Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

domenica 8 dicembre 2013

Festa dell’Immacolata Concezione,


Takamatsu,  (Zenit.orgDon Antonello Iapicca


Per Israele convertirsi significa tornare: la "teshuvà" è, infatti, il ritorno a Dio. Questo significa conoscere il luogo dove oggi siamo concretamente e da cui uscire, e quello dove andare.Per questo la conversione è, essenzialmente,un cammino. Esso ha sempre inizio dalla verità....leggi tutto


Quel giorno a Nazaret... da KAIRO'S


In Italia, la Chiesa celebra questa domenica l’Immacolata Concezione: la liturgia ci propone il Vangelo in cui l’angelo Gabriele annuncia a Maria che concepirà il Figlio dell’Altissimo, perché nulla è impossibile a Dio. Maria risponde: 


«Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». 

*




Oggi, festa dell’Immacolata Concezione, la Chiesa ci presenta non solo un dogma da credere, ma l’opera che Dio ha fatto in Maria, anticipando in Lei la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte e facendola nascere senza la ferita del peccato originale. Il Vangelo, che è buona notizia per noi, ci apre davanti la speranza e la bellezza dell’opera che Dio vuole fare in noi e con noi. L’annuncio dell’angelo viene a strapparci dalla tragedia della schiavitù sotto il dominio di colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo (cf Eb 2,14-15): “Rallegrati, piena di grazia il Signore è con te… concepirai un figlio e lo darai alla luce”, per la salvezza del mondo. L’annuncio oggi è rivolto anche a noi! “Come è possibile?”, chiede Maria…, “Come è possibile?”, chiederai tu, come posso salvare il mondo se non sono capace nemmeno di salvare me stesso dall’egoismo che mi costringe a vivere tutto per me stesso? L’angelo dice a Maria, ma anche a te oggi: Lo Spirito Santo lo farà, “ ti coprirà con la sua ombra”, farà di te la Madre di Cristo! E ogni cristiano è chiamato a diventare “madre di Cristo”! Maria risponde: “Ecco, sono la serva del Signore”: Dio non si impone a Maria: ha bisogno del suo “Sì”; del “Sì” della sua e della tua libertà di uomo, un “sì” senza riserve, un “sì” che si apre alla novità di Dio, che si lascia sorprendere da Dio, che non mette limiti all’opera di Dio. La parola chiave, davanti a questa proposta di Dio è una sola: “Non temere”. Fidati di Dio e vedrai compiuta anche tu la sua promessa.
don Ezechiele Pasotti, prefetto agli studi nel Collegio Diocesano missionario “Redemptoris Mater” di Roma

*
Di seguito i testi della Liturgia con i commenti



Antifona d'Ingresso  Is 61,10
Esulto e gioisco nel Signore
l'anima mia si allieta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza,
mi ha avvolto con il manto della giustizia,
come una sposa adornata di gioielli.


Colletta

O Padre, che nell'Immacolata Concezione della Vergine hai preparato una degna dimora per il tuo Figlio, e in previsione della morte di lui l'hai preservata da ogni macchia di peccato, concedi anche a noi, per sua intercessione, di venire incontro a te in santità e purezza di spirito. Per il nostro...
 

LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura
  Gn 3,9-15.20
Porrò inimicizia tra la tua stirpe e la stirpe della donna.
 

Dal libro della Gènesi
[Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché hai fatto questo,
maledetto tu fra tutto il bestiame
e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia fra te e la donna,
fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».
L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 97
Cantate al Signore un canto nuovo,
perchè ha compiuto meraviglie.
 
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.

Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!
 
Seconda Lettura
  Ef 1,3-6.11-12
In Cristo Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo.
 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo. 

Canto al Vangelo  Cfr. Lc 1,28
Alleluia, alleluia.

Rallègrati, piena di grazia,
il Signore è con te,
benedetta tu fra le donne.

Alleluia.

  
  
Vangelo
  Lc 1,26-38
Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.



*


"Sarai Madre. E il Figlio sarà Dio. E salverà il mondo"

Commento al Vangelo dell'8 dicembre, Solennità dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria



