Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

domenica 1 gennaio 2012

Commento spirituale inviato dal Diacono Gabriele della Parola di Domenica 01 Gennaio 2012


Dio mandò il suo figlio perché ricevessimo l’adozione a figli.

Prima Lettura   Nm 6,22-27

Il libro dei Numeri, che fa parte del Pentateuco, è un libro interessante perché mostra l'organizzazione del popolo d'Israele, anche nelle sue strutture tribali politiche. In questo breve brano leggiamo la benedizione che veniva impartita dai sacerdoti alla conclusione di tutte le feste liturgiche d'Israele e all'inizio di un nuovo anno.
"Il Signore si rivolse a Mosè dicendo: - Parla ad Aronne e ai suoi figli e riferisci loro" la Parola sostiene innanzitutto che benedire non significa inventare, ma riferire quello che  dice il Signore, perciò la più grande benedizione non è quella fatta da un fiume di parole umane, ma da una pioggia di Parola di Dio. Nella benedizione per due volte compare la parola volto: "Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace". Nella mentalità semitica vedere il volto significava vedere la persona, ma vedere il volto di un re o di un dignitario significava anche essere ammessi alla sua presenza. Allora, la benedizione più bella da impartire  agli uomini di oggi è quella di far riscoprire loro la presenza operante di Dio nella loro vita, ponendo su di loro il nome di Dio: "Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò", che significa far riscoprire loro l'appartenenza fondamentale della vita: essere di Dio, dei consacrati a Dio. La consacrazione fondamentale del cristiano avviene nel Battesimo, quando egli viene unto con il sacro crisma, da quel momento diventa un consacrato a Dio. Le consacrazioni religiosa, matrimoniale e sacerdotale sviluppano questa consacrazione fondamentale.
Nel capitolo IV del Catechismo della Chiesa cattolica leggiamo il senso delle benedizioni, uno dei sacramentali più in uso nella Chiesa. "I sacramentali sono segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti dalla Chiesa effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l'effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita. I sacramentali sono istituiti dalla Chiesa per la santificazione di alcuni stati della vita o alcuni ministeri ecclesiastici. […] Comportano sempre una preghiera, spesso accompagnata da un determinato segno, come l'imposizione della mano, il segno della, l'aspersione con l'acqua benedetta (che richiama il Battesimo). Essi derivano dal sacerdozio battesimale: ogni battezzato è chiamato ad essere una "benedizione" e a benedire. Per questo anche i laici possono presiedere alcune benedizioni". Che cosa vuol dire benedire? Impetrare su una persona la presenza, la potenza, l'azione di Dio. Possiamo tutti benedire in forza del sacerdozio battesimale, imponendo la mano, tracciando la croce o aspergendo con l'acqua. La potenza della benedizione è legata alla fede di chi la impartisce e di chi la chiede e ha effetti duraturi. Il catechismo dice ancora: "Alcune benedizioni hanno una portata duratura: hanno per effetto di consacrare delle persone a Dio e di riservare oggetti e luoghi all'uso liturgico […]". Si possono benedire l'altare, la chiesa, gli oli santi, i vasi, le vesti sacre, le campane, i frutti della terra, l'olio, il vino. Il Catechismo continua: "Quando la Chiesa domanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto siano protetti contro l'influenza del maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo. Gesù l'ha praticato; è da lui che la Chiesa deriva il potere e il compito di esorcizzare. In una forma semplice, l'esorcismo è praticato durante le celebrazioni del Battesimo. L'esorcismo solenne, chiamato "grande esorcismo", può essere praticato solo da un presbitero e con il permesso del vescovo. In ciò bisogna procedere con prudenza, osservando rigorosamente le norme stabilite dalla Chiesa. L'esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall'influenza demoniaca mediante l'autorità spirituale che Gesù ha  affidato alla sua Chiesa. Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto psichiche, la cui cura rientra nel campo della scienza medica. È importante, quindi, accertarsi, prima di celebrare l'esorcismo, che si tratti di una vera presenza del maligno".




