Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

lunedì 2 settembre 2013

L’amore è l’esperienza umana più coinvolgente e più decisiva nella nostra vita. ... Le lacrime di Maria.

Si può amare anche senza essere amati



La Stampa, 1 settembre 2013

L’amore è l’esperienza umana più coinvolgente e più decisiva nella nostra vita. Forse è l’unica esperienza in cui ci sentiamo un po’ redenti, in cui sentiamo di salvare le nostre povere vite. Per questo cerchiamo l’amore, lo attendiamo, lo bramiamo, e quando si accende la possibilità della storia d’amore tutte le nostre attenzioni sono trascinate nel suo nascere, sbocciare, crescere… Vorrebbe essere eterno l’amore, ed è vero che, solo se è amore fino alla fine e nonostante il rifiuto, vince la morte; ma in realtà a noi umani non è possibile un amore portato a pienezza.
L’amore di fatto conosce, anche se non lo vogliamo, tante contraddizioni: difficoltà, conflitti, deperimenti, infedeltà e forse anche – ma non ne sono sicuro – la morte. Per questo l’amore non coinvolge nessuno senza esporlo al dolore e senza che debbano consumarsi perdite di se stessi; nell’amore c’è la sofferenza, il dolore per queste contraddizioni ma anche per le inadeguatezze, per la nostra incapacità di amare: quanta disciplina occorre per amare in modo autentico, per amare di desiderio sì, ma in una relazione sinfonica e piena di rispetto l’uno per l’altro, senza diffidenza tra gli amanti, accettandosi reciprocamente, tesi verso un rapporto che renda entrambi più buoni, più umanizzati.
Nell’amore, soprattutto nella fase dell’innamoramento, c’è qualcosa di adolescenziale che sempre si rinnova a ogni inizio: si desidera la fusione che chiede di stare sempre insieme, di pensare le stesse cose, di gioire insieme delle stesse realtà; in una parola, di non lasciare all’altro la distanza che gli è necessaria per essere altro e se stesso, di fronte a me. L’amore dunque richiede una lotta perché, quando amiamo, in noi si fa prepotente il desiderio di possesso, di vantare pretese sull’altro. C’è una difficoltà, quasi un’impossibilità dell’amore autentico: più amiamo, più desideriamo, e più desideriamo, più siamo tentati di disporre dell’altro, fino a farne un nostro possesso.

Siamo intessuti d’amore, mendicanti d’amore, abitiamo la contraddizione di avere necessità dell’amore il quale però necessità della libertà. Per un po’ d’amore siamo anche tentati di prostituzione; per non perdere l’amore siamo tentati di costruire attorno all’altro un recinto; per non soffrire il tradimento nell’amore siamo portati alla violenza, al fare tutto senza più cogliere la differenza dell’altro, le sue motivazioni, la sua via, buona o cattiva che sia. È difficile coniugare amore e libertà, acconsentire nella storia d’amore alla libertà dell’altro, riconoscere che l’alterità è impossibilità all’uguale, al medesimo, e che deve rimanere differenza.
Questa sofferenza si fa ben più acuta ed evidente quando il nostro amore è rifiutato, non corrisposto, non desta il contraccambio. Se leggessimo per una volta i racconti evangelici in modo da scorgere in essi semplicemente i sentimenti, il vissuto dei protagonisti ci accorgeremmo, per esempio, che quando Gesù incontra un giovane (cf. Mc 10,17-22 e par.) che lo interroga sulla vita eterna e gli chiede di parlargli di Dio, egli lo fissa nel volto, lo guarda negli occhi e lo ama: Gesù ama gratuitamente un giovane capitato sulla sua strada… Quello di Gesù è uno sguardo d’amore, che non deve essere colto solo come una vocazione affinché quel tale lo segua. Non si tratta di una tattica vocazionale attuata da Gesù per accalappiare adepti per la sua comunità. Il suo è uno sguardo che dice come Gesù si sia sentito attratto e interpellato da quel giovane, come verso di lui abbia provato un sentimento di affetto. Era un giovane amabile, forse bello, forse così trasparente che a Gesù risultava amabile; a lui egli rivolge uno sguardo lungo, profondo, preciso, di elezione della sua persona tra gli altri.
Ma nonostante questa simpatia, questo sguardo su chi era amabile, la relazione non si accende e lo sguardo di Gesù rimane senza risposta. Sì, il giovane se ne andò triste, ma forse che Gesù se ne sarà andato contento? Siamo sicuri che, fatto il suo dovere, quasi l’avesse amato solo per chiamarlo, Gesù non si sia rattristato per il rifiuto della sua offerta d’amore? Ecco una debolezza anche dell’amore più forte: l’amore di Gesù non è stato compreso, il giovane che ai suoi occhi era amabile non gli ha permesso di amarlo. È un enigma accompagnato da tristezza, nostalgia, sofferenza: il no dell’altro, per noi amabile, al nostro sguardo, al nostro amore, è una sofferenza acuta che continua almeno per un certo tempo. È la necessitas amoris, inscritta nell’amore: l’amore si rivolge alla libertà dell’altro, e così nella relazione può accadere anche il diniego, il rifiuto, il no all’amore. E l’amante, dall’amore nato dal suo sguardo riceve sofferenza per il no opposto al suo amore; l’amante è sempre esposto al rischio che l’amato non diventi amante, che l’amato se ne vada, che non riconosca l’amore di chi lo ama.

