Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

giovedì 19 luglio 2012

[lectio quotidiana] Luca 6,1-5 & Lc 6,6-11 & 6,12-23

Lc 6,1-5

6        1Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. 2Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». 3Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? 4Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». 5E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

COMMENTO DI GIOVANNI

Il vino nuovo in otri nuovi della conclusione del cap.5 esprimeva la “novità” della grande festa nuziale che Gesù è venuto a donare all’umanità. Tutta l’antica economia della Prima Alleanza ha preparato e profetizzato queste “nozze”. Essa deve essere ormai accolta e interpretata alla luce di Gesù, del suo insegnamento e della sua opera pasquale. Il Signore dunque ci prende oggi per mano per condurci alla conoscenza e all’esperienza di questa vita nuova.

La proibizione della spigolatura in giorno di sabato rientra in quella più generale del non lavorare di sabato. Ma questo diventa occasione per cogliere in Gesù il senso profondo di quella norma, e, più ampiamente, il significato profondo del “giorno del Signore”. Per rispondere all’obiezione dei farisei Gesù ricorda l’episodio narrato in 1Samuele 21,2-7, quando Davide e i suoi compagni hanno mangiato i pani che solo i sacerdoti potevano mangiare. In tale vicenda sembra che la giustificazione di quel fatto sia semplicemente la fame di Davide e dei suoi, fuggiaschi dalle intenzioni omicide di Saul. Come erano affamati quei giovani di Davide, ora lo sono i discepoli con i quali cammina di sabato tra i campi di grano.

Le note delle bibbie giustificano l’infrazione in nome della misericordia. Forse si può dire qualcosa di più. Forse si può cogliere in questo episodio un’immagine bellissima della comunità raccolta intorno a Gesù e l’accenno ad una caratteristica della sua vita. Non siamo più nei vecchi luoghi sacri, come nel racconto di 1Samuele, ma nell’ampio orizzonte della creazione. L’antico esempio dell’eccezione fatta per Davide, diventa ikona della comunità messianica raccolta dietro a Gesù: una comunità di poveri, che camminano dietro al loro Signore nutrendosi del cibo finalmente donato ai piccoli. Un’immagine profetica della liturgia eucaristica. Se vale questa ipotesi, l’antica norma del sabato che impediva il lavoro, sfocia ora nel significato pieno delgiorno del Signore, nel quale l’uomo non opera per celebrare l’opera di Dio. Opera nella quale i piccoli figli di Dio vengono da Lui nutriti con il Pane degli Angeli. Gli antichi segni del tempio e dell’altare cedono all’immagine di tutta la creazione e di tutta la storia, finalmente convocate nell’evento che celebra la festa nuziale dell’incontro tra Dio e l’umanità, finalmente nutrita dal suo Signore nel cammino verso la Casa del Padre. Lascio a voi giudicare se il mio balbettio può avere qualche accettabile lumino.

Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.



20 luglio 2012 – Lc 6,6-11

6Un altro sabato egli entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata.7Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. 8Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. 9Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». 10E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.11Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

COMMENTO DI GIOVANNI       

Una premessa: non “censuriamo” il nostro ascolto di questa Parola vedendone semplicemente un documento del rinnovamento spirituale del culto sinagogale. Come sempre, la Parola è anche e soprattutto dono al nostro tempo, dono a ciascuno di noi, dono alla comunità ecclesiale, dono alla vicenda dei popoli….

Nel testo di oggi il punto di partenza forte è l’invito all’uomo paralizzato: “Alzati e mettiti qui in mezzo”. Scribi e farisei lo osservano per vedere se violerà il sabato, ma Lui sta compiendo un gesto di ben più vasto significato. Perché il rischio, in ogni forma “religiosa”, è quello di emarginare, lasciar fuori e addirittura censurare la storia e la sua immensa problematicità. Gesù la porta dentro, e “in mezzo”. Dunque, ancora una volta, e sempre di più, la Parola di Dio non fuori, ma dentro la storia. Non una formula astratta, buona per ogni luogo e ogni tempo, ma una Parola viva, che si incontra, accoglie, discute, contesta e cambia la storia!

