Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

mercoledì 22 agosto 2012

Lectio Quotidiana Vangelo di Luca cap.10


Leggiamo insieme la Scrittura giorno per giorno:
 il vincolo di unità e di pace per tutti noi!

22 agosto 2012 – Lc 10,1-16 10 

     1Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 5In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. 10Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: 11“Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. 12Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.13Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. 14Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. 15E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!16Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato».

COMMENTO DI GIOVANNI

E’ propria del solo Luca la dilatazione del compito missionario dai Dodici ai Settantadue (o Settanta. In altri codici). La tradizione spiega l’allargamento con la destinazione universale della Parola di salvezza, del Vangelo di Gesù. Settanta, o settantadue, erano considerate dalla tradizione biblica le nazioni del mondo. A me piace molto l’affermazione del ver.1: “..e li inviò a due a due davanti a Sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi”. Mi piace considerarla non solo come un compito di preparazione e di attesa, ma anche e soprattutto come l’annuncio del Vangelo. Tale annuncio, infatti, non è in se stesso il dono di Dio, quello che solo Di stesso può fare, ma appunto una strada, un orizzonte, un’apertura di attesa e di accoglienza nei confronti del Signore stesso. La fede, propriamente, non si trasmette. Se ne trasmettono i contenuti, con l’annuncio e la testimonianza. Ma la fede è sempre e solo dono di Dio. Grazia. Questo non toglie niente all’importanza, alla necessità di tale opera. Per questo, il ver.2 mostra quanto sia necessario chiedere che molti operai siano mandati dal Signore per un compito enorme. E qui mi piace anche notare che questi settantadue o settanta non vengono qualificati come lo sono stati i Dodici in Luca 9,1-6. Nel nostro linguaggio, potremmo dunque dire che si tratta di “cristiani semplici”, o semplici cristiani. I vers.3-4 descrivono una condizione e un modo che vivamente rispecchiano il mistero stesso di Gesù: mandati “come agnelli in mezzo a lupi”, dice un atteggiamento del tutto mite e spoglio di ogni potere o risorsa mondani. E così pure la povertà personale, così importante per chi deve testimoniare la povertà del Figlio di Dio! Raccolgo il significato dei vers.5-15 nell’affermazione di un’economia della salvezza che si manifesta e si compie come “responsabilità del dono ricevuto”. A me questo sembra molto importante: Se tale dono uno non l’ha ricevuto, o l’ha ricevuto in piccola misura, come possiamo pensare per il riferimento alla città di Sodoma nella memoria di Genesi 18, o alle città pagane contemporanee all’età evangelica, come Tiro e Sidone, la sua risposta è certamente meno impegnativa di quella che ci si deve attendere da città come Cafarnao e come gli altri luoghi che hanno direttamente conosciuto il Signore e la sua opera di salvezza. Il ver.16 mi sembra confermare la rilevanza e la relatività dell’opera missionaria dell’annuncio evangelico, nella sua assoluta connessione con l’opera salvifica compiuta dal Signore Gesù, in totale comunione con il Padre.
 Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.


23 agosto 2012 – Lc 10,17-20

17I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». 18Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. 19Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. 20Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

 COMMENTO DI GIOVANNI

 Solo l’evangelista Luca ricorda in termini precisi questo dialogo tra Gesù e i settantadue che Egli ha mandato a portare il suo Vangelo. La “gioia” è il sentimento che domina il nostro testo, e quindi l’insegnamento sapienziale del Signore circa i motivi più profondi della gioia cristiana. “Pieni di gioia”(ver.17) tornano i discepoli, e ancora di gioia si parla al ver.20 con il verbo reso in italiano con “rallegratevi”. I discepoli sono pieni di gioia per quello che essi hanno sperimentato non come potenza loro, ma come frutto della missione loro affidata da Gesù: “.. anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome”. E Gesù non solo conferma, ma ulteriormente esalta l’evento dicendo di aver visto “Satana cadere dal cielo come una folgore”. E, al ver.19, aggiunge una nuova assicurazione sul potere dato loro: “…nulla potrà danneggiarvi”. A questo punto però Egli dà un orientamento al loro pensiero e al loro sentimento che costituisce una nota essenziale della vita cristiana: l’elezione divina! Mi permetto di suggerirvi di tornare ancora e sempre al testo fondamentale dell’annunciazione a Maria in Luca 1,26-38.  Tutto parte sempre dal dono di Dio. Maria, con il suo essere chiamata “piena di grazia”, è veramente la madre e il segno supremo dell’elezione divina, che i padri ebrei hanno custodito nel loro cammino di preparazione e di profezia verso il Messia del Signore, e che ora conferma e porta a pienezza il senso e il mistero di ogni vita umana visitata dall’annuncio evangelico. ”Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli” ascoltiamo oggi al ver.20, e in questo vediamo la fecondità e la conferma della Parola dell’Angelo a Nazaret: “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te” al ver.20 del nostro brano. Questo è il punto fondamentale della nostra vita: l’elezione d’amore, il dono della vita di fede. In questa vita ci sono mansioni, compiti, doni ulteriori, peccati nostri, pentimenti….Ma tutto è dentro al dono di Dio. Tutto ne è lo svolgimento e il compimento. Questo dono universale è quello che porta la Chiesa a pensarsi non più e non tanto in senso “piramidale” – Dio, Cristo, Madonna, Papa, Vescovi, Preti, Frati, Suore, semplici poveri fedeli… - ma come popolo, come assemblea, come unica grande famiglia dei figli di Dio, dove, a partire dalla grazia che ci accomuna, vi sono doni e ministeri diversi. Rallegriamoci di questo! Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

