Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

lunedì 10 dicembre 2012

Dal IL VANGELO DEL GIORNO di oggi "B. V. Maria di Loreto "




Oggi 10 DICEMBRE

celebriamo la

Lunedì della II settimana di Avvvento

http://www.queen.it/citta/ravenna/immagini/nuovo1.gif


Lc 5,17-26


Un giorno Gesù sedeva insegnando. Sedevano là anche farisei e dottori della legge, venuti da ogni villaggio della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco alcuni uomini, portando sopra un letto un paralitico, cercavano di farlo passare e metterlo davanti a lui. Non trovando da qual parte introdurlo a causa della folla, salirono sul tetto e lo calarono attraverso le tegole con il lettuccio davanti a Gesù, nel mezzo della stanza. Veduta la loro fede, disse: “Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi”.
Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere dicendo: “Chi è costui che pronunzia bestemmie? Chi può rimettere i peccati, se non Dio soltanto?”. Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: “Che cosa andate ragionando nei vostri cuori? Che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire: Àlzati e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati: io ti dico - esclamò rivolto al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua”. Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e si avviò verso casa glorificando Dio.
Tutti rimasero stupiti e levavano lode a Dio; pieni di timore dicevano: “Oggi abbiamo visto cose prodigiose”.

IL COMMENTO
Un paralitico non può muoversi. Sembra evidente. Ma non lo è. Purtroppo. La verità è che spesso siamo come dei paralitici convinti di poter camminare, di essere in grado di fare, liberamente, qualunque movimento. E tentiamo di alzarci, immaginiamo, rincorrendo sogni e fantasie, di correre, danzare, nuotare, tirar calci sublimi ad un pallone. Mentre la realtà è ben altra, schiacciati come siamo in un lettuccio di dolori. L'inno "Il Natale" di Alessandro Manzoni inizia con un'immagine che descrive bene la situazione: è quella di un masso caduto dall'alto di una montagna che giace sul fondo della valle "Là dove cadde, immobile / Giace in sua lenta mole; / Nè per mutar di secoli, / Fia che rivede il sole / Della sua cima antica, / Se una virtude amica / In alto nol trarrà". Il sasso precipitato dall'alto d'una montagna non potrà mai rivedere il sole che si contempla dalla cima, se una FORZA AMICA non lo prende e non lo riporta su. "Tal si giaceva il misero / Figliol del fallo primo". E' l'uomo decaduto per il peccato originale. "Donde il superbo collo/ più non poteva levar". Il paralitico. Incapace di levare lo sguardo, il collo superbo d'una mente obnubilata. Ingannata. Caduto è condannato a contemplare se stesso. E i suoi sogni, i suoi ideali trasformati in idoli. Come scriveva don Giussani a proposito del peccato originale, chiuso nell" affermazione di sè prima che la realtà". Totalmente alienato. Prosegue Manzoni "Qual mai tra i nati all'odio / Quale era mai persona, / Che al Santo inaccessibile / Potesse dir : perdona? / Far novo patto eterno? / Al vincitore inferno / La preda sua strappar? " Chi può invocare il Santo inaccessibile, tanta folla, tante voci, muri d'orgoglio, di affetti, gente accalcata, carne mescolata, affari, lavoro, progetti, denaro. Come potrà un paralitico, incapace di tutto, annichilito su un lettuccio, vedere il Sole, la Luce, chieder perdono? Chi potrà strappare le nostre vite paralizzate, i nostri cuori induriti dalle grinfie del demonio? Chi potrà strapparci dal crederci capaci, dal sentirci in vena, dal mostrarci a posto? Chi strapperà noi povere prede dagli inganni dell'accusatore? Chi se non na "Virtude amica?" Chi se non la Chiesa, la sua fede irrorata del sangue dei martiri, da duemila anni sui sentieri della storia a cercare i paralitici d'ogni angolo e d'ogni generazione. Chi se non la Sposa del Signore potrà risollevarci eludendo il muro dell'anonimo cinismo e l'ipocrisia dei religiosi di facciata? La Chiesa ci conduce, noi assolutamente incapaci e indegni, all'incontro con il perdono. La virtù amica della Chiesa ci guida nel cammino verso Cristo, verso ciò che occhio umano mai ha potuto vedere: il perdono d'un peccatore. Un paralitico che cammina. La virtù amica della Chiesa che con il magistero e la predicazione, con l'annuncio e la tenerezza ci accompagna nell'intimità del cuore di Cristo facendoci passare attraverso il tetto, immagine di riparo, segno del matrimonio e della famiglia; nella Scrittura e nelle religioni, il tetto, il baldacchino, sono il segno dell'intimità familiare, della Gloria di Dio che custodisce il talamo nuziale. ( "...Le persone presenti alla cerimonia nuziale procedono verso la "chuppà" (la tenda nuziale), dove avrà luogo il matrimonio, secondo un ordine preciso. Lo sposo attende la sposa davanti alla "chuppà" che simbolicamente rappresenta la dimora dello sposo. La transizione della sposa dalla casa paterna a quella del marito viene, quindi, simbolicamente rappresentata attraverso la processione di entrambi i genitori accompagnanti la sposa verso la sua nuova destinazione. ... Chiariamo il significato del termine "Chuppà". Esso originariamente era riferito al tetto o alla camera nuziale e, qualche volta al matrimonio stesso. Nei tempi antichi la chuppà era la tenda o la stanza dello sposo a cui la sposa era portata in festosa processione per l’unione matrimoniale. Ai tempi talmudici era d’uso che fosse il padre dello sposo ad erigerla. Il termine "chuppà" significa, in ebraico, "protezione" e si riferisce al baldacchino o alla tenda che copriva gli sposi durante la cerimonia nuziale. Esso serve ad uno scopo legale: rappresenta l’atto decisivo con cui veniva formalmente attestata l’unione matrimoniale e la conclusione dell’atto matrimoniale iniziato con il fidanzamento. Insieme questi due atti di acquisizione, il fidanzamento ed il matrimonio, vengono chiamati "chuppà ve’kiddushin"). Il Vangelo di oggi dunque ci parla delle nozze che uniscono la creatura al Creatore. Le nozze fondate sul perdono. La nostra genitrice, la chiesa, ci conduce a Cristo, sotto la Chuppà, il tetto della misericordia nella quale diventiamo una sola carne con il nostro Sposo. E' lì, sul letto d'amore dove ci ha sposato il Signore, sulla Sua Croce gloriosa che la Chiesa ci depone ogni giorno. Ai piedi di Gesù la Chiesa ci fa Suoi discepoli, nell'ascolto della Sua Parola, impariamo la Sua misericordia nel riconoscerci paralitici, peccatori sempre deboli e bisognosi del Suo amore. La Chiesa ci sposa a Cristo, noi poveri e con l'unica dote dei nostri peccati, Lui, ricco di ogni benedizione. Senza la Sua intimità non v'è salvezza, solo arroganza e falsa religione, quella degli scribi e dei farisei. Con la Chiesa apprendiamo anche oggi a rimanere nel Suo amore, ai Suoi piedi, portando con noi le ferite della nostra carne, il lettuccio d'una storia redenta che ci illumina il presente aprendoci il futuro. Con la Chiesa nostra madre procediamo anche oggi in questo Avvento.

Nessun commento:

Posta un commento