Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

giovedì 28 giugno 2012

Lectio Quotidiana Luca 2,33-40 & Lc 2,41-52


28 giugno 2012 – Lc 2,41-52

41I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 42Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. 43Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 44Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 46Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. 47E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 49Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». 50Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.51Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. 52E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

 COMMENTO DI GIOVANNI

 Questo testo ci offre l’opportunità di sottolineare il volto “famigliare” della vita del giovane Gesù, dove Giuseppe è citato semplicemente e direttamente come il “padre” e come “genitore”, anche in una Parola come quella che oggi il Signore ci dona, dove la citazione esplicita del Padre del cielo è presente e forte! Notiamo innanzi tutto la forza della fede e della pietà dell’ambiente di famiglia e di paese che caratterizza l’infanzia di Gesù: il pellegrinaggio annuale a Gerusalemme per la Pasqua (ver.42); La consuetudine custodita anche nel dodicesimo anno di Gesù, anno nel quale ogni giovane ebreo entra nelle responsabilità di fede di un adulto; il giro ampio di persone che vivono lo stesso volto di devozione e di pietà, “i parenti e i conoscenti” del ver.44, tra i quali per i genitori è ovvio pensare si trovi il ragazzo in quel primo giorno di viaggio (ver.44). Ma Gesù è rimasto a Gerusalemme e  i genitori non lo sanno ( che è un po’ di più che non essersene accorti come dice la versione italiana). Dunque, nell’esistenza di questo figlio buono e obbediente c’è evidentemente uno “stacco”. Il dolore di una ricerca di tre giorni finalmente termina quando i genitori lo trovano “nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava”(ver.46). Notate anche la finezza della successione dei verbi: li ascoltava e li interrogava, come esige la nostra fede ebraico cristiana, che dà la precedenza all’ascolto. Gesù porrà molte domande, ma dopo aver ascoltato! “Tutti quelli che lo udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte”(ver.47). Ci troviamo ad una specie di “anticipo” della missione che inizierà ben più tardi. Questa memoria che troviamo solo nel Vangelo secondo Luca è di estremo interesse per cogliere nel figlio Gesù il mistero del Figlio di Dio. Ed è passo meraviglioso per cogliere l’intreccio tra umiltà, obbedienza e Signoria. Ed è splendida l’affermazione che “essi non compresero”, perché ci invita a rimanere davanti al mistero del Figlio di Dio e Figlio dell’Uomo, senza pretendere di scioglierlo. Così è meravigliosa la testimonianza della Madre, che “custodiva tutte queste cose nel suo cuore”, meravigliosa figura di una Chiesa umile e sapiente, custode del mistero di Gesù, e sempre aperta a continuare il cammino della sapienza e della conoscenza di Lui.
 Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

Luca 2,33-40

33Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione 35– e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».36C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, 37era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.39Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

 COMMENTO DI GIOVANNI

 E’ affascinante questa continua grande “conversazione”, dove la Parola cresce per l’intervento di molti, senza rigidità e senza “gerarchie”: angeli e uomini, protagonisti come Maria e figure collettive come i pastori, e adesso Simeone ed Anna, tutti hanno qualcosa da comunicare e tutti ricevono la Parola. Per questo, anche “il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui”(ver.33). In Simeone è tutta la grande profezia di Israele che giunge finalmente alla sua pienezza e al suo termine. E questa profezia di Simeone è anche preannuncio pasquale. Dove in italiano è detto “è qui”, i testo originale dice che “egli è posto, giace”. Abbiamo già incontrato questo verbo in Lc.2,12 quando ai pastori viene annunciato che troveranno il Bambino “adagiato” in una mangiatoia, e lo troveremo in Lc.23,53 per dire del luogo dove Gesù viene sepolto. Dunque, grande annuncio della sua nascita e della sua morte. Ed  è appunto “per la caduta e la risurrezione di molti in Israele”, cioè per l’evento di morte e risurrezione  come salvezza di tutta l’umanità, chiamata a ”morire” dalla stirpe di Adamo e a “risorgere” come figlia di Dio. Gesù è “segno di contraddizione”(ver.34), o meglio “segno contraddetto”, perché la sua Parola evangelica contesterà le sapienze e le logiche della mondanità, che si opporrà alla Buona Notizia di Gesù fino alla Croce. Questo metterà in crisi verso la salvezza “i pensieri” – alla lettera, i dubbi, le contraddizioni – di molti cuori”. Di questa “passione” sarà partecipe anche la Madre, che nella Passione secondo Giovanni troveremo  sotto la Croce del Figlio. Come Simeone è preannuncio del futuro, La profetessa Anna è simbolo della lunga attesa messianica di Israele. Verginità (“dalla sua verginità” dice il testo dove la versione italiana dice “dopo il suo matrimonio”)  e nozze, vedovanza e lunga attesa dello Sposo celeste, del Messia. Presenza incessante e fedele al culto della Prima Alleanza, digiuni e preghiere, esprimono la lunga fedeltà di Israele, ora segnata dalla “vecchiaia”. Finalmente, l’attesa è terminata e anche lei “parlava del Bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”(ver.38). In lei tutto Israele con la sua storia e la sua profezia è finalmente trovata da Colui che la ama, l’ha perduta, ora le si unisce, e viene a darle la sua vita. Inizia così il lungo tempo di Nazaret, prezioso per il suo “silenzio”. Un silenzio che dice l’immersione piena del Figlio di Dio nella quotidiana umile vicenda del Figlio dell’Uomo. Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

<> Famiglie della Visitazione - L’etica evangelica è etica dell’Amore

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