Quel giorno a Nazaret non fu tutto per caso. La Vergine Maria era stata concepita senza peccato, Immacolata Concezione, perché tutto, ma proprio tutto di Lei fosse per il Signore. Da sempre, e da prima che il sempre fosse tempo. Non un secondo della sua vita separato dal Figlio che il suo seno avrebbe ospitato.
E lei, verosimilmente, non ne sapeva nulla. Era una ragazza, di lei conosciamo davvero poco, qualche apocrifo e qualche rivelazione patrimonio di alcuni santi. Ma Parola di Dio, nulla. Nulla prima di quel giorno durante il sesto mese della gravidanza di Elisabetta. Silenzio assoluto su Maria, sui suoi pensieri, desideri, ansie e speranze. Nulla.
Ad un tratto, sulle soglie d'una casa di Galilea, appare Gabriele a "una ragazza di nome Maria, promessa sposa di Giuseppe”. Un nome ed un abbozzo di futuro. All'improvviso, tra le ore d'una normalissima vita d'una normalissima ragazza di Galilea, irrompe Dio: "Tu sarai la madre del Figlio di Dio". La madre dell'atteso di tutto Israele, il Messia, il Salvatore.
“Come è possibile?”. Non è sposata Maria. V'è una promessa, un contratto certo, ma il matrimonio non é ancora concluso. E' impossibile. Ma non per Dio. Non per il suo Spirito. 
Una storia senza inizio né fine si fa carne all'improvviso, senza preavvisi. Un appuntamento segnato sul taccuino di Dio, un segreto serbato nel cuore dell'Altissimo: data ed ora vergati in rosso, il giorno e l'ora di un annuncio. Una notizia e il mondo cambia e vira la storia. Dio si fa Uomo nel seno d'una donna.
Solo una Parola: "Sarai Madre. E il Figlio sarà Dio. E salverà il mondo".
Nessuna parola su quel che Maria dovrà fare, pensare, cambiare, attuare. Gabriele le annuncia quel che sarà, non quel che dovrà fare. L'incarnazione dell'annuncio incarnerà nuovi pensieri, una nuova vita, semplicemente. E Maria farà quello che sarà. Farà la Madre del suo Figlio, sino alla Croce, quando una spada le trapasserà il cuore.
E noi siamo il frutto sbocciato in quest'incontro, salvati da quell'appuntamento. La nostra vita è sgorgata dallo stesso seno. Noi tra Maria e Gesù, per Maria e Gesù. Lo stesso appuntamento, infatti, è fissato anche per noi. I nostri nomi sono, da sempre, sull'agenda di Dio. Le nostre vite sono percorse da un'attesa, anche se non ne siamo consapevoli, proprio come fu per Maria. Le nostre giornate, le settimane, i mesi, gli anni scorrono dentro una storia di gioie e di dolori. E, diversamente da Maria, di peccati.
Sì, noi non siamo immacolati. Pesano le conseguenze del peccato originale, e la carne grava le nostre esistenze d'un peso spesso insopportabile. Ma, all'improvviso e senza preavviso, ecco un annuncio. Ma come, nessuno ci ha avvisati, il mondo, la scuola, il lavoro, la cultura, nulla, silenzio assoluto. Crisi e denaro, sesso e piacere, gadget e vacanze, questo ci annuncia il mondo, per nasconderci la morte e il peccato.
E, come quel giorno a Nazaret, la Chiesa ci annuncia oggi l’impossibile capace di fare possibile l’amore nelle nostre vite senza amore autentico. Quest'oggi che porta dentro tutti i nostri oggi passati è l'inizio d'un domani nuovo. Come la Croce è il seno glorioso della Risurrezione, e la morte in Cristo non è altro che l'utero benedetto della Vita che non muore.
Cristo in noi ora, e cambia tutto. Il Vangelo ci svela l’amore nascosto nella nostra storia: tutto diviene armonico, ogni istante la nota giusta al momento giusto, nulla fuori posto, anche se fino ad un istante fa sembrava tutto in disordine.
Tutto di noi era per Lui, da sempre. E non lo sapevamo. Tutto nella vita parlava di Lui. E non avevamo occhi. Ma in un momento la sua Parola annunciata ci raggiunge come un raggio di sole, e i giorni sconnessi, le esperienze stonati, le relazioni confuse, tutto brilla di una luce nuova.
Nell'Immacolata concezione della Vergine Maria c'è anche la nostra storia. Impura eppure immacolata, i peccati già gravidi di misericordia. Nell’annuncio della Chiesa anche noi scopriamo di essere “pieni di Grazia” per accogliere l’amore di Dio. Siamo di Cristo, e questo è tutto. Pensieri, parole, azioni, tutto sgorgherà poi naturale, come accadde a Maria.
E' festa oggi. L'Immacolata Concezione ci svela il segreto d'un dogma arcano: come Lei e per Lei siamo di Gesù. Come per Maria, ogni cellula della nostra esistenza, ogni secondo è colmo di senso, orientato alla pienezza di Cristo in noi. Nulla è perduto. Nulla è annoiato. Tutto è santo, separato, eletto, sigillato per Lui.
Tutto in noi prepara il parto benedetto; quell'istante che s'affaccia sulle nostre giornate, un insulto, una malattia, un fallimento, la Croce e il sepolcro. Le nostre notti sono i gusci dove la  luce di Cristo illumina le tenebre del mondo. La missione di Maria e della Chiesa è la nostra: essere madri di Cristo, immacolate perché perdonate e amate da Lui; madri pronte all’ascolto e alla fede, per accogliere Lui e annunciarlo e donarlo al mondo.


*


 Commento della Congregazione per il Clero


Oggi, lungo il cammino dell’Avvento, ci accompagna la presenza amorevole di Maria,la Madre del Signore. Il mistero che la fede della Chiesa ci invita a meditare nella Solennità odierna è quello della “Immacolata Concezione” di Maria. Da ciò discende, secondo verità, che il concepimento di Maria, in Anna e Gioacchino, suoi genitori, avvenne senza alcun segno del peccato originale, non ci fu traccia, cioè, in Maria della colpa dei progenitori. Questo singolare privilegio corrisponde al fatto che Dio, nel suo progetto di salvezza per l’umanità, volle preparare in Maria “una degna dimora per il suo Figlio unigenito”, che nell’umanità assunta nel grembo della Madre è in tutto simile a noi, fuorché nel peccato. 

Oggi la chiesa guarda a Maria come alla “piena di grazia”, a colei che è colma dei doni di Dio, già fin dal suo concepimento. Il Popolo cristiano, volgendo lo sguardo a Maria, rimane rapito dalla sua bellezza e dalla sua santità, perché la contempla colma della santità di Dio. Questa santità, che è la stessa vita di Dio, all’origine era stata pensata come dono per la creazione intera, ma i nostri progenitori, Adamo ed Eva, tentati dal serpente menzognero, che è Satana, hanno ceduto e hanno causato la perdita di questo dono, per loro e per noi. Rimane però in noi una grande nostalgia della pienezza della vita di Dio, della sua santità, perché proprio per questa noi siamo stati pensati e creati da Dio.

Non tutto è perduto! Maria, la “piena di grazia”, Madre del Cristo, è anche la causa della nostra gioia, per quella “felice colpa che ci meritò una così grande redenzione”. In Maria si apre il cammino nel quale si svela il volto di Dio, si apre la visione stessa del volto di Dio. Nel  grembo di Maria la Carne dell’Unigenito del Padre ci rende visibile il Volto di Dio. Incontrare il volto di Gesù, la sua umanità in tutto simile alla nostra, fuorché nella ribellione a Dio, che è il nostro peccato, ci apre alla gioia della sicura speranza che Dio ci ama, ci chiama, ci aspetta e desidera riempirci della sua santità per sempre.

