduto non lo sapeva. Era certo che il Padre non lo avrebbe abbandonato, ma doveva entrare senza mappe né istruzioni in quel pezzo di terra a forma di sepolcro; doveva, per essere il primogenito di molti fratelli, la primizia del Regno di Dio, il Capo che porta alla salvezza il suo Popolo. Doveva perché in Lui tutti noi, scelti e chiamati a far parte del suo Corpo vivo nella storia, potessimo entrare nella terra buia che ci attende per uscirne vittoriosi come un albero che abbraccia nella salvezza le Nazioni pagane ancora schiave del demonio. 

Ecco, le parabole di oggi annunciano il Regno di Dio come il passaggio dalla morte alla vita: lo profetizzano per Gesù ma anche per ciascuno di noi; e anche per ogni uomo, per chi ci è accanto in ufficio e per il quale pensiamo non vi sia più speranza. Anche per tuo figlio o tuo cugino, anche per un pedofilo o un terrorista. Non sappiamo come possa accadere che anch'essi si salvino. Certo sono liberi, possono rifiutare sino in fondo l'occasione. Ma per tutti, misteriosamente, c'è un pezzo di terra dove Cristo si getta per morirvi con loro e così strapparli alla dannazione unendoli a sé nella risurrezione. E quel pezzo di terra è proprio quel momento in cui la persona accanto è più indurita, ci aggredisce e ci insulta, ci rifiuta e disprezza; ci uccide dentro. E' il kairos, il momento favorevole in cui la terra si spacca, magari impercettibilmente, per accogliere il nostro amore, che significa la nostra morte. Perché così è accaduto a Gesù, quando ha gettato se stesso nella terra della nostra vita che con i peccati lo ghermiva per ucciderlo. No, non sappiamo che cosa succederà dopo, quanto tempo dovremo restare in quel sepolcro spalancato dai peccati dell'altro. Lo sa una moglie abbandonata da un marito? Lo sanno il padre e la madre di un figlio che li detesta e se ne va di casa? Lo sa chi è stato truffato e derubato, insultato e calunniato? Lo sa un missionario rifiutato e perseguitato? No, nessun cristiano che offre la sua vita lo sa, ma ha la certezza che darà frutto, perché allo stesso modo l'amore di Cristo ha dato frutto in lui. Nel Vangelo di Giovanni Gesù invita gli apostoli a "guardare i campi - tutto il mondo! -che già biondeggiano per la mietitura"; e nel brano di oggi, dove si legge di "metter mano alla falce", l'originale greco ha "apostellei", che significa "inviare", da cui deriva "apostolo". La mietitura è dunque l'invio degli apostoliperché l'annuncio del Vangelo è già l'inizio della raccolta dei frutti! Non è questione di "dormire o vegliare", perché "il chicco pieno nella spiga" non dipende dagli apostoli, ma da Cristo. E' Lui che ha già dato la sua vita per tutti, ed è ancora Lui che parla e agisce nei cristiani. Per questo Egli vede anche nel più grande peccatore, anche nelle zone del mondo più pagane e indifferenti al vangelo, la salvezza che gli uomini non vedono perché non sanno: Lui sa perché è entrato nella morte ed è risorto perché il suo mistero di Pasqua dia frutto in tutti. C'è una "spontaneità" del bene più forte del male che è sempre innaturale. Essa si sprigiona nell'uomo quando egli viene a contatto con l'origine e il compimento del bene; quando cioè Cristo tocca il suo cuore e vi entra per risuscitare in lui e far crescere e fruttificare il seme divino che vi giace sin dalla creazione. E' quanto accade come un segno di speranza in chi è accolto nella Chiesa attraverso un lungo cammino iniziato con la semina della Parola; in virtù del suo potere, essa "cresce in lui spontaneamente" generando fede, speranza e carità, i segni della vita nuova che estenderà i suoi rami per accogliere i peccatori nella misericordia.