Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

martedì 3 gennaio 2012

Buon Anno al suono delle CAMPANE :-) Messaggio della Regina della Pace del 2 gennaio 2012


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COME E PIÙ DI UNA PREDICA LE CAMPANE!
Meditazioni sparse sul significato spirituale delle campane 
di don Emanuele Cuccarollo 
Lisiera, 12 giugno 2011 
Inaugurazione del restaurato concerto campanario della Parrocchia di Santa Lucia in Lisiera

“Laudo Deum verum,
plebem voco,
congrego clerum,
defunctos ploro,
pestem fugo,
festa decoro”

Lodo il vero Dio – chiamo il popolo – riunisco il clero – intercedo per i defunti – scaccio la peste – adorno le feste. (da una delle glosse poste su una campana)
1 LAUDO DEUM VERUM 
Uno dei compiti principali delle campane è da sempre stato quello di suonare L’Ave Maria” o Angelus, tre volte al giorno (mattino, pomeriggio, vespro) per invitare tutto il popolo cristiano alla preghiera cattolica per eccellenza. “Il Verbo si è fatto carne” sembra richiamare la campana mentre suona l’Ave Maria e il suono stesso della campana ha una valenza simbolica che esprime questo avvenimento.
L’incarnazione del Verbo come il “segno” della campana (chiamato appunto non a caso “segno”, da signum: primo nome accertato della campana in ambito latinofono. Si diceva: “Svegliati, che è già suonato il primo segno” o “affrettati, che sta suonando l’ultimo segno”) è un avvenimento puntuale la cui
risonanza si protrae nel tempo e raggiunge anche noi oggi sia nel suo aspetto di particolarità storico geografica (Hic verbum caro factum est è scritto ai piedi dell’altare della grotta di Nazareth e della Santa Casa di Loreto) sia nella sua influenza (risonanza) nell’oggi (noi adesso viviamo le conseguenze di quel fatto puntuale di 2000 anni perché esso contrassegna definitivamente anche il nostro oggi).
Fonderia Francesco D’Adda e figli di Crema, nel 1948.
PRIMA
2 PLEBEM VOCO CONGREGO CLERUM
Uno dei simbolismi fondamentali delle campane è quello di rappresentare da sempre la voce di Dio o la Parola di Dio: “Della voce di Colui che, primo ed unico, ha il diritto di dire annunciare preavvisare ammonire rimproverare chiamare richiamare unire riunire salutare salvare2”.
Come la Parola di Dio è annunciata a tutti ma non tutti la accolgono così la campana: la sentono tutti ma non tutti la ascoltano. Le campane suonano ma non sono ascoltate, Dio parla e il suo popolo è indifferente.”Ecco io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me3”.
La campana sembra obbedire al comando di Gesù di annunciare a tutti la sua Parola: “Quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti4”.
Il Vescovo di Mende Durandus, nel 1286 paragonava la campana ad un predicatore.
La durezza del metallo rappresenta la forza d’animo del predicatore, secondo le parole «ti ho dato una fronte più dura della loro».
Il battaglio di ferro “Che colpendo l’una e l’altra faccia della campana produce il suono” rappresenta la lingua del predicatore che é adorna di scienza e che fa risuonare l’uno e l’altro testamento.
Il colpo della campana rappresenta il fatto che il predicatore deve saper vincere i vizi che ha dentro di se, correggendosi, prima di riprendere quelli degli altri.
La catena con cui il battaglio sta sospeso alla campana è la meditazione. La mano che stringe il battaglio rappresenta la moderazione della lingua. Il legno dell’armatura che sorregge la campana, rappresenta il legno della Croce di Nostro Signore.
Il ferro che unisce la campana al legno, rappresenta la carità del predicatore, che indissolubilmente legato alla croce esclama: «lontano da me il pensiero della gloria, tranne che nella croce del Signore»(Gal 6,14).