Tre verbi potrebbero accompagnare oggi la nostra meditazione ed il nostro sguardo verso Maria:
-           pensare a Maria: la sua vita semplice, come sposa di Giuseppe e come Madre di Gesù. Questo ci porta a considerare come la sua esistenza sia stata sempre sotto lo sguardo di Dio, in compagnia della sua famiglia, vivendo la vita quotidiana comune ad ogni nostra famiglia. Da tale vita, non sono escluse le fatiche e i dolori, le gioie e le speranze, le sofferenze e i lutti, il lavoro e le preoccupazioni… La famiglia di Nazareth vive e cammina nella fede, sotto lo sguardo provvidente di Dio;
-           guardare a Maria: per scorgere il suo “segreto”, in quanto il suo camminare nella fede è sostenuto dallo Spirito Santo, che illumina e rivela i grandi doni di Dio in lei, fino ad essere chiamata dall’Arcangelo Gabriele a dare la sua libera disponibilità per divenire la Madre del Verbo incarnato. È chiara la vocazione di Maria, che mai è separata dalla vita del Figlio, ma sempre direttamente coinvolta con essa, fino alla Croce, alla risurrezione, al Cenacolo, ed alla gloria eterna;


-           imparare da Maria, a rispondere a Dio con piena disponibilità ai suoi progetti, ad accogliere nella gioia l’Emmanuele, a prendersi cura di chi è nella necessità, come la cugina Elisabetta. Come Maria, siamo chiamati a crescere nella fede in cammino quotidiano di discepolato. Imparare da lei: donna capace di ascoltare la Parola di Dio e di viverla, mettendola in pratica nelle circostanze ordinarie della vita. Imparare da Maria, icona e Madre della Chiesa, a lasciarci abitare e sostenere dallo Spirito Santo, per vivere di fede, per aprirci alla speranza, per lasciarci incendiare dalla carità e permettere a Dio di trasformare il nostro sguardo ad immagine di quello di Maria, che sapeva leggere le circostanze quotidiane della vita con occhi contemplativi, che intravedevano presente in esse il mistero di Dio



Quando il popolo sconfisse i teologi...


Zurbaran - Immacolata Concezione

di Maria Gloria Riva

Anno 1617: l'università di Granata (seguita da quelle spagnole e italiane) è la prima ad emettere il "votus sanguinis", il giuramento, cioè, di difendere l'Immacolata Concezione fino all'effusione del sangue.
Questo evento rappresenta forse, il culmine della lunga vicenda storica che accompagnò la proclamazione del dogma dell'Immacolata, da parte di Pio IX, l'8 dicembre del 1854. Una vicenda per certi aspetti affascinante perché vide "battersi" in un confronto serrato il "sensus fidei" del popolo e la riflessione prudente del Magistero. La tradizione ebbe la meglio anzi, fu essa a dare maggior garanzie di solidità a questo dogma tanto discusso da teologi e biblisti. Fra gli artisti, interpreti di questo movimento popolare, famosissimo fu il Murillo con oltre 25 tele dedicate all’Immacolata, ma accanto a lui anche Velasquez e il meno noto Zurbarán, in mostra in questi giorni a Ferrara.
Francisco Zurbarán, nato a Fuentes de Cantos, Estremadura, nel 1598, e morto nel 1664, fu artista, profondamente immedesimato nelle pratiche dell'ascetica e della mistica tanto da meritare il titolo di pittore dei frati. Una delle sue tele dell'Immacolata Concezione si trova oggi nel Museo Diocesano di Sigüenza (Siviglia).
Secondo le regole dettate dal Pacheco, la Vergine Immacolata doveva essere dipinta come una giovinetta di dodici, tredici anni, avere i capelli rossi sciolti sulle spalle, una tunica rosa con manto azzurro, la corona di dodici stelle sul capo e una falce di luna sotto i suoi piedi. Zurbarán così l'aveva dipinta attorno al 1630 in una tela conservata ora al Museo del Prado. La tela di Sigüenza presenta alcune varianti rispetto a questo canone e benché non rechi alcuna data, pare essere di quello stesso 1630 e commissionata all’artista dal capitolo della Cattedrale di Siviglia.
Nell'ampio cielo notturno la Vergine giovanissima e bianco vestita risplende sospesa a mezz'aria come una celeste apparizione. "Signore, la tua grazia è nel cielo" cantava l'antico salmista! (Sal. 36, 6) Quella grazia che è nel cielo, quella grazia che "vale più della vita" (Sal. 63, 4) è presente nella Vergine di Nazaret, salutata dall'Angelo come la "piena di grazia".
Il volto dipinto dal pittore di Fuentes nella tela di Sigüenza è quello di una bimbetta. Zurburàn più tardi, in un'altra sua Virgen niña, realizzerà il volto di Maria prendendo a modello quello della figlioletta Manuela che all'epoca aveva sette anni. Il successo di questo ritratto sarà tale da influenzare le successive opere sull'Immacolata, in particolare le versioni dello stesso Murillo. 
Nella tela di Sigüenza i capelli rossi, prescritti da Pacheco, si sono fatti scuri e incorniciano un volto candido di incomparabile bellezza. Maria è la sposa del Cantico dei Cantici, nera ma bella, che si leva terribile come un vessillo spiegato, salda come torre d'avorio e leggiadra come una colomba. Fissando questa fanciulla orante, il cui sguardo pietoso accarezza il profilo della città che si stende sotto ai suoi piedi, l'osservatore si sente ricolmare di sentimenti di pace e soavità e l'animo è mosso a desiderare l'innocenza perduta.
Le virtù di Maria sono narrate dagli attributi abilmente confusi tra cielo e nubi. Maria è la Porta del cielo per ogni credente; è la stella mattutina alla quale guarda colui che si è smarrito nelle tenebre del proprio cuore; è lo specchio senza macchia dell'Amore di Dio; è la scala di Giacobbe che rende familiari uomini e angeli. Lei - del resto- degli angeli è Regina. Tra le nubi se ne scorgono a decine: l'attorniano, le gonfiano il manto di seta: sono i putti. Sono anch'essi il segno di quell'innocenza perduta che vive nel cuore dell'uomo come perenne nostalgia. Alcuni di questi putti - semi nascosti dal manto di Maria, scrutano l'orizzonte terreste.
Siviglia giace addormentata, vive nelle tenebre e non lo sa, la vita della sua gente è esposta alle procelle della storia, ma ignora quanto sia vicino il porto di salvezza. È una città precisa, ma che scolora sotto l'ispirazione dell'artista animato dalla fede: l'intero panorama è una parabola del potente patrocinio di Maria aperto ad ogni uomo, ad ogni città. È lei il porto della Salute è lei il Perpetuo soccorso ai naviganti della Storia. Avvolti nell'oscurità, si scorgono la fonte su un selciato a forma di croce, il pozzo, il cedro, il cipresso, la palma, la città murata, la torre: sono tutti simboli che descrivono le virtù di Maria, che la incastonano dentro la sapienza antica dell'unica Parola che salva.
L’opera era sicuramente una pala d’altare, poiché l’astro lunare, con la gobba rivolta verso l’alto e la luce che irraggia verso il basso, rappresentava l’ideale estensione della luce del Sacramento che proprio sotto questo dipinto il sacerdote celebrava. Tra le punte della luna, del resto, s’incunea placida una nave, è l’immagine della Chiesa che Cristo, continua a proteggere con la sua luce e per mezzo della potente intercessione di Maria, sua madre.