Ma di chi sto parlando? Di me e dei miei dati autobiografici? Di Gesù che “narra” Dio? Non sto forse leggendo tutta la vicenda di Dio e dell’uomo? Non sto sintetizzando la Bibbia come storia d’amore? Sì, il nostro Dio, che ci ha creati per avere con noi una relazione d’amore, per avere davanti a sé qualcuno a cui offrire i suoi doni meravigliosi – come affermava Ireneo di Lione –, il Dio che il Nuovo Testamento, dopo il racconto fattone da Gesù, definisce “agápe, amore” (1Gv 4,8.16), non è soprattutto il partner nella storia d’amore con noi, con l’umanità? Che storia! Una storia d’amore in cui ci sono misconoscimenti, tradimenti, conflitti, negazioni; una storia in cui il Dio creatore, il Dio donatore di tutto si fa mendicante d’amore presso il suo popolo che lo tradisce e che giunge a prostituirsi, ad avere altri amanti. In questa storia il Dio creatore è vulnerabile: soffre per l’amore non corrisposto, è frustrato dalle non risposte del partner amato, è geloso di questo amato così litigioso e pronto all’infedeltà, un amato che non corrisponde. È una storia in cui ci sono state le stagioni dell’amore c’è stata la primavera, l’innamoramento; poi la stagione dell’amplesso, dell’unione dei partner e della celebrazione nell’alleanza dell’amore; ma poi anche la lunga stagione dell’infedeltà, dell’aridità dell’amore e delle passioni dell’amato per nuovi amanti.
L’amore basta all’amore? Cioè all’amante basta amare anche senza reciprocità, anche senza il contraccambio da parte dell’amato? L’amore si sostiene anche quando l’amato rifiuta di essere trasfigurato dall’amore dell’amante? L’amore contiene in sé il riconoscimento della libertà dell’altro e continua nel suo ardere anche quando dall’altro giunge il diniego? Se è vero amore, sì! Proprio perché l’amore basta all’amore, perché l’amore non può mai essere meritato ma sta nello spazio della gratuità e della libertà, perché non solo Dio è amore ma l’amore, se è vero, diventa divino, cioè racconta sempre Dio. 

domenica 1 settembre 2013

L'Angelus di Papa Francesco. "pace e contro ogni guerra"

Pachelbel Canon in D (106 participants from 30 countries): Virtual Symphony v 1.0


Drammatico appello del Santo Padre in favore della pace e contro ogni guerra e uso di armi chimiche. Il Papa annuncia: 7 settembre, una Giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria, Medio Oriente e nel mondo intero.   Da Kairòs


Il  tweet di Papa Francesco: "Preghiamo per la pace: la pace nel mondo e nel cuore di ciascuno" (1° settembre 2013)

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L'Angelus di Papa Francesco. Drammatico appello del Santo Padre in favore della pace e contro ogni guerra e uso di armi chimiche. Il Papa annuncia: 7 settembre, una Giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria, Medio Oriente e nel mondo intero.

 Come strumento di lavoro a continuazione riportiamo alcune frasi dell'allocuzione del Santo Padre. Il testo ufficiale sarà disponibile più tardi.

Papa Francesco, nella 22.ma Domenica del Tempo ordinario, nelle sue riflessioni prima dell'Angelus, ha proposto alcune meditazioni sul Vangelo d'oggi in cui Gesù, raccontando la parabola sugli invitati a un banchetto di nozze, esorta a mettersi all’ultimo posto, e aggiunge: “Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”.
Papa Francesco, come ogni domenica è cominciato salutando i presenti - moltissimi - con il suo tradizionale "cari fratelli e sorelle, buon giorno!". Poi, il Papa ha sottolineato:
Vorrei farmiinterpete del girdo che sale dal tetra, dal cuore del popolo, dell'umanità, ... il grido della pace.
Vogliamo un mondo di pace.
Vogliamo essere uomini e donne di pace.
Vogliamo vedere scioppiare la pace.
mai più la guerra.
La pace è un dono troppo presiozo che deve essere promosso e tutelato. E' angosciato per le prospettive
vivi con sofferenze le situazioni di conflitto.
In questi giorni il mio cuore è ferito da ciò che accade in Siria.
Rivolgo un appello per la pace pensando alle tante sofferenze. ai bambini che non vedranno il futuro.
Con fermezza condanno l'uso delle armi chimiche.
Ho ancora fisse nella mente le immagini dei giorni scorsi.
C'è un giudizio di dio e della storia al quale non si può sfuggere.
Guerra chiama guerra. Violenza chiama violenza.
Chiamo al negoziato e al dialogo. Chiamo la comunità internazionale a favorire soluzioni di pace basate sul dialogo.
Chaimo alla solidarietà di tutti verso profughi e sfgollati e anche agli operatpori di pace che prestano un servizio umanitario.
Cosa possiamo fare noi per la pace nel mondo.
Tutti abbiamo la possibilità di dare un contributo. Rivolgo un invito a tutta la Chiesa cattolica e autte le altre confessioni, anche ai non credenti, ha lavorare per la pace, bene di tutta l'umanità.
Ripe a voce alta: non è la cultutra dello scontro e del conflitto quella che costruisce la cobvivenza fra i popoli.
L'unica strada per la pace è il dialogo e l'incontro.
Ho deciso indire il 7 settembre, vigilia della, una Giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria, Medio Oriente e nel mondo intero.  Quel giorno saremmo qui in Piaza San Pietro per pregare per questa pace.
Ora chiediamo a Maria che ci auiti. Lei è madre e ci aiuti a trovare la pace. Tutti siamo suoi figli.