I morsetti che ferrano insieme il legno dell’armatura sono gli oracoli dei profeti. Il martello esterno, affisso all’armatura da cui la campana viene percossa, rappresenta l’anima retta e giusta del predicatore, che seguendo con zelo i divini comandamenti, li inculca con i suoi frequenti rintocchi nelle orecchie dei fedeli5”.
Ma la campana da sola (come la predica da sola) non basta per convertire i cuori e per salvare: “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna6”.
La campana è un richiamo della voce di Dio che parla ancora ma questa voce ha bisogno di una carne per incontrare gli uomini: questa carne, la carne di Cristo, è la Chiesa, i credenti che vivono di lui, del suo amore, del suo corpo. Senza questo amore la loro presenza nel mondo sarebbe solo una voce nell’aria mentre Cristo è un corpo nel mondo, è una vita.
Ecco perché le campane cessano di suonare il venerdì santo: è l’unico momento in cui si ricorda che il corpo di Cristo ci è stato sottratto per un breve tempo.
Si potrebbe immaginare analogamente che in una comunità cristiana dove la gente smetta di comunicarsi con Cristo nell’eucaristia ovvero di riunirsi come suo Corpo nell’assemblea domenicale e di conseguenza cessi il flusso della carità sorgiva di Cristo tra la gente, cesserebbero di suonare anche le campane perché nessuno sarebbe mosso a farlo ed esse avrebbero già perduto il loro significato, la loro stessa necessità di essere.
Ne è prova il fatto che con l’avvento della secolarizzazione e quindi la diminuzione dei praticanti si è passati velocemente dalla nobile tradizione dei suonatori di campane all’uso delle campane elettriche.
Non credo che si tratti solo di una scelta di comodità. Un gruppo di persone che suona le campane e lo fa con gusto, bellezza e passione è un’espressione significativa della carità di un popolo, del popolo di Dio, e ciò caratterizza l’identità di quel popolo.

SECONDA
SECONDA
3 DEFUNCTOS PLORO

Da molti secoli, ormai, le campane scandiscono il tempo di questo popolo. Esse accompagnano i momenti centrali della vita di ciascuno e della comunità e diventano quasi un motivo di unità, di senso di appartenenza di questo popolo: un richiamo continuo che Dio c’è, è in mezzo a noi e ci chiama in ogni momento della giornata, in qualsiasi stato noi ci trovassimo.
“Orologio e richiamo alla preghiera, la campana segnava anche gli altri eventi della vita: di quella individuale e di quella sociale. La nascita, ma ancor più la morte; il viatico e l’agonia; i matrimoni e – meno – i battesimi. Anche l’annuncio della morte si chiama, almeno da noi, “Ave Maria”: “è morto il tale, gli hanno suonato un’ave Maria”. Altrove… si chiama transito, che è pure un bel nome cristiano.
Probabilmente la catechesi plurisecolare aveva indotto la gente a segnarsi col segno della croce, e a invocare per la fine di un povero cristiano la misericordiosa assistenza di colei che migliaia di volte al giorno, in ogni paese, si sentiva dire: “Prega per noi peccatori adesso, e nell’ora della nostra morte7”.
TERZATERZA
5 PESTEM FUGO,
Nella civiltà contadina, quando era diffusa una concezione cosmologica di tipo sacrale, la campana volgeva anche funzioni di liberazione dal male, dalla peste, dalla carestia, dalla guerra, dai temporali, dagli spiriti maligni. “Campane a terra, perduta la guerra” ripeteva la gente verso la fine della prima guerra mondiale quando il regio esercito iniziò a requisire le campane dei nostri paesi per fondere cannoni.
Le campane come pochissimi altri oggetti liturgici (la chiesa, l’altare il calice), venivano in passato consacrate con l’olio con un rito pontificale assai complesso che solo il vescovo poteva eseguire. In questo rituale il vescovo diceva: “ubicumque sonuerit hoc tintinnabulum procul recedat virus inisdiarum, umbra phantasmatum, incursio turbinum, percussio fulminum, laesio tonitruorum, calamitas tempestatum, omnisque spiritus procellarum”…”per invocationem sancti Tui nominis, omnis infestatio immundi spiritus abigatur, terrorque venenosi serpenti procul pellatur
 (Ovunque il suono di questa campana giungerà, si allontani subito la potenza di coloro che tendono insidie, l’ombra dei fantasmi, l’incursione dei turbino, la percussione dei fulmini, le calamità delle tempeste…e ogni spirito di battaglie…ogni infestazione dello spirito immondo sia distrutta e sia allontanato il terrore del serpente velenoso).
 Il rito terminava con la lettura dell’accoglienza fatta a Gesù da Marta e Maria in Betania, forse per esprimere che ora, grazie al suono di quelle campane, è possibile vivere l’amicizia e la pace che Gesù respirava nella casa di Betania (= casa dell’amico) anche “tra le nostre case” (=parrocchia). E infatti l’ultima nota della rubrica del rito dice del vescovo vadit in pace…evidentemente ha lasciato la comunità ad una buona custodia, il suono delle campane, e può tornarsene in episcopio serenamente.