sabato 7 dicembre 2013

“La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!”


Sabato della I settimana del Tempo di Avvento



La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia.
Se qualcuno ha accolto questo amore che gli ridona il senso dell vita come può contenere il desiderio di comunicarlo agli altri?
Per questo la Chiesa è inviata in una missione permanente.

Papa Francesco





Vangelo Mt. 9,35-10,1.6-8


In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi insegnando nelle sinagoghe, predicando il vangelo del Regno e curando ogni malattia e infermità.
Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!”.
Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità. E li mandò con questa ingiunzione: “Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.
Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.



IL COMMENTO


Lo sguardo di Dio sul mondo è negli occhi pieni di compassione di Gesù. C'è chi guarda le folle per esaltarsi, chi per lucrare un buon incasso al botteghino, chi per spuntarla con l'auditel, chi persoggiogarle e usarle a piacimento. C'è anche chi guarda le folle con fastidio, chi non sopporta l'odore della gente ravvisandovi sempre e comunque orde di barbari. Gesù no. Gesù guardando le folle posa lo sguardo nello sguardo di ciascuno, i suoi occhi planano nella vita e nel cuore di tutti. Uno per uno. E ne coglie le sofferenze, i turbamenti, le ansie e i dolori. Lo sguardo di Gesù tocca il vuoto di ogni uomo e ne intercetta lo smarrimento. Solo Lui ci vede, in famiglia come a scuola, al lavoro e ovunque, come "pecore senza pastore". Le folle e ciascuno, perchè per Gesù la folla non è mai anonima, come lo è per chi cerca il proprio interesse e considera gli altri, tanti o pochi, dei semplici codici a barre da collezionare per guadagnare ad ogni costo. Gesù è il pastore che conosce le pecore una per una. E offre la sua vita per loro. Il mondo è pieno di mercenari che vengono per approfittarsi e rubare l'anima, spadroneggiando sulla vita delle folle, dando ad esse in pasto spettacoli truculenti, pane e circenses, addomesticandone il cuore con falsi amori e passioni, silenziandone l'anima con false certezze. Emissari del mentitore e nemico dell'uomo hanno pronta la lama da vibrare dritta nel petto, "Dio non esiste, fa quello che credi, non c'è alternativa". Il demonio si appropria delle pecore, le inganna e le getta nella disperazione, senza pastore. Gesù invece entra per la porta, mira dritto alla soglia del cuore, sa come aprire, conosce i desideri e le attese. Gesù di tutti sa il nome, e per nome chiama ciascuno; è l'uomo, l'irripetibile che è ciascun uomo, l'unico suo interesse. La vita, la salvezza, la felicità d'ogni uomo. Oggi il suo sguardo si stende sul mondo come su ognuno di noi. Anche oggi la sua infinita compassione invia la Chiesa sulle strade del mondo a bussare alla nostra vita. L'amore gratuito che sana le infermità, la lebbra del cuore e dell'anima, che risuscita la speranza. Gratuitamente. Salvati senza condizioni se non quella di acccogliere quanto di più gratuito esista: l'amore infinito di Dio. Immersi in esso siamo inviati anche oggi ad essere lo sguardo di Gesù sul frammento di mondo che ci è assegnato. In ogni circostanza non dimenticare la gratuita che ha cambiato la nostra vita. Predicare il Regno che viene attraverso di noi, che nulla esige, l'unico posto dove l'altro può essere quello che è. Con noi la Chiesa dove abbiamo ricominciato ad essere persone perché amate in tutto quello di noi che il mondo aveva disprezzato. Sì, la Chiesa giunge oggi a colazione, a pranzo e a cena, davanti alla televisione e facendo il bucato, ovunque saremo. E la Chiesa annuncia, con Parole autentiche che si compiono, il Vangelo che tutti stanno aspettando. Proprio la missione è la connotazione vera dell'Avvento. Noi attendiamo il Signore preparando le sue strade annunciando il suo Avvento certo. Lo annunciamo spandendo il suo profumo, facendo assaporare a tutti le sue primizie vive in noi. Il maranathà della Chiesa, di oggi e di ogni giorno, è l'annuncio gratuito del Vangelo mentre percorre tutte le città, alle pecore perdute di Israele e al mondo intero.

venerdì 6 dicembre 2013

L'annuncio “Credete voi che io possa fare questo?”

Takamatsu,  (Zenit.orgDon Antonello Iapicca
Per Israele convertirsi significa tornare: la "teshuvà" è, infatti, il ritorno a Dio. Questo significa conoscere il luogo dove oggi siamo concretamente e da cui uscire, e quello dove andare.Per questo la conversione è, essenzialmente,un cammino. Esso ha sempre inizio dalla verità....leggi tutto




L'autoscatto metafora del nostro tempo.
Tutto è "auto": autostima, autogestione, autocoscienza, autoironia, autoerotismo, riflessi di una generazione affetta da un inguaribile autismo dell'anima...