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Grati e disponibili a serena collaborazione


La Presidenza della Cei, in comunione con tutti i vescovi italiani, esprime la propria gratitudine al Santo Padre per aver voluto donare alla Chiesa un nuovo segretario di Stato nella persona di Sua Eccellenza monsignor Pietro Parolin. In tale scelta riconosciamo la volontà di portare nel cuore della cristianità il respiro e l’esperienza della Chiesa universale, con particolare attenzione alla voce delle giovani Chiese, dei poveri, di quanti sono in attesa dell’annuncio liberante del Vangelo.


A Sua Eccellenza rivolgiamo i nostri più vivi e affettuosi rallegramenti per la nuova e gravosa responsabilità ministeriale a servizio della Chiesa universale. Come vescovi italiani accompagniamo questa nomina con la preghiera e con la disponibilità a una piena e serena collaborazione per il bene della Chiesa e dell’umanità.


La Presidenza della Cei



“Corriere della Sera” - Rassegna "Fine settimana"
(Massimo Franco) Con una iperbole significativa, si dice che il papato di Francesco è cominciato davvero solo ieri. È un omaggio al potere ingombrante rappresentato in questi anni dal segretario di Stato di Benedetto XVI, Tarcisio Bertone; e la conferma che senza (...) 
Rassegna "Fine settimana"
- Vaticano, addio Bertone Il “prete di Chávez” agli esteri(di Giampiero Gramaglia in “il Fatto Quotidiano”)

- In Vaticano inizia l'era Parolin «Grazie, fiducia immeritata» (di Gian Guido Vecchi e Maria Antonietta Calabrò in il "Corriere della Sera")

-  L'ex viceparroco diventato diplomatico È il più giovane dal dopoguerra (di Gian Guido Vecchi in “Corriere della Sera”)
- Un diplomatico Segretario di Stato il Vaticano è più aperto al mondo (di Alberto Melloni in “Corriere della Sera”)
- L'uomo del dialogo concreto che conosce i conflitti del mondo (di Andrea Tornielli in “La Stampa”)


Preghiera del Santo Padre Giovanni Paolo II al “PEACE MEMORIAL” DI HIROSHIMA – 25 febbraio 1981
Ascolta la mia voce
perché è la voce delle vittime
di tutte le guerre
e della violenza tra gli individui e le nazioni;
Ascolta la mia voce,
perché è la voce di tutti i bambini
che soffrono e soffriranno
ogni qualvolta i popoli ripongono la loro fiducia
nelle armi e nella guerra;
Ascolta la mia voce,
quando Ti prego di infondere
nei cuori di tutti gli esseri umani
la saggezza della pace,
la forza della giustizia
e la gioia dell’amicizia;
Ascolta la mia voce,
perché parlo per le moltitudini di ogni Paese
e di ogni periodo della storia
che non vogliono la guerra
e sono pronte a percorrere
il cammino della pace;
Ascolta la mia voce e donaci la capacità
e la forza per poter sempre rispondere all’odio
con l’amore, all’ingiustizia
con una completa dedizione alla giustizia,
al bisogno con la nostra stessa partecipazione,
alla guerra con la pace.
O Dio, ascolta la mia voce
e concedi al mondo per sempre
la Tua pace.

Non posso essere un vero cristiano se non sosto davanti al Tabernacolo ad ascoltare.

Giovanni Paolo II e il Tabernacolo

 Sono in Sicilia ed è con me un sorridente signore che ha avuto la fortuna di accompagnare spesso Giovanni Paolo II nelle sue sortite in Abruzzo, assieme agli uomini della sicurezza. Ha episodi da raccontare. Una volta, in piena notte, il mio amico si accorge che è mancata la corrente elettrica e va a smanettare sul quadro di controllo. Avverte dietro di sé un’ombra che passa e una voce inconfondibile: “non sono un fantasma, sono il Papa”. Erano le quattro del mattino. Dopo, la spiegazione: “Vado da Lui. Io non chiedo di essere aiutato a fare quello che decido io, vado a chiederGli cosa devo fare, perché è Lui che mi ha messo qui”. Un episodio che fa riflettere. Il Papa si rendeva conto di cosa pensassero gli altri e li preveniva con buon umore: non sono un fantasma… E poi subito la confidenza che fa bene, il racconto su come pregava. Interessante questo modo di vivere la cosiddetta grazia di stato: se mi hai messo qui, dimmi tu cosa devo fare. Nessuno di noi è il papa e non abbiamo il diritto di pretendere istruzioni, come fa il vicario di Cristo. Ma ognuno di noi ha delle responsabilità e non sa come farvi fronte in modo completo. Ecco il consiglio del Papa: non devo chiedere aiuto per realizzare ciò che desidero, devo chiedere cosa vuole Lui che io faccia. Questo piccolo episodio mi aiuta tanto. Non posso essere un vero cristiano se non sosto davanti al Tabernacolo ad ascoltare. Che fretta sciocca quella che m’impedisce d’investire il mio tempo migliore davanti a Lui!