QUARTA
6 FESTA DECORO
Il suono delle campane per antonomasia è quello della Pasqua. Durante il canto del gloria nella veglia di Pasqua si squarcia il silenzio del sabato santo con il suono sfrenato delle campanelle in chiesa e della campane a festa sul campanile. Il suono delle campane è quello che meglio può esprimere la gioia del credente che incontra Cristo Risorto. Il suono delle campane è infatti il miglior simbolo che possa esprimere l’allegria dei primi testimoni della Pasqua, della Maddalena, dei discepoli di Emmaus, dell’incredulo Tommaso che tocca con mano, di Pietro che si sente chiedere “Mi ami tu?” da colui che amava sopra ogni cosa e che credeva scomparso per sempre dalla sua vita. 
Come il presepe a Natale così le campane a Pasqua sono il simbolo più immediato del fatto che Dio si è fatto carne, è sceso dal cielo, è entrato nella nostra vita, tra le nostre case, ha condiviso tutto della nostra vita e ci ha liberato dal male con il sacrificio della sua vita e ora è in mezzo a noi e continua ad agire così perché è risorto. 
Le campane della Pasqua che fanno volare tortore, colombe e rondini in turbini danzanti di gioia sono i sentimenti del credente che incontra il Crocifisso Risorto come Dominatore buono delle circostanze liete e tristi della vita. Per questo l’augurio più bello in questo giorno in cui inauguriamo il restauro delle campane di Lisiera è che per la presenza di Cristo nel mondo il nostro cuore non cessi di risuonare di gioia contagiosa. Questo augurio ve lo porgo con le bellissime parole di papa Giovanni Paolo II pronunciate nella parrocchia di “Santa Maria del Rosario” di Roma a ricordo della visita alla fonderia di campane di Agnone: “E’una bella cosa ascoltare il suono delle campane che cantano la gloria del Signore da parte di tutte le creature. E poi ciascuno di noi porta in se una campana molto sensibile: questa campana si chiama cuore. 
Questo cuore suona, suona e mi auguro sempre che il vostro cuore suoni sempre delle belle melodie; melodie di riconoscenza, di ringraziamento a Dio e di lode al Signore e che superi sempre le melodie cattive di odio, di violenza e di tutto ciò che produce il male nel mondo”.


Note
2 Pietro Nonis in AA.VV, 9 secoli di campane, simbolo arte cultura storia nella vita della gente, Piovan
Editore, Monselice 1986, p. 208
3 Ap 3, 20
4 Mt 10, 27.
5 DURANDUS. Vescovo di Mende 1286. Cit. in E.MORRIS, Tintinnabula, Londra 1959.
6 1 Cor 13, 1
7 Pietro Nonis in AA.VV, 9 secoli di campane, op.cit. p. 213-214
QUINTA

Le campane di Scannabue - Fraz. di Palazzo Pignano (CR)



Aggiornamento:

Campane: che ruolo hanno nella Liturgia e come sono realizzate?


SIAMO NOI... TV2000
Come disse Giovanni Paolo II, "le campane cantano la gloria del Signore". Ma come funzionano le campane? Che ruolo hanno nella Liturgia e come sono realizzate? Lo scopriamo con Don Emanuele Cuccarollo, Parroco di Lisiera - Bolzano Vicentino (VI) ed Emanuele Allanconi della Fonderia Allanconi.
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