Seconda Lettura    Gal 4,4-7

Nella lettera ai Galati, considerata tra quelle più autentiche dell'apostolo, Paolo usa due espressioni molto forti: "O stolti Galati, chi vi ha cambiato la testa? Avete iniziato così bene nello Spirito e ora volete ritornare alla carne?" e ancora "proprio voi, Galati, ai vostri occhi fu rappresentato al vivo Cristo crocifisso". Gli esegeti spiegano questa espressione con il fatto che forse la Chiesa dei Galati ebbe un forte  annuncio della passione di Gesù, come se essi fossero stati compartecipi di questo evento salvifico.
Prima della riforma del Concilio Vaticano II, il primo Gennaio si celebrava la festa della Circoncisione di nostro Signore Gesù Cristo, mentre la Madre di Dio veniva festeggiata l'11 ottobre, giorno nel quale papa Giovanni aprì il Concilio Vaticano II. La festa della divina maternità di Maria sorse dal pronunciamento del Concilio di Efeso, il quale dichiarò che Maria era madre di Dio, mentre i nestoriani affermavano che ella era solo Madre di Cristo. Paolo VI volle introdurre questa festa il primo Gennaio, unendola alla giornata della pace.
Paolo, nella sua essenzialità, descrive la biografia terrena di Gesù, dice infatti: "Nato da donna, nato sotto la legge", mettendo così in evidenza la divina maternità di Maria e l'appartenenza di Gesù al popolo ebreo. Potremmo domandarci perché Dio Padre, che è libertà assoluta, ha voluto che il Figlio, entrando nel mondo, si vincolasse a una struttura umana, religiosa e storica, Lui che sarebbe stato il maestro della libertà interiore. Allora la Parola rivisita la nostra storia, perché tutti noi siamo legati ad una struttura storica, religiosa, culturale. Tutti, venendo al mondo, ci leghiamo ad una struttura, entriamo nel mistero di una storia, quasi in un cammino già preordinato e predeterminato.
Gesù è nato nella storia per salvarla e per renderla una strada aperta versa un'altra storia, la storia di Dio. Egli, visitando la storia, ne assume tutta la concretezza, l'opacità, la pesantezza, ma bucandola, crea una storia di salvezza, e Gesù diventa il crocevia, il punto di snodo di due storie, la storia umana e la storia di Dio. Gesù ha sposato le due storie: egli è nato da donna e sotto la legge per riscattare quelli che erano sotto la legge e perché l'umanità ricevesse l'identità nuova, quella che non proviene dalla donna e dalla legge, ma che proviene dallo Spirito e che fa gridare ciascuno nel proprio cuore la verità fondamentale di Dio: l'Abbà, il Dio Padre.
Questa Parola ci aiuta a capire il ruolo profetico che i cristiani hanno per dare respiro alla storia. Oggi, infatti, il cristiano più che spiegare le verità della fede, deve spiegare, illuminare ed evangelizzare il peso della vita che, altrimenti, per molti  diventa insopportabile. Ecco la sfida profetica dei prossimi anni. La Parola ci domanda se siamo veramente capaci di vivere l'identità originante, sanante e vera della nostra vita: l'essere figli adottivi non della storia, non della donna, non della legge, ma figli di Dio. Se viviamo questa identità di figli, non siamo più schiavi. Oggi la storia che viene dalla legge e dalla donna non basta più, perché è una storia che non dà risposte sufficienti e non salva, per questo molta gente sta franando nella vita. Da qui viene l'urgenza in questo nostro tempo di evangelizzare il peso della vita, facendolo diventare dono, ricordando che Gesù ha detto: "Ho portato la vita e la vita in abbondanza". Si sta diffondendo sempre più il malessere sottile della vita, per cui la gente non ha più la forza, la voglia, nemmeno la creatività spirituale di riappropriarsi della vita, e solo la potenza profetica della Parola guarisce questo malessere. Allora il cristiano deve presentarsi come profeta e deve dire che, oltre alla legge e alla vita umana, c'è un'identità che, mossa dallo Spirito, grida Abbà, Padre, allora la vita viene rivisitata, riaccolta e ancora rischiata.