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PREFERISCO IL PARADISO

Preghiamo per la PACE ... 7 settembre 2013 Giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero

Cammino.info: 7 settembre: giorno di digiuno e preghiera per la pace in Siria

Link to Cammino.info


Milioni di bambini indiani in preghiera col papa per la Siria

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Terzo tweet di Papa Francesco oggi: "Quanta sofferenza, quanta devastazione, quanto dolore ha portato e porta l’uso delle armi " (2 settembre 2013)
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Una lettera ai vescovi italiani per rilanciare l’appello del Papa in occasione della Giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero, indetta per il 7 settembre. L’ha inviata oggi monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, ricordando che con questa iniziativa s’intende “invocare da Dio” il “grande dono” della pace “per l’amata Nazione siriana e per tutte le situazioni di conflitto e di violenza nel mondo”. Nella lettera “raccogliendo l’appello accorato del Papa e, in particolare, la richiesta che ‘tutte le Chiese particolari (...) organizzino qualche atto liturgico secondo questa intenzione’”, vengono allegati “alcuni suggerimenti e proposte per la suddetta Giornata, rinviando al sito internet dell’Ufficio liturgico nazionale per ulteriori indicazioni”. Tra le proposte: “Una Veglia di preghiera strutturata come Liturgia della Parola”; la “celebrazione dei Primi Vespri con la possibilità di sostituire la lettura breve con altra lettura biblica (non evangelica) attinta dal Lezionario”. Soprattutto nei Santuari mariani viene suggerita “la preghiera del Santo Rosario; in mattinata è possibile celebrare una Santa Messa utilizzando il formulario ‘Maria Vergine Regina della Pace’”. (segue)

“Sarà possibile proporre un’Adorazione eucaristica prolungata”, è un altro suggerimento dell’Ufficio liturgico della Cei per la Giornata di digiuno e preghiera del 7 settembre, indetta da Papa Francesco per la pace in Siria, nel Medio Oriente e nel mondo intero. Per uno schema di Liturgia penitenziale, l’Ufficio Cei rimanda al “Rito della Penitenza (Appendice II, Celebrazioni penitenziali, nel capitolo Celebrazioni penitenziali comuni, III. Le beatitudini evangeliche, pp. 136-140)”. Nelle Messe festive di domenica 8 settembre, l’Ufficio propone d’“inserire una particolare intenzione nella Preghiera universale o dei fedeli”. Infine, “per presentare il valore del digiuno si può ricorrere alla Nota pastorale della Cei: ‘Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza’ (4 ottobre 1994)”.

Sir

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Mumbai (AsiaNews) - La Chiesa dell'India raccoglie l'appello di papa Francesco e il prossimo 7 settembre osserverà una giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria, nel Medio Oriente e nel mondo intero. Ad annunciarlo ad AsiaNews è il card. Oswald Gracias, arcivescovo di Mumbai e presidente della Conferenza episcopale indiana (Cbci). Quel giorno, vigilia della Natività di Maria regina della pace, "i bambini, le bambine e tutti i giovani dell'India pregheranno per i loro fratelli e sorelle siriani", affinché "con l'intercessione della Madonna possano trovare la forza di avere fede e di non perdere la speranza". Di seguito, la riflessione completa.
Mi rivolgo a tutti i vescovi dell'India, per chiedere loro di prendere parte alla giornata di digiuno e preghiera - in solidarietà con il Santo Padre - per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero, così come nel nostro stesso Paese.
Il prossimo 7 settembre i quasi 2 milioni di cattolici dell'India saranno con papa Francesco, e la Chiesa universale pregherà e digiunerà per le sofferenze del popolo siriano. Quella gente sta attraversando una situazione di grande pericolo, che potrebbe avere conseguenze devastanti. In qualunque luogo e momento, la guerra e violenza non sono mai una risposta. La violenza genera solo violenza e tutti noi sappiamo che a fare le spese di queste catastrofi causate dall'uomo sono gli innocenti, i poveri e gli emarginati. Il dialogo è l'unica via e i negoziati di pace sono l'unica speranza per evitare una crisi umanitaria ben peggiore di quella attuale.
Anche i nostri amati milioni di bambini indiani offriranno preghiere per i bambini della Siria. Oggi è il quarto giorno di novena in preparazione alla festa per la Natività di Maria, e i nostri piccoli cattolici portano fiori e candele da offrire alla beata Vergine Maria, cantandole dolci canzoni di lode. Quest'anno, alla vigilia, canteranno speciali preghiere, rosari e inni di pace per i bambini siriani, che vivono in costante paura e incertezza e hanno perso speranza per il futuro.
Questi [bambini siriani] sono vittime innocenti, sono orfani, o hanno perso le loro case e sono costretti a cercare rifugio in altri Paesi. Questi piccoli saranno quelli che dovranno ricostruire le loro vite e il loro Paese... diamo loro l'amore e le preghiere dei bambini indiani, che invocano la Madre Maria, cantando il Magnificat. I bambini dell'India pregheranno per loro.
Per decenni, la Chiesa di Mumbai ha celebrato la Giornata della bambina. Quest'anno alla vigilia della festa pregheremo per le bambine, le donne e le madri della Siria, e per le migliaia di loro che sono state strappate dalle loro case e scuole, abbandonate con dolorosi ricordi di violenze e confusione per quello che hanno perduto.
La festa della Natività di Maria è una giornata molto speciale per la Chiesa indiana e per le persone di buona volontà. Una novena precede questa grande festa e persone di ogni casta e credo vi partecipano, pregando la Madre di tutti noi: la beata Vergine. Ogni chiesa, cappella, monastero, seminario, noviziato e istituto religioso pregherà il 7 settembre per [fermare] l'instabilità della Siria, come chiesto da papa Francesco.
In India la devozione mariana è travolgente. Maria è venerata, amata e pregata da persone di ogni generazione. Tutti cercano la protezione materna della Madonna. Tutti noi apparteniamo al corpo mistico di Cristo e la Chiesa in India soffre immensamente [dinanzi] alle gravi sofferenze dei nostri fratelli siriani. Siamo testimoni della crisi e della tragedia che si sta aprendo in Siria, ma che avrà anche disastrose conseguenze per l'umanità intera.
L'India ha un volto giovane e i nostri ragazzi [più grandi] provano dolore per le sofferenze dei loro coetanei siriani. Lì i giovani stanno perdendo le loro case, le loro famiglie e il loro futuro... I giovani cattolici indiani pregheranno per i loro fratelli in Siria, affinché possano non perdere la speranza e, attraverso la potente intercessione di Maria, possano trovare la forza di avere fede.