Olanda frontiera dell'evangelizzazione
La situazione dell'Olanda ci riguarda. E' profezia dell'Europa futura. Il Papa risponde con un discorso importantissimo: annuncio del Vangelo e formazione sono le risposte alle nuove sfide. E una comunità realmente ad gentes capace di "attrarre" chiunque abbia perduto la speranza...

“Credete voi che io possa fare questo?”




L'ANNUNCIO

Carne e sangue non c'entrano, i "due ciechi" che seguono di Gesù hanno visto con il cuore ancor prima che con gli occhi; un moto dello Spirito li ha sospinti alla sequela di quel Galileo, sino a giungere alla sua "casa"; qui "gli si accostano" e Gesù può porre loro la domanda decisiva: "Credete che io abbia il potere di farvi vedere?". I ciechi avevano camminato e seguito Gesù gridando e implorando, segno del catecumenato preparatorio al battesimo. Gesù si stava "allontanando" e per questo i due hanno cominciato a seguirlo. E non si è fermato, inducendoli a gridare, a gridare ancora, sino a che il suo Nome immerso nella pietà diventasse familiare. Così è anche per noi. Quando Gesù sembra allontanarsi è perché, come lo Sposo del Cantico dei Cantici, vuole che lo seguiamo, che lo cerchiamo, che gridiamo a Lui. Vuole innescare in noi il bisogno e il desiderio di Lui. E non si volta e non si ferma, perché vuole rafforzarci nel santo desiderio che si fa grido, per crescere sino ad una fede adulta la. E' Lui che cammina dinanzi a noi proprio quando il coniuge sembra non comprenderci, i figli non ne vogliono sapere, il lavoro si fa pesante; è Lui che, carico della sua Croce, scioglie il nostro grido e lo rende ogni istante più vero. Proprio quando sembra che si allontani Gesù ci chiama a seguirlo, quando sembra non dare ascolto alle nostre suppliche ci sta attirando nella sua casa, nell'intimità dei suoi fratelli! I due ciechi, infatti, sono immagine di ogni comunità perché dove due o più sono riuniti nel suo nome Gesù è presente... Non si può seguire e gridare a Gesù da soli; occorre una comunità. E' necessario gridare insieme a nostra moglie, nostro marito, nostro figlio, il fidanzato, nella consapevolezza che ogni relazione autentica nasce dall'umiltà di riconoscersi ciechi e dal "credere" che Gesù "possa fare" per ciascuno lo stesso miracolo. Così funzionerà un matrimonio, un fidanzamento, un'amicizia, nel grido comune che apre la porta dell'intimità con Cristo, dove essere guariti ed entrare in comunione. Così i due ciechi sono entrati nella Chiesa, la casa del Signore, il luogo dove la fede diviene adulta. Qui si può sperare contro ogni speranza carnale, qui il sangue cede allo Spirito. Nei due ciechi si riconosce la figura di Tommaso, l'apostolo incapace di credere lontano dalla comunità, mentre quando si ritrova insieme ai fratelli vede aprirsi i suoi occhi, può riconoscere Gesù, credere in Lui, e professare la sua fede. Credere al potere di Gesù è appoggiarsi all'esperienza del cammino di ogni catecumeno che, durante il tempo di preparazione al battesimo, conoscendo se stesso preparava i suoi occhi ad aprirsi attraverso i segni del potere di Gesù: a poco a poco veniva strappato al mondo, alle sue concupiscenze e ai suoi criteri. I due ciechi non hanno creduto per una magia istantanea: gridando a Gesù dal profondo della propria debolezza, si sono conosciuti e lo hanno conosciuto e seguito sino a confidare pienamente in Lui. La fede, infatti, non è un gioco a dadi, non è puntare sulla ruota della fortuna. E' partire, seguire, entrare. E' percorrere un'iniziazione cristiana che, a piccoli passi, renda l'annuncio ricevuto credibile e apra alla confidenza. Dal grido del proprio bisogno, dalla sofferenza e dalla morte di una vita cieca su se stessi, sugli altri e sugli eventi, alla vita piena di chi, appoggiato al potere del Signore, apre gli occhi su tutto ravvisandone l'amorosa volontà di Dio. Allora vedremo in modo nuovo noi stessi e la nostra storia come un'opera del suo amore. Tutto, infatti, concorre al nostro bene: ogni secondo, ogni evento è un passo di Cristo che ci conduce nel suo cuore misericordioso, la Luce inestinguibile che dirada le tenebre del peccato e della morte: "La Chiesa antica ha qualificato il Battesimo come fotismos, come Sacramento dell’illuminazione, come una comunicazione di luce e l’ha collegato inscindibilmente con la risurrezione di Cristo. Nel Battesimo Dio dice al battezzando: “Sia la luce!”. In Lui riconosciamo che cosa è vero e che cosa è falso, che cosa è la luminosità e che cosa il buio. Con Lui sorge in noi la luce della verità e cominciamo a capire" (Benedetto XVI, Omelia nella Veglia Pasquale, 11 aprile 2009). E questo si tramuta "naturalmente" in annuncio. Guariti da Gesù i due ciechi non possono trattenere la gioia e l'esperienza della fede. Illuminati divengono luce: Dio ha fatto rifulgere il bagliore pasquale su di loro, sono ormai Luce in Cristo. Così è la nostra elezione: siamo chiamati a seguire il Signore, a gridare il suo Nome, a sperimentare il suo potere, ad entrare nella sua casa. A crescere nella fede e nella comunione della Chiesa, per vivere spargendo la sua fama in ogni luogo della nostra esistenza.

“Figlio di Davide, abbi pietà di noi”.