24 agosto 2012 – Lc 10,21-24

 21In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 22Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».23E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. 24Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

 COMMENTO DI GIOVANNI

Gesù, che nei versetti precedenti ha accolto e commentato la gioia dei discepoli ritornati dalla loro missione, e ha fondato tale gioia al livello più profondo – l’elezione divina e i nomi scritti nel libro della vita – ora Lui stesso gioisce: “esultò di gioia nello Spirito Santo”. E fa questo, interpretando e universalizzando la gioia dei discepoli che riconosce e proclama come quei “piccoli” ai quali Dio rivela il suo mistero di salvezza. La fede, la rivelazione, la salvezza, la vita nuova…tutto è grazia! Tutto è dono! La comunione con Dio non è frutto di percorsi intellettuali, sapienziali, etici…, ma, appunto, pura grazia! Per questo Gesù arriva ad affermare che tali cose Dio le ha nascoste ai sapienti e ai dotti, per rivelarle ai piccoli, a quelli cioè che non hanno nessuna “dote”, nè capacità, né possibilità di   raggiungere questi apici della verità e della sapienza di Dio. Mi permetto di aggiungere che questo non esclude i sapienti e i dotti da tale dono, ma stabilisce che solo se e come “piccoli” anche loro potranno ricevere il dono. Oggi possiamo cogliere questo elemento fondamentale della fede cristiana, ripercorrendo le persone e gli eventi che abbiamo incontrato in tutta questa prima parte del Vangelo secondo Luca! Ed è mirabile la conseguenza che subito Gesù ne trae! Se è così, se il Vangelo è donato ai piccoli, veramente Egli può dire che “tutto è stato dato a me dal Padre mio, e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre. Né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo”(ver.22). Nessuno tra i piccoli è più piccolo di Gesù! Per questo Egli può dire che “tutto è stato dato a me dal Padre mio”. La piccolezza di Gesù è il cuore e il segreto della sua assoluta e unica comunione con il Padre. In un clima di grande intimità, ai vers.23-24, Gesù esalta la condizione dei suoi piccoli discepoli,  proclamando la loro beatitudine: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete”. E sono gli occhi di tutti coloro che, come questi discepoli, riceveranno il dono riservato ai piccoli. Ora essi vedono quello che nella storia della salvezza “molti profeti e re hanno voluto vedere e ascoltare”, ma non l’hanno visto e ascoltato, perché questo era riservato e preparato per il popolo messianico, che è veramente un popolo di piccoli e di poveri.
Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

25 agosto 2012 – Lc 10,25-37

25Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». 26Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». 27Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». 28Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
29Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». 30Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre.32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre.33Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. 36Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?».37Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

COMMENTO DI GIOVANNI

Di questa parola, troppo ricca perchè io possa coglierne tutto lo splendore – ma dovrei dire così di ogni Parola delle Scritture! – proverò a segnalare alcuni passaggi che mi sembra di cogliere particolarmente nella mia povera preghiera di oggi.

Al ver.25, è “la Legge” rappresentata da questo “dottore”, che “mette alla prova” Gesù. Al di là delle intenzioni del tentatore, l’affermazione è importante, perché verificherà due cose insieme: da una parte la “fedeltà”, cioè la coerenza e in certo modo l’obbedienza piena di Gesù alla Parola donata da Dio al suo antico popolo; dall’altra metterà in evidenza l’assoluta “novità” della parola e dell’opera di Gesù, il Figlio dell’uomo , il Figlio di Dio. Proprio per questo Gesù esordisce nella sua risposta con una domanda al dottore, circa le Scritture: Che cosa sta scritto e come leggi? Diversamente dai testi paralleli di Matteo 22,35-40 e di Marco 12,28-31, il dottore della Legge trova da solo l’intera risposta. Allora, perchè ha posto la domanda? Tra le varie ipotesi io preferisco sottolineare un senso possibile di quel “volendo giustificarsi” del ver.29, come l’individuazione semplice e chiara circa il prossimo che bisogna amare. Questa richiesta genera da parte di Gesù la parabola che solo Luca tra gli evangelisti ricorda.