(Ha collaborato Nirmala Carvalho )

SHALOM ALEIJEM



ReginaMundi
 “Con grande sofferenza e preoccupazione – afferma il Papa - continuo a seguire la situazione in Siria”. Nel Paese dopo quasi due anni e mezzo di guerra civile sono morte oltre 100 mila persone, di cui 7 mila sono bambini. Oltre 4 milioni tra profughi e sfollati, un quinto dell’intera popolazione siriana:
“L’aumento della violenza in una guerra tra fratelli, con il moltiplicarsi di stragi e atti atroci, che tutti abbiamo potuto vedere anche nelle terribili immagini di questi giorni, mi spinge ancora una volta a levare alta la voce perché si fermi il rumore delle armi. Non è lo scontro che offre prospettive di speranza per risolvere i problemi, ma è la capacità di incontro e di dialogo”.
“Dal profondo del mio cuore” il Papa manifesta la sua vicinanza “con la preghiera e la solidarietà a tutte le vittime di questo conflitto, a tutti coloro che soffrono, specialmente i bambini, e invitare a tenere sempre accesa la speranza di pace”:
“Faccio appello alla Comunità Internazionale perché si mostri più sensibile verso questa tragica situazione e metta tutto il suo impegno per aiutare la amata Nazione siriana a trovare una soluzione ad una guerra che semina distruzione e morte”.
Il Santo Padre invita tutti i presenti a pregare la Regina della Pace.
"Maria Regina della Pace prega per noi."

(Angelus 25 Agosto 2013)