Venerdì della I settimana del Tempo di Avvento

Dio è luce e quanti sono resi da lui degni di vederlo, 
lo vedono come Luce; 
coloro che lo hanno ricevuto, 
lo hanno ricevuto come Luce che illumina
e trasforma in luce coloro che illumina.
San Simeone




Dal Vangelo secondo Matteo,  Mt 9,27-31

In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguivano urlando: “Figlio di Davide, abbi pietà di noi”.
Entrato in casa, i ciechi gli si accostarono, e Gesù disse loro: “Credete voi che io possa fare questo?”. Gli risposero: “Sì, o Signore!”.
Allora toccò loro gli occhi e disse: “Sia fatto a voi secondo la vostra fede”. E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: “Badate che nessuno lo sappia!”. Ma essi, appena usciti, ne sparsero la fama in tutta quella regione.


Il commento
La fede è conoscenza ed esperienza. La Vergine Maria ha creduto non guardando a se stessa ma appoggiandosi alla Buona Notizia che le aveva recato l'Arcangelo Gabriele. Come Abramo che sperò contro ogni speranza. Come Pietro che professò la sua fede in Gesù quale Messia per la gratuita rivelazione del Padre. Carne e sangue non c'entrano. I due ciechi che seguono di Gesù hanno visto con il cuore ancor prima di vedere con gli occhi; un moto dello Spirito li ha sospinti alla sequela di quel Galileo, sino a giungere alla sua casa. E' qui che gli si accostano e dove Gesù può porre loro la domanda decisiva: "Credete che io abbia il potere di farvi vedere?". I ciechi avevano camminato seguendo Gesù e i suoi discepoli, gridando e implorando, segno del catecumenato preparatorio al battesimo. Sono entrati nella casa del Signore, nella Chiesa, nella comunità. E' questo il luogo dove la fede diviene adulta. Quì si può sperare contro ogni speranza carnale, quì il sangue cede allo Spirito. 
Dietro questi due ciechi si intravvede la figura di Tommaso, l'apostolo incapace di credere lontano dalla comunità, mentre quando si ritrova insieme ai fratelli vede aprirsi i suoi occhi, può riconoscere Gesù, credere in Lui, e professare la sua fede. I ciechi nell'intimità della casa-comunità del Signore fanno la stessa esperienza: possono professare la loro fede perchè i loro occhi si aprano. Credere al potere di Gesù è appoggiarsi ad un'esperienza, misteriosa certo, che proviene dal Cielo come pura Grazia. Un'esperienza che diviene come il sigillo di un cammino fatto di grida, di umiliazioni, di discesa al fondo del proprio cuore. Il grido dei due ciechi è immagine di quello di ogni catecumeno che, durante il tempo di preparazione al battesimo, conoscendo se stesso e le proprie debolezze, faceva esperienza del potere di Gesù su di esse. Egli preparava i suoi occhi ad aprirsi attraverso i segni del potere di Gesù: a poco a poco veniva strappato al mondo, alle sue concupiscenze e ai suoi criteri. I due ciechi non hanno creduto magicamente: hanno gridato dal profondo di se stessi, imparando a conoscere il Signore. Lo hanno invocato e quel ripetere e gridare il suo Nome rappresenta il cammino di fede, di conoscenza, di scoperta del suo potere nella propria vita. Perchè la fede non è un gioco a dadi, non è puntare sulla ruota della fortuna. E' partire, è seguire, è entrare. E' percorrere un'iniziazione cristiana che, a piccoli passi, renda l'annuncio ricevuto credibile e apra alla fede, alla confidenza. Dal grido del proprio bisogno, dalla sofferenza e dalla morte di una vita cieca su se stessi, sugli altri e sugli eventi, alla vita piena di chi, appoggiato al potere del Signore, apre gli occhi su tutto ravvisandone l'amorosa volontà di Dio. 
Gesù si stava allontanando e per questo i due hanno cominciato a seguirlo. Lui non si è fermato, inducendoli a gridare, a gridare ancora, sino a che il suo Nome immerso nella pietà diventasse familiare. La tradizione della Chiesa Orientale insegna a pregare ripetendo proprio il grido dei ciechi al ritmo dei respiri, così che tutta la vita, cuore, mente e operare siano immersi in Cristo. Gesù cammina davanti a loro ed entra a casa sua: Era lì che stava andando! I ciechi, introdotti nella comunione della Chiesa, si trovano finalmente dinanzi a Cristo. In casa essi gli si possono accostare, sentirlo vicino, e ascoltare le sue parole. Le prime che Gesù rivolge loro sono una domanda: "credete che io possa?". Ora, dopo il cammino gridato, essi possono professare la fede, e, per questa fede, ottenere il miracolo. Così anche per noi. Quando Gesù sembra allontanarsi è perchè, come lo Sposo del Cantico dei Cantici, vuole che lo seguiamo, che lo cerchiamo, che gridiamo a Lui. Vuole innescare in noi il bisogno e il desiderio di Lui. E non si volta e non si ferma, perchè vuole rafforzarci nel grido, che è la fede. Vuole fondarci nel desiderio di Lui, purificarci, che non sia una nube del mattino, e trasformare la nostra relazione con Lui come quella di Aladino con la sua lampada. Il cammino di Gesù alla testa dei nostri giorni ci fa adulti, liberi, maturi nella fede. E' Lui che cammina dinanzi a noi proprio quando il coniuge sembra non comprenderci; quando i figli non ne vogliono sapere; quando il lavoro si fa pesante; E' Lui che cammina dinanzi a noi carico della sua Croce! E'b la Croce il cammino al vero che scioglie il nostro grido e lo rende ogni istante più vero. Nel grido implorante pietà possiamo sperimentare il suo potere agire in noi. E' il grido la risposta alla sua chiamata, a volte così misteriosa: proprio quando sembra che si allontani Gesù ci chiama a seguirlo! Proprio quando sembra non dare ascolto alle nostre suppliche ci sta attirando nella sua casa, nell'intimità dei suoi fratelli! 
Lui ci seduce così, facendoci forti, adulti, uomini veri, capaci di discernere. Il suo camminare davanti a noi ci insegna a legger la storia, ad aprire a poco a poco gli occhi del cuore e della mente perchè possiamo professare la nostra fede. Egli la sollecita, la cura, e la compie perchè ne è l'autore e il perfezionatore. In ogni esperienza, ogni giorno, come lungo tutta la nostra vita, Gesù ci accompagna sino a casa sua perchè, nell'intimità, possiamo aprirgli il nostro cuore, come Pietro sulle rive del Mare di galilea, e dirgli che crediamo, che Lui sa tutto, che Lui può tutto. Allora saranno aperti i nostri occhi e vedremo in modo nuovo la moglie e il marito, i figli e i colleghi, noi stessi e la nostra storia. Vedremo tutto come un'opera del suo amore e sapremo discernere e orientarci nella vita. Tutto concorre al nostro bene, a vivere nella sua casa: ogni secondo, ogni evento è un passo di Cristo che ci conduce nel suo cuore misericordioso, la Luce inestinguibile che dirada le tenebre del peccato e della morte. "La Chiesa antica ha qualificato il Battesimo come fotismos, come Sacramento dell’illuminazione, come una comunicazione di luce e l’ha collegato inscindibilmente con la risurrezione di Cristo. Nel Battesimo Dio dice al battezzando: “Sia la luce!”. Il battezzando viene introdotto entro la luce di Cristo. Cristo divide ora la luce dalle tenebre. In Lui riconosciamo che cosa è vero e che cosa è falso, che cosa è la luminosità e che cosa il buio. Con Lui sorge in noi la luce della verità e cominciamo a capire" (Benedetto XVI, Omelia nella Veglia Pasquale, 11 aprile 2009). 
E questo si tramuta "naturalmente" in annuncio, in missione. Guariti da Gesù i due ciechi non possono trattenere la gioia e l'esperienza della fede. Illuminati divengono luce: Dio ha fatto rifulgere il bagliore pasquale su di loro, sono ormai Luce in Cristo, pur dentro un vaso di creta. Ora sono missionari, testimoni della Verità e dell'amore. La loro stessa vita è ormai un segno, un riverbero della Luce di Cristo risorto destinato al mondo. Così è la nostra elezione: siamo chiamati a seguire il Signore, a gridare il suo Nome, a sperimentare il suo potere, ad entrare nella sua casa. A crescere nella fede e nella comunione della Chiesa, per vivere spargendo la sua fama in ogni luogo della nostra esistenza.

