Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

domenica 11 ottobre 2015

...dobbiamo essere preoccupati perché oggi i giovani si innamorano poco. Un esempio di vita ...Edith Stein.

“Ci vuole la testa”, ma la testa non basta!

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Ero tra il pubblico quando lei ha detto che dobbiamo essere preoccupati perché oggi i giovani si innamorano poco. Mi sembra di aver capito la ragione delle sue parole, ma mi chiedo se vada bene affidare la vita a questo sentimento. Penso anzi che non sia bene affidarsi al sentimento. Può essere anche una cosa giusta, ma alla fine mi sembra ci voglia la testa. Sono rimasta d’accordo con mia figlia che le avrei scritto queste parole e le avrei trasmesso la sua risposta, perché lei è da un anno in Inghilterra per i suoi studi e le capita adesso di essersi innamorata di un compagno che, per come lei me lo descrive, non è proprio l’ideale. Le ho promesso che avrei detto a lei proprio quello che mi scriveva.
Rispondo a questo messaggio con un ritardo di tre mesi nella speranza che intanto si sia risolta la vicenda che la preoccupa. Perché certo, non posso non essere solidale con le sue preoccupazioni, di cui peraltro non conosco gli elementi e i motivi. Però devo dirle che resto del mio pensiero, e ho pensato di risponderle in vista di questa domenica, oggi, nella quale mi sembra sia presente e dominante questo tema. C’è un versetto sapienziale nella Bibbia che parlando dell’amore, dice che “dare per esso tutti i beni della casa sarebbe come disprezzarlo”! Sono d’accordo con lei che “ci vuole la testa”. Però mi sembra di dover ribadire che la testa non basta! Perché la nostra vita è più grande di noi! I passaggi più importanti non possiamo pensare di poterli – ma neanche di “doverli” – controllare. Sento molto presente questo tema in questa domenica, nella quale la tristezza di un uomo troppo ricco gli impedisce di mollare tutto quello che ha per seguire l’amore che lo ha trovato e che lo ama! Io sono molto contento della mia strana vita, ma non posso dimenticare che quando ne parlai con mio padre – avevo ventitrè anni – lui mi disse che volentieri aderiva ad una scelta mia, non senza dovermi dire che, essendo cristiano che andava sempre a Messa, chiedeva al buon Dio di poter dimenticare la predica del prete prima di aver messo i piedi fuori dalla chiesa. Mi ha lasciato fare la mia pazzia. Credo che ne  sia stato poi contento. Credo che adesso, in paradiso, lo sia ancora! Buona Domenica a lei e ai miei cari amici lettori del Carlino.

Giovanni della Dozza.
Domenica 11 ottobre 2015

DA  leggoerifletto.blogspot.it


Edith Stein - biografia

Edith Stein nacque a Breslavia, in Polonia il  12 ottobre 1891, ultima di 10 figli in una famiglia ebraica-ortodossa. Perse il padre in tenera età, la gioventù della futura filosofa fu influenzata particolarmente dalla figura della madre, esempio di rettitudine morale e di dedizione alla famiglia e al lavoro, nello sforzo di condurre da sola l'impresa diretta un tempo dal marito e di far studiare tutti i figli.
Edith studiò all’Università di Breslavia, e nel 1916 si laureò in Filosofia. Nel 1921, dopo aver letto l’autobiografia della mistica Santa Teresa d’Avila si convertì al cattolicesimo e ricevette il battesimo il 1° gennaio 1921. Rinunciò al posto di assistente universitaria e dal 1922 al 1932 insegnò  alla scuola domenicana per ragazze di Speyer.
Durante questo periodo tradusse il De veritate di san Tommaso d’Aquino in tedesco. Nel 1932 divenne lettore all'Istituto di Pedagogia a Munster, ma le leggi razziali emesse dal  governo nazista la obbligarono a dimettersi.
Il 12 aprile 1933, alcune settimane dopo che Hitler fu eletto cancelliere, Edith Stein scrisse, invano, a Roma per chiedere a papa Pio XI e al suo segretario di Stato - il cardinale Pacelli, già nunzio apostolico in Germania e futuro papa Pio XII - di non tacere più e di denunciare le prime persecuzioni contro gli ebrei.
Edith Stein entrò nel convento Carmelitano a Colonia nel 1934 e  prese il nome di Teresa Benedetta della Croce. Per fuggire alla minaccia nazista, il suo ordine la trasferì al convento Carmelitano di Echt  in Olanda.
Il 20 luglio 1942 la conferenza dei vescovi olandesi fece leggere in tutte le chiese del paese un proclama contro il razzismo nazista.
Il 26 luglio Adolf Hitler ordinò la deportazione  dei convertiti ebraici (che fino a quel momento erano stati risparmiati). Edith e sua sorella Rosa, pure lei convertita, furono catturate ed internate al campo di concentramento di Auschwitz, dove furono uccise nelle camere a gas il 9 agosto 1942.

Con la sua beatificazione nel Duomo di Colonia da parte di papa Giovanni Paolo II, il 1º maggio del 1987, la Chiesa cattolica volle onorare, per esprimerlo con le parole dello stesso Pontefice, "una figlia d'Israele, che durante le persecuzioni dei nazisti è rimasta unita con fede ed amore al Signore Crocifisso, Gesù Cristo, quale cattolica ed al suo popolo quale ebrea".
La decisa volontà di Giovanni Paolo II - sormontò anche l'ostacolo canonico a dichiararla santa, cioè la ricerca di un miracolo compiuto in vita ovvero la dichiarazione del martirio per la fede. Con l'affermazione che la persecuzione subita nel campo di sterminio - che portò alla sua morte - era patita per la sua testimonianza della fede
Edith Stein fu canonizzata dallo stesso Giovanni Paolo II l'11 ottobre 1998  e nominata compatrona d'Europa.
Dal 1995 il  Premio Edith Stein viene assegnato ogni due anni a persone, associazioni o istituzioni che si sono distinte a livello internazionale per il loro impegno sociale, politico o civile. Il premio consiste in una medaglia con l'iscrizione "Unsere Menschenliebe ist das Maß unserer Gottesliebe" ("Il nostro amore per l'uomo è la misura del nostro amore per Dio") e € 5.000. Il premio viene assegnato dal Curatorio del circolo Edith Stein di Gottinga, di cui fanno parte sia la Chiesa evangelica, sia la Chiesa cattolica che l'associazione per la collaborazione ebraico-cristiana.

fonte:
www.vatican.va/ 

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