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Yerushalaim 2013


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Preghiere per la Siria



Di seguito la lettera che  quattro suore trappiste hanno inviato al sito oraprosiria. Le quattro religiose vivono in monastero cistercense appollaiato su una collina in un villaggio maronita al confine col Libano, fra Homs e Tartous. ( fonte: tempi.it )
Oggi non abbiamo parole, se non quelle dei salmi che la preghiera liturgica ci mette sulle labbra in questi giorni: «Minaccia la belva dei canneti, il branco dei tori con i vitelli dei popoli… o Dio disperdi i popoli che amano la guerra…». «Il Signore dal cielo ha guardato la terra, per ascoltare il gemito del prigioniero, per liberare i condannati a morte»… «ascolta o Dio la voce del mio lamento, dal terrore del nemico preserva la mia vita; proteggimi dalla congiura degli empi, dal tumulto dei malvagi. Affilano la loro lingua come spada, scagliano come frecce parole amare… Si ostinano nel fare il male, si accordano per nascondere tranelli, dicono: “Chi li potrà vedere? meditano iniquità, attuano le loro trame. Un baratro è l’uomo, e il suo cuore un abisso”. Lodate il mio Dio con i timpani, cantate al Signore con cembali, elevate a lui l’accordo del salmo e della lode, esaltate e invocate il suo nome. POICHE’ IL SIGNORE E’ IL DIO CHE STRONCA LE GUERRE. “Signore, grande sei tu e glorioso, mirabile nella tua potenza e invincibile”».
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Guardiamo la gente attorno a noi, i nostri operai che sono venuti a lavorare tutti come sospesi, attoniti: «Hanno deciso di attaccarci». Oggi siamo andate a Tartous… sentivamo la rabbia, l’impotenza, l’incapacità di formulare un senso a tutto questo: la gente cerca di lavorare, come può, di vivere normalmente. Vedi i contadini bagnare la loro campagna, i genitori comprare i quaderni per le scuole che stanno per iniziare, i bambini chiedere ignari un giocattolo o un gelato… vedi i poveri, tanti, che cercano di raggranellare qualche soldo, le strade piene dei rifugiati “interni” alla Siria, arrivati da tutte le parti nell’unica zona rimasta ancora relativamente vivibile… guardi la bellezza di queste colline, il sorriso della gente, lo sguardo buono di un ragazzo che sta per partire per militare, e ci regala le due o tre noccioline americane che ha in tasca, solo per “sentirsi insieme”… E pensi che domani hanno deciso di bombardarci… Così. Perché “è ora di fare qualcosa”, così si legge nelle dichiarazioni degli uomini importanti, che domani berranno il loro thé guardando alla televisione l’efficacia del loro intervento umanitario… Domani ci faranno respirare i gas tossici dei depositi colpiti, per punirci dei gas che già abbiamo respirato?
La gente qui è davanti alla televisione, con gli occhi e le orecchie tesi: «Si attende solo una parola di Obama»!!!! Una parola di Obama?? Il premio Nobel per la pace, farà cadere su di noi la sua sentenza di guerra? Aldilà di ogni giustizia, di ogni buon senso, di ogni misericordia, di ogni umiltà, di ogni saggezza?
Parla il Papa, parlano Patriarchi e vescovi, parlano innumerevoli testimoni, parlano analisti e persone di esperienza, parlano persino gli oppositori del regime… E tutti noi stiamo qui, aspettando una sola parola del grande Obama? E se non fosse lui, sarebbe un altro, non è questo il problema. Non si tratta di lui, non è lui “il grande”, ma il Maligno che in questi tempi si sta dando veramente da fare.
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Il problema è che è diventato troppo facile contrabbandare la menzogna come nobiltà, gli interessi più spregiudicati come una ricerca di giustizia, il bisogno di protagonismo e di potere come “la responsabilità morale di non chiudere gli occhi”… E a dispetto di tutte le nostre globalizzazioni e fonti di informazioni, sembra che nulla sia verificabile, che un minimo di verità oggettiva non esista… Cioè, non la si vuole far esistere; perché invece una verità c’è, e gli uomini onesti potrebbero trovarla, cercandola davvero insieme, se non fosse loro impedito da coloro che hanno altri interessi.
C’è qualcosa che non va, ed è qualcosa di grave… perché la conseguenza è la vita di un popolo. È il sangue che riempie le nostre strade, i nostri occhi, il nostro cuore.
Ma ormai, a cosa servono ancora le parole? Una nazione distrutta, generazioni di giovani sterminate, bambini che crescono con le armi in mano, donne rimaste sole, spesso oggetto di vari tipi di violenza… distrutte le famiglie, le tradizioni, le case, gli edifici religiosi, i monumenti che raccontano e conservano la storia e quindi le radici di un popolo…
Domani, dunque (o domenica ? bontà loro…) altro sangue.
Noi, come cristiani, possiamo almeno offrirlo alla misericordia di Dio, unirlo al sangue di Cristo che in tutti coloro che soffrono porta a compimento la redenzione del mondo. Cercano di uccidere la speranza, ma noi a questo dobbiamo resistere con tutte le nostre forze.
A chi ha un vero amore per la Siria (per l’uomo, per la verità…) chiediamo tanta preghiera… tanta, accorata, coraggiosa…
le sorelle trappiste
da ‘Azeir – Syria, 29 agosto 13

PREGHIERE DI PACE.


Padre Nostro in Aramaico 

La Preghiera del Signore 

(Sottotitoli in Italiano)




AVINU MALKEINU - NUESTRO PADRE NUESTRO REY - GAD ELBAZ

XXII Domenica del Tempo Ordinario - Anno C


MESSALE (Kairòs)

Solo all'ultimo posto il Vangelo è autentico e credibile (Zenit)

Commento al Vangelo della XXII Domenica del Tempo Ordinario - Anno C


Ascolta fratello, Dio è molto alto.
Se tu sali, Egli va più in alto;
ma se tu ti abbassi, Egli viene a te.


S. Agostino


Dal Vangelo secondo Luca 14,1.7-14.

Un sabato era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo.
Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola:
«Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te
e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto.
Invece quando sei invitato, và a metterti all'ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali.
Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l'aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch'essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio.
Al contrario, quando dài un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi;
e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».


Il commento


Presentandoci la vita come il funerale dei desideri, il demonio vuole indurci a non accogliere l’«invito a nozze» che il Signore ci consegna attraverso i fatti e le persone che incontriamo. Ogni giorno, infatti, rifiutiamo qualcosa della volontà del Padre, spinti a tentare di «occupare il suo posto» per saziare in libertà le concupiscenze. Sperperiamo la sua eredità per «esaltarci» ai «primi posti» del prestigio e dell’onore, dove ci illudiamo si possa realizzare la nostra esistenza. Mentre umiliamo e strumentalizziamo gli altri; per scalare i "primi posti" mentiamo esibendo curriculum artefatti, sino a che il pallone gonfiato dagli inganni non ci scoppia tra le mani.