IL JOLLY


Battesimo - Nuoce gravemente alla salute?

vallicella.org





BATTESIMO “Sceglierà lui da grande…”

IL JOLLY DI COSTANZA MIRIANO






di Costanza Miriano


Ho battezzato il mio secondo figlio con l’acqua dei piatti. Un’acquetta oleosa che stava dentro l’insalatiera. Non un gran che come liturgia, lo ammetto, ma la situazione non consentiva di meglio. La celebrante peraltro era in sottoveste, il battezzando in tutina di spugna di terza mano.


E’ notte, mio marito è fuori per lavoro, il primo figlio, tre anni, dorme. Fatto il primo pasto da seduta di tutta la giornata, chiaramente verso le undici di sera, prima di procedere alla sistemazione dei piatti passo per il controllo lettini (con un neonato si fa). Il piccolo è bollente. Lo prendo in braccio e scopro che ha le convulsioni. Rovescia gli occhi all’indietro, si irrigidisce, non risponde agli stimoli.


Ricordo bene che il mio primo pensiero in quel momento non è stato “oddio muore” (noi mamme siamo inclini alla tragicità) ma “oddio non è battezzato”. E così sono corsa al lavandino, ho preso l’acqua che c’era, e l’ho immediatamente battezzato, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, facendo una breve preghiera. Poi ho chiamato nell’ordine la pediatra, che mi ha detto di andare all’ospedale, un taxi che mi ci portasse, la zia che è venuta a guardare il grande, mio marito che ci ha raggiunti al Bambin Gesù.


Per la cronaca poi è andato tutto a posto (e Bernardo è stato poi battezzato di nuovo anche in chiesa, da un sacerdote, per sicurezza nel giorno dell’esaltazione della santa croce, il nostro potentissimo strumento di salvezza) ma adesso a ripensarci mi accorgo di quanto la consapevolezza della necessità vitale del battesimo fosse dentro di me, anche nel momento del panico, e stavolta un panico serio, da ricovero, non la solita ansia da madre (perché non risponde? non sente? sarà diventato sordo quando è caduto sui gonfiabili?). Allora non ho il cervello bollito.


Il fatto è che il battesimo è il punto centrale per l’uomo cristiano. Chi non lo pensa, chi non ne è veramente convinto, segue un’antropologia esattamente, profondamente, diametralmente opposta a quella cristiana. L’uomo contemporaneo si ritiene compiuto in sé, autosufficiente, bisognoso solo di regole sociali che gli permettano di esprimersi per come è, di realizzare la sua creatività o comunque la sua personalità. Crede che se le cose verrano organizzate come si deve, tutto andrà per il verso giusto.


Noi cristiani invece pensiamo che dobbiamo essere profondamente guariti, che da soli non possiamo far nulla, che – come dice san Paolo – a volte il bene lo vediamo anche, ma non riusciamo proprio a compierlo, e se lo dice lui che è uno dei più grandi di tutti i tempi…


Puoi fare tutte le conferenze che vuoi, scrivere o leggere tutti i libri che ti pare, ma alla fine, gratta gratta, c’è in noi il mistero del male. E per quanto uno provi a evitarla, perché tutti un po’ ci proviamo a evitarla, è la croce la chiave di volta di tutto. Quando capisci che devi morire, allora cominci a cambiare. Devi morire, cioè accettare la croce, non perché Dio sia un sadico, ma perché tu non funzioni, e la croce ti salva non nel senso che un giorno, da morto, avrai una ricompensa, ma nel senso che da subito, oggi, qui, cominci a essere felice. Altrimenti non lo sei. La grazia per abbracciare la croce, ed esserne salvati, viene solo dalla porta che il battesimo ci ha aperto.