Vangelo  Lc 2,16-21

Nei Vangeli leggiamo vari episodi che raccontano un'annunciazione: l'annunciazione a Zaccaria, che sarebbe diventato padre di Giovanni Battista, avvenuta per opera dell'arcangelo Gabriele nel tempio, quella a Maria della divina maternità, quella ai pastori e a Giuseppe. Questo Vangelo, letto in chiave spirituale, si rivela molto profondo, perché mette in evidenza il ruolo dei primi cristiani, che non furono quelli nati dopo la Pentecoste, ma furono i pastori. Essi sono il primo modello di credenti, perché, come Abramo, "andarono senza indugio" dove Dio si era rivelato, conservando come primo colore della loro fede l'itineranza. La radice della fede è sempre abramitica. Andando senza indugio, trovarono il segno che aveva indicato loro l'angelo: Maria, Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. Essi trovarono il segno storico di Dio, ma non videro la Sua gloria, ebbero cioè un impatto con un'apparizione storico sacramentale della presenza di Dio e videro un segno, uguale a mille altri, rappresentato da una famiglia normale, in una stalla. Dopo aver visto questo segno, riferirono ciò che del bambino era stato loro detto, allora la fede è vedere Dio nascosto nella mediazione del sacramento e riferire, perché la fede comporta un annuncio, una trasmissione. Per diventare annunciatore della fede si deve, però, essere raggiunti dall'angelo di Dio, cioè dalla presenza, dalla potenza di Dio, si deve accettare il segno che Dio affida e lo si deve annunciare. Ecco la dinamica del credente: partire, vedere, annunciare.
"Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano". I pastori, persone emarginate dal culto e dalla vita civile, diventano i primi credenti, i primi missionari del Verbo. Anche oggi dobbiamo andare, trovare, vedere, riferire e quando riferiremo le opere di Dio, tutti quelli che ci udranno, si stupiranno del Suo amore e della Sua fedeltà.
Luca, però, ci presenta un altro modello di credente: Maria che "da parte sua serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore". Il termine meditare ha come primo significato nella lingua greca quello di mettere insieme. Maria, da parte sua, serbava nell'interiorità della sua vita queste cose e metteva insieme i vari pezzi. Allora il credente deve saper serbare nel cuore.
Oggi il nostro cristianesimo è sempre più ininfluente o i cristiani sono sempre meno interessanti, perché forse nascono da un grembo di rumore e di superficialità, si sono lasciati rubare la dimensione spirituale interiore e, quando un cristiano ne è privo, annuncia cose sue, o annuncia cose di Dio senza convinzione. Oggi le persone hanno bisogno di interiorità, di profondità, devono essere raggiunte non dallo stupore di un istrione, ma dalla profondità del cuore.
"I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto": il credente non è solamente un uditore, ma sa vedere anche le grandi opere di Dio nella vita delle persone.
"Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù" Gesù fu circonciso per essere solidale fino in fondo con il popolo di Abramo e perché nella sua carne si imprimesse il segno del popolo dei padri, proponendosi come la continuità nella diversità. L'apostolo Paolo ci ricorda in Rm 2, 28-29 "La circoncisione non è quella visibile nella carne; la circoncisione è quella del cuore, nello spirito e non nella lettera; la sua gloria non viene dagli uomini ma da Dio". La Parola deve circonciderci il cuore, perché solo da un cuore circonciso può uscire un annuncio convincente della Parola.
Il Vangelo riporta poi il nome attribuito al bambino, di solito nella Bibbia il nome evoca la personalità di chi lo porta, e il nome di Gesù significa Dio salva.

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