Precipitiamo allora all’«ultimo posto», accanto ai porci come il figlio prodigo, dove ci scopriamo «nudi» come i progenitori e, avvolti nella stessa «vergogna», ci nascondiamo dagli altri, affamati e soli. È quando il Signore, certo «più ragguardevole di noi», appare nelle situazioni che ci umiliano, e il Padre ci dice di «lasciare a Lui il primo posto» nella nostra vita, come in quella della moglie, del marito, dei figli, del fidanzato o degli amici. Grazie all’amore di Dio che, geloso della sua creatura, attraverso la Croce ci umilia seriamente, la superba scalata alla menzogna del "primo posto" ci precipita sempre nella verità dell’ultimo.
Ma proprio in quel porcile immondo, seduti al «nostro posto», quello che ci spetta quale giusta conseguenza delle nostre scelte, ci raggiunge, gratuito e del tutto inaspettato, l'amore di Dio. Qui, infatti, Egli vede in noi il suo Figlio disceso nel sepolcro, sino al «posto» dell’«ultimo» dei peccatori. E qui, con Gesù, il Padre abbraccia anche noi, ci risolleva e ci sussurra le parole più dolci: "«amico mio vieni più avanti», ecco per te l’«onore» che ho dato a mio Figlio risuscitandolo dalla morte".
Il Signore ci chiama dunque a riconoscerci peccatori, ad accettare «umilmente» la nostra debolezza e a «metterci all’inferno e non disperare» (Silvano del Monte Athos) in attesa che ci «innalzi» nel suo perdono. A «diminuire» agli occhi degli altri, a non cercare quello che non ci spetta, perché il Signore «cresca» in noi e in loro, divenendo così il centro dove incontrarci e amarci. E' questa l'umiltà autentica che ci fa essere quello che siamo dinanzi a Dio e null'altro. In essa possiamo vivere ogni relazione nella verità che ci fa liberi davvero: allora non ci stupiremo di non essere considerati, che diritto abbiamo per esserlo? Abbiamo giudicato e guardato con malizia il fratello, come pensiamo di essere da lui ascoltato? Ci crediamo superiori agli altri, e questo chi ci è accanto lo percepisce; dalle nostre parole, dagli atteggiamenti, perfino dal modo di guardare e stare seduti, dalla nostra persona trasuda, inconfondibile, l'olezzo del tronfio superbo che sa tutto e umilia il prossimo. Come pretendere che questi non si difenda e non ci rifiuti sbattendoci all'ultimo posto nel suo cuore?

Per questo il Signore ci invita oggi a percorrere il cammino di conversione che ci accompagna al "banchetto". Questo è anche immagine dell'eucarestia, il culmine del catecumenato: dopo il battesimo e l'unzione con il sacro Crisma, finalmente i neofiti erano introdotti nella celebrazione eucaristica, che, sino a quel momento, era una "arcano", un segreto difeso gelosamente. L'eucarestia era il tesoro più grande, l'anticipo del Cielo che sigillava nei cristiani la certezza della vita eterna, il banchetto dove esserne nutriti per vivere santamente nel mondo; era il talamo nuziale dove si "consumavano" le nozze tra Cristo e la Chiesa, feconde nel generare sempre l'uomo nuovo capace di offrire la vita per i nemici. Non si accedeva a questo banchetto che per la porta stretta del battesimo, dopo aver disceso i gradini che conducevano al fonte. E' di questi che Gesù parla: "umiliarsi" significa scendere ogni giorno la scala che conduce alle acque dove seppellire l'uomo vecchio schiavo della superbia. "Innalzarsi" significa invece cedere alla menzogna secondo la quale, per essere cristiani, occorre salire, scalare con le proprie forze la montagna della santità. E' il trionfo della superbia e il rifiuto della Grazia. Non si può essere cristiani se non dal basso, dall'ultimo posto che ci immerge ogni giorno nella misericordia di Dio. Per questo, immagine della Chiesa, è la peccatrice prostrata ai piedi di Gesù, all'ultimo posto di quel banchetto, dove riceve perdono e vita; come la donna siro-fenicia, consapevole di non essere degna e di non avere alcun diritto, e che proprio per questo si fa audace nell'implorare una briciola del pane, certa che questa è più che sufficiente per ridare la vita.
Per questo la Chiesa ogni giorno è messa all'ultimo posto «davanti a tutti»; è solo lì che può annunciare l’«onore» di Cristo risorto preparato per ogni figlio scappato di casa. Altro che onori, legittimazioni, accoglienze nei parterre culturali. La Chiesa, cioè ciascuno di noi, esiste per occupare l’ultimo posto, quello che nessuno vuole. Mamma mia, a scuola ogni giorno come l’ultimo degli studenti, lasciando che mi prendano in giro? A casa sempre un passo dietro a mio marito? Al lavoro seduto a raccogliere il mobbing ingiusto, a sbrigare le pratiche che nessuno vuole guardare? Io, il parroco, in ginocchio davanti a ogni pecora affidata, lasciando che le nevrosi, le invidie e le gelosie si infrangano su di me?
Sì, perché questo è il posto che Dio ha riservato ai suoi apostoli, quello scelto da suo Figlio per salvare ciascuno di noi. Con Lui siamo chiamati ad essere gli ultimi per lavare i piedi di tutti; come scrive San Paolo, “spettacolo e spazzatura per il mondo”. Perché solo all’ultimo posto il Vangelo è autentico e credibile.
Così accadde a San Francesco Saverio, apostolo indomito dell’Asia. Un giorno si trovava a Yamaguchi, in Giappone, annunciando il Vangelo; in giapponese sapeva solo il Credo, e questo ripeteva, con un sorriso disarmante. Alcuni ragazzini, vedendolo vestito così stranamente e con una faccia così ridicola, e udendolo balbettare in un giapponese improbabile parole astruse, presero a insultarlo, a sputargli e a tirargli pietre. E Francesco impassibile continuava “seduto all’ultimo posto”, il sorriso sul viso e il Credo sulle labbra. Passava di lì un samurai, osserva la scena e si ferma impietrito. Poi, stordito, si avvicina a Francesco. Attraverso il suo compagno e interprete gli dice: “Che cos’hai tu più di me? Io sono il primo in questa città, e l’onore è la cosa più importante per la mia vita. Tu qui sei l’ultimo, eppure devi avere una cosa più grande e importante dell’onore, per essere così libero da lasciare che te lo tolgano. Voglio quello che tu hai”. Fu il primo samurai convertito al cristianesimo. L’ultimo posto lo aveva attirato a cercare il tesoro meraviglioso che vi si nasconde.
Forse per noi continua ad essere diverso… Nella nostra vita sperimentiamo che ogni relazione, precaria nella friabilità degli affetti e instabile sotto la dittatura degli umori, nasce ferita da un’assenza. Nessuno può dare l'amore che il cuore dell'altro desidera. E invece ci ostiniamo a chiedere al prossimo di saziare i nostri vuoti. Quando «invitiamo amici, fratelli e parenti» ad entrare in comunione con noi ai nostri «banchetti», e sembriamo aprirci alle loro necessità, in realtà «offriamo» sofisticati menù a base di compromessi e ipocrisia; pensieri, parole e gesti come lacci tesi perché ci «invitino a loro volta» nell’intimità.
Come incantatori di serpenti cerchiamo di ipnotizzare e legare a noi il coniuge, i figli, gli amici. La nostra identità dipende dall’esile filo che ci lega al «contraccambio» degli sforzi profusi per contare qualcosa nel cuore degli altri. Non possiamo vivere senza la loro attenzione, l'indifferenza ci polverizza. Così, ad esempio, diluiamo i «no» che dovremmo dire ai figli e gli permettiamo vestiti e orari inaccettabili, discoteche sature di droga e sesso, vacanze promiscue, gadget costosissimi: li tempestiamo di «inviti» al dialogo per non perdere l'affetto e non dover sopportare ribellione e rifiuto. Allo stesso modo con il coniuge, il fidanzato e gli amici: non amiamo perché non ci interessa il bene dell’altro. Non siamo “inquieti” per loro, come dice Papa Francesco. Al contrario, siamo sterili perché in tutto cerchiamo i primi posti” dove non vi è fecondità perché non sono quelli dove donarsi gratuitamente; ai "primi posti" ci si sazia offrendo tutto a se stessi, come in un onanismo spirituale e carnale.