Dico subito quale mi sembra sia la risposta che Gesù in questo modo dà al dottore: il prossimo è prima di tutto quello che “si fa prossimo a me” per soccorrermi! Poi, questo mi richiederà quel “Va’ e anche tu fa’ così” del versetto conclusivo del nostro brano. L’esperienza fondante è questa “salvezza”, che come tale non può che essere ricevuta! L’uomo ferito sulla strada era già “mezzo morto”(ver.30), e forse per questo nè il sacerdote né il levita si fermano a soccorrerlo perché il loro ministero esige che non abbiano contatto con morti. A questi si aggiunge l’immagine simbolica di una strada in precipitosa discesa e di un violento assalto negativo subìto da quell’uomo. Inevitabile vicenda di “ogni uomo”?

E questo tutto si raccoglie verso la figura gigantesca del Samaritano! Uno straniero, un eretico, un nemico. Una figura disprezzata da ogni ebreo osservante. E’ in Lui che si raccoglie tutta la potenza della misericordia divina! Nella sua “compassione”(ver.33). Nella cura che si prende del suo avversario ferito e mezzo morto (vers.34-35). Quello straniero eretico è il Figlio di Dio. Il Samaritano è la figura di Dio che in Gesù si fa prossimo a noi per salvarci e per inaugurare la nuova signoria della misericordia di Dio e della misericordia tra tutti noi, di qualunque appartenenza, fede o non fede, cultura, razza, tradizione….


Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni. 

 27 agosto 2012 – Lc 10,38-42

 38Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. 39Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. 40Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, 42ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».


COMMENTO DI GIOVANNI

 Ancora una volta mi sembra che la via più semplice e diretta per accogliere la Parola che conclude Luca 10 sia quello di proseguire il nostro cammino sulla strada che ci ha condotto fin qui nel Vangelo secondo Luca; e quindi in grande continuità con la parabola del Samaritano, anche noi mettiamoci “in cammino”(ver.38), con Gesù e i discepoli, fino al villaggio dove abitano Marta e Maria. Un rapido ascolto di Giovanni 12,1-11 ci dice che Betania è questo villaggio, e ci dona una versione affascinante dell’episodio che Luca ci offre oggi.  Secolarmente questi versetti sono stati interpretati come l’indicazione di due vie del rapporto con Gesù, soprattutto per la vita “consacrata”, per la vita degli uomini e delle donne che vivono fuori dal matrimonio, l’unione nuziale con lo Sposo Gesù, nei voti dell’obbedienza, della povertà e della castità. E qui, con un certo imbarazzo per la Chiesa d’occidente, per la Chiesa Cattolica, l’affermazione della superiorità della vita “contemplativa”, sulla vita “attiva”, rappresentate una da Maria e l’altra da Marta. Le nuove edizioni delle bibbie mettono in nota qualche dubbio su questa interpretazione. Il discorso sarebbe lungo!  Mi sembra si possa e si debba dire che il nostro testo, in grande continuità con la parabola del Samaritano, vuole esaltare quel “Va’ e anche tu fa’ così” dell’ultimo versetto del testo precedente. La comunione d’amore di Gesù con la nostra povera umanità ferita, appunto la vicenda del Samaritano e dell’ebreo ferito, sono ormai il volto profondo dell’esistenza del credente. Dalla comunione d’amore che Gesù ha stabilito con noi, alla comunione d’amore che ci unisce ad ogni uomo e donna della terra. Il primato, dunque della comunione d’amore. Gesù dolcemente rimprovera Marta richiamandola al fatto che tutto deve essere ormai celebrazione di tale comunione d’amore. Marta certamente voleva servire e amare il suo Ospite Gesù, ma l’affanno per le cose da fare per Lui rischiava di far dimenticare che tutto era fatto per Lui. Il pericolo è che le cose da fare diventino più importanti del segno d’amore e di comunione che esse contengono. La vita cristiana è chiamata ad essere un unico atto d’amore, ricevuto dalla bontà di Dio e comunicato al prossimo che abbiamo accanto. Voler bene e volersi bene è il senso della vita.

 Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

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