Santa Maria,

Santa Maria,
...donna del primo sguardo, donaci la grazia dello stupore.

sabato 7 febbraio 2015

"Commossi con Cristo"

QUI IL COMMENTO ALLA LETTURE DELLA V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO. ANNO B (8 FEBBRAIO 2015)

Sabato della IV settimana del Tempo Ordinario








L'ANNUNCIO
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. Ed egli disse loro: “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’”. Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
 (Dal Vangelo secondo Marco 6,30-34)








E' sabato, e siamo stanchi per "tutto quello che abbiamo fatto e insegnato". D'accordo, magari non siamo tutti missionari, e forse questa settimana non abbiamo predicato. Probabilmente non siamo entrati nella storia senza borsa né denaro; e può darsi che stiamo covando qualche rancore, e non abbiamo nessuna voglia di riconciliarci, altro che andare "a due a due"... Il Signore lo sa, e per questo a tutti, attraverso la Chiesa, dona questo Vangelo, ed esso è una Parola che c'entra sempre con la nostra vita. Ci è predicata perché ci illumini e si compia in noi. Apostoli o no, di sicuro "non abbiamo neanche il tempo di mangiare". Le settimane ci scorrono sotto il naso tra ufficio, spesa, scuola, banche, ospedali, palestra, riunioni di condominio; e poi i figli, il fidanzato, i suoceri, il cane che abbaia davanti alla porta, la spazzatura che tracima come un torrente gonfiato dalla pioggia, il piccolo con la febbre alta ma è finito l’antipiretico e sono le undici e mezza, chissà dove sarà una farmacia di turno? Se preti, messe, catechismo, consiglio pastorale, riunione in decanato e mille altri incontri. E alla fine non abbiamo mai tempo per mangiare, per riposare davvero. Ma se non ci alimentiamo, e bene, il nostro fare ci distrugge. Infatti... Quanti figli, mogli, mariti, amici, colleghi, conducenti della macchina davanti e parrocchiani pagano i nostri isterismi da iperattivismo... Troppi. Siamo sempre stanchi, angosciati, nevrotici, stritolati in agende fittissime che neanche Obama. E per alimentarci solo un fast-food spirituale, e che vuoi che sia un hamburger di preghiere, ci basta per stare in piedi, cioè in pace, dieci minuti. Ma questo sabato, come tutti gli altri pieno di tutte le cose che negli altri giorni non abbiamo potuto fare, può essere diverso. Andiamo allora con Gesù in un "luogo in disparte, solitario", per "riposarci un po'”. Impariamo cioè dal “riposo” di Gesù e degli apostoli come “fare” le cose di tutti i giorni. Fateci caso, anche nel riposo Gesù si “commuove”. In greco il termine “commozione” ha stretta relazione con le “viscere” di una madre. Vuol dire che Gesù non viveva a compartimenti stagni, ma tutto quello che diceva e  faceva sorgeva dalla sua “compassione”, dal suo sguardo materno che in tutti riconosceva delle “pecore senza pastore”. Ecco, oggi il Signore ci dice che c’è un solo modo di vivere autenticamente, ed è quello di una madre che si “commuove”, cioè si “muove-con” il figlio che porta nel seno. Perché come una madre incinta, anche noi siamo chiamati a dare frutto in tutto quello che facciamo. A “muoverci-con” le persone che Dio ci affida, ovvero ad amarle sino al punto di entrare nel loro dolore e nella loro gioia. A donare ogni frammento del nostro fare perché tutto nella nostra vita sia un segno della sollecitudine di Cristo. Ma la “compassione” nasce dall’essere stati a nostra volta oggetti della “compassione” di Gesù. Per questo oggi ci richiama all’ovile della Chiesa per “riposare” in Lui. E così, dalle "viscere" della comunità dove ci siamo ben alimentati, sapremo uscire ad annunciare le “molte cose” sperimentate a chi ancora vaga nella vita perché non ha conosciuto Cristo. Coraggio, perché ogni istante, ogni incontro, ogni fare è prezioso. Gli occhi della “commozione”, infatti”, sanno che ogni persona ci “precede” e non è lì per caso, perché tutti cercano Lui in noi. E' sempre stato così, chi vede un cristiano "capisce" che ha dentro qualcosa di diverso, e lo desidera anche per lui.



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