Ma la verità è che siamo tutti «poveri, storpi, zoppi e ciechi». Abbiamo bisogno di gustare le primizie della «ricompensa» celeste, la vita e l’amore più forti della morte capaci di liberarci dalla paura e dall’esigenza. Il compimento di ogni vita è in Cielo, inutile e dannoso sperare di cambiare i rapporti per perfezionarli qui sulla terra, mentre proprio la precarietà che è un’eco del peccato e del disordine da esso provocato, ci impedisce di appropriarcene aprendoci alla beatitudine. Dietro ad essa vi è l’amore di Dio, non il suo castigo.
Attraverso la precarietà - la "morfologia" dell'ultimo posto dove nulla di carnale è certo e assicurato - il Signore ci chiama a guardarlo e a cercare le cose di lassù in ogni cosa di quaggiù. Lavorare, studiare, cucinare, lavare e stendere, fare qualunque cosa aspettando o esigendo una ricompensa è stolto e frustrante, perché ci schiaccia sulla carne e ci impedisce di sperare il Cielo. «Beato», invece, è colui che «invita» il prossimo accogliendolo proprio quando non ha nulla per «contraccambiare»: è allora che il Signore si fa presente provvedendo con più generosità, facendoci così gustare le primizie della Vita Beata. Accogliendo la precarietà dell' "ultimo posto" sperimenteremo la pienezza che nessuno sforzo e nessun "primo posto" sa dare, la gioia autentica e inossidabile di un amore che scavalca le mura del contingente e del tornaconto.
Siamo chiamati ad “invitare” la moglie quando è più povera e più debole; a perdonarla e a donarci a lei quando la carne la rifiuterebbe perché non vi trova nessuna soddisfazione; come ha fatto Gesù con noi, che ci ha "invitato" quando non avevamo che peccati e ribellioni, non certo qualcosa per contraccambiare. Ma in questo misterioso scambio vi è il Regno di Dio: quando si "invita", cioè quando ci si apre e si accoglie e ci si dona a chi non ci considera, ci giudica e forse ci disprezza, incapace di camminare e vedere, sperimentiamo il Cielo sulla terra! Questo amore è il segno che esiste la vita eterna, infinitamente più grande, libera e felice di quella della carne. Ogni rapporto è un cantiere aperto al dono di Dio; l’unico modo per vivere in pienezza il matrimonio, la famiglia, l’amicizia e il fidanzamento è accogliere insieme al fratello l’«invito» del Signore alla sua mensa della Parola e dei Sacramenti; e qui lasciarsi sfamare ogni istante dai frutti fecondi della sua «risurrezione», sino a giungere alla nostra, quando saremo "giusti" in virtù della "Giustizia" di Dio, sempre e infinitamente misericordiosa.




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