Ed è Lui stesso, Gesù, questa Parola. E’ Lui che apre una domanda decisiva. Una domanda che purtroppo non ci facciamo abbastanza, perché siamo culturalmente e spiritualmente rassegnati a che la Parola sia solo una “regola”. Invece Gesù introduce due verbi fondamentali: il “fare” e il “salvare”. Dunque, tutta la normativa del sabato, il significato profondo del sabato, è per fare il bene o per fare il male? Per salvare una vita, o sopprimerla? Lo splendore della domanda contiene e custodisce l’evidenza della risposta. Il sabato è il giorno in cui cessa l’opera dell’uomo, e risplende l’opera di Dio! E’ il giorno in cui l’assemblea dei peccatori e dei poveri – i peccatori nel banchetto di Levi e i poveri a sfamarsi nei campi di grano e con Davide  con il Pane del tempio – viene visitata e salvata dal suo Signore.

E non solo: la mano sanata permetterà anche a quell’uomo di fare il bene e di partecipare all’opera divina della salvezza. Il nostro testo si conclude con l’affermazione che gli oppositori di Gesù, più che andare in collera, alla lettera, “vanno giù di testa”. Infatti Gesù fa cadere un apparato di regole che hanno smarrito il loro significato, e fa risplendere in pienezza la grande profezia del sabato, giorno del riposo e della lode di Dio. Risplende il dono della fede e viene purificata una forma religiosa che rischia di perdere la sua anima.

Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.


21 lug– Lc 6,12-23

12In quei giorni egli se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. 13Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: 14Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, 15Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; 16Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
17Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, 18che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. 19Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
20Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:

«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
21Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
22Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. 23Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

COMMENTO DI GIOVANNI

Nel racconto di Luca è a questo punto che viene qualificata la comunità ecclesiale, e in essa gli apostoli. Dopo aver delineato il volto della comunità messianica come un’assemblea di peccatori e di poveri, addirittura di affamati nella spigolatura in giorno di sabato, ora chiama i suoi discepoli e tra loro elegge gli apostoli, per poter subito dopo proclamarne la loro beatitudine proprio perché caratterizzata da quella povertà. La scelta è audacissima, perché, a differenza del testo di Matteo 5, Luca proclama la beatitudine dei poveri in quanto poveri! In quei discepoli e nei dodici apostoli sembra di dover vedere semplicemente presente tutto il dramma di tutte le povertà e di tutti i poveri. Un mistero di elezione che sembra pronunciarsi come chiamata dei poveri in senso globale. Mentre vi scrivo, il mio cuore trema, perché non voglio deviarvi da un ascolto corretto del testo. Restiamo d’accordo che su quanto ho detto di tale elezione, ci teniamo pronti a correggerci!

Come vedete, le tre beatitudini, i poveri, quelli che hanno fame e quelli che piangono, sono proclamati beati semplicemente perchè si trovano in tale situazione di indigenza. E rispetto alle beatitudini di Matteo, che vi consiglio di tenere ben presenti, qui sembra venir descritta semplicemente la condizione di indigenza delle grandi moltitudini dei poveri di ogni tempo, e quindi anche del nostro tempo, semplicemente perché sono poveri.

Diversa è forse la quarta beatitudine quando dice che saranno odiati e disprezzati “a causa del Figlio dell’uomo”(ver.22). E qui Gesù domanda: “Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo”(ver.23). Sembra che qui ci sia una certa consapevolezza della elezione divina verso i poveri, al di là della loro conoscenza o non conoscenza di Gesù. Devo però dire che io cerco di stare attento ad accorgermi anche di un piccolo sorriso quando un fratello o una sorelle in grande povertà mostra un sentimento grato e magari anche un po’ sorpreso perché qualcuno si è accorto della loro povertà. Mi piace cogliere quel piccolo sorriso come celebrazione della gioia che Gesù chiede.

Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.



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