Conosco tante persone che festeggiano più il giorno dell’anniversario del battesimo che quello del compleanno (anche io ho cominciato da qualche anno a ricordarlo, anche se parenti e amici i regali me li fanno per la nascita carnale, e io non mi offendo, comunque: a caval donato eccetera eccetera).


Il Battesimo è la vita nuova, è la guarigione, è essere sepolti con Cristo nella morte per risuscitare con lui, camminando in una vita nuova, quella della grazia, e cominciare già da questa vita. È l’arma più potente di tutte, è la via attraverso cui passa la grazia, è la via della salvezza. Senza la grazia siamo dei poveracci, capaci di cose grandi e meschinissime insieme, incostanti, limitati. È il sacramento della fede, è la cosa più preziosa che ci sia stata regalata, è la possiblità della vita eterna, è il jolly, lo scarabeo, il poker d’assi, la carta probabilità che ti fa comprare viale delle Vittorie, è il nostro tesoro nel campo.


Quasi quasi verrebbe da custodirlo gelosamente e non parlarne con nessuno, se non fosse che col battesimo diventiamo parte della Chiesa, e quindi profondamente, veramente, concretamente fratelli, più fratelli che coi fratelli di sangue, e questa è un’altra delle cose bellissime che ci sono state regalate.


Per questo a quelli che questo regalo non vogliono farlo al loro bambino, dicendo “deciderà da solo, noi non lo vogliamo condizionare” direi, ma perché lo mandate a scuola, perché gli date da mangiare, perché gli avete comprato anche un letto, delle scarpe? Non è che gli starete facendo violenza?


***
ED ECCO L’INCONTRO DA NON PERDERE, VENERDÌ PROSSIMO!





“Sceglierà lui da grande…” questa risposta, in riferimento al sacramento del Battesimo per un figlio, è conforme ai dogmi del moderno politicamente corretto. Vorrebbe essere massima celebrazione ed esaltazione della libertà individuale fin da bambini. Ma è così? Cosa rispondere? Questa impostazione apre domande pesanti non solo sulla comprensione del sacramento del Battesimo, ma anche sull’idea di educazione e sul ruolo che abbiamo come adulti. Sicuramente questo secondo incontro dei Cinque Passi* 2013-2014 è aperto ad affrontare anche altre questioni di attualità come lo “sbattezzo” o l’influenza della Chiesa nella società.


* I Cinque Passi sono catechesi della durata di 30 minuti precisi misurate con clessidra. Al termine della catechesi, i partecipanti che lo desiderano possono scrivere le loro domande sul tema proposto in modo anonimo su biglietti che verranno poi estratti a caso. Questa fase dura un’ulteriore mezz’ora, alla quale segue, ma solo per chi vuole, un’ulteriore ciclo di risposte per altri 30 minuti. Le catechesi e le risposte alle domande sono affidate a Padre Maurizio Botta della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri di Roma.


13 Dicembre 2013 alle 21.00 – Chiesa Nuova (Santa Maria in Vallicella) lungo Corso Vittorio Emanuele.
Le catechesi dei CINQUE PASSI degli anni passati (files audio)

giovedì 5 dicembre 2013

la Bibbia come non l’avete mai letta

BibleWorld App da religione20.net



Oggi pomeriggio alle 15,30 presso la Sala Marconi di Radio Vaticana, a Roma, verrà ufficialmente presentata “BibleWorld” una app per iPad tutta dedicata al mondo della Bibbia. Realizzata dalle Edizioni San Paolo, l’app permette una navigazione all’interno del testo biblico utilizzando varie esperienze sensoriali – visiva e tattile – e diverse dimensioni – personalizzata e virtuale.
Vediamo in sintesi alcune features:
1) I 73 libri dell’Antico e Nuovo Testamento compaiono in un indice animato, con introduzioni e copertine illustrate. Il testo si scorre come se fosse un rotolo continuo in 3D, scegliendo se consultare la versione illustrata o suddivisa in singoli versi. I versetti possono essere condivisi in rete su Facebook, Twitter o via email.
2) È possibile leggere gli episodi fondamentali della Bibbia, dalla Creazione all’Apocalisse, da Mosè a Cristo con l’ausilio di oltre 600 immagini tutte corredate da versetti che costituiscono una sintesi efficace del racconto, realizzata a partire dal testo originale.
3) I luoghi e gli eventi del mondo biblico vengono presentati in due sezioni virtuali: l’atlante e la cronologia. Le ricostruzioni in computer grafica e le mappe satellitari sono corredate da foto che mostrano i siti archeologici e i reperti più significativi della storia e geografia biblica.
4) I segni vengono raggruppati in 6 aree tematiche: l’universo, la vita quotidiana, gli animali e le piante, il corpo umano, colori e numeri. Toccando una sezione, questa si apre e distribuisce le icone dei simboli attorno all’utente. Ogni simbolo presenta poi un elenco di versetti che ne documenta il significato nella Bibbia.
5) BibleWorld contiene la ricostruzione 3D di una cattedrale virtuale che diventa una sintesi dell’intera Bibbia. Esplorandola nella modalità tipica dei videogame, si scoprono i passi fondamentali del testo sacro: il racconto della Genesi istoriato nel pavimento, quello dell’Apocalisse dipinto sulla volta, le figure dei profeti e degli apostoli nelle navate laterali. Nella cattedrale di BibleWorld, tutta la Bibbia diventa un libro tridimensionale.
L’app forse la prima nel suo genere, sarà un valido strumento per insegnanti ed educatori cattolici che la potranno utilizzare collegandola ad un videoproiettore. Le visite virtuali tridimensionali (il Tempio tenda, il Tempio di Gerusalemme ecc…) la arricchiscono di una strumento molto familiare alle giovani generazioni e per questo decisamente efficace. Il costo, 8.99 €, è sicuramente adeguato ad uno strumento molto innovativo e ben realizzato.
Se volete scaricare l’app che è realizzata al momento solo per iPad, partite da questo indirizzo.
Qui sotto il video promozionale.





BibleWorld - La Bibbia per iPad come non l'avete mai letta [ITA]-

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